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13 maggio, 2013

Biografia del seminarista beato Rolando Maria Rivi - IO SONO DI GESÙ

Rolando Maria Rivi, nasce mercoledì 7 gennaio 1931, figlio di contadini cristiani, nella casa del Poggiolo, a San Valentino, nel Comune di Castellarano (Reggio Emilia). Il padre si chiama Roberto Rivi e la madre Albertina Canovi. Ragazzo intelligente e vivace, “il più scatenato nei giochi, il più assorto nella preghiera”,

lodi del Signore.
Nella festa del Corpus Domini, 16 giugno 1938, Rolandino ricevette la I Comunione e fu davvero per lui festa umile e solenne: Gesù diventava il suo intimo Amico. A scuola, guidato dalla maestra Clotilde Selmi, giovane donne dalla Comunione quotidiana, preparata e tutta dedita alla sua missione di educatrice cristiana, seppe dare buoni risultati: sostenuto da una vivace intelligenza, imparava con facilità e aiutava volentieri i compagni.
Era generosissimo con i poveri di passaggio ai quali donava con larghezza, dicendo: “La carità non rende povero nessuno. Ogni povero per me è Gesù”. Il 24 giugno 1940, dal Vescovo diocesano di Reggio Emilia, Mons. Edoardo Brettoni, Rolando ricevette la Cresima. Si sentì ancora più obbligato con il Signore Gesù, “un soldato di Cristo”, come allora si diceva, e prese forti impegni con Lui: la Messa e Comunione quotidiana, la Confessione settimanale, il Rosario alla Madonna ogni giorno, da solo e in famiglia.
I suoi piccoli amici del borgo, Rolando cercava di portarli in chiesa, al catechismo, davanti al Tabernacolo, per crescere nella fede e nell’amore al Signore. Papà Roberto si chiedeva: “Chi mai sarà questo bambino?”. Rolando finì le elementari in modo brillante. La maestra ricorderà sempre “i suoi occhi vivi, espressivi al massimo, cui non sfuggiva nulla, la sua intuizione immediata, la logica serrata dei suoi ragionamenti, la sua ottima memoria”.
A lui, però, ciò che più importava, era il rapporto, intenso, sempre più intenso con Gesù. Il sacerdote all’altare – don Narzocchini, sua guida e modello di vita – quando consacrava il Pane e il Vino nella Messa, gli appariva grande da toccare il Cielo: “Perché – si domandava – non avrebbe potuto essere come lui?”.
S. Pio X, il papa dell’Eucaristia ai bambini in giovanissima età, un giorno previde: “Ci saranno tanti ragazzi santi e tanti chiamati al sacerdozio, grazie a Gesù Eucaristico adorato e santamente ricevuto da loro”.
Per tutta la prima metà del secolo XX – e oltre – grazie a una pedagogia davvero eucaristica da parte delle parrocchie e dell’Azione Cattolica, la “profezia” di S. Pio X si è avverata largamente: lo scrivente, ricercatore di “santità giovane”, lo può ampiamente documentare, appoggiandosi anche sulla testimonianza scientifica e teologica di illustri Maestri della psicologia, del dogma e dell’ascetica cristiana, quali P. Agostino Gemelli, P. Garrigou-Lagrange, il Card. Pietro Palazzini (si veda il testo di L. Castano, Santità giovanile, LDC, Torino, 1989).
Ebbene, proprio nell’ambito della profezia di S. Pio XII, Rolando Rivi, decenne, a contatto di Gesù vivo nel Tabernacolo e del suo parroco don Marzocchini, vero “sacerdos propter Eucaristiam”, sentì la voce di Gesù che lo chiamava alla santità e al sacerdozio. A 11 anni, decise: “Voglio farmi prete. Papà, mamma, vado in Seminario”.
Così all’inizio dell’ottobre 1942, entrò in Seminario, a Marola (Reggio Emilia), vestendo subito l’abito talare, come allora si usava. Studiava con serietà e, con la sua bella voce, faceva parte del coro. Stava assai volentieri davanti all’Eucaristia, appassionato sempre di più della sua vocazione, sentendosi un prediletto di Dio.
A casa, in vacanza, durante l’estate, continuava a vivere da seminarista, con fedeltà ai suoi impegni, la Messa e la Comunione quotidiana, la meditazione al mattino, la visita al SS.mo Sacramento e il Rosario alla Madonna, ogni sera, in una vita di studio e di purezza, e facendo apostolato tra i compagni. Portava sempre con orgoglio l’abito religioso, spiegando: “È il segno che io sono di Gesù”.
Suonava in chiesa l’harmonium e accompagnava i cantori, tra i quali il suo ottimo papà, Roberto Rivi, fiero di cantare con il suo “tesoro” che si preparava, più convinto che mai, a diventare “un altro-Gesù” nel sacerdozio. Lo si vedeva spesso circondato da piccoli amici, con i quali il discorso era caldo di luce e di amore: voleva raccoglierli tutti attorno a Gesù, insegnare loro ad amarlo come Lui solo merita di essere amato.


