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08 luglio, 2021

Pensiero del 08 luglio 2921

 Meditazione sul Vangelo di Mt 10,7-15

Dare e ricevere con gratuità.

Gesù istruisce gli Apostoli perché nella loro missione lo imitino in tutto, come se egli agisse per mezzo di essi. Per questo chiede loro anche ciò che è umanamente impossibile: “Guarire gli infermi, risuscitare i morti, sanare i lebbrosi e cacciare i demoni”. E, come Gesù, essi devono farlo con gratuità. Per essere docili strumenti di Dio che annunciano con trasparenza il Vangelo del Regno, rinunceranno a tutto ciò che non è essenziale, anzi, può intralciare la loro missione – soldi, doppia tunica, bisaccia, bastone e sandali. Si affideranno, in tutto, alla Provvidenza. Interiormente saranno completamente distaccati, in modo da restare in pace con se stessi e con Dio, anche di fronte agli umilianti rifiuti, che non furono risparmiati loro, così come non furono risparmiati al Maestro.

Sappiamo dalla storia della Chiesa come la pagina evangelica oggi proclamata sia stata veramente attuata da tanti santi, apostoli e missionari. Leggendo, per esempio, le Fonti Francescane o le gesta di san Domenico, restiamo ammirati del modo in cui questi “mendicanti di Dio” abbiano evangelizzato e pacificato l’Europa, percorrendola «a piedi scalzi, con un solo saio, senza denaro o bastone», proprio come prescriveva Gesù ai suoi discepoli. Questo è bello, e dovrebbe suscitare sentimenti d’emulazione nei giovani che oggi sono chiamati a seguire Cristo alla scuola di Francesco e Domenico. Ma in questa pagina evangelica c’è qualcosa che riguarda anche i cristiani sposati. Lo scopriamo leggendo attentamente le indicazioni che Gesù dà ai suoi Apostoli, invitandoli a cercare nelle città e nei villaggi cui si recheranno, “una casa dove ci sia qualche persona degna” che sappia accoglierli e ospitarli, in nome di Dio. E’ ciò che fece Paolo quando, arrivato a Corinto, fu accolto dai coniugi Aquila e Priscilla. La loro ospitalità fu squisita e provvidenziale per il ministero dell’Apostolo. Anzi, essi stessi divennero suoi preziosi collaboratori  nell’evangelizzazione e nell’edificazione della Chiesa. Ecco perché, anche dopo la partenza di Paolo, la Comunità di Corinto si riunirà regolarmente nella casa di Aquila e Priscilla. Essi hanno, dunque, ben meritato di entrare nelle litanie dei Santi che risuonano durante il rito del matrimonio, perché il loro esempio di cooperazione con l’Apostolo, può essere riproposto ai nostri laici cristiani che, come loro, non devono solo ricevere dalla Chiesa e dal sacerdote, ma anche saper dare collaborazione ed amicizia, in modo che il prete non si senta più solo in quella missione ch'è compito di tutti.

07 luglio, 2021

Dopo il suo postulato, Bernadette arriva il 7 luglio 1866 a Nevers

 Il 4 aprile 1864 Bernadette dice alla superiore all'ospizio di Lourdes:

Ora lo so, mia cara madre, dove devo essere religiosa.

- Dove diavolo è la mia bambina?

A casa tua, mia cara madre.

Dopo il suo postulato, Bernadette arriva il 7 luglio 1866 a Nevers.



Pensiero del 07 Luglio 2021

 Meditazione sul Vangelo di Mt 10,1-7

Una Chiesa tutta missionaria.

Dopo aver descritto la compassione di Gesù per le folle d’Israele, abbandonate «come pecore senza pastore», e averci riportato l’accorato appello alla preghiera, affinché il Padre «mandi operai alla sua messe», l’evangelista Matteo inizia il grande discorso missionario. Esso è preceduto dalla chiamata degli Apostoli, che sono dodici come le tribù d’Israele. Con questo gesto Gesù fa della Chiesa nascente e dell’antico Israele l’unico popolo di Dio. A tal scopo invia i Dodici anzitutto “alle pecore perdute della casa d’Israele”. Essi dovranno annunciare loro, come avevano fatto Giovanni, il Precursore, e lo stesso Cristo, che «il regno dei cieli è vicino».

