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30 giugno, 2021

Santi Primi martiri della santa Chiesa di Roma

 Santi Primi martiri della santa Chiesa di Roma


Nome: Santi Primi martiri della santa Chiesa di Roma
Titolo: Martiri
Ricorrenza: 30 giugno
Tipologia: Commemorazione




«intorno a questi uomini vissuti santamente [Pietro e Paolo; si è raccolta una grande moltitudine di eletti che, per aver patito a causa della gelosia molti oltraggi e tormenti, sono stati uno splendido esempio fra di noi» (Lettera di Clemente ai Corinzi).

Questa festa commemora tutti i protomartiri della Chiesa di Roma che subirono il martirio nella stessa persecuzione nella quale furono messi a morte Pietro e Paolo; dal 1969 è stata opportunamente fissata il giorno seguente a quella dei due apostoli.

Nerone fu il primo imperatore romano a scatenare una persecuzione contro i cristiani, di cui lo storico Tacito ci racconta dettagliatamente i fatti: il 19 luglio dell'anno 64, il decimo del regno di Nerone, un terribile incendio divampò a Roma, partendo dal Circo Massimo, quartiere di negozi e bancarelle stipati di merce infiammabile; favorito dal clima (si era in piena calura estiva) il fuoco si propagò in tutte le direzioni.

Per sette giorni e sette notti imperversò distruggendo templi, palazzi c monumenti pubblici; rase al suolo, con tutto ciò che conteneva, un agglomerato di caseggiati e tuguri occupati da poveri. Le fiamme raggiunsero anche i giardini dell'abitazione di Caio Tigellino, prefetto del pretorio, divampando per altri tre giorni. Quando finalmente l'incendio fu estinto, due terzi di Roma erano ridotti a un ammasso di mura fumanti.

Per tre giorni Nerone rimase ad Anzio, senza rispondere ai messaggi accorati che gli pervenivano dalla città; finalmente raggiunse la Città Eterna per contemplare l'accaduto: si racconta che, indossato il suo costume teatrale, salisse sulla torre di Mecenate e accompagnandosi con la lira abbia intonato il lamento di Priamo sulle rovine fumanti di Troia. Questo suo deliziarsi nel contemplare le fiamme diede forza alle voci che lo sospettavano di aver ordinato lui stesso di appiccare l'incendio o almeno dall'aver ostacolato il suo spegnimento. Per stornare da sé questi sospetti accusò i cristiani e ordinò che fossero arrestati e messi a morte.

Clemente Romano racconta che coloro che erano noti per essere fedeli di Cristo furono arrestati, derisi pubblicamente, torturati perché denunciassero i loro compagni di fede, messi a morte con le forme più crudeli: alcuni furono crocifissi, altri spalmati di cera e usati come torce umane, altri coperti con pelli d'animale e dati in pasto alle belve. Tutte queste barbarie si svolgevano durante le pubbliche feste date, ogni notte, da Nerone nei giardini del suo palazzo; erano attrazioni di contorno mentre l'imperatore offriva lo spettacolo delle corse dei carri, guidando lui stesso un carro o confuso tra la folla. Benché il popolo di Roma fosse assuefatto a questi spettacoli dalle lotte tra gladiatori, la crudeltà delle torture a cui erano sottoposti i cristiani atterrirono la maggior parte degli spettatori; questi eventi fecero esplodere un'ondata di sollevazioni e Nerone si suicidò quattro anni dopo.

Tacito, lo storico romano nato attorno all'anno 56, scrive che Nerone «era corrotto da ogni lussuria, naturale e contro natura», e lascia aperta qualsiasi ipotesi per le cause dell'incendio: «Accadde un disastro, non si sa con certezza se per caso o per dolo dell'imperatore (l'una e l'altra versione han tramandato gli scrittori)». È in questo contesto che fornisce, egli storico classico, i più antichi riferimenti alla comunità cristiana di Roma, descrivendo come Nerone «condannò alle pene più raffinate quelli che, aborriti per le loro infamie, il volgo chiama cristiani. L'autore di questo nome, Cristo, regnando Tiberio, era stato suppliziato a opera del procuratore Ponzio Pilato».

