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04 ottobre, 2021

San Francesco d'Assisi

 San Francesco d'Assisi

autore Guido Reni anno 1606 / 1607 titolo San Francesco confortato da angelo musicante

Nome: San Francesco d'Assisi
Titolo: Patrono d'Italia
Nascita: 26 settembre 1182, Assisi
Morte: 3 ottobre 1226, Assisi
Ricorrenza: 4 ottobre
Tipologia: Festa




S. Francesco nacque ad Assisi l'anno 1182 da Pietro Bernardone e da madonna Pica, ricchi commercianti. La sua nascita fu circondata da avvenimenti misteriosi: un mendicante, presentatosi a madonna Giovanna Pica, pochi giorni prima della nascita di Francesco, le disse: « Fra queste mura spunterà presto un sole... »; il giorno stesso della nascita, essendo la madre oltremodo accasciata per i dolori del parto, un altro pellegrino le disse: « Tutto andrà bene, purchè la madre sia condotta nella stalla », e così avvenne. Un altro giorno fu udito pér le vie di Assisi un romito che gridava: « Pace e bene, pace e bene! » il futuro motto di Francesco. La dolce madonna Pica taceva e pregava, pensando: cosa mai sarà di questo fanciullo così prediletto da Dio?

Intanto Francesco cresceva vivace, allegro, amante delle spensierate brigate, delle laute cene, dei suoni e dei canti. Siccome gli affari andavano bene, il padre lo avviò alla mercatura. Di ingegno vivace, riusciva a meraviglia; combattè anche contro Perugia e sostenne lunga prigionia.

La grazia di Dio intanto lavorava. Un giorno gli amici, vedendolo assorto, gli domandarono: « Pensi a prendere moglie? ». « Sì, rispose Francesco, e sposerò la donna più bella e più amabile del mondo ». Si riferiva a « madonna povertà »! Una mattina, è colpito, in una chiesetta di campagna davanti al Crocifisso di San Damiano, da un brano del Vangelo, che dice: "Non tenere né oro né argento né altra moneta; non borse, non sacchi, non due vesti, non scarpe, non bastone". Fu allora che il Crocifisso gli parlò con commovente bontà: “Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Va’ dunque e restauramela”. Tremante e stupefatto, il giovane rispose: “Lo farò volentieri, Signore”. Egli aveva però frainteso: pensava si trattasse di quella chiesa che, per la sua antichità, minacciava prossima rovina. Per quelle parole del Cristo egli si fece immensamente lieto e raggiante; sentì nell’anima ch’era stato veramente il Crocifisso a rivolgergli il messaggio.

Preghiera in San Damiano
titolo Preghiera in San Damiano
autore Giotto anno XIII sec.




Si spogliò dunque di tutto, diede quanto aveva in elemosina, e a suo padre che l'aveva citato davanti al Vescovo, diceva rendendogli anche i vestiti: « Finora ho chiamato Pietro di Bernardone mio padre, d'ora in poi a maggior ragione dirò: Padre mio che sei nei cieli ». Esce all'aperto e, immediatamente. mette in pratica il consiglio evangelico. Si scalza, s'infila una tunica contadinesca, getta la cintura di cuoio e al suo posto s'annoda sui fianchi una corda. (La cintura di cuoio era nel medioevo la parte più importante dell'abito, tanto importante che Dante. quando vorrà lodare la rude semplicità dei vecchi fiorentini, li dirà "cinti di cuoio e d'osso")

Da quel giorno l'eroismo di Francesco non ebbe più limiti: i poveri, i lebbrosi, gli ammalati di ogni specie furono la sua parte életta. Fu trattato da pazzo, percosso, vilipeso, maledetto, ed egli ricambiava tutto con preghiere, carità, amore. Ai suoi seguaci che volle chiamare « Frati Minori » insegnava il lavoro, l'elemosina, la preghiera e la povertà più assoluta.