Dobbiamo intendere l’invito che Gesù fa ai Dodici di «non andare tra i pagani e di rivolgersi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele» , come una scelta prioritaria nei confronti degli Ebrei, eredi naturali delle promesse che Dio fece ad Abramo. Solo dopo la risurrezione Gesù dirà agli Undici: “Andate ed ammaestrate tutte le nazioni”. È, dunque, una priorità temporale, che riguarda il Popolo dell’Alleanza; ad essa s’adeguerà anche “l’Apostolo delle Genti”, rivolgendosi «prima ai Giudei, poi ai pagani». Questa priorità verso “i vicini” va fatta salva da ogni cristiano, che mediante il battesimo e la cresima si è impegnato, davanti a Dio e alla Chiesa, ad essere missionario in ogni ambiente; iniziando, però, sempre dalla propria casa. È quanto ci chiedeva Giovanni Paolo II nell’esortazione apostolica “Christi fideles laici”, invitando tutti ad essere « operai nella vigna del Signore» soprattutto in famiglia e, poi, come famiglia nel suo insieme nella vigna del mondo intero. Tutti sono coinvolti: «i coniugi che, con la reciproca oblazione continua, divengono icona vivente dell’amore di Cristo per la Chiesa» . I genitori chiamati ad evangelizzare i figli, come hanno promesso in occasione del battesimo dei loro bambini, quando, accendendo la candela al cero pasquale, si sono impegnati a trasmettere loro la luce della fede. Ma anche i figli possono rivangelizzare i genitori, coinvolgendoli nel catechismo con il quale si preparano ai sacramenti, e chiedendo loro, non solo di accompagnarli alla Messa domenicale, ma di parteciparvi. Nella nostra società sempre più scristianizzata, anche i nonni hanno un grande compito missionario nei confronti dei nipotini, ai quali, spesso, devono insegnare anche a pregare. Ebbene, se in tutte le nostre famiglie il Vangelo fosse così condiviso, non avremmo difficoltà a riconoscere in ognuna d'esse una “piccola Chiesa”, partecipe in modo attivo della Chiesa tutta missionaria.

07 luglio 

Su di noi, Signore, sia il tuo amore

Il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo.

(Marco 1,15)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 32)
Rit: Su di noi, Signore, sia il tuo amore.

Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate.
Cantate al Signore un canto nuovo,
con arte suonate la cetra e acclamate.

Il Signore annulla i disegni delle nazioni,
rende vani i progetti dei popoli.
Ma il disegno del Signore sussiste per sempre,
i progetti del suo cuore per tutte le generazioni.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.

Il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo.

(Marco 1,15)


06 luglio, 2021

Santa Maria Goretti

 Santa Maria Goretti


Nome: Santa Maria Goretti
Titolo: Vergine e martire
Nascita: 16 ottobre 1890, Corinaldo
Morte: 5 luglio 1902, Nettuno
Ricorrenza: 6 luglio
Tipologia: Commemorazione
Patrona di:Latina
Protettrice:giovani e delle donne Vittime di Violenza




Il 16 ottobre 1890 a Corinaldo la terzogenita Maria veniva a rallegrare con i suoi vagiti la povera e laboriosa famiglia dei coniugi Goretti.

Ebbe una buona e cristiana educazione dai genitori esemplari. Divenuta orfana di padre ancora in tenera età, aiutò la mamma, fu custode vigile dei fratellini, contribuì alla loro educazione cristiana, si applicò a sbrigare la maggior parte delle faccende domestiche, affinché la mamma potesse dedicarsi al lavoro per guadagnare il pane.

Prendeva tutto con rassegnazione e con filiale abbandono nel Signore.

Il 16 giugno 1901 Marietta, con una gioia indescrivibile, si accostò per la prima volta alla Mensa dell'Agnello Immacolato. A soli dodici anni, per il precoce sviluppo, era divenuta una giovanetta che si distingueva per la sua semplicità e per una purezza angelica. Coi Goretti coabitava un giovane, Alessandro Serenelli. Costui, divenuto orfano di madre quando ne aveva maggiormente bisogno, era di carattere chiuso, solitario. Il vizio dell'impurità, fomentato dalla lettura di stampe immorali, aveva guastato il suo cuore. Per due volte ebbe l'ardire di tentare Marietta. La fanciulla si rifiutò energicamente, anzi racchiudendosi in un'amara angoscia, pregò sempre di più Gesù affinché le desse la forza di combattere e di vincere. Ma, mentre la giovanetta confidava nell'aiuto divino, Alessandro macchinava un orrendo delitto, se, non fosse riuscito nel suo intento.

Il 5 luglio 1902 nell'aia adiacente al caseggiato, il lavoro agricolo ferveva come sempre. Alessandro montò su un carro; era serio e preoccupato: ad un certo punto con un pretesto qualsiasi lasciò la guida del carro a mamma Assunta, salì in fretta le scale ed entrò in casa; sul pianerottolo Marietta stava rammendando una camicia; passati alcuni istanti, riapparve sull'uscio e fissatala con occhio infuocato le intimò: « Maria, vieni dentro ».

Marietta non si mosse; il suo cuore innocente presagiva e tremava. Alessandro allora, invaso da satanico furore, la prese per un braccio e trascinatala brutalmente dentro, chiuse la porta con un calcio. La giovanetta si trasformò in lottatrice coraggiosa e intrepida. Al seduttore gridò: « No! No! Dio non vuole!... Che fai Alessandro?... Non mi toccare, è peccato; tu vai all'inferno! ». A nulla valsero queste sante parole, anzi la passione si tramutò in odio, e impugnato un coltello la trapassò quattordici volte, lasciando a terra la martire tramortita. L'ultimo grido della martire fece accorrere i vicini. Quale lo strazio di mamma Assunta nel vedere la sua Marietta così ridotta! Vane furono le cure dei medici: ormai le rimanevano poche ore di vita.