Rolando matura presto un’autentica vocazione al sacerdozio. A soli 11 anni, nel 1942, mentre l’Italia è già in guerra, il ragazzo entra nel seminario di Marola nel Comune di Carpineti (Reggio Emilia) e veste per la prima volta l’abito talare che non lascerà più sino al martirio.

Nella primavera del 1945, a San Valentino, alcuni partigiani aggredirono e umiliarono don Olinto. A causa di questa gravissima aggressione, il parroco fu costretto a rifugiarsi altrove. Intanto nei paesi vicini, alcuni sacerdoti furono addirittura uccisi da bande di partigiani mossi dall’odio verso la Chiesa Cattolica. Rolando era consapevole della gravità della situazione e quanto fosse allora rischioso spostarsi normalmente per il paese, le zone limitrofe, indossando l’abito da prete. Rolando non voleva saperne di togliersi la veste talare. Più volte i genitori cercarono di persuaderlo anche in modo fermo e deciso. Lui fu ancor più fermo e deciso: “Ma no, non posso, non devo togliermi la veste. Io non ho paura, io sono orgoglioso di portarla. Non posso nascondermi. Io sono del Signore”. Non solo, Rolando non mancava perfino di contraddire e contrastare anche pubblicamente chiunque inveisse contro la Chiesa o cercasse di sfotterlo perché indossava la veste talare. Il 10 aprile 1945, martedì dopo la Domenica in Albis, al mattino presto, Rolando era già in chiesa: visse ed animò la Messa suonando l’armonium. uscito dalla chiesa, andò a studiare come ogni mattina nel boschetto a pochi passi da casa. Come sempre indossava l’abito talare; quel mattino un gruppo di partigiani lo sequestrò. Il ragazzo fu in balìa dei suoi rapitori per tre giorni. Per quanto se ne è saputo, probabilmente dagli atti processuali, i suoi aguzzini hanno inveito contro di lui pronunciando ingiurie contro la Chiesa e atroci bestemmie contro Gesù. Poi, occorre dolorosamente riferirlo, lo flagellarono, si scagliarono contro il suo corpo inerme percuotendolo ripetutamente. Infine lo spogliarono della veste talare… Lo condussero in un bosco presso Piane di Monchio (in provincia di Modena). Quando capì che stavano per ucciderlo, Rolando singhiozzò, chiese di essere risparmiato, gli sferrano un calcio.

Rolando formulò un’ultima richiesta: “Voglio pregare per la mia mamma e per il mio papà”, si inginocchiò e continuò silenziosamente a pregare. Venne freddato a colpi di pistola. Il suo corpo venne coperto con poche palate di terra e foglie secche; i suoi uccisori giocarono a calcio con la sua veste talare dopodiché la appesero sotto il porticato di una casa vicina. Era venerdì 13 aprile 1945. Lì, in quella fossa improvvisata, fu trovato dal suo amico sacerdote don Alberto Camellini e dal papà Roberto, dopo che uno degli stessi assassini aveva indicato loro dove trovarlo. Dopo 60 anni, il 7 gennaio 2006, l’arcivescovo di Modena mons. Benito Cocchi, ottenuto il nulla osta dalla Santa Sede il 30 settembre 2005, ha dato inizio, nella Chiesa modenese di Sant’Agostino, al processo diocesano per la beatificazione del seminarista Rolando Rivi, martire innocente, caduto sotto l’odio anticlericale e anticristiano del tempo, per aver voluto testimoniare, indossando l’abito talare fino all’ultimo, la sua appartenenza a Cristo. Il 27 marzo 2013 il Santo Padre Francesco ha autorizzato la Congregazione per le Cause dei Santi a promulgare, tra gli altri, anche il decreto riguardante il martirio del servo di Dio Rolando Rivi. Rolando è stato beatificato a Modena il 5 ottobre 2013. Beato Rolando, ti chiedo di prenderti cura di noi adulti, di noi genitori con la stessa premura che hai avuto verso i tuoi genitori prima di andare ad abbracciare l’Amato del tuo cuore e ancora, così come facesti con i tuoi compagni più tiepidi e scostanti, così come li contagiavi con la tua fede, con l’ardore della tua umanità centuplicata da Cristo, fa così anche con me, con i nostri figli, con ognuno di noi, quando ci priviamo della possibilità di vivere la bellezza, l’intensità e la profondità del vivere in Gesù, dentro ogni cosa, in ogni cosa e sopra ad ogni cosa.

