Translate

31 gennaio, 2022

San Giovanni Bosco

San Giovanni Bosco

autore: Mario Caffaro Rore anno: 1941 titolo: Ritratto di Don Bosco
Nome: San Giovanni Bosco
Titolo: Sacerdote
Nascita: 16 agosto 1815, Castelnuovo d'Asti
Morte: 31 gennaio 1888, Torino
Ricorrenza: 31 gennaio
Tipologia: Commemorazione
Luogo reliquie:Basilica di Don Bosco


Questo nome popolarissimo e tanto venerato ricorda un'istituzione grandiosa e benefica che da anni assiste ed educa cristianamente la gioventù, raccolta in centinaia di case sparse in tutto il mondo.

Giovanni Bosco nacque il 16 agosto 1815 ai Becchi, frazione di Murialdo presso Castelnuovo d'Asti, da una povera famiglia di agricoltori. Sua mamma, Margherita, era una santa donna tutta dedita al lavoro ed ai suoi doveri di cristiana: infondere nei suoi figliuoli il santo timore di Dio. Del babbo non potè gustare il sorriso e la carezza, perchè se ne volò al cielo quando Giovanni era ancora in tenerissima età.

Fin da fanciullo ebbe il dono di attirare a sè le anime dei fanciulli con i suoi giochi di prestigio e con la sua pietà, che gli cattivava l'animo di tutti.

A prezzo di privazioni di ogni genere, in mezzo alle contrarietà degli stessi familiari, riuscì a compiere gli studi ecclesiastici e nel 1 841 fu ordinato sacerdote. Da questo punto comincia la sua missione speciale: « l'educazione dei giovani ».

Lo aveva difatti profondamente colpito il fatto di vedere per le vie di Torino tanti giovanetti malvestiti, male educati, abbandonati, esposti ad ogni pericolo per l'anima e per il corpo, molti già precocemente viziosi e destinati alla galera... Il cuore del giovane sacerdote sanguina: prega e pensa: e la Vergine Benedetta, che lo aveva scelto, gli ispira l'istituzione degli Oratori.

Dopo mille difficoltà e persecuzioni, gli riuscì di comperare a Valdocco (allora fuori Torino) un po' di terreno con una casa ed una tettoia a cui aggiunse una cappella; ebbe così un luogo stabile e sicuro dove poter radunare i suoi « birichini ».

Non aveva un centesimo : unica sua risorsa una fede illimitata nella Divina Provvidenza.

In pochissimo tempo i poveri giovani ricoverati diventarono più numerosi; l'opera cresceva e bisognava pensare al futuro. La benedizione di Dio era visibile. E Don Bosco fonda una nuova congregazione religiosa, la Pia Società di S. Francesco di Sales, detta comunemente dei Salesiani, composta di sacerdoti e laici, che poco alla volta aprirono oratori festivi, collegi per studenti, ospizi per artigiani, scuole diurne e serali, missioni fra gli infedeli in tutte le parti del mondo.

Per le fanciulle delle stesse condizioni, D. Bosco istituì le Suore di Maria Ausiliatrice, le quali, come i Salesiani, sono sparse in tutto il mondo, ed affiancano l'opera dei sacerdoti.

Per il popolo D. Bosco scrisse libretti pieni di sapienza celeste, dal titolo « Letture cattoliche » in contrapposizione a quelle protestanti.

Fino all'ultimo la sua vita fu spesa a vantaggio del prossimo, con sacrificio continuo, eroico. Il Signore lo chiamò a sè il 31 gennaio 1888 e fu canonizzato da Pio XI nella Pasqua del 1934.

PRATICA. Aiutiamo in qualche modo le opere per l'educazione della gioventù.

PREGHIERA. O Dio, che suscitasti il beato confessore Giovanni per l'insegnamento cristiano e per trattenere la gioventù nella via della verità., e per suo mezzo radunasti una nuova famiglia nella Chiesa. concedici che a suo esempio e intercessione, infiammati di zelo per la tua gloria e la salute delle anime, possiamo nel cielo essere partecipi del suo gaudio.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Torino san Giovànni Bosco, Confessore, Fondatore della Società Salesiana e dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, insigne per lo zelo delle anime e la propagazione della fede, ascritto dal Papa Pio undecimo nei fasti dei Santi.
Preghiera d'intercessione a San Giovanni Bosco
‎Non tutti sanno che ‎‎Don Bosco (1815-1888)‎‎ fondò i salesiani, ma prima si era iscritto al TOR ed è cresciuto ispirandosi ai principi francescani ‎
‎PREGHIERA ‎
‎Signore Dio nostro,‎
‎nella tua provvidenza ci hai donato san Giovanni Bosco,‎
‎padre e maestro dei giovani,‎
‎che lavorò con instancabile zelo,‎
‎sotto la guida della Vergine Maria,‎
‎per il bene della Chiesa; ‎
‎suscita anche in noi la stessa carità apostolica,‎
‎che ci spinga a cercare la salvezza dei fratelli‎
‎per servire te, unico e sommo bene. ‎
‎Per il nostro Signore Gesù Cristo,‎
‎tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te,‎
‎nell’unità dello Spirito Santo,‎
‎per tutti i secoli dei secoli. ‎Amen‎