Non un lamento uscì dalle labbra della santa martire nelle lunghe venti ore di agonia, ma solo preghiere, e negli ultimi istanti di vita anche parole di perdono per il suo uccisore: « Sì, lo perdono; lo Perdono di cuore e spero che anche Dio lo perdoni, perché lo voglio con me in Paradiso ».

PRATICA. Chi ama veramente la purezza rinuncia a tutto, anche alla vita.

PREGHIERA. Ascoltaci, o Dio nostro Salvatore, e fa che impariamo ad imitare S. Maria Goretti, tua vergine e martire, nelle molte tentazioni di questa misera vita, per poi conseguire l'eterna beatitudine in Cielo.

MARTIROLOGIO ROMANO. Santa Maria Goretti, vergine e martire, che trascorse una difficile fanciullezza, aiutando la madre nelle faccende domestiche; assidua nella preghiera, a dodici anni, per difendere la sua castità da un aggressore, fu uccisa a colpi di pugnale vicino a Nettuno nel Lazio.

Pensiero del 06 luglio 2021

 Meditazione sul Vangelo di Mt 9,32-38

Seminando vento, si raccoglie tempesta.

Prima del grande discorso missionario, e quasi per prepararci ad esso, Gesù con un esorcismo guarisce un muto indemoniato. A causa di ciò le folle lo acclamano, mentre i farisei lo osteggiano con cattiveria, insinuando il sospetto che egli ottenga ciò perché è in combutta con il Maligno. Il Signore, però, non si lascia intimorire e continua ad «annunciare il Vangelo del Regno e a guarire ogni malattia e infermità». Ma soffrendo di non poter raggiungere tutti i bisognosi, chiede di pregare perché il Padre susciti numerose vocazioni missionarie che – condividendo «la sua compassione per delle pecore che sono senza pastore» – collaborino con lui nel ministero dell’evangelizzazione.

La coincidenza della memoria di santa Maria Goretti, martire della purezza, con la parola di Dio oggi proclamata, ci fa pensare ai nostri giovani, che vediamo «stanchi e sfiniti, come pecore senza pastore». E questo non per colpa loro, ma per i tanti “cattivi maestri”, come la televisione, la strada, la discoteca, che li plagiano. Le conseguenze negative sono le stesse che già denunciava ai suoi tempi il profeta Osèa: «Hanno seminato vento ed ora raccolgono tempesta». E’ vero che la maggior parte di noi, come genitori, non ci reputiamo dei cattivi maestri; ma quante volte siamo rimasti muti e non abbiamo saputo o voluto parlare ai nostri figli dei valori evangelici, per paura di sembrare “fuori moda”? Ebbene, per l’evangelista sono negativi sia il malanimo dei farisei – i cattivi maestri contemporanei di Gesù -, sia il nostro mutismo. Ambedue sono conseguenza dell’azione del maligno. Prendiamone coscienza; e come genitori chiediamo a Gesù di guarire il nostro cuore, per renderlo capace della sua «compassione», che è sempre molto più efficace del nostro affetto. Supplichiamo il Signore di cacciare via da noi il demonio della viltà che ci rende muti. Solo così riusciremo a parlare ai nostri giovani della bellezza e delle rinunce che il Vangelo richiede per farci vivere in modo cristiano ogni relazione umana, ogni amore vero. Se non riuscissimo a trovar parole adatte per far scoprire ai ragazzi il valore dell’amore casto, richiestoci da Gesù e dalla Chiesa, parli almeno il nostro esempio. Non sgomentiamoci. Colui che ci ha chiamato ad essere partecipi della sua paternità, ci aiuterà con la sua grazia. Ma poiché non ce la facciamo da soli, chiediamo al Padre che susciti anche oggi degli apostoli che, come Don Bosco, sappiano conquistare tanti giovani a Cristo. Non restiamo muti, neanche di fronte a Dio! È in gioco il futuro dell’umanità e della Chiesa.

06 Luglio

Nella giustizia, Signore, contemplerò il tuo volto

Io sono il buon pastore, dice il Signore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.

(Giovanni 10,14)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 16)
Rit: Nella giustizia, Signore, contemplerò il tuo volto.

Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c’è inganno.

Dal tuo volto venga per me il giudizio,
i tuoi occhi vedano la giustizia.
Saggia il mio cuore, scrutalo nella notte,
provami al fuoco: non troverai malizia.

Io t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole,
mostrami i prodigi della tua misericordia,
tu che salvi dai nemici chi si affida alla tua destra.

Custodiscimi come pupilla degli occhi
all’ombra delle tue ali nascondimi.
Io nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua immagine.

Io sono il buon pastore, dice il Signore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.