Cappella delle Rose
Capella delle Rose, il luogo dove sorgeva originariamente la capanna che ospitava San Francesco. Venne trasformato in cappella per volere di San Bonaventura intorno al 1260 ed fu definitivamente ampliata formando l'attuale "Cappella delle Rose", da San Bernardino da Siena, nel 1440 circa. Sotto l'altare della cappella, accanto alla statua del Santo in preghiera, si trovano i resti delle travi che formarono il pulpito dal quale egli annunciò, in presenza dei vescovi dell'Umbria, la grande Indulgenza della Porziuncola




All'inizio del 1209 Francesco assieme ai suo adepti si riunì così in una capanna nella località di Rivotorto, nella pianura sottostante la città di Assisi, presso la Porziuncola, iniziando così la prima scuola di formazione dove oltre ad insegnare i suoi principi fondamentali istruì i discepoli alla questua per sostenersi e per riparare le chiese danneggiate.

Dove passò portò la benedizione di Dio: la pace fra le fazioni e l'amore fra i nemici: convertì peccatori, salvò miserabili, protesse oppressi.

San Francesco
autore Cigoli anno tra il 1597 e il 1599 titolo San Francesco


I tre voti francescani, obbedienza, povertà e castità, non erano pesi che il figlio di Pietro Bernardone prendeva sulle sue grame spalle e che imponeva ai compagni d'avventura. Al contrario, quei voti rendevano lui e i suoi seguaci più presti e leggeri. L'obbedienza scioglieva da ogni dubbio; la povertà liberava da ogni cupidigia; la castità sollevava da ogni impegno carnale. I vizi contrari a quei voti, cioè la superbia, l'avarizia e la lussuria, erano tre mostruose fibbie, che imbrigliavano l'uomo mondano.

Benedetto dal papa, estese ovunque ed a tutti la sua opera; istituì le Clarisse; fondò e diffuse il Terz'Ordine. Andò in Egitto e Palestina per far cessare le ostilità tra i due popoli, mandò apostoli dappertutto a portare «pace e bene ».

Alla Verna, Dio impresse sul suo servo fedele il segno del suo amore: le sacre stimmate.

Compose laudi in onore del suo Dio perchè esclamava: « L'amore non è amato, l'amore non è amato! ». Morì, benedicendo i suoi figliuoli e la sua cara città di Assisi, il 3 ottobre 1226.

Fu chiamato il più santo degli Italiani, e il più Italiano dei santi; assieme a S. Caterina da Siena è il grande protettore della nostra amata patria.

PRATICA. Ad onore di S. Francesco facciamo oggi una mortificazione ed una elemosina.

PREGHIERA. O Dio, che per i meriti di S. Francesco accrescesti la tua Chiesa di una nuova famiglia, concedici di disprezzare a suo esempio le cose terrene, e di poter partecipare alla gioia dei doni celesti.

MARTIROLOGIO ROMANO. Ad Assisi, in Umbria, il natale di San Francésco, Levita e Confessore. Fondatore di tre Ordini, cioè dei Frati Minori, delle Povere Donne, e dei Fratelli e delle Sorelle della Penitenza. La sua vita, piena di santità e di miracoli, fu scritta da san Bonaventura.

SAN FRANCESCO E IL NATALE


Per Francesco il Natale era la festa delle feste, appunto perché Dio stesso, con la sua adorabile incarnazione, scendeva in terra, e si faceva fratello degli uomini. Frate, non monaco. L'eterno entrava nel tempo; l'immobile diventava viandante. Dal Natale in poi, tutte le strade sarebbero state come quella d'Emmaus.
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San Francesco Presepe
Il presepe di Greccio di Benozzo Gozzoli,
Chiesa di San Francesco, Montefalco



SAN FRANCESCO E GLI ANIMALI


San Francesco chiamava gli animali «i nostri fratelli più piccoli». Per loro aveva le attenzioni più delicate. Voleva scrivere a Federico II perché con un editto stabilisse che a Natale le strade fossero cosparse di granaglie e di grano per gli uccelli: anch'essi dovevano gioire per la nascita del Redentore. Perché non fossero calpestati, scansava dai sentieri i vermi. A Sant'Angelo in Pantanelli, presso Orvieto, viene mostrato tuttora uno scoglio sul Tevere, dal quale avrebbe gettato nel fiume dei pesci che gli erano stati regalati.
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San Francesco e gli animali


LA CROCE TAU


San Francesco aveva molto a cuore questo simbolo per via della forte somiglianza con la croce, tanto che rivestì un ruolo rilevante nella sua vita così come nei suoi gesti. Nel TAU si identificava la forza salvatrice e veniva rappresentata la beatitudine della povertà, uno dei pilastri fondamentali della vita francescana. Il TAU era il simbolo rivelatore di una convinzione spirituale profonda che vede nella croce di Cristo l’unica possibilità di salvezza di ogni uomo. “Con tale sigillo, san Francesco si firmava ogniqualvolta o per necessità o per spirito di carità, inviava qualche sua lettera” (FF 980); “Con esso dava inizio alle sue azioni” (FF 1347).

