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24 giugno, 2021

Pensiero del 24 giugno 2021

 Anche per noi, alla nascita, è risuonata questa domanda: «Chi sarà mai questo bambino?». Preghiamo, che si compia in noi il progetto, che Dio, ha pensato sin dall'eternità.

Meditazione sul Vangelo di Lc 1,57-66.80

Gli si sciolse la lingua.

Per comprendere il testo evangelico odierno è necessario tornare all’inizio del Vangelo di Luca, là dove è narrato l’annuncio della nascita di Giovanni (Lc 1,5-25 ). Zaccaria non crede a Gabriele, l’angelo mandato da Dio a portargli la notizia del concepimento del figlio tanto atteso e vuole una prova: “Come potrò conoscere questo?” (…) L’angelo gli disse: “Ecco sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose si avvereranno, perché non bai creduto alle mie parole”. Il suo mutismo diventa per lui, per i vicini e per i conoscenti, il segno della verità della Parola ascoltata, ma anche della sua incredulità. La sua bocca si aprirà per benedire Dio solo al momento della circoncisione, quando imporrà il nome al figlio.

Giovanni non è ancora nato, ma il suo ministero profetico è già all’opera, provocando la necessità della scelta: adesione di fede alla Parola inviata da Dio o chiusura nell’incredulità. Alla Parola, infatti, ci si può aprire con fede e accoglienza, così da permetterle di compiere ciò per cui Dio l’ha mandata. È  l’atteggiamento di Maria, narrato da Luca in parallelo a quello di Zaccaria (Lc 1,26-38). Ma ad essa ci si può anche chiudere, in un mutismo di cui quello fisico di Zaccaria è segno eloquente. Chi non accoglie la Parola chiudendole il proprio cuore diventa muto: la sua bocca rimane serrata, incapace di rispondere a Dio. E’ la relazione stessa con Dio ad essere compromessa. Il non ascolto, l’indurimento, la chiusura ostinata a Dio, è il peccato da sempre rimproverato da Jahvè a Israele. Ed è il peccato da cui la «voce che grida nel deserto», Giovanni, predicherà di convertirsi, preparando il ritorno del Signore in mezzo al suo popolo. Solo quando Zaccaria scriverà il nome ascoltato da Gabriele, gli si scioglierà la lingua: egli si apre ad accogliere con fede il disegno di Dio e finalmente, pieno di Spirito Santo, gli può rispondere nell’unica maniera possibile, benedicendolo. La Parola ha compiuto la sua corsa e torna a Dio, nella forma della lode. Ma a questo punto anche Zaccaria è stato coinvolto in questa corsa e i suoi occhi sono trasformati dalla Parola accolta e resi capaci di vedere ciò che Dio sta operando attraverso quei due bambini presenti nella sua casa, il «profeta dell’Altissimo», appena nato, e «il sole che sorge per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre», anch’egli già presente nel grembo di Maria sua madre. La sua benedizione diventa profezia della salvezza preparata da Dio per il suo popolo, profezia carica di attesa e piena di speranza.

24 giugno

Io ti rendo grazie: «Hai fatto di me una meraviglia stupenda».

Tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo, perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade.

(Luca 1,76)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 138)
Rit: Io ti rendo grazie: «Hai fatto di me una meraviglia stupenda».

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,
intendi da lontano i miei pensieri,
osservi il mio cammino e il mio riposo,
ti sono note tutte le mie vie.

Sei tu che hai formato i miei reni
e mi hai tessuto nel grembo di mia madre.
Io ti rendo grazie:
hai fatto di me una meraviglia stupenda.

Meravigliose sono le tue opere,
le riconosce pienamente l’anima mia.
Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
ricamato nelle profondità della terra.

Tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo, perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade.

(Luca 1,76)

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