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03 settembre, 2021

ANNE FRANK: LA DEPORTAZIONE NEL CAMPO DI STERMINIO DI AUSCHWIRZ BIRKENAU (SETTEMBRE 1944)

 ANNE FRANK: LA DEPORTAZIONE NEL CAMPO DI STERMINIO DI AUSCHWIRZ BIRKENAU (SETTEMBRE 1944)

Dal campo di transito di Westerbork partono regolarmente treni diretti verso i campi di concentramento dell’est. domenica 2 settembre 1944 i soldati leggono i nomi dei prigionieri che dovranno partire il giorno dopo. Tra i 1019 nomi elencati, ci sono anche quelli degli ex inquilini dell’Alloggio segreto.
La mattina del giorno seguente ad aspettare i deportarti stavolta non vi è un treno passeggeri, ma un treno merci. I prigionieri sono costretti a salire e in ogni carro vengono stipate oltre 70 persone.
Si tratta di bambini, donne, uomini, fratelli, sorelle, anziani, giovani, vecchi, malati…
I Frank riescono a rimanere insieme. Il viaggio dura tre lunghi giorni e più le ore passano più la stanchezza diventa pesante. In ogni carro c’è un secchio che funge da WC e in breve tempo il tanfo è fortissimo.
Molti prigionieri cominciarono a morire, qualcuno sviene e i bambini non riescono a smettere di piangere.
I prigionieri si appoggiano l’uno all’altro e Anne e Margot dormono appoggiate al padre o alla madre.
Per sfuggire al forte tanfo qualche deportato si avvicina a delle grandi fessure o a due griglie a maglie fitte presenti nel carro. Lentamente però i prigionieri cominciano ad ammalarsi.
Il treno merci non si ferma, facendo oscillare il carro. Delle volte avanza rapidamente sui binari, altre volte lentamente.
La terza notte il treno si ferma improvvisamente. Sono le due, e siamo nel cuore della notte.
“Aussteigen, schnell, schneller!” (scendete, veloci, più veloci), urlano degli uomini vestiti con delle casacche a righe. Questi uomini sono degli internati e hanno il compito di prelevare dai treni i nuovi arrivati.
I deportati sono costretti a scendere dal treno merci e a lasciarvi sopra i loro bagagli.
Il binario è illuminato da fortissimi riflettori e i prigionieri si ritrovano raggruppati su una banchina. Davanti a loro delle SS camminano avanti e indietro, tenendo in mano delle fruste e portando al guinzaglio dei cani inferociti.
La tensione sale e i prigionieri si guardano intorno con aria spersa e impaurita. Sono arrivati al campo di sterminio di Auschwitz, in Polonia, ma durante la Seconda Guerra Mondiale Auschwitz non aveva il terribile significato che ha oggi.
Le SS decidono quali detenuti vanno uccisi immediatamente e quali no.
Ordinano agli uomini di raggrupparsi da un lato e alle donne di raggrupparsi dall’altro.
Questa è l’ultima volta che Otto vede sua moglie e le figlie.
“Non dimenticherò mai lo sguardo terrorizzato di Margot.” Ha raccontato Otto anni dopo.
I medici delle SS selezionano i detenuti.
I bambini, i vecchi e i malati vengono mandati nelle camera a gas.
Gli altri alle baracche.
Gli 8 ex clandestini vengono mandati alle baracche, luoghi piccoli e sporchi, nei quali dormiranno su dei pagliericci. Gli uomini vengono portati nel campo principale Auschwitz I, situato 1 km e mezzo dopo, mentre le donne vengono internate ad Auschwitz – Birkenau (Auschwitz II).
La brutalità delle SS è disumana e Anne, Margot, Edith e Auguste, insieme ad altre prigioniere, sono costrette a separarsi da ogni loro avere, inclusi i vestiti. Vengono rasate e poi sono costrette a indossare una casacca a strisce. Poco dopo un numero di riconoscimento viene tatuato sul loro braccio.
"La famiglia Frank, la madre e le due figlie, e anche la signora Van Pels, erano un'unità, erano automaticamente un gruppo. Questo non significa solo che avevano una cura dell'altra, ma anche che soffrivano insieme." (Lenie de Jong - Van Naarden.)
Edith e le figlie sono assegnate alla stessa baracca, la numero 29, mentre Auguste van Pels finisce in un’altra sezione del campo, separandosi da loro.