Il desiderio di diventare “sacerdote e missionario” cresce guardando alla figura del suo parroco, don Olinto Marzocchini, “uomo di ricchissima vita interiore, attento alle cose che veramente contano”, che fu per il ragazzo una guida e un maestro. Nell’estate del 1944 il seminario di Marola viene occupato dai soldati tedeschi. Rolando, tornato a casa, continua gli studi da seminarista, sotto la guida del parroco, e porta nel suo paese un’ardente testimonianza di fede e di carità, vestendo sempre l’abito talare. Il primo aprile di quell’anno, Pasqua di resurrezione, don Olinto Marzocchini è già rientrato a San Valentino e al suo fianco è rimasto il giovane curato. Durante la Settimana Santa, Rolando ha partecipato alle celebrazioni liturgiche con grande entusiasmo. E giovedì, davanti all'altare dell'Eucarestia, ornato di fiori e di ceri accesi, ha pregato: «Grazie, Gesù, perché ci hai donato Te stesso nell'Ostia santa e rimani sempre con noi... Aiutami a ritornare presto in seminario e a diventare sacerdote». Il venerdì, baciando il Crocifisso, ha ripetuto l'offerta al suo grande Amico: «Tutta la mia vita per Te, o Gesù, per amarTi e farTi amare». Il giorno di Pasqua, durante le Messe, Rolando suona l'organo accompagnando i canti. Riceve Gesù nella Comunione. In sacrestia, il parroco gli dice: «Sei stato bravo, Rolando! Per tutti i servizi fatti nella Settimana Santa, accetta questo piccolo dono... E che il Signore ti benedica», e gli mette in mano una piccola somma. Si sente nell'aria qualcosa di nuovo. C'è ancora la guerra, ma tutti sentono che volge alla fine. Nei giorni successivi, Rolando non manca mai alla Messa e alla Comunione. Poi, tornato a casa, esce con un libro sotto braccio e va a studiare presso un boschetto non lontano dalla sua abitazione. Il 10 aprile, martedì dopo la domenica in Albis, al mattino presto, è già in chiesa: si celebra la Messa cantata in onore di San Vincenzo Ferreri, che non si è potuta celebrare il 5 aprile, giorno anniversario, essendo l'ottava di Pasqua. Suona e accompagna all’organo i cantori, tra i quali c'è anche il papà. Si accosta alla Comunione e si raccoglie in preghiera a ringraziare il Signore. Prima di uscire, prende accordi con i cantori, per «cantare Messa» anche l'indomani. Torna a casa. I suoi genitori vanno a lavorare nei campi. Rolando, con i libri sottobraccio, si reca come al solito a studiare nel boschetto a pochi passi da casa. Indossa, come sempre, la sua veste nera. A mezzogiorno, non vedendolo ritornare, i genitori lo vanno a cercare. Tra i libri, sull'erba, trovano un biglietto: «Non cercatelo. Viene un momento con noi, partigiani». Il papà e il curato di San Valentino, in forte ansia, cominciano a girare nei dintorni alla ricerca del ragazzo. Cosa sarà mai capitato?... Alcuni partigiani comunisti lo hanno portato nella loro «base». Rolando capisce con chi si trova. Quelli lo spogliano della veste talare, che li irrita troppo. Ora hanno davanti a loro un povero ragazzo di quattordici anni, tremante, vestito poveramente, come Gesù nel pretorio di Pilato. Alle loro beffe, Rolando risponde: «Sono un ragazzo, si, un seminarista... e non ho fatto nulla di male». Quelli lo insultano, lo percuotono con la cinghia sulle gambe, lo schiaffeggiano. Adesso hanno davanti un ragazzino coperto di lividi, piangente. Così era stato fatto, un giorno lontano, a Gesù. Rolando, innocente, prega nel suo cuore e chiede pietà. Qualcuno si commuove e propone di lasciarlo andare, perché è soltanto un ragazzo. Ma altri si rifiutano: prevale l'odio al prete, all'abito che lo rappresenta. Decidono di ucciderlo. Lo portano in un bosco presso Piane di Monchio (Modena). Davanti alla fossa già scavata, Rolando comprende tutto. Singhiozzando implora di essere risparmiato. Gli viene risposto con un calcio. Allora dice: «Voglio pregare per la mia mamma e per il mio papà». Si inginocchia sull'orlo della fossa e prega per sé, per i suoi cari, forse per i suoi stessi uccisori. Due scariche di rivoltella lo rotolano a terra, nel suo sangue. Un ultimo pensiero, un ultimo palpito del cuore per Gesù, perdutamente amato... Poi la fine. Quelli lo coprono con poche palate di terra e di foglie secche. La veste da