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27 febbraio, 2021

27 novembre 2020 27 febbraio 2021 tre mesi senza don Antonio Maffucci (FSCB)

  27 novembre 2020 27 febbraio 2021 tre mesi senza don Antonio Maffucci (FSCB)


Signore,

Ti ringraziamo di averci dato un uomo,
non un Angelo come Pastore delle nostre anime.
Illuminalo con la Tua luce,
assistilo con la Tua grazia,
sostienilo con la Tua forza.
Fa che l'insuccesso non lo avvilisca
e il successo non lo renda superbo.
Rendici docili alla sua voce.
Fa che sia per noi un amico,

maestro, medico, padre.
Dagli idee chiare, concrete, possibili;
a lui la forza di attuarle, a noi la generosità
nella collaborazione.
Fa che ci guidi con l'amore, con l'esempio,
con la parola, con le opere.
Fa che in lui vediamo,
stimiamo ed amiamo Te.
Che non si perda nessuna delle anime 

che gli hai affidato.
Salvaci insieme con lui a capo della processione

dei suoi fedeli verso il cielo. Amen.

REQUIEM AETERNAM
Réquiem aetérnam dona eis, Dómine,
et lux perpétua lúceat eis.
Requiéscant in pace. Amen.

L'ETERNO RIPOSO
L'eterno riposo dona a don Antonio, o Signore,
e splenda a Lui la luce perpetua.
Riposi in pace. Amen.


10 febbraio, 2021

Rosario Livatino beato, la comunità ecclesiale: "Il coraggio d'essere cristiani"

 Rosario Livatino beato, la comunità ecclesiale: "Il coraggio d'essere cristiani"

Ecco la lunga lettera

"Il riconoscimento del martirio del nostro concittadino - dice in una nota l'Arcidiocesi - giunge come benedizione abbondante ed efficace durante il mandato episcopale del vescovo Francesco Montenegro, nostro pastore. L’Angelo della Chiesa” che è in Agrigento trovi consolazione nel sacrificio dell’annuncio del Vangelo e nel servizio alla chiesa universale, sapendo che la fatica non è vana nel Signore (cfr 1 Cor 15,58). E ancora! La Grazia in questa stagione straordinaria è sovrabbondante, perché il cammino della Chiesa diocesana è sostenuto dal Vescovo coadiutore Alessandro. La inedita presenza dei due Vescovi ci rammenta la fraternità, lo sforzo di unità nella diversità, la via della sinodalità e della corresponsabilità, il “noi” plurale ecclesiale e sociale, la autorità episcopale che guida il popolo. Seguendo il Concilio, che ci invita a leggere i segni dei tempi, la Chiesa di Agrigento è chiamata a far risuonare in “coro” e con rinnovata forza il Vangelo, che si propaga per la presenza dello Spirito Santo che suscita i santi.

E la comunità ecclesiale di Canicattì – tralcio della Vigna del Signore -, memore e forte della tradizione umana e cristiana della città, dalla propria identità evangelica e culturale, è chiamata per prima ad essere testimone del futuro beato nella vita della Chiesa e nella società civile. Mentre il giudice Livatino è un beato con la palma del martirio, suppliziato nella persecuzione mafiosa che infuria in Sicilia, tutti noi, rimasti in vita, siamo chiamati a rendere pubblica ed evidente la testimonianza evangelica. La nostra comunità, nel vantarsi di essere la culla delle fede di Rosario Livatino, deve assumere il “dolce peso” di essere martyrium, segno della vita e del sacrificio del beato Magistrato. La regola laicale del Giudice Livatino deve essere la scelta quotidiana di ognuno, di una radicale sequela di Cristo. Saranno testimoni le nostre comunità parrocchiali, chiamate a dare ragione della speranza e della carità; lo saranno i presbiteri, le religiose e i religiosi, i diaconi, i gruppi, i movimenti, gli educatori, i catechisti, che sono la ricchezza dello Spirito Santo; testimoni saranno le famiglie, i singoli che risplendono della luce di Cristo con tutta la loro personalità; testimoni lo saranno le donne e gli uomini di buona volontà che, riconoscendo in Rosario Livatino l’uomo dalle virtù eroiche, ne imitano il modello esistenziale.

Oggi più che mai, come credenti, siamo chiamati a dare sempre di più un carattere pubblico e testimoniale alla nostra esperienza di fede: nel senso che l’esperienza di fede non può essere relegata nel privato, come un accadimento personale ed intimistico. Questo atteggiamento sembra essere una forma di compromesso della modernità, dell’individualismo imperante. Con Giuseppe Lazzati tutti e ciascuno dovremmo chiederci: “Che devono, dunque, fare i cristiani nella polis, oggi?” Una polis preda della mafia, che corrompe, che condiziona e soffoca l’economia, che altera e prevalica le relazioni. È cronaca recentissima come la nostra città è ancora assalita e preda della mafia; una polis in balia del malcostume, della droga, del gioco di azzardo, di cronici deficit. Una polis che è luogo dell’umano e, quindi, luogo teologico. In questa polis siamo chiamati alla diaconia politica. In questa missione invochiamo la intercessione del novello beato Rosario Angelo Livatino, coltivando l’idea e il proposito di poterlo invocare come co-protettore della città.