La croce TAU
La croce TAU


I "FIORETTI" DI SAN FRANCESCO


  Come Santo Francesco convertì tre ladroni micidiali, e fecionsi frati; e della nobilissima visione che vide l'uno di loro,il quale fu santissimo frate.

Santo Francesco andò una volta per lo distretto del Borgo a Santo Sipolcro, e passando per uno castello che si chiama Monte Casale, venne a lui uno giovane nobile e molto dilicato, e dissegli: "Padre, io vorrei molto volentieri essere de' vostri frati". Rispuose Santo Francesco: "Figliuolo, tu se' giovane, dilicato e nobile: forse che tu non potresti sostenere la povertà e l'asprezza nostra". Ed egli: "Padre, non sete voi uomini come io? dunque, come la sostenete voi, così potrò io colla grazia di Cristo". Piacque molto a Santo Francesco quella risposta; di che benedicendolo, immantanente Io ricevette all'ordine e puosegli nome frate Agnolo. E portassi questo giovane sì graziosamente che ivi a poco tempo santo Francesco il fece guardiano nel luogo detto di Monte Casale. continua >>


CANTICO DELLE CREATURE



San Francesco Giotto
autore: Giotto anno 1292-1296 titolo La predica agli uccelli (Storie di san Francesco)



Altissimu; onnipotente bon Signore,
  tue so' le laude, la gloria e l'onore et orme benediczione.
  Ad te solo, Altissimo, se confano et nullu omu ène dignu te mentovare.

Laudato si, mi Signore, curo tucte le tue creature,
  spezialmente messor lo frate sole,
  lo quale jorna, et allumini per lui;
  et ellu è bellu e radiante rum grande splendore;
  de te, Altissimo, porta significazione.

Laudato si, mi Signore, per sora luna e le stelle;
  in celo l'hai formate clarite et preziose et belle.

Laudato si, mi Signore, per frate vento
  et per aere et nubilo et sereno et orme tempo,
  per le quale a le tue creature dai sustentamento.

Laudato si, mi Signore, per sor'acqua,
  la quale è multo utile, et umele, et preziosa et casta.

Laudato si, mi Signore, per frate focu,
  per lo quale ennallumini la nocte,
  et elio è bellu, et jucundo. et robustoso et forte.

Laudato si, mi Signore, per sora nostra matre terra,
  la quale ne sustenta e governa,
  e produce diversi fructi, con coloriti fiori et erba.

Laudato si, mi Signore, per quilli che perdonano per lo tuo amore
  e sostengo infirmitate et tribulazione.
  Beati quilli che sosterranno in pace,
  ca de te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si, mi Signore, per sona nostra morte corporale,
  da la quale nullu orno vivente pò scappare.
  Guai a quilli che morrano ne le peccata mortali.
  Beati quilli che se trovarà ne le tue sanctissime voluntati;
  ca la morte secunda no '1 farrà male.

Laudate et benedicete mi Signore, e rengraziate.
  e serviteli cum grande umilitate.

Versione italiana

«Altissimo, Onnipotente Buon Signore, tue sono le lodi, la gloria, l'onore e ogni benedizione.

A te solo, o Altissimo, si addicono e nessun uomo è degno di menzionarti.

Lodato sii, mio Signore, insieme a tutte le creature, specialmente per il signor fratello sole, il quale è la luce del giorno, e tu tramite lui ci dai la luce. E lui è bello e raggiante con grande splendore: te, o Altissimo, simboleggia.

Lodato sii o mio Signore, per sorella luna e le stelle: in cielo le hai create, chiare preziose e belle.

Lodato sii, mio Signore, per fratello vento, e per l'aria e per il cielo; per quello nuvoloso e per quello sereno, per ogni stagione tramite la quale alle creature dai vita.

Lodato sii mio Signore, per sorella acqua, la quale è molto utile e umile, preziosa e pura.