✝ Pensiero del 31 gennaio 2022

 ✝

S. T. D. E DELLA B. V. M.

G. R. A. Livatino UOMO LAICO_MARTIRE PER LA GIUSTIZIA E PER LA VERITÁ in_Odio_ alla_Fede_Beato

Quando anche noi, siamo nel sepolcro, abbiamo bisogno del Signore, che ci raggiunge e ci libera.

Santa Festa di S. Giovanni Bosco

Meditazione sul Vangelo di Mc 5, 1-20

Un Dio che accoglie.
Nella prima lettura incontriamo Assalonne che mette in fuga Davide, il quale, oltre al tradimento del figlio, deve affrontare le parole di maledizione di un uomo della casa di Saul. Nel vangelo, Gesù entra in territorio pagano, dove trasforma un indemoniato in un evangelizzatore.
Oggi incontriamo due tipi di sofferenza che possono abitare nel cuore dell’uomo. La prima è quella di Davide, un padre che si vede inseguito e perseguitato dal proprio figlio. È la sofferenza del genitore che scopre il figlio diverso da come vorrebbe, capace anche di ucciderlo, di deriderlo, di rovinarlo. È la sofferenza che entra nelle famiglie, quando un familiare (genitore o figlio che sia) spezza i rapporti, vive di incomprensioni, rifiuta gli aiuti, e in qualche modo, con la parola, i comportamenti, le sue scelte, “uccide "chi lo ama. Di fronte all’agire di Assalonne, Davide non lo ripaga con la stessa moneta, ma si assume la responsabilità di quello che accade, sapendo di aver sbagliato anche lui tante volte. Accetta la situazione in cui si vede parte in causa, mettendo ogni cosa sotto lo sguardo di Dio, l’unico che può cambiare la maledizione in benedizione. Un indemoniato del vangelo, a sua volta, vive la sofferenza dell’abbandono: «È relegato nel sepolcro, messo al bando dalla gente perché non disturbi, lasciato a se stesso e considerato di minor valore rispetto ad una mandria di porci. Gesù, però, non lo scarta: conosce il suo male che non è solo l’essere posseduto, ma anche la totale solitudine, l’alienazione. Insieme alla guarigione gli dona, allora, la liberazione, un riprendere possesso di se stesso, della sua identità, per poter tornare a vivere tra gli uomini, là dove potrà anche portare la testimonianza di quanto Dio ha fatto per lui. È la storia di tanti esclusi che il Signore include nel suo abbraccio e non molla, esclusi che forse rimarranno ai margini della società per tutta la vita, ma mai al margine del pensiero di Dio. Nessuno è mai un rifiuto per Cristo che conosce il “buio” di ogni sofferenza, quella del cuore, quella spesso nascosta tra le mura familiari e quella della società. Ed anche quella di chi vive immerso nel male».

Lunedì 31 Gennaio 
S. Giovanni Bosco (m); S. Giminiano; S. Marcella
4.a del Tempo Ordinario
Sorgi, Signore! Salvami, Dio mio!
2Sam 15,13-14.30; 16,5-13a; Sal 3; Mc 5,1-20

Un grande profeta è sorto tra noi, e Dio ha visitato il suo popolo.

(Luca 7,16)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 3)
Rit: Sorgi, Signore! Salvami, Dio mio!

Signore, quanti sono i miei avversari!
Molti contro di me insorgono.
Molti dicono della mia vita:
«Per lui non c’è salvezza in Dio!».

Ma tu sei mio scudo, Signore,
sei la mia gloria e tieni alta la mia testa.
A gran voce grido al Signore
ed egli mi risponde dalla sua santa montagna.

Un grande profeta è sorto tra noi, e Dio ha visitato il suo popolo.