É evidente che Tacito presta fede a tutte le calunnie popolari divulgate contro i cristiani, descrivendoli come appartenenti a una «superstizione funesta» c commentando «a Roma da ogni parte confluiscono c si diffondono tutti i misfatti e le vergogne», aggiungendo però: «Benché si punivano rei meritevoli di estremi castighi, nasceva un senso di pietà, giacché essi venivano uccisi non per il bene pubblico, ma per soddisfare la crudeltà di uno solo». Questa antica testimonianza scritta degli eventi storici della passione di Gesù e della solidità della comunità cristiana a Roma a partire dal 65 è d'importanza rilevante perché Tacito è uno storico scrupoloso e non ha chiaramente nessun motivo per essere benevolo verso i cristiani; non mostra alcun sentimento favorevole nei loro confronti anzi li considera nemici pubblici, ma allo stesso tempo è lucido nel vederli come i capri espiatori dell'incendio, la cui responsabilità era attribuita da molti a Nerone stesso.

MARTIROLOGIO ROMANO. Santi protomartiri della Santa Chiesa di Roma, che accusati dell’incendio della Città furono per ordine dell’imperatore Nerone crudelmente uccisi con supplizi diversi: alcuni, infatti, furono esposti ai cani coperti da pelli di animali e ne vennero dilaniati; altri furono crocifissi e altri ancora dati al rogo, perché, venuta meno la luce del giorno, servissero da lampade notturne. Tutti questi erano discepoli degli Apostoli e primizie dei martiri che la Chiesa di Roma presentò al Signore.

Pensiero del 30 giugno 2021

 Il Signore, ci strappa dal sepolcro del peccato per renderci liberi Ciò che non è secondo la Sua volontà, ciò che non è amicizia con Lui, è destinato alla rovina.

Meditazione sul Vangelo di Mt 8,28-34

La cacciata dei demoni.

Ci troviamo in una delle sezioni narrative del Vangelo di Matteo, il quale si propone di mostrarci che veramente Gesù è il Messia annunciato dai profeti e che porta a compimento tutte le promesse dell’Antica Alleanza. In questo brano si manifesta l’opposizione radicale tra Gesù e il demonio. Satana sarà ridotto all’impotenza totale con la morte e la risurrezione. Così pure chi rimane unito al Signore, chi cammina con Lui, può veder sconfitto il peccato nella propria vita.

Due indemoniati… A volte sembra che questa realtà sia molto lontana dalle nostre circostanze attuali. Eppure facciamo continuamente l’esperienza del male, della sua presenza nel mondo, nell’intimo del cuore, nei rapporti familiari e negli accadimenti sociali. Qual è la sua origine? È un male che prende volti diversi, ma che rende la persona umana schiava, la converte quasi in un animale, senza controllo e senza volontà propria, come nel caso degli indemoniati. Anche oggi sperimentiamo questa tremenda battaglia che si svolge tra le forze del male e l’azione potente della grazia. Tale combattimento avviene prima di tutto in noi stessi. «Erano tanto furiosi che nessuno passava più per quella strada». Quando le passioni si agitano, si rompono tutti i vincoli dell’armonia e l’anima rimane isolata, abbandonata a se stessa, alla deriva o trascinata dalle correnti delle passioni. Ma se si possiede l’amicizia di Cristo, tutto cambia. Non dobbiamo temere. Egli farà sprofondare nel mare il nemico, come già fece Mosè, con la forza di Dio, con gli egiziani che inseguivano il popolo d’Israele. Qui san Matteo ci aiuta a comprendere che veramente Gesù Cristo è il Messia atteso dalle genti, di cui Mosè era solo figura e precursore. Ma per il cristiano c’è anche un altro insegnamento: ognuno di noi è chiamato per vocazione ad essere partecipe di questa missione di Gesù Cristo, a disporsi allo scontro frontale con il nemico dell’uomo, il demonio. Ogni cristiano è anche un soldato di Cristo, esposto ad un combattimento continuo per far trionfare la grazia sul peccato. Ogni cristiano è chiamato a cercare il bene dei suoi fratelli, ad essere strumento per espellere il demonio dal cuore dell‘uomo e togliergli il suo dominio tiranno, per far aprire la persona alla realtà meravigliosa della fede e della vita di grazia.

30 Giugno 

Ascolta, Signore, il grido del povero

Per sua volontà il Padre ci ha generati, per mezzo della parola di verità,
per essere una primizia delle sue creature.

(Giacomo 1,18)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 33)
Rit: Ascolta, Signore, il grido del povero.

Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.
L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.