Lodato sii mio Signore, per fratello fuoco, attraverso il quale illumini la notte. Egli è bello, giocondo, robusto e forte.

Lodato sii mio Signore, per nostra sorella madre terra, la quale ci dà nutrimento e ci mantiene: produce diversi frutti, con fiori variopinti ed erba.

Lodato sii mio Signore, per quelli che perdonano in nome del tuo amore, e sopportano malattie e sofferenze.

Beati quelli che le sopporteranno serenamente, perché dall'Altissimo saranno premiati.

Lodato sii mio Signore per la nostra sorella morte corporale, dalla quale nessun essere umano può scappare, guai a quelli che moriranno mentre sono in peccato mortale.

Beati quelli che troveranno la morte mentre stanno rispettando le tue volontà. In questo caso la morte spirituale non procurerà loro alcun male.

Lodate e benedite il mio Signore, ringraziatelo e servitelo con grande umiltà.»

TESTAMENTO DI SAN FRANCESCO (1226)



Tomba di San Francesco


Il Signore dette a me, frate Francesco, d'incominciare a fare penitenza cosi: quando ero nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d'animo e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo. continua >>



PREGHIERA SEMPLICE



San Francesco di Cimabue
autore: Cimabue anno 1285-1288 titolo Particolare nella Maestà di Assisi



Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace:

dove è odio, fa ch'io porti amore,
dove è offesa, ch'io porti il perdono,
dove è discordia, ch'io porti la fede,
dove è l'errore, ch'io porti la Verità,
dove è la disperazione, ch'io porti la speranza.

Dove è tristezza, ch'io porti la gioia,
dove sono le tenebre, ch'io porti la luce.

Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto:
Ad essere compreso, quanto a comprendere.
Ad essere amato, quanto ad amare
Poichè:

Sì è: Dando, che si riceve:
Perdonando che si è perdonati;
Morendo che si risuscita a Vita Eterna.

Amen.


BENEDIZIONE A FRATE LEONE



Benedizione a Frate Leone


Il Signore ti benedica e ti custodisca.
Mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te.
Volga a te il suo sguardo e ti dia pace.
Il Signore ti dia la sua grande benedizione.

Benedicat tibi Dominus et custodiat te,
ostendat faciem suam tibi et misereatur
tui convertat vultum suum ad te
et det tibi pacem
Dominus benedicat frater Leo, te
Benedicat, benedicat,
benedicat tibi Dominus
et custodiat te Frater Leo, te



Benedizione di San Francesco


FRATELLO SOLE E SORELLA LUNA


Dolce è sentire
Come nel mio cuore
Ora umilmente
Sta nascendo amore
Dolce è capire
Che non son più solo
Ma che son parte di una immensa vita
Che generosa
Risplende intorno a me
Dono di Lui
Del Suo immenso amore
Ci ha dato il Cielo
E le chiare Stelle
Fratello Sole
E Sorella Luna
La Madre Terra
Con Frutti, Prati e Fiori
Il Fuoco, il Vento
L'Aria e l'Acqua pura
Fonte di Vita
Per le Sue Creature
Dono di Lui
Del suo immenso amore
Dono di Lui
Del suo immenso amore



regia Franco Zeffirelli anno 1972 titolo Fratello sole e sorella luna




Pensiero del 04 ottobre 2021

Francesco, caricato del giogo della Croce, è entrato grande nel Regno dei cieli.

Meditazione sul Vangelo di Mt 11,25-30

Il vantaggio dei piccoli.

Il Vangelo di oggi può essere suddiviso in tre parti. La prima parte è una lode a Dio Padre perché si è rivelato ai piccoli. La seconda ci rivela l’intima unione tra Dio Padre e il Figlio. E l’ultima parte, conosciuta soprattutto per il parallelo che riferisce l’evangelista Luca, è un invito di Gesù a venire da lui: il suo giogo è leggero.