(Luca 7,16)

30 gennaio, 2022

✝ Pensiero del 30 gennaio 2022

 ✝


S. T. D. E DELLA B. V. M.

G. R. A. Livatino UOMO LAICO_MARTIRE PER LA GIUSTIZIA E PER LA VERITÁ in_Odio_ alla_Fede_Beato




 Meditazione sul Vangelo di Lc 4,21-30

Il profeta e la sua patria.

Il brano del vangelo di oggi ci mostra come Gesù sia stato respinto e rifiutato dai suoi concittadini di Nazareth, villaggio nel quale era cresciuto, allevato da Maria e Giuseppe. Tutti lo conoscono e proprio per questo presumono di sapere già tutto di Lui. L’unica reazione dei nazareni, incapaci di credere alle parole piene di grazia pronunciate da Gesù, è lo sdegno e l’allontanamento del Profeta.

Come affrontare una missione, quando tutto sembra mettersi contro? Sembrerebbe quasi impossibile, ma il disegno divino non è il disegno degli uomini, l’occhio di Dio, non è l’occhio dell’uomo. Nel caso del profeta Geremia è Dio che accompagna il profeta e gli garantisce la sua protezione, non solo, ma lo rassicura promettendo il trionfo finale: <<… non ti vinceranno perché io sono con te». Gesù, nel vangelo, percorre la stessa strada, ha piena coscienza di questa realtà, i suoi concittadini nazareni si attendono solo uno show taumaturgico. Vogliono assistere ai miracoli e ai prodigi, riducendo così la fede a magia e spettacolo. Gesù, per poter operare i miracoli, richiede la fede e l’amore, lo stesso amore che Paolo raccomandava ai cristiani di Corinto proponendo la carità come “la via migliore”. L’amore è il compimento della fede, dice Paolo, una fede capace di spostare le montagne. Senza l’amore, però, questa fede non vale niente. Per scoprire il mistero di Dio che si fa uomo non c’è altra chiave se non l’umiltà che nasce dal vero amore. Vivere da cristiani altro non è che seguire, con un amore appassionato, Gesù vero Dio e vero uomo. Gli abitanti di Nazaret non riuscivano ad avere quest’umiltà, per poter vedere nel giovane rabbi, loro concittadino, il Messia atteso, l’inviato di Dio che parlava con il linguaggio di Dio. Egli rimaneva ai loro occhi semplicemente “il figlio di Giuseppe”. Anche a noi, che sappiamo che Gesù è Figlio di Dio occorre un continuo sforzo di conversione perché possiamo aprirci al mistero di un Dio che si è fatto uomo per la nostra salvezza. L’umiltà del cuore può davvero aprirci ai grandi doni che la grazia di Dio vuol recarci. Sappiamo accogliere questa Grazia? Sappiamo far posto a Gesù nel nostro cuore, rispondendo con amore al suo amore?

Domenica 30 Gennaio 
S. Martina; S. Giacinta Marescotti; B. Sebastiano Vallfrè
4.a del Tempo Ordinario (anno C)
La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza
Ger 1,4-5.17-19; Sal 70; 1Cor 12,31 – 13,13; Lc 4,21-30

Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione.

 (Luca 4,18)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 70)
Rit: La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza.

In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso.
Per la tua giustizia, liberami e difendimi,
tendi a me il tuo orecchio e salvami.

Sii tu la mia roccia,
una dimora sempre accessibile;
hai deciso di darmi salvezza:
davvero mia rupe e mia fortezza tu sei!
Mio Dio, liberami dalle mani del malvagio.

Sei tu, mio Signore, la mia speranza,
la mia fiducia, Signore, fin dalla mia giovinezza.
Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,
dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno.

La mia bocca racconterà la tua giustizia,
ogni giorno la tua salvezza.
Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito
e oggi ancora proclamo le tue meraviglie.

Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione.

 (Luca 4,18)

29 gennaio, 2022

✝ Pensiero del 29 gennaio 2022

 ✝

S. T. D. E DELLA B. V. M.

G. R. A. Livatino UOMO LAICO_MARTIRE PER LA GIUSTIZIA E PER LA VERITÁ in_Odio_ alla_Fede_Beato

Quando affronti un problema, o una situazione difficile, solo Gesù, può darti la forza ed il coraggio, per superarla.

Meditazione sul Vangelo di Mc 4, 35-41

Non temiamo, Gesù è con noi.

Gesù s’imbarca per attraversare il lago e continuare la sua predicazione sulla riva opposta. Sicuramente stanco per l’intensa attività apostolica, Gesù decide di prendersi un po’ di tempo per riposare. Si scatena una tempesta sul lago e i discepoli non sanno più cosa fare. La barca è scossa dalle ondate e il panico si diffonde tra gli apostoli. Malgrado tra loro ci siano esperti marinai, si rivolgono al Maestro, come ultima risorsa per trovare salvezza.