(Giovanni 10,14)


05 luglio, 2021

La “foto di Rolando” nel Museo del Beato

 La “foto di Rolando” nel Museo del Beato


L’originale della foto che ritrae Rolando poche settimane prima del martirio, scattata da un fotografo di Roteglia nel 1945, è ora visibile nel Museo del Beato.
Questa foto fu consegnata dal papà Roberto a Monsignor Pietro Iotti, allora prefetto della camerata di cui faceva parte Rolando al seminario di Marola. Sul retro il papà Roberto annotò queste parole: “Seminarista Rivi Rolando, nato il 7. 1. 1931. Barbaramente assassinato da partigiani comunisti 13. 4. 1945”.
In alto a sinistra Monsignor Iotti ha poi indicato la data in cui il papà Roberto gli ha consegnato la foto del figlio, seminarista martire: 17.4.1945.
Da questa foto è stata tratta l’immagine del Beato Rolando per i santini, per i libri e per la gigantografia del giorno della Beatificazione.
Alla morte di Monsignor Pietro Iotti la foto è stata donata (grazie agli eredi e al Vescovo di Reggio Emilia, Monsignor Massimo Camisasca) al Museo Rolando Rivi (Via Rontano 7, Castellarano RE) dove ora è esposta.
(A fianco la foto di Rolando, scattata nel 1945 e, sul retro, l’annotazione fatta dal papà Roberto).




Pensiero del 05 luglio 2021

 Meditazione sul Vangelo di Mt 9,18-26

Una fede che salva.

Gesù, dopo il discorso della Montagna con il quale ha annunciato i fondamenti del suo Vangelo s’addentra in un territorio di frontiera dove compie vari prodigi, con i quali mostra come il Padre gli abbia dato potere sul peccato e sulla morte, rendendo così credibile ed efficace la sua parola. Mentre il Maestro sta andando a risuscitare una fanciulla dodicenne appena morta, una donna, che da anni soffriva per una continua emorragia, accostandosi a lui e toccandogli le frange del mantello ottiene l’immediata guarigione, anzi, “la salvezza”. Gesù fa notare come ciò sia avvenuto «a causa della sua fede». Poi, entrato nella casa della morta, prendendola per mano, le ridona la vita.

L’emorroissa che si accosta a Gesù per «toccare le frange del suo mantello», lo fa «per essere salvata». E’ questo il senso profondo del suo gesto, che è solo apparentemente superstizioso, mentre è in  verità profondamente religioso. A causa delle sue continue perdite di sangue, ella era per la Legge perennemente “impura”, pace perciò d’accostarsi a Dio e agli uomini. La donna, vincendo tutte le sue paure, s’avvicina a Gesù, “uomo di Dio”, per riallacciare con il sacro quel rapporto interrotto da ben dodici anni. E lo fa cercando di toccare «le frange del mantello». Molto probabilmente si tratta del mantello che gli Ebrei usano durante la preghiera del mattino. Ai quattro angoli di questo sacro indumento ci sono dei fiocchi o frange, a perpetuo memoriale dei comandamenti di Dio. Le frange, dunque, sono un vero “sacramentale” che, toccato con fede collega l’emorroissa alla preghiera di Gesù, perciò alla sua persona di unico mediatore tra Dio e gli uomini. La Chiesa da sempre ha dato grande valore ai “sacramentali”, quei riti o quegli oggetti che prolungano nel tempo la grazia ricevuta dai sacramenti propriamente detti. Tra i sacramentali quello che più si avvicina alle frange del mantello di Gesù, è lo scapolare o abitino della Madonna del Carmelo. Esso rimanda all’abito dei Carmelitani e fa partecipare dei frutti spirituali che la Madre di Dio ha promesso ai figli di quest’Ordine. Ma non basta indossarlo, né è sufficiente recitare le preghiere prescritte: occorre portare con fede questo “abito di Maria”, cooperando alla grazia con una vita cristiana coerente; solo così s’ottiene l’delle promesse fatte dalla Madre di Dio. La stessa cosa vale per la medaglia miracolosa e ogni altro oggetto benedetto che portiamo con noi. Ciò che ci salva non è l’oggetto, ma la fede di chi, mediante questo sacramentale, vuole rapportarsi a Dio.

05 Luglio

Mio Dio, in te confido

Il salvatore nostro Cristo Gesù ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo.

(II Timoteo 1,10)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 90)
Rit: Mio Dio, in te confido.

Chi abita al riparo dell’Altissimo
passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente.
Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio in cui confido».

Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dalla peste che distrugge.
Ti coprirà con le sue penne,
sotto le sue ali troverai rifugio;
la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza.

«Lo libererò, perché a me si è legato,
lo porrò al sicuro, perché ha conosciuto il mio nome.
Mi invocherà e io gli darò risposta;
nell’angoscia io sarò con lui».

Il salvatore nostro Cristo Gesù ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo.

(II Timoteo 1,10)

04 luglio, 2021

Pensiero del 04 luglo 2021

 Chiediamo a Gesù, occhi che sappiano vedere, dietro il velo dell'apparenza, per saper riconoscere l'Essenziale che ed è invisibile agli occhi. 

Meditazione sul Vangelo secondo Marco 6,1-6

Si scaIndalizzavano di lui.

I nazareni non sanno cosa pensare della predicazione di Gesù dà suoi miracoli. Si meravigliano che uno dei loro possa operare tali segni. “È il figlio del falegname!”, e perciò dubitavano di lui. Gesù viene rifiutato proprio dai suoi compaesani: «venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto» (Gv 1,11). Gesù annuncia che, in verità, “nessun profeta è ben accetto nella sua patria”. Così come fu respinto Gesù, anche i suoi discepoli verranno respinti, perché le tenebre fuggono dalla luce.