prete diventa un pallone da calciare; poi sarà appesa, come trofeo di guerra, sotto il porticato di una casa vicina 7. Era il 13 aprile 1945, ricorrenza del giovane martire Sant'Ermenegildo, venerdì, come quando Gesù si immolò sulla croce. Rolando aveva quattordici anni e tre mesi. In quell'istante il cielo si apri e Gesù accolse nella sua gloria Rolando Maria Rivi, piccolo angelo, martire della fede. Con la vita, con la parola e perfino con il suo sangue aveva proclamato: «Quanto ho di più caro al mondo è Cristo: Lui stesso e tutto ciò che viene da Lui>> I genitori, spaventati dall’odio partigiano, invitarono il figlio a togliersi la talare; tuttavia egli rispose: «Ma perché? Che male faccio a portarla? Non ho voglia di togliermela. Io studio da prete e la veste è il segno che io sono di Gesù». Questa pubblica appartenenza a Cristo gli fu fatale. Un giorno, mentre i genitori si recavano a lavorare nei campi, il martire Rolando prese i libri e si allontanò, come al solito, per studiare in un boschetto. Arrivarono i partigiani, lo sequestrarono, gli tolsero la talare e lo torturarono. Rimase tre giorni loro prigioniero, subendo offese e violenze; poi lo condannarono a morte. Lo condussero in un bosco, presso Piane di Monchio (Modena); gli fecero scavare la sua fossa, fu fatto inginocchiare sul bordo e gli spararono due colpi di rivoltella, una al cuore e una alla fronte. Poi, della sua nera e immacolata talare, ne fecero un pallone da prendere a calci. Era venerdì 13 aprile 1945. Per questa sua testimonianza di amore a Gesù, così intensa da attirare gli altri ragazzi verso l’esperienza cristiana, Rolando, nel clima di odio contro i sacerdoti diffusosi in quel periodo, finisce nel mirino di un gruppo di partigiani comunisti. Il 10 aprile 1945, il seminarista viene sequestrato, portato prigioniero a Piane di Monchio, nel Comune di Palagano sull’Appennino modenese, rinchiuso in un casolare per tre giorni, brutalmente picchiato e torturato. muore Venerdì 13 aprile 1945 ore 15.00, il ragazzo innocente, a soli 14 anni, spogliato a forza della sua veste talare, viene trascinato in un bosco di Piane di Monchio e ucciso con due colpi di pistola. Quando Rolando capisce che i carnefici non avrebbero avuto pietà, chiede solo di poter pregare per il suo papà e per la sua mamma. Anche in quest’ultimo istante, nella preghiera, Rolando riafferma la sua appartenenza all’amico Gesù, al suo amore e alla sua misericordia. Aveva 14 anni 3 mesi e 6 giorni. Dopo la Liberazione, il 29 maggio 1945 la salma fu traslata e tumulata nel cimitero di San Valentino, con l'omaggio di tutti i parrocchiani. Essendo divenuta la sua tomba meta di pellegrinaggi, il 26 giugno 1997, con una solenne cerimonia, gli venne data nuova sepoltura all'interno della chiesa di San Valentino, nel sacrario dei parroci della pieve. Nel 1951 la Corte di Assise di Lucca condanna gli autori dell’efferato omicidio. La condanna viene confermata nel 1952 dalla Corte di Assise di Appello di Firenze e diventa definitiva in Cassazione. Il 7 gennaio 2006, su iniziativa del Comitato Amici di Rolando Rivi, nella chiesa di S. Agostino, a Modena, si apre il processo diocesano per la beatificazione e dichiarazione del martirio del servo di Dio Rolando Rivi. Il processo diocesano viene chiuso in modo solenne dall’Arcivescovo Abate di Modena Nonantola, S.E. Mons. Benito Cocchi, il 24 giugno 2006, con l’affermazione che il martirio del giovane seminarista “ci pare avvenuto realmente in odium fidei”. Rolando Rivi è il primo tra i 130 sacerdoti e seminaristi uccisi sul finire della guerra e nel dopoguerra dai partigiani comunisti, per impedire che portassero il contributo della propria fede cristiana e delle proprie idee di libertà alla nuova Italia che stava nascendo, per cui è stata avviata la causa di beatificazione. Il 23 giugno 2010 lapositio del servo di Dio Rolando Rivi viene iscritta nel protocollo dei martiri presso la Congregazione per le cause dei Santi a Roma. Il 18 maggio 2012 la decisione dei teologi, che riconosce la validità del martirio, spalanca le porte alla beatificazione che ora appare imminente. Dopo la firma dei Cardinali e del Papa, Rolando potrà salire all’onore degli altari