Cristo non si stanca di compiere il bene. Dopo aver predicato per giorni lungo il lago, decide di partire immediatamente per continuare la sua missione sull’altra riva. L’unica occasione di riposo per lui sono queste brevi traversate sull’acqua. Ma nulla accade per caso nella vita del Maestro; il suo riposo diventa un momento di catechesi per i suoi discepoli. Essi saranno rimasti stupiti per la straordinaria capacità di Gesù di continuare a dormire nonostante la forza delle onde. Dapprima decidono di non svegliarlo. Fanno di tutto per mantenere il controllo della situazione coi propri mezzi. Ma questa è una tempesta in piena regola, non un temporale qualsiasi, e gli apostoli cominciano a rendersi conto che i loro sforzi sono infruttuosi. Ormai sul punto di naufragare, si rivolgono al Signore come estrema risorsa. I rimproveri di Gesù non sono casuali. Ha letto nei loro cuori la mancanza di fede; ma la sua misericordia è ancora più grande e, col suo potere, assicura la salvezza della barca. Questo brano è una occasione per riflettere sui momenti di inquietudine che possono attraversare la nostra vita. Qual è la nostra reazione? Contiamo solo sulle nostre risorse o riponiamo la nostra fiducia in Dio? Ricorriamo alla preghiera soltanto come ultima risorsa? A prima vista, ci sentiamo tutti in qualche modo simili agli apostoli. Purtroppo, spesso affrontiamo le difficoltà come se Dio non esistesse, come se dormisse e non gli importassero i nostri problemi. Ma sappiamo che Dio sta sempre con noi. Anche quando pensiamo che si si disinteressi di noi, attende solo che lo lasciamo agire per aiutarci a scoprire il senso di un’avversità o di una malattia, per mostrarci la provvidenzialità di quel che a noi sembra un fallimento o per rialzarci, se siamo caduti nel peccato. Dio sta sulla nostra barca: il nostro tragitto per l’eternità è in mani sicure, se ci fidiamo di Lui.

Sabato 29 Gennaio 
Ss. Papìa e Mauro; S. Sulpicio Severo; S. Afraate
3.a del Tempo Ordinario
Crea in me, o Dio, un cuore puro
2Sam 12,1-7a.10-17; Sal 50; Mc 4,35-41

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

(Giovanni 3,16)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 50)
Rit: Crea in me, o Dio, un cuore puro.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Insegnerò ai ribelli le tue vie
ed i peccatori a te ritorneranno.

Liberami dal sangue, o Dio, Dio mia salvezza:

«La mia lingua esalterà la tua giustizia.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode».

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

(Giovanni 3,16)

28 gennaio, 2022

✝ Pensiero del 28 gennaio 2022

 ✝

S. T. D. E DELLA B. V. M.

G. R. A. Livatino UOMO LAICO_MARTIRE PER LA GIUSTIZIA E PER LA VERITÁ in_Odio_ alla_Fede_Beato

 Quando ti sembra che tutto è perso, che non c'è più possibilità,.....è proprio lì che se t'affidi a Dio, la morte si trasforma in vita, le tenebre in luce la caduta in opportunità.

Meditazione sul Vangelo di Mc 4, 26-34

Un piccolo seme, un grande albero.

Oggi il vangelo ci propone due parabole, brevi ma dense di significato, per le quali Gesù prende spunto dal lavoro dei campi. La prima è quella del seme, che ci mostra come la crescita della pianticella non dipenda dalla volontà dell’agricoltore, ma pare quasi crescere da sola. La seconda, quella del granello di senape, ci porta a considerare la sproporzione tra la grandezza del seme e quella dell’albero nel quale si trasforma.