Mosè aveva annunciato agli israeliti: «Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto» (Dt 18,15). Queste parole trovano il loro effettivo compimento in questo vangelo: Cristo è il vero profeta, colui che vede il Padre faccia a faccia, e ci rivela la sua intimità. Se vogliamo conoscere il cuore di Dio, dobbiamo volgere Il nostro sguardo a Cristo che ce lo rivela. E tuttavia, noi uomini dubitiamo a credere in Gesù, non lo ascoltiamo con docilità. Siamo esattamente come i nazareni: udiamo un insegnamento nuovo, pieno di autorità; contempliamo i prodigi di Gesù, ma non riusciamo a confidare in lui. Qualcosa ci trattiene, un timore inesplicabile ad abbandonarci completamente nelle sue mani. Eppure, qualcosa all’interno della nostra anima ci dice: “Sì, lui è Gesù, l’inviato del Padre, vero Dio e vero uomo. Se cerchi qualcuno in cui puoi confidare, qualcosa di sicuro, che non vacilla, e in cui puoi confidare, ecco l’amore di Cristo”. E andiamo avanti così, poco a poco, attraverso le vicissitudini della vita, aprendo la nostra mente e il nostro cuore all’amore di Cristo. Sperimentiamo che ogni altra aspettativa e speranza svanisce, e resta solo l’amore di Dio che si rende manifesto nella croce di Cristo. Il profeta deve soffrire perché non annuncia una facile verità, non si impossessa del futuro, ma parla in nome di Dio e dice all’uomo: “La tua vera grandezza sta nell’abbandonarti all’Amore incondizionato del Padre. Credi in questo amore! Fonda la tua vita in questo amore! Cammina sempre senza fermarti verso questa speranza!”. Questa fu l’esperienza di Paolo, che si sentiva forte nella sua debolezza perché sapeva di essere un uomo raggiunto dall’amore; l’essenza della sua vocazione consisteva nella consapevolezza di essere amato con un amore eterno da Cristo Gesù.

04 Luglio

I nostri occhi sono rivolti al Signore

Lo Spirito del Signore è sopra di me:

«Mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio».

(Luca 4,18)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 122)
Rit: I nostri occhi sono rivolti al Signore.

A te alzo i miei occhi,
a te che siedi nei cieli.
Ecco, come gli occhi dei servi
alla mano dei loro padroni.

Come gli occhi di una schiava
alla mano della sua padrona,
così i nostri occhi al Signore nostro Dio,
finché abbia pietà di noi.

Pietà di noi, Signore, pietà di noi,
siamo già troppo sazi di disprezzo,
troppo sazi noi siamo dello scherno dei gaudenti,
del disprezzo dei superbi.

Lo Spirito del Signore è sopra di me:

«Mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio».

(Luca 4,18)

03 luglio, 2021

San Tommaso

 San Tommaso



Nome: San Tommaso
Titolo: Apostolo
Nascita: I secolo a. C., Galilea
Morte: 3 luglio 72, Mylapore, India
Ricorrenza: 3 luglio
Tipologia: Festa




Tommaso, chiamato Didimo che significa gemello, era giudeo: ebbe la fortuna di seguire Gesù che lo chiamò all'apostolato fin dai primi tempi della sua vita pubblica. Supplì al difetto d'istruzione col candore, la semplicità della sua anima e coll'amore al suo Maestro.

Udito che Lazzaro si trovava infermo, « Gesù disse ai suoi discepoli: Torniamo in Giudea. Maestro, gli fecero osservare, or ora i Giudei cercavano di lapidarti, e tu ritorni fra loro? E Gesù rispose: Non è forse di dodici ore la giornata? Se uno cammina di giorno non inciampa, perchè vede la luce di questo mondo; ma se uno cammina di notte inciampa, perchè non ha lume ».

Alcuni discepoli cercarono ancora il modo di dissuaderlo. Tommaso, vistolo irremovibile disse: « Andiamo anche noi a morire con lui ».

Un'altra prova d'amore di questo Apostolo l'abbiamo quando Gesù nell'ultima cena, volendo confortare i discepoli, uscì in queste parole: « Non si turbi il vostro cuore. Credete in Dio ed anche in me. Nella casa del padre mio ci son molte mansioni. Vado a prepararvi un posto; e quando l'avrò preparato verrò di nuovo a prendervi, affinchè dove sono io siate anche voi ».

Tommaso, che bramava ardentemente seguirlo, disse: « Signore, non sappiamo dove vai e come posiamo conoscere la strada? ».

Gesù gli rispose : « Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per me ».

Risorto Gesù dai morti, apparve agli Apostoli ma Tommaso era assente. Gli dissero gli altri discepoli: « Abbiamo veduto il Signore. Ma egli a loro: Se no vedo nelle sue mani i fori dei chiodi, e non metto il mio dito nel posto dei chiodi, e non metto la mia mano nel suo costato, non credo ».

Ma Gesù ricomparve nuovamente in mezzo a loro, e volgendosi all'incredulo discepolo disse: « Guardami e toccami, e non essere incredulo, ma fedele ». Tommaso allora cadde ginocchioni né potè rispondere altro se non : « Signor mio e Dio mio ».