Con gli omicidi del giudice Antonino Saetta e del figlio Stefano, del giudice Livatino, e con tutte le stragi e con tutto il sangue versato (anche quello degli stessi mafiosi) si è avuta l’impressione che il mondo sia in balia dei forti e dei potenti, ma la “buona notizia” del Vangelo sta nel far vedere come, nonostante la prepotenza e la violenza dei dominatori terreni, Dio trovi sempre il modo per realizzare il suo piano di salvezza. Anche la nostra vita a volte sembra in balia dei poteri forti, ma il Vangelo ci dice che ciò che conta, Dio riesce sempre a salvarlo, a condizione che usiamo lo stesso coraggio creativo del carpentiere di Nazaret, il quale sa trasformare un problema in un’opportunità anteponendo sempre la fiducia nella Provvidenza. Se certe volte Dio sembra non aiutarci, ciò non significa che ci abbia abbandonati, ma che si fida di noi, di quello che possiamo progettare, inventare, trovare. (Patris Corde, n. 5).

Un pensiero di suffragio per i genitori di Rosario Livatino, che hanno patito ai piedi della Croce di Cristo per la morte dell’adorato, unico figlio; per mons. Vincenzo Restivo, don Pietro Li Calzi, per Ida Abate e Giuseppe Carlino. Attendiamo nella preghiera, impegnandoci in un fioretto, il giorno della beatificazione, annunciato dai Vescovi per il 9 maggio prossimo venturo, in occasione della felice memoria della presenza di Giovanni Paolo II tra noi, che sarà celebrata nella venerabile e gloriosa Cattedrale di Agrigento. Vero e proprio talamo per la sposa e lo Sposo, la basilica Cattedrale è il luogo dove il Vescovo solennemente incontra il popolo, dove il Pastore consuma il sacrifico e lo offre al Padre, ubi Episcopus, ibi Ecclesia. San Gerlando, la cui festa sarà il 25 febbraio prossimo, ci ricorda che dobbiamo riconvertirci, dobbiamo ritornare a Cristo, seguendo la via dei santi. Affidiamo questa attesa a Maria Immacolata, mettiamo la nostra vita e quella della comunità Sub Tutela Dei".

09 febbraio, 2021

Comunità in festa per i 90 anni di monsignor Vezzosi

 Comunità in festa per i 90 anni di monsignor Vezzosi


Il sacerdote è l'amato parroco di Villa Aiola, ora anche cappellano della Casa di carità

MONTECCHIO. Nei giorni scorsi la comunità di Montecchio ha festeggiato il compleanno di un cittadino speciale: i 90 anni di monsignor Antenore Vezzosi, sacerdote della chiesa reggiano-guastallese e amato parroco di Villa Aiola. Anche il Comune di Montecchio gli ha dedicato un messaggio: «Auguri, don Antenore. Dio le conceda la salute e quella gioiosa speranza che a 90 anni riesce ancora ad infondere nella vita di tante persone».

Tanti i ruoli che il monsignore ha ricoperto nel suo percorso. È nato a Pantano di Carpineti l’8 febbraio 1931. Da giovane ha frequentato le scuole medie a Castelnovo Monti nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, dove più volte ha rischiato le pallottole tedesche, dovendo camminare attraverso i boschi con lo zaino in spalla, come erano soliti fare i partigiani. Dopo gli studi svolti al seminario di Marola, nel 1948 si è trasferito nel seminario di Albinea per completare il ciclo del liceo. È stato ordinato sacerdote il 4 luglio 1954 nel santuario della Ghiara, a Reggio Emilia, e il giorno 11 dello stesso mese ha celebrato la prima messa solenne a Pantano di Carpineti.


Diversi i ruoli importanti che ha ricoperto anche nella sua amata Montecchio: insegnante di religione alle scuole medie, responsabile dell’oratorio, segretario della Capolo e responsabile della zona di Villa Aiola non ancora parrocchia. Solo il 20 di ottobre 1963 è diventato ufficialmente parroco della comunità di Villa Aiola.

Un momento importante per la sua carriera è stato il 18 agosto 1998, quando il Papa Giovanni Paolo II lo ha nominato monsignore. Domenica scorsa, mentre don Vezzosi celebrava messa ad Aiola, tutta la comunità (presente anche il sindaco Fausto Torelli) ha fatto gli auguri, con gratitudine e riconoscenza, al suo pastore, che non ha mai smesso di guardare con fiducia al futuro.

Per l’occasione dei suoi 90 anni, un caro amico e confratello ha scritto al sacerdote un augurio speciale: «Don Antenore è un inguaribile ottimista, così ottimista da vedere i confini di ogni cosa sempre un poco più larghi; così sensibile alla giovinezza della vita da non accorgersi di invecchiare; così aperto al dialogo da apparire sempre un fiume in piena». Attualmente monsignor Vezzosi alloggia alla Casa di carità di Montecchio, dove vive e svolge il ruolo di cappellano con molta premura, portando in questi momenti difficili l’affetto della parola di Dio agli ospiti della Casa.