Temete il Signore, suoi santi:
nulla manca a coloro che lo temono.
I leoni sono miseri e affamati,
ma a chi cerca il Signore non manca alcun bene.

Venite, figli, ascoltatemi:
vi insegnerò il timore del Signore.
Chi è l’uomo che desidera la vita
e ama i giorni in cui vedere il bene?

Per sua volontà il Padre ci ha generati, per mezzo della parola di verità,
per essere una primizia delle sue creature.

(Giacomo 1,18)

29 giugno, 2021

Santi Pietro e Paolo

 Santi Pietro e Paolo

autore Guido Reni anno 1604 titolo Paolo rimprovera Pietro penitente

Nome: Santi Pietro e Paolo
Titolo: Apostoli
Ricorrenza: 29 giugno
Tipologia: Solennità




Tutto il Popolo di Dio è debitore verso di loro per il dono della fede. Pietro è stato il primo a confessare che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio. Paolo ha diffuso questo annuncio nel mondo greco-romano. E la Provvidenza ha voluto che tutti e due giungessero qui a Roma e qui versassero il sangue per la fede. Per questo la Chiesa di Roma è diventata, subito, spontaneamente, il punto di riferimento per tutte le Chiese sparse nel mondo. Non per il potere dell'Impero, ma per la forza del martirio, della testimonianza resa a Cristo! (Papa Francesco)

S. PIETRO APOSTOLO

Pietro nacque a Betsaida in Galilea da poveri genitori. Quegli che doveva divenire il primo Papa, la prima colonna della Chiesa, era un semplice pescatore. Però era uno di quegli israeliti semplici e retti che aspettavano con cuore mondo il Redentore d'Israele. continua >>

S. PAOLO APOSTOLO

Saulo, in seguito Paolo, nacque a Tarso, capitale della Cilicia, nei primissimi anni dell'era volgare. Fu circonciso l'ottavo giorno, ricevendo il nome di Saulo a ricordo del primo re d'Israele, il più grande personaggio della tribù di Beniamino, cui la famiglia apparteneva. continua >>

MARTIROLOGIO ROMANO. Solennità dei santi Pietro e Paolo Apostoli. Simone, figlio di Giona e fratello di Andrea, primo tra i discepoli professò che Gesù era il Cristo, Figlio del Dio vivente, dal quale fu chiamato Pietro. Paolo, Apostolo delle genti, predicò ai Giudei e ai Greci Cristo crocifisso. Entrambi nella fede e nell’amore di Gesù Cristo annunciarono il Vangelo nella città di Roma e morirono martiri sotto l’imperatore Nerone: il primo, come dice la tradizione, crocifisso a testa in giù e sepolto in Vaticano presso la via Trionfale, il secondo trafitto con la spada e sepolto sulla via Ostiense. In questo giorno tutto il mondo con uguale onore e venerazione celebra il loro trionfo.

Pensiero del 29 giugno 2021

 La Verità, su Gesù è data alla Chiesa, in comunione, con Pietro e mai senza Pietro.

Meditazione sul Vangelo di Mt 16,13-19

La roccia della Chiesa.
Alla confessione del messianismo di Gesù riportata da Luca e posizionata da Marco proprio al centro del suo Vangelo, Matteo aggiunge quella della filiazione divina. Si tratta di un brano centrale, nel quale, dopo la figliolanza divina, segue la dichiarazione del primato di Pietro. Viene annunciato Gesù Figlio di Dio e viene posta la Chiesa di Cristo sul fondamento di Pietro, fino alla consumazione del tempo. La carne e il sangue rappresentano l’uomo nell’aspetto corporale e limitato della sua natura, in contrasto con il mondo dello spirito. Pietro è Kefa, la roccia, il nome con cui Gesù simboleggia il compito di Simone nella fondazione della Chiesa, la “sua” chiesa, nella quale Gesù inaugura la nuova alleanza mediante l’effusione del suo sangue. Le “chiavi del regno” indicano il potere di aprire e chiudere le porte della città del regno, che Gesù consegna al suo Pietro.
Pietro rappresenta il fondamento che ci permette di poggiare i nostri poveri piedi su terreno stabile. Mosè incontrò Dio molto da vicino, nel roveto ardente e sula cima del Sinai. Gli Ebrei sentirono la vicinanza di Dio nell’arca dell’alleanza e nel Tempio di Gerusalemme. Ma attraverso il mistero dell’Incarnazione Dio si identifica con l’uomo Gesù di Nazaret. Parlare con Cristo significa parlare con l’uomo e con Dio contemporaneamente. In seguito, Cristo per mezzo del suo Spirito si unisce ai suoi Apostoli: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Per mezzo degli Apostoli preghiamo allora con Gesù; e Pietro è Kefa la roccia della Chiesa che dura fino a che Dio porrà fine al tempo. E io, tu, noi, siamo in quella Chiesa, su quella roccia. E la lieta notizia del Vangelo. Eppure non accettiamo volentieri un intermediario umano con Dio, cerchiamo fondamenti che sembrano solidi: il testo scritto della Bibbia, delle leggi morali unificate, le conoscenze cristiane raccolte in un sistema coerente… Riconosciamo questi preziosi elementi della rivelazione cristiana. Ma l’ultimo stadio di essa rimane la sua volontà: Cristo vuol parlare con noi attraverso il contatto diretto con gli uomini con i quali si è identificato, che sono come roccia e fondamento della Chiesa, segno e organo della sua presenza unificante fra di noi. È difficile da capire, considerato con occhi profani, ma la forza dello Spirito Santo che santifica la realtà, illumina anche i nostri cuori per credere alla verità.

