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20 ottobre, 2021

Pensiero del 20 ottobre 2021

 Il servo fannullone, è in ciascuno di noi, quando aspettiamo che siano gli altri a fare il bene, ma in noi c'è anche il servo fedele, che attende di crescere nell'amore. A noi scegliere quale servo far crescere e quale far diminuire.

Meditazione sul Vangelo di Lc 12,39-48

Se non ora, quando?

Siamo liberi in Cristo, ma non per peccare, bensì per vivere in Dio. E chi vive in Dio non può più lasciarsi attrarre dal peccato. Si inserisce qui il paradosso cristiano: l’uomo trova la propria libertà solo diventando “schiavo” (doulos) di Cristo. La parola che fa da nesso tra la prima lettura e il brano del Vangelo è, appunto, doulos (“schiavo, servo”). L’uomo non può fare a meno di servire qualcuno o qualcosa: la vera liberazione consiste nel servire Dio in Cristo.

L’insegnamento fondamentale del brano evangelico è la necessità di tenersi pronti in ogni momento per la venuta di Cristo. La sua venuta è l’evento centrale. Tutto converge verso questo punto, e tutto da lì riparte. Se la sua duplice venuta è il centro e il culmine della storia, significa che ne rappresenta il fine. Egli è lo scopo, l’obiettivo, la direzione della storia delle società e di ogni singolo. Pensiamo a come cambierebbe la nostra vita se fosse tutta focalizzata verso il punto centrale della venuta di Cri sto. Fare tutto per lui, tutto in vista dell’incontro definitivo con lui. Cristo vuole diventare il tuo Signore da adesso, per poterlo essere per sempre. Perché è così necessario tenersi pronti? Perché alcune cose si possono fare prima e non dopo. La sua venuta rappresenta uno spartiacque, un limite di non ritorno. Essa segnerà il momento conclusivo del periodo della preparazione, e ci immetterà nel tempo definitivo. La nostra vita attuale non è finalizzata a se stessa, non è racchiusa nel cerchio della ripetitività, o nell’orizzonte ristretto dell’immanenza, ma è chiamata a espandersi verso un’esistenza segnata dal compimento totale e definitivo della persona, dovuto alla pienezza della relazione con Dio. L’immissione nel tempo definitivo può avvenire in qualsiasi istante! Da qui la necessità di vivere intensamente il presente. Il presente è l’unico momento in cui mi è concesso di decidere quale significato dare alla mia vita. Sarò “pronto” nella misura in cui avrò imparato a condividere i miei “beni”: conoscenze, esperienze e abilità. Posso rendere gli altri partecipi della mia fede, della mia speranza, della mia visione del mondo. Mentre l’egoismo è ripetitivo fino alla noia, il dono di sé trova un’infinità di modi per esprimersi. Lasciamoci sorprendere dalla fantasia dello Spirito, e lasciamoci sorprendere ora!

Vegliate e tenetevi pronti, perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.

 (Matteo 24,44)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 123)
Rit: Il nostro aiuto è nel nome del Signore.

Se il Signore non fosse stato per noi
– lo dica Israele –,
se il Signore non fosse stato per noi,
quando eravamo assaliti,
allora ci avrebbero inghiottiti vivi,
quando divampò contro di noi la loro collera.

Allora le acque ci avrebbero travolti,
un torrente ci avrebbe sommersi;
allora ci avrebbero sommersi
acque impetuose.
Sia benedetto il Signore,
che non ci ha consegnati in preda ai loro denti.

Siamo stati liberati come un passero
dal laccio dei cacciatori:
il laccio si è spezzato
e noi siamo scampati.
Il nostro aiuto è nel nome del Signore:
egli ha fatto cielo e terra.

Vegliate e tenetevi pronti, perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.

 (Matteo 24,44)

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