Queste belle immagini dei semi ci aiutano a comprendere due elementi fondamentali della nostra vita cristiana e della nostra missione nel mondo. La prima ci insegna che l’azione di Dio sulla nostra anima è continua e permanente, senza che ce ne rendiamo neppure conto, come quando l’agricoltore dorme. È un’azione efficace che produce sempre risultati in noi, a condizione che non ostacoliamo l’opera della grazia. La seconda parabola ci mostra la potenza della nostra vocazione cristiana, nonostante l’apparente pochezza degli uomini e delle donne che costituiscono la Chiesa. Entrambe le parabole possono essere applicate facilmente al nostro rapporto d’amicizia con Dio che ha iniziato con un incontro provvidenziale con il Signore, in apparenza quasi di consuetudine, nel giorno del battesimo. Dio infonde in noi la grazia, seme di vita eterna, insieme alla fede, alla speranza e galla carità, che accompagnano la sua presenza nella nostra anima. La presenza divina in noi è sempre operante ed efficace e, a poco a poco, produce i frutti di santità, che possiamo constatare soprattutto nella vita dei santi. Non bisogna mai dimenticare che tutti siamo chiamati alla santità, a diventare, cioè, come quel grande albero di cui parla la parabola. In questa crescita, è fondamentale l’azione di Dio. Lui è il giardiniere della nostra anima. Ogni credente è chiamato a divenire un albero grande e frondoso, nel quale possano trovare riparo le persone bisognose di consolazione spirituale o di sostegno materiale. Il seme è già in noi, Dio lo irriga e lo coltiva: «Sta a noi essere terra buona, che dà il cento per uno».

Venerdì 28 Gennaio 
S. Tommaso d’Aquino; B. Olimpia (Olga) Bidà
3.a del Tempo Ordinario
Perdonaci, Signore: «Abbiamo peccato».

2Sam 11,1-4a.5-10a.13-17; Sal 50; Mc 4,26-34

Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.

(Matteo 11,25)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 50)
Rit: Perdonaci, Signore: «Abbiamo peccato».

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto.

Così sei giusto nella tua sentenza,
sei retto nel tuo giudizio.
Ecco, nella colpa io sono nato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.

Fammi sentire gioia e letizia:
«Esulteranno le ossa che hai spezzato.
Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe».

Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.

(Matteo 11,25)

27 gennaio, 2022

Luigi Tenco dal vivo Sanremo (giovedì 26 gennaio 1967): "Ciao amore, ciao"



Luigi Tenco, morto suicida a soli vent'otto anni, perché la sua canzone "Ciao Amore ciao" fu esclusa dal festival di Sanremo nel '67 , credette d'essere un fallito e d'aver fatto perdere anche Dalida. 




27 gennaio giornata della memoria "L'anima sa Come rifiorire Come non morire."

 Senti senti il profumo

dell'aria limpida che
entra piano dentro te
Quanta rabbia ci costò
quanta frustrazione
siamo fuori ormai
anche se nei guai
Senti sale pian piano
un coro e il brivido va
ci colpisce proprio lì
nel respiro lì a metà
grande è l'emozione
non sei sola sai
siamo in tanti ormai
non importa quanto male ci hanno fatto
l'importante adesso è la verità
E se chiudo gli occhi
vedo il mondo come lo vorrei
il mare che riprende già trasparenza
il suo antico colore
E la pietà
che finalmente ridiventa amore
l'anima sa
come rifiorire
come non morire
Senti senti la gente
non parla ma dice che
è un po' più vicino a te
non è molto ma però
fa consolazione
mai più sola mai
stretta in mezzo a noi
L'incubo è dissolto perso nel passato
perlomeno sai che rinascerai
E se chiudo gli occhi
vedo il mondo come lo vorrei
le coste ritornate intatte
ancora vergini
ancora in fiore
E la pietà
che finalmente ridiventa amore
l'anima sa
come rifiorire
come non morire
.....................
E la pietà
che finalmente ridiventa amore
l'anima sa
come rifiorire
come non morire
Senti senti il profumo
del nuovo amore
Pino Mango

27 gennaio giornata della memoria
"L'anima sa
Come rifiorire
Come non morire."