E Gesù: « Perché hai veduto, o Tommaso, hai creduto; beati coloro che non han veduto e crederanno ». Salito Gesù al Cielo e mandato lo Spirito Santo, gli Apostoli si sparsero per il mondo a predicare la buna novella. A Tommaso toccò in sorte di portare il Vagelo tra i Persi e i Medi; evangelizzò pure i Parti, Ircani, i Battriani, gli Etiopici e gli Indiani.

A Calamina, avendo operato molte conversioni, incontrò le ire di quel re idolatra il quale lo perseguitò crudelmente ed in molti modi: alfine comandò che fosse trafitto con la lancia. E Tommaso mori ripetendo : « Signor mio e Dio mio ».

Le sue reliquie per ordine di Giovanni III, re di Portogallo, furono riposte in una chiesa eretta a Melapore in onore del grande Apostolo.

PRATICA Facciamo un profondo atto di fede nella divinità di Gesù Cristo

PREGHIERA Deh! Signore, accordaci di celebrare con gioia la solennità del tuo beato apostolo Tommaso, affinché siamo sempre assistiti dal tuo patrocinio e possiamo veder accrescere la nostra fede

MARTIROLOGIO ROMANO. Festa di san Tommaso, Apostolo, il quale non credette agli altri discepoli che gli annunciavano la resurrezione di Gesù, ma, quando lui stesso gli mostrò il costato trafitto, esclamò: «Mio Signore e mio Dio». E con questa stessa fede si ritiene abbia portato la parola del Vangelo tra i popoli dell’India.

Pensiero del 03 luglio 2021

 Meditazione sul Vangelo di Gv 20,24-29


“Credo la Chiesa”.


L’evangelista Giovanni, narrando gli incontri tra Gesù Risorto e i suoi discepoli, ne sottolinea la cadenza domenicale. Essi hanno inizio «il primo giorno della settimana» (la nostra domenica), giorno nel quale Gesù riedifica la sua Chiesa, inviando, la mattina, Maria di Magdala a portare ai discepoli l’annuncio della risurrezione, e la sera, apparendo agli Apostoli per donar loro lo Spirito Santo per la remissione dei peccati. Siccome, il giorno di Pasqua, al collegio dei Dodici mancava Tommaso, il quale non volle dar credito agli altri discepoli, Gesù ritorna la domenica successiva e “con un incontro ravvicinato” porta Tommaso alla conversione. Con questo gesto il Risorto chiede ai cristiani di tutti i tempi di credere in Lui, accettando come vera la testimonianza della Chiesa.


Nell’apostolo Tommaso possiamo riconoscerci tutti: non solo perché abbiamo sempre un tremendo bisogno di “toccare per credere”, ma anche perché, come lui, diamo poco o nessun credito alla Chiesa, e spesso siamo tentati di scavalcarla per vedercela diretta mente con Dio. Il più grande peccato di Tommaso, infatti, non fu quello di aver dubitato della risurrezione del suo Maestro, quanto, piuttosto, quello di non aver creduto a coloro che gli portarono il lieto annunzio della Pasqua. Egli non ha avuto fede nella Chiesa appena istituita dal Cristo. Questo “peccato” è molto diffuso anche ai nostri tempi. Alcuni hanno l’arroganza di “confessarsi direttamente con Dio”. Altri, per quanto riguarda la loro preghiera personale, sono tentati di pensare che le loro devozioni valgano più di ciò che si fa in parrocchia, perché “le sentono di più”; per questo riducono le orazioni ad un “pensiero rivolto a Dio”, o a frasi spontanee che provengono dal cuore. Tutte cose buone che, però, non attuano il comando di Gesù che ha detto ai suoi discepoli: «Quando pregate dite (con tutta la Chiesa): «Padre! », perché «dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro». Ad alcune persone che si ritengono pie sarà capitato anche di aver trascurato la messa domenicale perché “dovevano” andare al cimitero a portare i fiori sulla tomba dei propri cari, come se ciò valesse più del Sacrificio di Cristo celebrato nell’Eucaristia. E quante decisioni, anche gravi, in materia morale si prendono senza tener conto del Magistero della Chiesa, salvo, poi, piangerne le conseguenze. Pentiamoci, una volta per tutte e confessiamo, come Tommaso, che Gesù è «il nostro Signore e Dio», e riconosciamone la presenza nella sua Chiesa, soprattutto quando è riunita per l’Eucaristia domenicale.

03 Luglio

Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo

Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!

(Giovanni 20,29)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 116)
Rit: Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo.

Genti tutte, lodate il Signore,
popoli tutti, cantate la sua lode.

Perché forte è il suo amore per noi
e la fedeltà del Signore dura per sempre.

Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!

(Giovanni 20,29)


02 luglio, 2021

Pensiero del 02 luglio 2021

 Meditazione sul Vangelo di Mt 9,9-13

Gesù è venuto a chiamare i peccatori.