La chiave per comprendere il testo di Matteo è la parte centrale di questo Vangelo. «Nessuno – dice Matteo – conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare». Questa frase ci mostra l’intima unione che lega il Padre al Figlio e la libera volontà di Dio di rivelarsi agli uomini. Non c’è altra ragione che l’amore verso le proprie creature. Questo ha qualcosa di sconvolgente. Innanzitutto, ci rendiamo conto che non siamo noi autonomamente a credere, ma è Dio che ci permette di credere, rivelandosi. Certo, con la ragione si può giungere alla conoscenza di Dio, ma conoscere il Dio dell’amore e credere in Lui è frutto della Grazia. È Lui stesso, quindi, che si mostra agli uomini, ed è lui che rende possibile, oltre alla semplice conoscenza intellettuale, anche la fiducia in lui. La fede, la fiducia in Dio, sembra più facile per chi non ha molto da perdere. Molti, infatti, imparano a pregare nel momento del bisogno. La maggior parte di noi, però, cerca di assicurarsi molto di più del necessario riponendo la propria fiducia nella sicurezza economica, negli affetti umani, o nella propria ragione. Più siamo sapienti e intelligenti, più facciamo affidamento sulla nostra ragione, meno siamo disposti ad accettare quello che non possiamo verificare. E più sarà difficile per Dio rivelarsi a noi. Per questo i “piccoli” sono in “vantaggio” quando si tratta di fede. Gesù invita tutti a venire da lui, perché il suo giogo è leggero. Ci darà pace stare con lui. Pensiamo al bambino che dorme tranquillo tra le braccia dei genitori e quanto è irrequieto, quando è da solo: li cerca con lo sguardo, li chiama, piange. Alcune volte assapora la sua libertà e corre via – seguito dai genitori che vegliano su di lui e non vorrebbero mai che si facesse male. Gesù ci dice: venite da me. Se quello che dovete sopportare vi pesa, se la vita vi sembra difficile, se i dubbi e gli interrogativi si accumulano, venite da me. Le risposte ai dubbi di fede si trovano difficilmente nei grossi manuali di teologia o nelle dotte conversazioni con qualche personaggio illustre. Certo, Dio parla anche attraverso loro. Ma la vera pace per le nostre anime, la troviamo nell’incontro personale con Gesù, con il Figlio di Dio, che ci ama così tanto da rivelarsi a noi.

04 Ottobre

Tu sei, Signore, mia parte d'eredità

Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.

(Matteo 11,25)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 15)
Rit: Tu sei, Signore, mia parte d'eredità.

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.

Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.

(Matteo 11,25)


03 ottobre, 2021

Quel Rosario davvero speciale di Giovanni Paolo I

 Quel Rosario davvero speciale di Giovanni Paolo I 



Quel Rosario davvero speciale di Giovanni Paolo I che dovrebbe farci riflettere. Ne hai uno sempre con te?

Se invitassi, durante un’adunanza di cattolici, signore e signori a mostrare quel che tengono in tasca o nella borsetta? Vedrei certo in quantità pettini, specchietti, tubetti di rossetto, portamonete, accendini, sigarette ed altre cose più o meno utili.

Windthorst, uomo di stato tedesco, fu invitato una volta da alcuni amici non praticanti a mostrare la sua corona. Era uno scherzo: gli avevano prima sottratta la corona dalla tasca sinistra. Windthorst, non avendola trovata nella sinistra, mise la mano nella tasca destra e fece bella figura. Aveva sempre una corona di ricambio!

Cristoforo Gluck, grande musico, durante i ricevimenti alla corte di Vienna, si appartava alcuni minuti per recitare il suo rosario.

Il beato Contardo Ferrini, professore universitario a Pavia, invitava a recitarlo gli amici, nella cui casa eraRosario02 ospite. S. Bernadetta assicurava che, quando la Madonna le apparve, aveva la corona al braccio e le chiese se ella pure l’avesse, invitandola a recitarla.

Perché il rosario da alcuni è contestato. Dicono: è preghiera infantilistica, superstiziosa, non degna di cristiani adulti. Oppure: è preghiera che cade nell’automatismo, riducendosi a una ripetizione frettolosa, monotona e stucchevole di Ave Maria. Oppure: è roba d’altri tempi; oggi c’è di meglio: la lettura dalla Bibbia, per esempio, che sta al rosario come il fior di farina sta alla crusca.

Mi si permetta di dire in proposito qualche impressione di pastore d’anime. Prima impressione: la crisi del rosario viene in secondo tempo. In antecedenza c’è oggi la crisi della preghiera in generale.