Il 27 gennaio 1945, sabato, intorno alle 9 del mattino

Il 27 gennaio 1945, sabato, intorno alle 9 del mattino, il primo soldato sovietico di un'unità di ricognizione della 100a Divisione di fanteria apparve sul terreno dell'infermeria dei prigionieri a Monowitz. L'intera divisione arrivò mezz'ora dopo. Lo stesso giorno è arrivato un medico militare e ha iniziato a organizzare l'assistenza.
Nel pomeriggio i soldati dell'Armata Rossa sono entrati nelle vicinanze del campo principale di Auschwitz e di Birkenau. Vicino all'accampamento principale incontrarono la resistenza delle unità tedesche in ritirata. 231 soldati dell'Armata Rossa sono morti in combattimento ravvicinato per la liberazione di Auschwitz, Birkenau e Monowitz. Due di loro sono morti davanti ai cancelli del campo principale di Auschwitz. Uno di loro era il tenente Gilmudin Badryjewicz Baszirow.
Le prime truppe dell'Armata Rossa arrivarono a Birkenau e Auschwitz intorno alle 15.00 e furono accolte con gioia dai prigionieri liberati. Dopo la rimozione delle mine dall'area circostante, i soldati della 60a Armata del 1o Fronte Ucraino marciarono nel campo e portarono la libertà ai prigionieri che erano ancora vivi. Sul terreno del campo principale c'erano 48 cadaveri e a Birkenau oltre 600 cadaveri di prigionieri maschi e femmine che sono stati colpiti o morti negli ultimi giorni.
Al momento dell'arrivo dell'Armata Rossa c'erano 7.000 prigionieri malati ed esausti nei campi di Auschwitz, Birkenau e Monowitz.
Leggi gli ultimi giorni dell'operazione del campo nazista tedesco Auschwitz, la tragedia dell'evacuazione, il momento della liberazione da parte dell'esercito sovietico il 27 gennaio 1945 e il destino di circa 7.500 prigionieri liberati nella nostra lezione online piena di resoconti di Survivor Anni 80: http://lekcja.auschwitz.org/en_11_wyzwolenie/



✝ Pensiero del 27 gennaio 2022

 ✝

S. T. D. E DELLA B. V. M.

G. R. A. Livatino UOMO LAICO_MARTIRE PER LA GIUSTIZIA E PER LA VERITÁ in_Odio_ alla_Fede_Beato

Chi accoglie Gesù, vive nella Verità!

Meditazione sul Vangelo di Mc 4, 21-25

Luce per l’umanità.

Marco raccoglie nel suo Vangelo queste due belle parabole di Gesù. Nella prima si parla della luminosità propria dell’agire del cristiano, chiamato per vocazione ad essere luce nell’oscurità del mondo. Gesù stesso c’incoraggia ad essere generosi e misericordiosi con gli altri come lo è Dio con noi.

Per comprendere appieno queste parabole, è di grande aiuto conoscere l’ambiente e le abitudini quotidiane dei popoli semiti. Per noi che viviamo nell’epoca dell’elettricità è difficile comprendere la forza della parabola della lampada. Chi ha fatto qualche volta esperienza di campeggio, in luoghi isolati, potrà comprendere cosa significa avere una lampada dentro una tenda; senza disporre di luce naturale, e in assenza di finestre, tutta la luce che c’è all’interno di una tenda può venire solo dalla lampada. Sembra quasi che Cristo richiami la nostra attenzione per consigliarci di dare più importanza alle piccole cose: possiamo fare del gran bene con esse, più di quanto non sembri. Un esempio ne sono le preghiere e i piccoli sacrifici che facciamo ogni giorno. Santa Teresina del Bambin Gesù, ben consapevole di questa realtà, offriva a Dio i sacrifici più piccoli con la prospettiva più ampia. Convinta che tutti formiamo un unico corpo in Cristo, sapeva che con un piccolo atto di virtù poteva offrire a Dio l’occasione per donare la grazia della conversione di un’anima, ed essere così vicina ai missionari che operano dove Gesù e il suo messaggio non sono ancora conosciuti. Per questo, dopo la canonizzazione, fu proclamata patrona delle missioni insieme a san Francesco Saverio, apostolo delle Indie, senza essere mai uscita dal suo convento! Allo stesso modo, Cristo, per mezzo di questa parabola, ci esorta a ricordare che ogni piccolo atto di virtù contribuisce alla missione della Chiesa, in modo silenzioso, ma efficace. Siamo noi le lampade che Dio ha posto nel mondo per illuminare gli uomini.

Giovedì 27 Gennaio 
S. Angela Merìci (mf); S. Vitaliano; S. Giuliano da Sora
3.a del Tempo Ordinario
Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre
2Sam 7,18-19.24-29; Sal 131; Mc 4,21-25

Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino.

(Salmo 118,105)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 131)
Rit: Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre.

Ricordati, Signore, di Davide,
di tutte le sue fatiche,
quando giurò al Signore,
al Potente di Giacobbe fece voto.

«Non entrerò nella tenda in cui abito,
non mi stenderò sul letto del mio riposo,
non concederò sonno ai miei occhi
né riposo alle mie palpebre,
finché non avrò trovato un luogo per il Signore,
una dimora per il Potente di Giacobbe».

Il Signore ha giurato a Davide,
promessa da cui non torna indietro:
«Il frutto delle tue viscere
io metterò sul tuo trono!

Se i tuoi figli osserveranno la mia alleanza
e i precetti che insegnerò loro,
anche i loro figli per sempre
siederanno sul tuo trono».