"Eravamo tutte e cinque nella baracca: mia figlia Judy ed io, la signora Frank e le due figlie." Ha raccontato anni dopo la signora de Wiek "Anne non sapeva più ridere, ma rimase vivace e cara sinché la portarono via. Non poteva dirsi bella, no: e chi lo era? Ci avevano tagliati i capelli a zero, ne avevano bisogno per le guarnizioni dei tubi, dicevano; e non avevamo altri abiti che un sacco grigio. Ma un giorno Anne arrivò con le gambe coperte da lunghe mutande di lana, da uomo; sa il cielo dove le avesse trovate; ed era tanto buffa e cara. Sapeva cavarsela, nel campo. Avevamo sempre tanta sete, una sete orrenda, tanto che quando c'era l'appello e pioveva o nevicava tenevamo la lingua protesa per bagnarla: ebbene, Anne riusciva ogni tanto a procurarsi una tazza d'acqua; e la condivideva tutta con noi. E continuava a guardarsi intorno, a interessarsi di quanto accadeva, quando a noi, ormai, tutto riusciva indifferente. Quando ci passò davanti una torma di zingare nude, avviate al crematorio, che cosa ce ne importava?, pure Anne trovò la forza di piangere. E quando, di ritorno dal lavoro, passammo accanto ai bambini ungheresi che aspettavano sotto la pioggia il loro turno per andare a morire nelle camere a gas, Anne mi toccò e mi disse: "Guarda, guarda i loro occhi". Piangeva. E da tanto tempo noi avevamo finito le lacrime..."
Otto, Fritz, Hermann e Peter riescono a rimanere tutti insieme. Quest’ultimo è il più fortunato fra tutti, perché viene assegnato all’ufficio postale. Il suo lavoro gli permette di racimolare delle volte qualcosa in più da mangiare. Otto, Fritz e Hermann invece sono obbligati a compiere un duro lavoro; scavare fossati.
Il freddo ad Auschwitz/Auschwitz - Birkenau è in grado di tagliare la pelle e lentamente i prigionieri cominciano a sentirsi sempre più stanchi e ad ammalarsi. Sono costretti a lavorare quasi tutto il giorno ( ad esempio trasportando pesanti pietre), a rimanere in piedi, fermi, durante i lunghi appelli, circondati da un lungo reticolato di filo spinato. Il cibo che viene loro consegnato è insufficiente e la rabbia delle SS si fa sempre più pesante. Molti prigionieri vengono mandati alle camere a gas.
Nessuno di loro sa che cosa aspettarsi dal domani. Se ci sarà, un domani.
"La signora Frank, nel periodo in cui eravamo ad Auschwitz, fece del suo meglio per tenere in vita le sue figlie, per rimanere con loro e proteggerle. Naturalmente ci siamo parlate, ma non potevi fare proprio niente, soltanto dire: se vanno alla latrina accompagnale. Perché persino sulla strada che portava dalla baracca alla latrina poteva succedere qualcosa." (Lenie de Jong - Van Nardeen).
Poi, un giorno, Anne prende la scabbia. Poco tempo dopo anche Margot si ammala.
"Sì, le ragazze Frank avevano un brutto aspetto, con le macchie e le vescicole della scabbia, naturalmente, dappertutto, sulle mani e sulla pelle, e lì sopra ci mettevano un po' di pomata, ma per il resto si poteva fare ben poco." Ha testimoniato Ronnie Goldstein - Van Cleef.
A causa del loro stato di salute, Anne e Margot vengono trasferite al Kratzeblok (blocco riservato agli scabbiosi). Edith riesce ad andare con loro.
Nell’inverno del 1944 L'Armata Rossa si avvicina, annunciando l'imminente fine del dominio nazista. Il 2 novembre Himmler comunica in un telegramma l'ordine di sospendere le esecuzioni nelle camere a gas e di cancellare le tracce del genocidio. I nazisti decidono di deportare in altri campi di concentramento gli internati che sono ancora abili al lavoro. Comincia così una nuova selezione, alla quale sono costrette a presenziare anche Anne, Margot, Edith e Auguste.
Edith ed Auguste non passano la selezione e devono rimanere ad Auschwitz – Birkenau.
Poi è il turno di Anne e Margot.
“ Infine arrivò il turno delle due ragazze…” ha raccontato in una testimonianza Rosa de Winter-Levy “ Eccole là in piedi per un attimo, nude e rasate a zero. Anne ci guardò dritto negli occhi con il suo viso puro e poi scomparvero. Non potemmo vedere ciò che avveniva dietro i riflettori. La signora Frank gridò: “Le mie bambine! Dio mio…”.
Anne e Margot superano la selezione e vengono stipate su un treno affollatissimo.
Saranno deportate nel campo di concentramento di Bergen – Belsen.



''In una mattina d'estate, molto tranquilla molto bello, bel tempo il sole spendente, la luce era ancora sopra cresta della notte; è ancora nella città che noi, sono passata da a Amstelveenseweg, il tram alla stazione centrale, qui siamo sul lato della stazione centrale, entrammo nella stazione, oltre i sassolini per capire perché allo stesso tempo arrivò un gruppo di altre persone e c'era la famiglia Frank, allora non ci siamo parlati......ci mettevano l'uno l'altro sulla piattaforma, tutti abbiamo le cure ovviamente ho trovato mia sorella troppo tardi, i miei genitori, mio fratello e lei la natura offre sufficiente attenzione intorno a noi........guardare sì una tale famiglia con due figli che giorno siamo tutti classificati nella "S" (Strafbarak) anche la famiglia Frank .........a Westerbork non è stata la prima famiglia''.
❤Janny Brandes-Brilleslijper❤

La loro memoria, sia una benedizione, per tutti noi.

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