29 giugno

Il Signore mi ha liberato da ogni paura

Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su d'essa.
(Matteo 16,18)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 33)
Rit: Il Signore mi ha liberato da ogni paura.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.

L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.

Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su d'essa.

(Matteo 16,18)

28 giugno, 2021

Pensiero del 28 giugno 2021

 La lebbra, è simbolo del peccato, t'uccide senza farti morire. Gesù, è venuto a togliere il peccato dal mondo per restituirci alla Vita.

Meditazione sul Vangelo di Mt 8,18-22
Dio prima di ogni cosa.
Il brano del Vangelo d'oggi s'apre con il comando di Gesù di “ passare all’altra riva”, anche se l’esecuzione di quanto stabilito da Gesù viene sospeso da due episodi che espongono le condizioni per mettersi alla sequela di Gesù; le esigenze della fede e del discepolato vengono illustrate in questi versetti. Mettersi alla scuola del Maestro di Nazareth e soprattutto seguirlo vuol dire essere aperti alla sofferenza, alle avversità come qualcosa di obbligatorio, un passaggio da cui nessun discepolo può chiamarsi fuori. Lui è il Vivente e stabilisce questa rottura nel tessuto esistenziale dell’uomo.
“Ti seguirò dovunque tu vada”, così parla lo scriba. Un facile entusiasmo, una decisione subitanea. Un pensiero nobile, certamente, ma forse non forte e saldo per resistere alle difficoltà della vita. Anche noi, quando ci decidiamo a cambiare vita, possiamo correre il rischio di cadere in due errori opposti: o ci lasciamo paralizzare da ogni genere di possibili difficoltà, che invadono la nostra immaginazione, o ci buttiamo impulsivamente senza riflettere. Cristo non respinge mai, ma vuole aprire gli occhi e prospetta la realtà così com’è. La sequela di Gesù comporta una vita dura, senza neanche la certezza di un letto per dormire; in altre parole, la nostra fiducia non può riposare su nulla di materiale. Anche gli animali hanno una tana, o un nido; l’uomo ha bisogno di una casa o una stanza o una tenda che gli dia il tepore e la sicurezza di una vita normale. La vita di un cristiano è il pellegrinaggio verso la patria eterna. Gesù ci precede. Non aveva dove posare la testa, ma aveva la certezza che tutta la sua vita era nelle mani del Padre, che ha cura dei gigli dei campi e degli uccelli del cielo (Mt 6,28). Deve essere questa la fede comune di tutti quelli che pregano “Padre nostro”; in effetti, è di fede che tutti dobbiamo vivere. “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti”; non è un invito a trascurare i doveri nei confronti dei nostri cari defunti. L’espressione del Vangelo ha un senso metaforico. Senza un rapporto con il passato, la nostra vita sarebbe solo una serie di avvenimenti casuali, e noi perderemmo la nostra identità. Ma i nostri ricordi devono avere un loro spazio definito: se sono troppo vivi e presenti, rischiano d'indebolire il radicamento nel presente, e di bloccare la nostra azione. La vita in Cristo è una continua novità, che esige l’abbandono delle cattive abitudini e dei pensieri nocivi. Nulla deve intralciarci ed impedirci di procedere con Cristo, di seguire le orme che il Maestro ha lasciato nel cammino verso il cielo.