Sì, il Signore ha scelto Sion,
l’ha voluta per sua residenza:
«Questo sarà il luogo del mio riposo per sempre:
qui risiederò, perché l’ho voluto».

Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino.

(Salmo 118,105)

Un anno e due mesi senza don Antonio Maffucci FSCB

 Un anno e due mesi senza don Antonio Maffucci FSCB

Io, mi sono consumato per Cristo!

Ego sum pro Christo
REQUIEM AETERNAM
Réquiem aetérnam dona eis, Dómine,
et lux perpétua lúceat eis.
Requiéscant in pace. Amen.

L'ETERNO RIPOSO
L'eterno riposo dona a don Antonio, o Signore,
e splenda a Lui la luce perpetua.
Riposi in pace. Amen.


GIORNATA DELLA MEMORIA, 27 GENNAIO 2022

 GIORNATA DELLA MEMORIA, 27 GENNAIO 2022

«Delle nostre parole dobbiamo rendere conto davanti al tribunale della storia, ma dei nostri silenzi dobbiamo rendere conto davanti al tribunale di Dio».

(don Tonino Bello, Vescovo_Venerabile)



26 gennaio, 2022

✝ Pensiero del 26 gennaio 2022

 ✝

S. T. D. E DELLA B. V. M.

G. R. A. Livatino UOMO LAICO_MARTIRE PER LA GIUSTIZIA E PER LA VERITÁ in_Odio_ alla_Fede_Beato

Meditazione sul Vangelo di Lc 10, 1-9

Una messe abbondante per pochi operai.

Gesù sceglie, nella schiera dei suoi seguaci, altri settantadue discepoli e chiede loro di impegnarsi a fondo nel lavoro per raccogliere una messe abbondante. E’ l’invio alla missione che hanno seguito con coraggio innumerevoli uomini e donne di tutti i tempi.

La memoria dei santi Timoteo e Tito ci offre l’occasione per ricordare la dimensione missionaria della vocazione cristiana, della nostra vita di seguaci di Cristo. Il testo di san Luca, con l’invio dei settantadue discepoli in missione, ci fa sentire tutta la grandezza della visione di Gesù: egli, infatti, descrive il mondo come un immenso campo, una messe abbondante. Chi conosce un pochino la campagna, comprende queste immagini e sa quale possa essere la difficoltà del contadino che si trova di fronte ad una tale estensione di terreno da coltivare! Così Dio prepara nel mondo intero, mediante l’azione misteriosa dello Spirito Santo, innumerevoli frutti; ma Egli ha anche voluto aver bisogno della nostra povera umanità per raccoglierli in ogni tempo. Dio vuole dare all’uomo il suo merito, nella collaborazione per l’opera della redenzione, come lo ha voluto rendere in qualche modo partecipe di quella della creazione. Il Signore continua ad invitare molti uomini e donne, giovani e persino i bambini, a seguirlo e a dedicarsi interamente alla causa del Vangelo, cioè all’annuncio del Regno, della salvezza dell’uomo. Così dice san Paolo nella sua Lettera a Timoteo: «Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te, mediante l’imposizione delle mie mani…» Non c’è causa più grande da abbracciare, perché è la chiamata a condividere la missione di Cristo, venuto a rendere gloria al Padre e a salvare le anime. Nel 2005 il Beato Giovanni Paolo II, in occasione della giornata missionaria mondiale, così scriveva: «Non dimenticate… che anche oggi c’è bisogno di sacerdoti santi, di anime totalmente consacrate al servizio di Dio!  A voi, giovani, ripeto la parola di Gesù: “Duc in altum!”. Nel riproporre questa sua esortazione, penso al tempo stesso alle parole rivolte da Maria, sua Madre, ai servi a Cana di Galilea: “Fate quello che vi dirà” (Gv 2,5). Cristo, cari giovani, vi chiede di “prendere il largo” e la Vergine vi incoraggia a non esitare nel seguirlo. Salga da ogni angolo della terra, sostenuta dalla materna intercessione della Madonna, l’ardente preghiera al padre celeste per ottenere “operai nella sua messe” (Mt 9,38). Voglia Egli concedere ferventi e santi sacerdoti ad ogni porzione del suo gregge».

Mercoledì 26 Gennaio 
Ss. Timoteo e Tito (m) – P
S. Paola; S. Alberico
Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore
2Tm 1,1-8 opp. Tt 1,1-5; Sal 95; Lc 10,1-9

Lo Spirito del Signore è sopra di me: «Mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio».

(Luca 4,18)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 95)
Rit: Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.