La gente è tutta presa dagli interessi materiali; all’anima pensa pochissimo. Il fracasso poi ha invaso la nostra esistenza. Macbeth potrebbe ripetere: ho ucciso il sonno, ho ucciso il silenzio! Per la vita intima, la “dulcis sermocinatio” o dolce colloquio con Dio si fa fatica a trovare qualche briciola di tempo.

È un danno. Diceva Donoso Cortes: “Oggi il mondo va male perché ci sono più battaglie che preghiere”. Si sviluppano le liturgie comunitarie, che sono certo un gran bene: esse però non bastano: occorre anche il colloquio personale con Dio.

(Papa Giovanni Paolo I)



Transito di San Francesco d'Assisi

 Transito di San Francesco d'Assisi



Sul finire del mese di settembre 1226, Francesco è portato, dietro sua richiesta, alla Porziuncola. Inviato un ultimo messaggio a S. Chiara e alle suore, chiede ai frati di cantare il verso del Cantico riguardante "Sorella Morte"; chiede poi del pane, lo spezza e ne dà un pezzo a tutti i presenti in segno di pace vicendevole, dicendo: «Ho fatto la mia parte; Cristo vi insegnerà a compiere la vostra».

Mentre tutti i frati stavano intorno a lui, stese sopra loro le mani, intrecciando le braccia in forma di croce (giacché aveva sempre amato questo segno) e benedisse tutti i frati, presenti e assenti, nella potenza e nel nome del Crocifisso. Inoltre aggiunse ancora: «State saldi, o figli tutti, nel timore del Signore e perseverate sempre in esso! E, poiché sta per venire la tentazione e la tribolazione, beati coloro che persevereranno nel cammino iniziato! Quanto a me, mi affretto verso Dio e vi affido tutti alla Sua grazia!,.. Quando, infine, si furono compiuti in lui tutti i misteri, quell'anima santissima, sciolta dal corpo, fu sommersa nell'abisso della chiarità divina e l'uomo beato si addormentò nel Signore. Adagiato sul pavimento e coperto da un vecchio abito, mentre viene letta a voce alta la Passione di Nostro Signore secondo Giovanni, Francesco muore: sono circa le diciannove del 3 ottobre.

Pur avendo egli chiesto espressamente di essere seppellito nel cimitero dei criminali, il suo corpo è deposto nella chiesa di S. Giorgio in Assisi e poi, nel 1230, traslato nella nuova basilica costruita per ordine di frate Elia. Sarà canonizzato già nel 1228, a soli due anni dalla morte, a riprova dell'impatto che egli suscitò e del modo in cui, affrontando con semplicità i principi essenziali del cristianesimo, aveva colpito il sentimento religioso del tempo. È stato salutato come «il santo sulla cui canonizzazione tutte le generazioni successive si sarebbero trovate d'accordo».

Cappella del Transito
La Cappella del Transito nella chiesa di Santa Maria degli Angeli



Pensiero del 03 ottobre 2021

 Chi si sposa, davanti a Dio, non riceve una semplice benedizione, ma riceve il dono dello Spirito Santo, che consacra gli sposi e li rende una sola realtà umana e spirituale.

Meditazione sul Vangelo di Mc 10,2-16

Il nostro Dio ha cura di tutto.

Potremmo dividere il brano odierno in due distinte sezioni: la prima incentrata sulla discussione con i farisei, la seconda sui bambini. Due quadretti che potrebbero rimanere scollegati tra loro, ma che la liturgia ci propone nella stessa domenica. Leggendo con profondità, troviamo un sapiente legame: Gesù ci chiama costantemente all’armonia, a quella pace pensata da Dio alle origini. Così era nel rapporto tra uomo e donna, e così è nel rapporto tra un bimbo e il suo genitore. Proprio quest’ultimo diviene segno della relazione semplice, limpida, filiale tra Dio e l’uomo che il Figlio è venuto a ristabilire.