28 giugno

Misericordioso e pietoso è il Signore

Oggi non indurite il vostro cuore, ma ascoltate la voce del Signore.
(Salmo 94)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 102)
Rit: Misericordioso e pietoso è il Signore.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Non è in lite per sempre,
non rimane adirato in eterno.

Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe.
Perché quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono.

Oggi non indurite il vostro cuore, ma ascoltate la voce del Signore.

(Salmo 94)

27 giugno, 2021

Pensiero del 27 giugno 2021

 Quello d'oggi, è un Vangelo ricco di lacrime, ma soprattutto ricco di Vita: «La Forza che esce da Gesù, il Comando della Sua Parola, quella Parola che anche oggi, si fa vicino a noi nei Sacramenti».

Meditazione sul Vangelo di Mc 5,21-43

Sii guarita dal tuo male.

Il Vangelo di oggi parla della fede che salva la donna inferma da ben dodici anni: una fede così ardente che è stata capace di appropriarsi della stessa forza di Cristo. Senza la fede nessun rapporto con Gesù è possibile. La fede è la luce di Cristo. Ed è proprio la fede la prima condizione richiesta al fine di stabilire un’intimità con lui, il cui grande mistero è quello di essere il Figlio di Dio, inviato dal Padre. Solo chi crede si mette in relazione salvifica con Gesù e diviene capace di ottenere, come Giairo, il miracolo di una risurrezione. Tali guarigioni sono il segno che in Cristo, si avvera la figura e l’opera del Messia.

La forza guaritrice che Gesù possiede non è qualcosa di magico. Essa non si trasmette perché lo si tocca, ma solo perché Lui lo vuole e la trasmette a chi vuole. Gesù si è accorto della fede della donna malata da dodici anni la quale, superando a modo suo ogni tabù culturale, si è avvicinata a Lui, dopo aver udito e accolto l’annunzio su di lui. Gesù non poteva dire di no, e lei si sente guarita: la sua fede l’ha salvata e proprio per la fede essa è ora parte della comunità di salvezza, davvero purificata e libera da tutti i tabù della legge. Gesù non è solo un liberatore dai mali fisici: è il Salvatore e come tale cambia radicalmente le persone, le mette in comunione con sé e le rende annunciatrici di salvezza. Così ha fatto con questa donna, che di nuovo ha ritrovato se stessa e uno scopo per vivere. Anche in casa di Giairo Gesù agisce con autorità. Le risa dei presenti dicono la loro mancanza di fede nella sua parola e danno a noi la certezza che la fanciulla è veramente morta. Se Gesù dice che dorme, il motivo è che Lui non vede la morte come una realtà definitiva: tale è la fede di Israele (Is 26,19) e se ciò è vero, si può parlare di sonno e non di morte. Lui agisce normalmente: entra come fa, ogni mattina, un padre o una madre, nella stanza della figlia e compie quei gesti e preferisce quelle parole che la ragazza si sente dire ogni giorno. Gesù è umano, e l’unico segno di autorità è nell’espressione: “Io ti dico”. Qui, egli si rivela vincitore della morte e donatore di vita e, quindi, il vero Salvatore. Tale notizia, però, non è per l’oggi. Adesso egli ha solo ridonato la vita a una giovane che dovrà ancora morire. Solo nella sua Pasqua vincerà definitivamente la morte e allora i testimoni da lui scelti potranno raccontare totalmente l’inizio del Vangelo di Gesù.

27 Giugno

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.

Il salvatore nostro Cristo Gesù ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo.

(Cf II Timoteo 1,10)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 29)
Rit: Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia.

Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza,
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.

Il salvatore nostro Cristo Gesù ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo.

(Cf II Timoteo 1,10)

27 novembre 2020 27 giugno 2021 sette mesi senza don Antonio Maffucci FSCB

 27 novembre 2020 27 giugno 2021 sette mesi senza don Antonio Maffucci FSCB


La vita dei morti dura nella memoria dei vivi. 

(Cicerone)





REQUIEM AETERNAM
Réquiem aetérnam dona eis, Dómine,
et lux perpétua lúceat eis.
Requiéscant in pace. Amen.

L'ETERNO RIPOSO
L'eterno riposo dona a don Antonio, o Signore,
e splenda a Lui la luce perpetua.
Riposi in pace. Amen.