PREGHIERA PER OTTENERE L'INTERCESSIONE DEL BEATO ROLANDO MARIA RIVI


O Dio, Padre misericordioso, che scegli i piccoli per confondere i potenti del mondo, Ti ringrazio per averci donato, nel seminarista Rolando Rivi, una testimonianza d'amore totale al tuo Figlio Gesù e alla sua Chiesa, fino al sacrificio della vita. Illuminato da questo esempio e per intercessione di Rolando, ti chiedo di darmi forza di essere sempre segno vivo del tuo amore nel mondo e ti supplico di volermi concedere la grazia... che ardentemente desidero. Un Padre nostro. Dieci Ave Maria. Un Gloria al Padre. Signore Gesù, Fratello maggiore dei martiri, grazie perché ora ci chiami a mettere i nostri passi sui passi di nostro fratello Rolando che, pur amando immensamente la vita perché tuo dono, non ha esitato a rimetterla nelle tue mani, perché, anche quanti credevano di strappargliela, potessero aprire gli occhi del cuore e scoprire il tuo Volto nel suo volto sfigurato. Nei martiri noi riconosciamo il punto di incontro tra la nostra responsabilità e la tua grazia; accettiamo lo scandalo del loro sangue versato che dona salvezza e vita; accogliamo la sconfitta del male che sembra vincere il bene; contempliamo il mistero delle tenebre sconfitto e illuminato dalla luce. Vogliamo seguirti in questo cammino di amore, per imparare dai nostri fratelli e sorelle, testimoni di perdono e di pace, che la croce, strumento di morte, porta il Crocifisso, il nostro Signore Gesù, Salvatore risorto e vincitore di tutte le morti. Illumina il nostro cuore con il tuo Spirito, perché i nostri passi non esitino a seguire le tue orme e di quanti ti hanno seguito su tutti i Calvari del mondo ed ora sono nella tua Vita. Amen O Dio onnipotente ed eterno, che hai ispirato al beato martire Rolando il desiderio di essere totalmente di Gesù, concedici, per sua intercessione, i doni del tuo Spirito, perché là ove la dignità dell’uomo e la libertà di credere sono calpestate, non manchino cristiani coraggiosi che sappiano porsi come testimoni di verità e di amore. Per Cristo nostro Signore. Amen.