Con il racconto di oggi, Gesù vuole restituire all’uomo la priorità di Dio. Egli, rispondendo ai farisei che lo avvicinano col chiaro intento di «metterlo alla prova», non risponde in modo freddo e duro, ma sceglie di portarli fuori dai loro cavilli e reindirizzare la loro vita dando a Dio il primo posto. Tutto il suo discorso mira a mostrare questo primato di Dio su tutto: la particolare attenzione al rapporto tra marito e moglie dice proprio il fatto che Dio si dedica a tutto, che Dio desidera entrare nella quotidianità di ogni famiglia costituita dall’unione matrimoniale. Alle origini, l’armonia tra uomo e donna, e tra loro e Dio, era piena. C’era un ordine, un legame innocente, una priorità appunto! Cristo vuole restituire l’uomo a quell’ordine iniziale, superando abbondantemente la legge. Oggi, come i farisei dell’epoca, rischiamo di sciupare continuamente quella bellezza cui siamo chiamati, facendo uscire Dio dalla nostra quotidianità. Allora manteniamo un “Dio della domenica” dissociato dalla nostra ferialità. Questo è lo stesso inganno del legalismo farisaico, dove il legame con Dio resta uno sterile formalismo, privo di cuore, di sapore, di bellezza. Ecco perché il Vangelo termina con la figura dei bambini. Essi ci richiamano le origini, quelle stesse cui ci vuole riportare Gesù. E ci richiamano soprattutto quella sana dipendenza, quella relazione di fiducia e di tenerezza che corre tra un figlio e il proprio padre. Con Dio dobbiamo imparare a comportarci come quei bambini del Vangelo: vivere, cioè, sapendo che Egli ha cura di noi, che è attento ad ogni attimo della nostra giornata, che senza di Lui la nostra vita perde di sapore e cade nella tristezza, che senza di Lui davvero non possiamo fare nulla.

03 Ottobre

Ci benedica il Signore tutti i giorni della nostra vita

Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi, e l’amore di lui è perfetto in noi.

(I Giovanni 4,12)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 127)
Rit: Ci benedica il Signore tutti i giorni della nostra vita.

Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.

La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.

Ecco com’è benedetto
l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.

Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita!
Possa tu vedere i figli dei tuoi figli!
Pace su Israele!

Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi, e l’amore di lui è perfetto in noi.

(I Giovanni 4,12)

02 ottobre, 2021

Santi Angeli Custodi

 Santi Angeli Custodi

autore Bernhard Plockhorst anno 1886 titolo Angelo custode
Nome: Santi Angeli Custodi
Ricorrenza: 2 ottobre
Tipologia: Commemorazione




‎È certo che agli Angeli è affidata la custodia degli uomini. Ecco quanto si legge nell'Esodo: « Ecco io manderò il mio Angelo, il quale ti vada innanzi e ti custodisca nel viaggio, e ti introduca nel paese che ti ho preparato. Onoralo, ed ascolta la sua parola, guardati dal disprezzarlo; poiché egli non ti perdonerà se farai male, essendo in lui il mio nome. Che se tu ascolterai la sua voce e farai tutto quello che io ti dico, io sarò nemico dei tuoi nemici, perseguiterò quelli che ti perseguitano ». ‎
‎ ‎
‎ Nel Vangelo: « Badate di non disprezzare uno di questi pargoli; perché io vi dico che gli Angeli loro, nei cieli, vedono continuamente il volto del Padre mio che è nei cieli ». ‎
‎ ‎
‎ La Chiesa, fedele interprete della parola di Dio, istituì l'odierna festa in onore degli Angeli Custodi, per eccitare i fedeli ad onorarli in modo particolare. Ed ha ragione, perché essi sono le nostre guide invisibili, che ci stanno continuamente ai fianchi nel pericoloso viaggio della vita, per difenderci da tutti i pericoli dell'anima e del corpo. Che degnazione, e che amore! La Divina Maestà manda i suoi Angeli, cioè i suoi ministri, li manda a noi che siamo misere creature, affinché ci difendano dal male e ci conservino nel bene. E il nostro Angelo Custode ci libera dai pericoli e da ogni male; impedisce ai demoni di nuocerci e ci conserva nel bene; inoltre eccita in noi pensieri santi e sante ispirazioni, infine prende le nostre preghiere ed opere buone e le presenta a Dio. ‎
‎ ‎
‎ A questo riguardo è commovente la storia di Tobia. ‎
‎ ‎
‎ L'Arcangelo Raffaele, in forma di uomo, accompagnò il giovane Tobia nel lungo e pericoloso viaggio che fece a Rages; gli fece evitare cattivi incontri, gli procurò una santa consorte ed infine salvo e ricco di beni lo ricondusse al suo amato padre, al quale inoltre restituì la vista. ‎
‎ ‎
‎ Simili uffici di pietà e simile assistenza esercitano continuamente gli Angeli Custodi verso di noi. Conclude perciò S. Bernardo: « In qualunque circostanza, in qualunque luogo porta rispetto al tuo Angelo; non osare fare alla sua presenza ciò che non oseresti fare se io ti vedessi; poi in ogni tentazione, tribolazione, angustia, invoca l'Angelo tuo Custode, dicendogli: Salvami perché perisco ». ‎
‎ ‎
‎ PRATICA ‎‎Recitare ogni sera l'Angelo di Dio. ‎‎ ‎
‎ ‎
‎ PREGHIERA. ‎‎O Dio, che con ineffabile provvidenza ti degni di inviare i tuoi santi Angeli alla nostra custodia, fa che siamo sempre da loro protetti e possiamo un giorno vederli in cielo. ‎‎ ‎
‎ ‎
‎ MARTIROLOGIO ROMANO. ‎‎Memoria dei santi Angeli Custodi, che, chiamati in primo luogo a contemplare il volto di Dio nel suo splendore, furono anche inviati agli uomini dal Signore, per accompagnarli e assisterli con la loro invisibile ma premurosa presenza.‎