26 giugno, 2021

Pensiero del 26 giugno 2021

 Meditazione sul Vangelo di Mt 8,5-17

Sia fatto secondo la tua fede.


Al discorso della montagna, Matteo fa seguire il racconto di dieci miracoli (Mt 8-9) da leggere come dieci segni, capaci di rivelare l’agire potente di Dio nella nostra vicenda umana, attraverso il suo Messia. Gesù, nel Vangelo di Matteo, non è solo il nuovo e vero Mosè che consegna al popolo delle beatitudini la nuova legge del Regno; egli è il Salvatore venuto per strapparci al male che ci rende schiavi e la sua Parola potente compie ciò che annuncia. Tre episodi si offrono alla nostra meditazione odierna.


«Va’ e ti sia fatto secondo la tua fede»: il primo miracolo pone in luce che è la nostra fede a mettere in moto la potenza della Parola. Il centurione romano si rifà alla propria esperienza personale di soldato: sa che le sue parole per i suoi subalterni sono ordini, che muovono persone e cose. La parola del Signore è per


lui come un soldato che obbedisce agli ordini del suo padrone. E su di essa poggia con umiltà tutta la sua fiducia: «Signore, di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito». Nel secondo quadro la scena è tutta per Gesù: vede la malata, la tocca e la risana. E la donna si alza (alla lettera, venne fatta “risorgere”). Gesù la fa passare dalla paralisi della malattia, che la lega al suo letto, alla vita e il segno della guarigione è il servizio immediato. Ma è nell’ultima scena, che ricapitola in poche parole l’opera di liberazione dal male che Gesù porta con sé al suo arrivo, che Matteo ci dà la chiave per leggere in profondità quello che sta  accadendo. «Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie»: l’evangelista cita il quarto canto del servo sofferente del libro del profeta Isaia e ci indica che il potere con cui Gesù opera i miracoli è quello del Servo di Jahvè, che si fa carico delle nostre malattie e dei nostri peccati, prendendoli su di sé. E un potere che si mette a servizio dell’uomo. È il potere del Crocifisso che dà la vita per noi, trasmettendocela perché anche noi possiamo vivere della sua stessa vita. Comprendiamo bene, allora, che il servizio a cui sono restituiti sia il servo del centurione che la suocera di Pietro diventa l’espressione concreta della salvezza che ci raggiunge, rendendoci partecipi della stessa vita del Cristo, Servo di Jahvè, che manifesta nel servizio la qualità profonda del suo amore per noi.

26 Giugno

Il Signore si è ricordato della sua misericordia

 Cristo ha preso le nostre infermità, e si è caricato delle nostre malattie.

 (Matteo 8,17)

Salmo responsoriale (Luca 1)

 Il Signore si è ricordato della sua misericordia.

L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome.
Di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.

Ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre.

Cristo ha preso le nostre infermità, e si è caricato delle nostre malattie.

 (Matteo 8,17)



25 giugno, 2021

San Massimo da Torino

 San Massimo daTorino

Nome: San Massimo da Torino

Titolo: Vescovo
Nascita: IV secolo, Torino
Morte: 420 circa, Torino
Ricorrenza: 25 giugno
Tipologia: Commemorazione




San Massimo di Torino (... – ca. 420) conosciuto anche come Massimo I, è considerato il primo vescovo di Torino di cui si conosca il nome ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.
Di lui si hanno scarsissime notizie. Nato sicuramente nel IV secolo in un'imprecisata provincia settentrionale italiana dell'impero romano, viene storicamente considerato il fondatore della Archidiocesis Taurinensis. Già discepolo di sant'Eusebio di Vercelli e di sant'Ambrogio da Milano, guidò la diocesi della allora Julia Augusta Taurinorum tra il 390 e il 420, nel difficile periodo delle invasioni barbariche.
Il suo impegno si concentrò prevalentemente sulla lotta contro la pratica della simonìa e del paganesimo. A tal proposito è ricordato per aver fatto erigere, probabilmente sui resti di un precedente tempio pagano, una piccola chiesa dedicata a Sant'Andrea dai cui resti, nel XII secolo, sorse la celebre chiesa della Consolata.
Massimo divenne inoltre conosciuto per i suoi numerosi sermoni, oggi raggruppati in un'edizione critica curata da A. Mutzenbecher. Nelle sue omelìe, tra l'altro, accennò sovente ai primi martiri di Torino, i santi Avventore, Ottavio e Solutore le cui reliquie sono conservate a Torino. La data della morte è incerta: viene fissata intorno al 420. Secondo la cronotassi dell'Arcidiocesi di Torino il suo successore fu il vescovo Massimo II.
Alcune sue reliquie sono conservate nella basilica di San Massimo a Collegno, alle porte di Torino, una delle più antiche chiese cristiane del Piemonte che, molto probabilmente, fu sede vescovile dello stesso Massimo. Per lungo tempo si è creduto che la chiesa ospitasse anche la tomba del protovescovo ma ripetuti scavi archeologici effettuati nel XIX secolo hanno smentito questa ipotesi. Sempre nel XIX secolo la municipalità di Torino gli intitolò una via del centro storico e l'arcidiocesi gli dedicò una chiesa, in essa ubicata e consacrata nel 1853.
La memoria liturgica a lui dedicata è fissata al 25 giugno.