Signore Gesù, Fratello maggiore dei martiri,

grazie perché ora ci chiami a mettere i nostri passi

sui passi di nostro fratello Rolando che, pur amando immensamente la vita perché tuo dono, non ha esitato a rimetterla nelle tue mani, perché, anche quanti credevano di strappargliela, potessero aprire gli occhi del cuore e scoprire il tuo Volto nel suo volto sfigurato.

Nei martiri noi riconosciamo il punto d'incontro

tra la nostra responsabilità e la tua grazia; accettiamo lo scandalo del loro sangue versato che dona salvezza e vita; accogliamo la sconfitta del male che sembra vincere il bene; contempliamo il mistero delle tenebre sconfitto ed illuminato dalla luce.

Vogliamo seguirti in questo cammino di amore, per imparare dai nostri fratelli e sorelle, testimoni di perdono e di pace, che la croce, strumento di morte,

porta il Crocifisso, il nostro Signore Gesù, Salvatore risorto e vincitore di tutte le morti.

Illumina il nostro cuore con il tuo Spirito, perché i nostri passi non esitino a seguire le tue orme e di quanti ti hanno seguito su tutti i Calvari del mondo ed ora sono nella tua Vita. Amen


O Dio onnipotente ed eterno, che hai ispirato al beato martire Rolando il desiderio d'essere totalmente di Gesù, concedici, per sua intercessione, i doni del tuo Spirito, perché là ove la dignità dell’uomo e la libertà di credere sono calpestate, non manchino cristiani coraggiosi che sappiano porsi come testimoni di verità e d'amore. Per Cristo nostro Signore. Amen.

INNO DEDICATO AL BEATO ROLANDO MARIA RIVI SOLDATO DI CRISTO


Miles Christi parole e musica: Morgana Montermini Testo in latino: Enrico Monti


Nei tepori del bosco di primavera parlavi coi fiori, le piante e con Dio guardavi la luce delle braccia del sole toccare la terra e fare mille figure di angeli e fate e brillare sull'argento fra i grani d'amore pregando Maria questo bosco è un Altare questa vita è la mia dentro all'abito nero non esiste mistero. Un vento leggero sulle pagine sacre legge frasi in latino e le porta lontano anche a chi fa la guerra a chi ha odio nel cuore e che a forza di uccidere ha bruciato l'amore RIT: AMORE, SOLO PER AMORE, VENITE IN QUESTO BOSCO PER NON DIMENTICARE CERCATE L'AMORE NIENTE ODIO, MA AMORE PER RICUCIRE UN CUORE PERDONATE COL MIO NOME PREGATE E USATE AMORE Ma il sole ha una tenda che chiude nelle tempesta e nel bosco che prega scende un tuono di giorno anime senza più pace tracciano orme pesanti "a morte i preti e le suore, saran trofei in queste ore" Partigiani sconfitti senza casa ed onore urlano "lascia il tuo Dio e rinnega l'amore" togli l'abito nero brucia il sogno non vero la tua vita non conta e il tuo Dio non ti salva. Vola in alto una piuma che si stacca dal ramo è una foglia leggera che pronuncia il Tuo nome "perdona loro non sanno quello che stan facendo" e in quel momento la vita vola sulla Salita. RIT: AMORE, SOLO PER AMORE, VENITE IN QUESTO BOSCO PER NON DIMENTICARE CERCATE L'AMORE NIENTE ODIO, MA AMORE PER RICUCIRE UN CUORE PERDONATE COL MIO NOME PREGATE E USATE AMORE Ea die pugna fuit mortis cum vita miles Christi vicit gratiam donans (Quel giorno ci fu un duello fra la vita e la morte. Il soldato di Cristo ha vinto donando il perdono) Eos gratiam age quia non noscunt quod faciunt (perdona loro non sanno quello che stanno facendo) Eli Eli Amorem meum tibi, Deus, cum tota anima mea ex aeternitate dono (signore signore il mio amore a te o Dio con tutta la mia anima dono per l'eternità) Ego sum Miles Christi Ego sum Miles Christi Ego sum Miles Christi Ego sum Miles Christi.


Patrono, dei Chierichetti, ricorrenza della Liturgia il 29 maggio.


Beato Rolando Maria, prega, per noi.



Morto 


A soli quattordici tre mesi e sei giorni di vita.





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