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11 luglio, 2023

✝ Pensiero del 11 Luglio 2023

 ✝

SUB TUTELA DEI

S. T. D. E DELLA B. V. M.

GIUDICE ROSARIO ANGELO LIVATINO UOMO LAICO MARTIRE PER LA GIUSTIZIA INDIRETTAMENTE ANCHE DELLA FEDE_Beato


Caro Rosario Angelo, TU, eri un po’, come SAN BENEDETTO, ORAT ET LABRAT !

Barbara


Versetto del Giorno

Non invidiare l'uomo violento e non imitare affatto la sua condotta, perché il Signore ha in abominio il malvagio, mentre la sua amicizia è per i giusti.

Proverbi 3:31-32


Memoria

La chiesa, oggi, fa memoria di SAN BENEDTTO DA NORCIA

Il suo vero transito celeste, fu il 21 marzo, venne, spostato all’ 11 luglio, per rispettare, il Tempo Quaresimale e Pasquale, che avviene tra marzo ed aprile.


 Alle 15 dell’11 luglio il recupero. Sarà Spartaco Stacchini, 37 anni all’epoca, a separare il corpo di Alfredino dalla terra indurita dall’azoto liquido. «Quando arrivò in superficie - sottolineò Stacchini nelle cronache dell’epoca - era ridotto a un blocco di ghiaccio, fu un momento molto emozionante».



Martedì – 14.a Tempo Ordinario FESTA DI SAN BENEDETTO PATRONO D’EUROPA
Meditazione del Vangelo di Mt 19,27-29
Ricerca della saggezza e glorificazione di Dio.
I santi sono come dei compagni di viaggio che la misericordia di Dio pone accanto all’umanità in cammino verso la patria eterna, quali luci che illuminano il sentiero indicando quello cui non si deve assolutamente rinunciare. Benedetto di Norcia è uno di loro, un dono di Dio cui, credenti e non, rimangono ancor oggi debitori. Egli, infatti, indica la ricerca della sapienza e il portare frutto come segni distintivi della vita cristiana, e perciò esperienze autenticamente comunitarie perché aperte a tutti. Esperienze valide e significative anche dal punto vista puramente umano, perché la ricerca della sapienza è l’anima e il fondamento di ogni processo educativo. Il portare frutto è il modo migliore per vivere attivamente i propri diritti in quanto persona umana e in quanto costruttrice di una cittadinanza veramente responsabile, in grado di dialogare all’interno del complesso mondo postmoderno. Nel nostro specifico cristiano, una Chiesa priva della ricerca della sapienza, o paga di se stessa e dei suoi frutti perché convinta di aver già dato tutto il possibile, sarebbe ben strana per Benedetto. E lo sarebbe perché lontana dalle vie che la Scrittura le prescrive al fine di diventare il segno e lo strumento della benedizione con cui la Trinità avvolge la storia e le persone. Richiamando tali vie, Benedetto lancia un messaggio chiaro: “Chiesa, sii ciò che la grazia di Dio ha fatto di te, e diventarlo, per amore di coloro cui sempre sei inviata per servire e non per essere servita”. Ma soprattutto, con la sua esperienza di cristiano all’interno di un’Europa allora sconvolta dalle continue guerre, Benedetto richiama il fatto che la ricerca della sapienza e il portare frutto hanno senso e valore lì dove si sperimentano le linee di frattura che dividono l’umanità e trasformano la ricerca della sapienza in ideologia, e il portare frutto in esclusione dell’altro.
Noi potremmo facilmente tenere il Vangelo a distanza pensando: “Sono i discepoli ad essere coinvolti, o, tutt’al più, i santi come Benedetto, che Dio ha chiamato a realizzare una grande opera”. Ma il Vangelo non è solo un libro di storia. Non si accontenta di raccontare gli avvenimenti. Gli apostoli, i santi e i missionari rimandano a me. Guardate Pietro che ha accompagnato Gesù e gli altri discepoli che hanno abbandonato tutto; o guardate Benedetto che, giovane studente, rifiuta la vita brillante di Roma per ritirarsi nella solitudine! Tutti sono implicati nella storia. Noi saremmo semplici spettatori? Il Vangelo non ci riguarderebbe?
Eppure il Vangelo parla dell’avvento di un nuovo regno, del segreto inaudito che fa sì che Dio permetta che nasca un regno senza fine. Ciò significa dunque che Dio ha delle aspettative su di noi. È il dramma dell’amore. E la mia storia con Dio. La storia del regno dei cieli è già cominciata. Bisogna continuare a raccontare la storia come storia di Dio e del suo mondo. In questo Vangelo, è la sua storia che Gesù racconta quando dice: “Nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria...” (Mt 19,28).
Per Gesù, ciò vuol dire amore fino alla croce.
Egli sa: “Mio padre mi manda nel mondo per amore e dice: Tu genererai un popolo nuovo. La tua missione è di diffondere l’amore nel mondo intero”. Dio vuole che il suo amore si riversi nel mondo. Si tratta del dramma dell’amore. Noi possiamo parteciparvi lasciando che Dio ci mostri il nostro posto. Poiché egli si indirizza a noi, personalmente. Quante volte abbiamo rifiutato questo invito: eppure la redenzione ha luogo qui e ora, oggi. Non è in teoria, ma nell’istante stesso che Gesù ama, agisce e parla. Ciò che importa è che io alzi gli occhi per vedere cosa accade. A cosa serve, se qualcuno mi perdona in teoria ma non nel suo cuore, né ora? La pratica di Gesù ci mostra una cosa: egli è andato incontro a tutti. Il suo invito valeva per tutti. Non debbo, dunque avere paura. Non sono tenuto a diventare prima un uomo a posto, posso venire quale sono. E, per una comunità, ciò significa semplicemente poter esistere anche con le proprie debolezze.

Martedì 11 Luglio 

S. Benedetto patr. Europa (f); S. Pio I; S. Leonzio; S. Olga 

14.a del Tempo Ordinario

Pr 2,1-9; Sal 33; Mt 19,27-29

Gustate e vedete come è buono il Signore


Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

(Matteo 5,3)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 33)
Rit: Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
«I poveri ascoltino e si rallegrino.

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: «Mi ha risposto

e da ogni mia paura mi ha liberato».


Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.

L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.

Temete il Signore, suoi santi:
«Nulla manca a coloro che lo temono.
I leoni sono miseri e affamati,
ma a chi cerca il Signore non manca alcun bene».

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

(Matteo 5,3)







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