Pensiero del 25 Giugno 2021

Meditazione sul Vangelo di Mt 8,1-4

Signore, se vuoi puoi guarirmi.

Il brano di oggi ci presenta il primo di tre miracoli, che hanno come teatro Cafarnao e la zona circostante, miracoli che sono operati a favore di persone colpite da disgrazia e rappresentano una violazione delle norme di precauzione imposte dalla legge. In effetti Gesù tocca il lebbroso, è disposto a entrare nella casa di un pagano, afferra la mano di una donna malata. Si tratta di categorie di persone emarginate dalla società ebraica di allora. Il lebbroso chiede di essere sanato, cosciente che la sua infermità è considerata come frutto del peccato e provoca impurità legale. Gesù, che è venuto per dare compimento alla legge, dopo averlo guarito, invia il lebbroso dal sacerdote che dovrà verificarne l’avvenuta guarigione.

Anche oggi si verificano casi di lebbra, ma è curabile e non ne siamo più spaventati come nell’antichità. Anticamente la lebbra era considerata inguaribile e molto contagiosa, perciò il lebbroso veniva emarginato dalla società. Gesù guarisce tanti lebbrosi anche per una ragione simbolica: la lebbra è considerata  l’immagine evidente del peccato. Il lebbroso, infatti, impersona l’intero genere umano affetto dal morbo contagioso del peccato e, insieme al centurione e alla suocera di Pietro dei quali ci parlerà il Vangelo di domani, viene a costituire una terna di gruppi sociali emarginati nel mondo giudaico: i malati incurabili, i pagani e le donne. Il peccato, come la lebbra, distrugge l’organismo vivente e separa l’uomo dal suo rapporto con Dio e con gli altri. Come per la lebbra, l’uomo si spaventa delle sue terribili conseguenze. I lebbrosi vengono da Gesù ed Egli li guarisce con la sua parola. Anche questo è un segno che apre alla comprensione della purificazione dal peccato nel sacramento della penitenza. «Se vuoi, tu puoi sanarmi». Gesù stende la mano e lo tocca. Ecco, resta nel peccato solo colui che rifiuta di riconciliarsi con Dio e con la Chiesa. Ma chi si è pentito può pregare con il santo profeta Davide: “Purificami con issopo e sarò mondo; lavami e sarò più bianco della neve” (Sal 50,9). La purificazione dell’uomo riveste inoltre un carattere ecclesiale, sociale e, attraverso i secoli, la Chiesa esercita questa funzione in luogo di Dio. I confessionali sono espressione della misericordia divina. Come noi amiamo Dio nel nostro prossimo, così Dio ama noi attraverso il nostro prossimo; Dio ci mostra la sua misericordia con la mediazione di uno strumento umano, un sacerdote, a cui abbiamo rivelato le ferite della nostra anima, con la fiducia di essere perdonati e guariti. L’assoluzione ci restituisce la vita e ci reintroduce nella comunione di grazia con i nostri fratelli.

25 Giugno

Benedetto l’uomo che teme il Signore

Cristo ha preso le nostre infermità, e si è caricato delle nostre malattie.

(Matto 8,17)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 127)
Rit: Benedetto l’uomo che teme il Signore.

Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.

La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.

Ecco com’è benedetto
l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita!

Cristo, ha preso le nostre infermità, e si è caricato delle nostre malattie.

(Matto 8,17)


24 giugno, 2021

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71° ANNIVERSARIO DELLA CANONIZZAZIONE DI SANTA MARIA GORETTI.