Dopo aver dimostrato, con la guarigione del paralitico, d’aver ricevuto dal Padre il potere di rimettere i peccati, Gesù chiama Matteo, un odiato esattore delle tasse, a far parte del collegio dei Dodici. Ciò a riprova che il perdono non si limita a cancellare il peccato, ma ci fa creature nuove, capaci d’annunciare agli altri la grazia ricevuta. Poi, anticipando il banchetto eucaristico che egli donerà alla Chiesa come suo “memoriale”, Gesù “siede a mensa” con Matteo e i suoi malfamati colleghi. Ai farisei “benpensanti” che gli rimproverano questo, il Maestro ricorda l’oracolo del profeta Osèa: «Misericordia io voglio e non sacrificio», egli, infatti, «non è venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».


Che bello sapere che il sacramento della penitenza è così efficace che dopo di esso noi possiamo, anzi, dobbiamo sentirci di nuovo chiamati a seguire Cristo come discepoli e a testimoniarlo come apostoli. La confessione, anche se vissuta nel “tu a tu” del confessionale, è sempre un evento ecclesiale. Ecco perché nell’episodio della chiamata di Matteo – come nella parabola del figlio prodigo – alla chiamata o  all’abbraccio perdonante di Dio, segue il banchetto di festa, segno dell’eucaristia. Questo rapporto tra perdono ed eucaristia ha spinto Gesù a donarci la pratica dei nove primi venerdì del mese. In un periodo nel quale la Chiesa era costretta a “precettare” i fedeli perché “si confessassero una volta l’anno e si comunicassero almeno a Pasqua”, Gesù, apparendo a santa Margherita Maria Alacoque, promise la grazia della salvezza a chi si fosse accostato all’eucaristia (e alla confessione) per nove volte, il primo venerdì d’ogni mese. Qualche secolo dopo, il Signore delle misericordie ispirò al Papa san Pio X di concedere a tutti i fedeli, anche ai bambini, di potersi comunicare quotidianamente. Oggi, perciò, è quasi “normale” accostarsi alla comunione eucaristica tutte le volte che si partecipa alla Messa. Purtroppo i più trascurano il  sacramento della confessione. Esso è necessario non solo per ridonarci la grazia, quando l’avessimo perduta, ma anche per aiutarci ad attuare la chiamata personale alla santità che Gesù rivolge ad ognuno di noi. Tramite la confessione il Signore ci chiede di alzarci dalla nostra mediocrità, per seguirlo sulla via della perfezione evangelica. Solo se avremo accettato il suo invito e avremo celebrato sul serio il sacramento della Penitenza, potremo sedere con Lui alla mensa eucaristica e gustare, insieme a tutti i perdonati, «quanto è buono il Signore».

02 Luglio 

Rendete grazie al Signore, perché è buono

Venite a me, voi tutti che siete stanchi ed oppressi,
ed io vi darò ristoro, dice il Signore.

(Matteo 11,28)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 105)
Rit: Rendete grazie al Signore, perché è buono.

Rendete grazie al Signore, perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Chi può narrare le prodezze del Signore,
far risuonare tutta la sua lode?

Beati coloro che osservano il diritto
e agiscono con giustizia in ogni tempo.
Ricordati di me, Signore, per amore del tuo popolo.

Visitami con la tua salvezza,
perché io veda il bene dei tuoi eletti,
gioisca della gioia del tuo popolo,
mi vanti della tua eredità.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi ed oppressi,
ed io vi darò ristoro, dice il Signore.

(Matteo 11,28)

01 luglio, 2021

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Ⓒ Blog Site official di Canzano Barbara : Principessa e mamma per sempre:   Io voglio, ricordarla così.....Lady Diana 01.07. 1961 Principessa e mamma, per sempre. Auguri di cuore.

PREZIOSISSIMO SANGUE DI GESÙ

 PREZIOSISSIMO SANGUE DI GESÙ




Il Preziosissimo Sangue di Gesù Cristo è oggetto di culto da parte dei cristiani.

Il sangue versato da Gesù per la salvezza dell'umanità fu oggetto di culto sin dai primi secoli dell'era cristiana, ma la devozione si accrebbe a partire dall'XI secolo, specialmente in relazione alla diffusione della leggenda del Graal.

Secondo la tradizione, il soldato Longino trafisse con la Sacra Lancia il costato di Gesù crocifisso per constatare se fosse morto o meno. Dalla ferita il sangue sgorgò e cadde a terra, e, Longino, convertitosi, lo avrebbe raccolto in un vaso, fuggendo in Italia. Si sarebbe fermato a Mantova nel 37 d.C., sotterrando la preziosissima reliquia in una piccola cassetta di piombo, con sopra la scritta Jesu Christi Sanguis.

In questo luogo, fu edificata la Basilica di Sant'Andrea.

Nell'anno 804, fu riportata alla luce la cassettina accanto alla sua tomba e la reliquia fu ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa Cattolica e approvata per il culto da Papa Leone III. Particole del Preziossimo Sangue furono traslate nella Sainte-Chapelle di Parigi, nella chiesa di Santa Croce a Gustalla, nella basilica di San Giovanni in Laterano a Roma, nell'abbazia di Weingarten (associata alla confraternita del Preziosissimo Sangue in S. Andrea di Mantova)[1].