Lo Spirito del Signore è sopra di me: «Mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio».

(Luca 4,18)


25 gennaio, 2022

Conversione di San Paolo Apostolo

 Conversione di San Paolo Apostolo

autore: Giovan Battista Gaulli anno: 1690 titolo: Conversione di San Paolo luogo: Chiesa di San Paolo, Fiastra


Nome: Conversione di San Paolo Apostolo
Titolo: L'adesione al cristianesimo
Ricorrenza: 25 gennaio
Tipologia: Festa


Uno dei più gloriosi trionfi della grazia divina é senza dubbio la conversione di S. Paolo, che la Chiesa celebra oggi con festa particolare.

S. Paolo era ebreo della tribù di Beniamino. Fu circonciso l'ottavo giorno dopo la nascita, e fu chiamato Saulo. Apparteneva, come il padre, alla setta dei farisei: setta la più rigorosa, ma nello stesso tempo la più recalcitrante alla grazia di Dio.

I suoi genitori lo mandarono per tempo a Gerusalemme, alla scuola di Gamaliele, celebre dottore in legge. Sotto questa sapiente guida. Saulo si abituò alla più esatta osservanza della legge mosaica. Questo zelo fu quello appunto che fece di Saulo il persecutore più terribile dei primi seguaci di Gesù.

Lo vediamo nella lapidazione di Stefano custodire le vesti dei lapidatori, non potendo far altro, non avendo l'età prescritta; egli stesso però lapidava nel suo cuore, non solo Stefano, ma tutti i Cristiani, avendo in mente una sola cosa: sradicare dalle fondamenta la
Chiesa di Cristo e propagare in tutto il mondo il Giudaismo.

Con questo zelo quindi non vi è niente da stupire se fu uno dei più fieri, anzi il più terribile ministro della persecuzione che infierì contro i Cristiani di Gerusalemme e ben presto fece scomparire i Cristiani che colà si trovavano; ma non pagò di ciò, chiese lettere autorizzative al Sommo Sacerdote, per poter fare strage dei Cristiani rifugiatisi in Damasco. Qui però il Signore l'attendeva: qui la grazia divina doveva mostrare la sua potenza.

Eccolo sulla via di Damasco, accompagnato da arcieri, spirante furore e vendetta. Ma d'improvviso, mentre galoppa, una luce fulgida lo accieca; una forza misteriosa lo sbalza da cavallo ed egli ode una voce dal cielo che gli grida: « Saulo, perchè mi perseguiti? ».
- Chi sei tu? - risponde Saulo, meravigliato e spaventato ad un tempo.
Ed il Signore a lui:
- Io sono quel Gesù che tu perseguiti.
- Che vuoi ch'io faccia, o Signore?
- chiede Saulo interamente mutato dalla grazia.
- Va' in Damasco
- gli risponde il Signore colà ti mostrerò la mia volontà.

Saulo si alza, ma essendo cieco, si fa condurre a Damasco, dove rimane tre giorni in rigoroso digiuno e in continua orazione. Al terzo giorno Anania, sacerdote della Chiesa Damascena, per rivelazione di Dio, si porta nel luogo dove si trova Saulo, lo battezza e gli ridona la vista. Da quel momento Paolo è mutato da feroce lupo in docile agnello: la grazia di Dio opera in lui per formare il vaso di elezione, l'Apostolo delle genti.

Paolo, docile ai voleri di Dio, tanto crebbe nell'amore di Gesù, che arrivò a dire: « Chi mi separerà dalla carità del mio Gesù? forse la persecuzione? la fame? i sacrifici o la morte? Ah, no, né la vita, né la morte, né il presente, né il futuro saranno capaci di separarmi da quel Gesù per cui vivo, per cui lavoro e col quale sono crocifisso. Egli sarà la mia corona perché non sono io che vivo ma è Gesù che vive in me ».

PRATICA. Iddio permette nella Chiesa le persecuzioni affinché la sua vigna, potata, produca frutti più abbondanti (S. Agostino).

PREGHIERA. Dio, che con la predicazione del beato apostolo Paolo hai istruito il mondo intero, deh! fa' che, mentre oggi veneriamo la sua conversione, per i suoi esempi veniamo a te.

MARTIROLOGIO ROMANO. Festa della Conversione di san Paolo Apostolo, al quale, mentre percorreva la via di Damasco spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, Gesù in persona si manifestò glorioso lungo la strada affinché, colmo di Spirito Santo, annunciasse il Vangelo della salvezza alle genti, patendo molto per il nome di Cristo.