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Ottantun'anni fa


Auguri di Cuore, caro Rolando!






Oggi sarebbe stato l'anniversario, sacerdotale di don Antonio Maffucci (FSCB)

 Oggi, sarebbe stato l'anniversario sacerdotale, di don Antonio Maffucci (FSCB).





Io ti rendo grazie: «Hai fatto di me una meraviglia stupenda».

(Salmo 138)
Oggi, sarebbe stato l'anniversario, sacerdotale, di don Antonio Maffucci (FSCB).
24 GIUGNO 1979 - 24 GIUGNO 2021
Gli vogliamo tanto bene, e ci protegga da lassù
Auguri di cuore!

Pensiero del 24 giugno 2021

 Anche per noi, alla nascita, è risuonata questa domanda: «Chi sarà mai questo bambino?». Preghiamo, che si compia in noi il progetto, che Dio, ha pensato sin dall'eternità.

Meditazione sul Vangelo di Lc 1,57-66.80

Gli si sciolse la lingua.

Per comprendere il testo evangelico odierno è necessario tornare all’inizio del Vangelo di Luca, là dove è narrato l’annuncio della nascita di Giovanni (Lc 1,5-25 ). Zaccaria non crede a Gabriele, l’angelo mandato da Dio a portargli la notizia del concepimento del figlio tanto atteso e vuole una prova: “Come potrò conoscere questo?” (…) L’angelo gli disse: “Ecco sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose si avvereranno, perché non bai creduto alle mie parole”. Il suo mutismo diventa per lui, per i vicini e per i conoscenti, il segno della verità della Parola ascoltata, ma anche della sua incredulità. La sua bocca si aprirà per benedire Dio solo al momento della circoncisione, quando imporrà il nome al figlio.

Giovanni non è ancora nato, ma il suo ministero profetico è già all’opera, provocando la necessità della scelta: adesione di fede alla Parola inviata da Dio o chiusura nell’incredulità. Alla Parola, infatti, ci si può aprire con fede e accoglienza, così da permetterle di compiere ciò per cui Dio l’ha mandata. È  l’atteggiamento di Maria, narrato da Luca in parallelo a quello di Zaccaria (Lc 1,26-38). Ma ad essa ci si può anche chiudere, in un mutismo di cui quello fisico di Zaccaria è segno eloquente. Chi non accoglie la Parola chiudendole il proprio cuore diventa muto: la sua bocca rimane serrata, incapace di rispondere a Dio. E’ la relazione stessa con Dio ad essere compromessa. Il non ascolto, l’indurimento, la chiusura ostinata a Dio, è il peccato da sempre rimproverato da Jahvè a Israele. Ed è il peccato da cui la «voce che grida nel deserto», Giovanni, predicherà di convertirsi, preparando il ritorno del Signore in mezzo al suo popolo. Solo quando Zaccaria scriverà il nome ascoltato da Gabriele, gli si scioglierà la lingua: egli si apre ad accogliere con fede il disegno di Dio e finalmente, pieno di Spirito Santo, gli può rispondere nell’unica maniera possibile, benedicendolo. La Parola ha compiuto la sua corsa e torna a Dio, nella forma della lode. Ma a questo punto anche Zaccaria è stato coinvolto in questa corsa e i suoi occhi sono trasformati dalla Parola accolta e resi capaci di vedere ciò che Dio sta operando attraverso quei due bambini presenti nella sua casa, il «profeta dell’Altissimo», appena nato, e «il sole che sorge per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre», anch’egli già presente nel grembo di Maria sua madre. La sua benedizione diventa profezia della salvezza preparata da Dio per il suo popolo, profezia carica di attesa e piena di speranza.

24 giugno

Io ti rendo grazie: «Hai fatto di me una meraviglia stupenda».

Tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo, perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade.

(Luca 1,76)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 138)
Rit: Io ti rendo grazie: «Hai fatto di me una meraviglia stupenda».

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,
intendi da lontano i miei pensieri,
osservi il mio cammino e il mio riposo,
ti sono note tutte le mie vie.

Sei tu che hai formato i miei reni
e mi hai tessuto nel grembo di mia madre.
Io ti rendo grazie:
hai fatto di me una meraviglia stupenda.

Meravigliose sono le tue opere,
le riconosce pienamente l’anima mia.
Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
ricamato nelle profondità della terra.

Tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo, perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade.

(Luca 1,76)