Il culto del Preziosissimo Sangue, richiamandosi alla mutazione del vino nel sangue di Cristo durante la messa, è strettamente legato alla devozione eucaristica.

La tradizione ritiene che siano presenti reliquie del sangue di Cristo nelle chiese di Fécamp, basilica di Bruges, di Neuvy, di Sant'Andrea a Mantova, in Santa Maria Assunta a Sarzana, in San Giacomo a Clauzetto, che furono frequentate mete di pellegrinaggio.

La festa del Preziosissimo Sangue iniziò a essere celebrata in diverse località e venne introdotta a Roma nel 1849; papa Pio IX fissò per tale festa la data del 1º luglio. Nel 1970, con la riforma del calendario liturgico dopo il Concilio Vaticano II, la festa è stata unita alla celebrazione del Corpus Domini. Nella forma straordinaria del rito romano, che non accoglie le modifiche al calendario dopo il 1962, si celebra il 1º luglio come festa di I classe. 

Pensiero del 01 luglio 2021

Ricevendo il Dono, del Perdono, sperimentiamo l'abbraccio del Padre. Il nostro peccato il nostro fallimento, può apparire addirittura bello, perché non ha altra bellezza se non quella che viene dalla Misericordia.


Meditazione sul Vangelo di Mt 9,1-8

Coraggio, i nostri peccati ci sono rimessi!

Gesù, con il “discorso della montagna” , ha portato a compimento l’antica Legge: adesso, sulle sponde del Mare di Tiberiade, compie dei miracoli che provano come il Padre lo abbia reso partecipe della sua “potenza” salvifica. Per essa egli può guarire ogni genere di malattie, vincere le forze della natura, cacciare i demoni e – cosa inaudita per coloro che conoscevano prodigi simili compiuti dagli antichi Profeti – perdonare i peccati. Per dimostrare ciò, Gesù risana un paralitico, affermando che la guarigione fisica e visibile di quest’infermo è segno di quel “potere”, invisibile ma certo, che il Figlio dell’uomo ha ricevuto da Dio: rimettere i peccati, potere che Egli ha trasmesso alla sua Chiesa.

Quasi per invogliarci alla confessione, in questo primo giovedì del mese di Luglio che la pietà popolare ha dedicato al preziosissimo Sangue di Cristo, il Vangelo ci presenta l’episodio nel quale Gesù compie un prodigio e ne spiega il significato profondo, per indurci a non rifiutare il dono della misericordia divina che il Padre ha voluto donarci attraverso di Lui. Questa mediazione salvifica Gesù la continua attraverso «il suo corpo che è la Chiesa». In essa, i sacerdoti, come l’apostolo Paolo, possono dire in verità: «Dio ha affidato a noi il ministero della riconciliazione». E’ irragionevole, allora, sentire ancora dei cristiani dire: “lo mi confesso direttamente con Dio”. No! Ciò significherebbe non aver capito nulla dell’amore del Padre, ciò negherebbe il mistero “necessario” dell’incarnazione del Verbo, ciò aggiungerebbe ai nostri peccati l’ostacolo insormontabile della superbia. Dio ci salva sempre e soltanto mediante il suo Figlio,  quale prolunga la sua incarnazione attraverso la Chiesa. E’ vero che “il dolore perfetto” può ottenere il pieno perdono dei peccati. Tuttavia solo pochi convertiti hanno ottenuto questo dono e, comunque, anche essi hanno avuto il bisogno d’inginocchiarsi di fronte ad un sacerdote che facesse sentire loro “fisicamente” quell’abbraccio che il Padre diede al figlio prodigo ritornato alla casa paterna. Siamo realisti! La maggior parte di noi è ben descritta nell’episodio evangelico che oggi abbiamo proclamato. Il paralitico fu guarito e perdonato «per la fede dei portantini». Anche noi, con un dolore sempre imperfetto, abbiamo bisogno d’essere perdonati da Dio «mediante il ministero della Chiesa», come recita la formula con la quale il confessore ci assolve. Avviciniamoci, dunque, al sacramento della Riconciliazione, per essere immersi nel Sangue di Cristo e poter così «rendere gloria a Dio» con la voce e con la vita.

01 Luglio 

Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi

Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo, affidando a noi la parola della riconciliazione.

(II Corinzi 5,19)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 114)
Rit: Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.

Amo il Signore, perché ascolta
il grido della mia preghiera.
Verso di me ha teso l’orecchio
nel giorno in cui lo invocavo.

Mi stringevano funi di morte,
ero preso nei lacci degli inferi,
ero preso da tristezza e angoscia.
Allora ho invocato il nome del Signore:
«Ti prego, liberami, Signore».

Pietoso e giusto è il Signore,
il nostro Dio è misericordioso.
Il Signore protegge i piccoli:
ero misero ed egli mi ha salvato.

Sì, hai liberato la mia vita dalla morte,
i miei occhi dalle lacrime,
i miei piedi dalla caduta.
Io camminerò alla presenza del Signore
nella terra dei viventi.

Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo, affidando a noi la parola della riconciliazione.

(II Corinzi 5,19)