Due preghiere, una per il mattino e una per la sera 🙏
Il 2 ottobre è la giornata dedicata agli Angeli Custodi
Sono molte le preghiere, elaborate nel corso dei secoli, da rivolgere agli Angeli Custodi. Vi proponiamo quelle contenute nel Compendio della dottrina cristiana, pubblicate a fine Ottocento.
Preghiera per il mattino - Santissimo Angelo mio Custode, io vi ringrazio con tutto il cuore di tutti i benefìzi che mi avete fatti dal primo istante della mia vita fino al presente. Degnatevi di condurmi oggi per la strada dei divini Comandamenti: illuminatemi, custoditemi, reggetemi, acciocché possa fuggire il peccato e fare in tutte le mie azioni la volontà del mio Dio.
Preghiera per la sera - Angelo del Signore, che siete il mio Custode per ordine della pietosa provvidenza del mio Dio, custoditemi in questa notte, e liberatemi da ogni male: illuminate il mio intelletto, reggete i miei affetti, e governate i miei sentimenti, acciocché non offenda il mio Signore.


Pensiero del 02 ottobre 2021

 Meditazione sul Vangelo di Mt 18,1-5.10

Il Regno è dei piccoli.

Introduce il Vangelo di questo giorno la domanda su chi è il più grande nel Regno dei Cieli. Gesù risponde ponendo in mezzo ai suoi interlocutori un bambino. Per poter entrare nel Regno bisogna convertirsi e “diventare piccoli”. Gesù non chiede solo di diventare come un bambino, ma chiede che i bambini, che in quella società, come le donne, non avevano valore, vengano accolti. Poiché chi accoglie un bambino accoglie Gesù stesso. L’ultima frase ci porta alla festa degli angeli custodi di oggi. I “piccoli” hanno degli angeli potenti, angeli che stanno nelle immediate vicinanze di Dio.

Quando ad un bambino nasce un fratellino o una sorellina spesso diventa geloso, nutre un certo senso di invidia. L’attenzione dei genitori non può essere più rivolta solo a lui, ma deve essere divisa tra due, come anche il tempo a disposizione. L’amore dei genitori, invece, non diminuisce perché i bambini sono due. L’amore, infatti, sembra poter avere un’estensione infinita. Nel Regno di un Dio che è amore e che non ha problemi di tempo come i genitori umani, non dovrebbero quindi esserci invidie. Siamo, agli occhi di Dio, tutti ugualmente amati, protetti, ascoltati. Nonostante ciò, è spesso l’invidia che si cela dietro alla domanda dei discepoli, che tante volte anche noi riproponiamo. Eppure in quel Regno che Gesù Cristo ha inaugurato più di duemila anni fa, non conta nulla essere “il più grande”! Dinnanzi a Dio che ci ama siamo tutti ugualmente piccoli. Sicuri di questo amore, ogni nostra azione dovrebbe e potrebbe essere solo amore e servizio. La prevaricazione non può far parte della mentalità cristiana. Se la mèta è la vita in Cristo, il sinonimo di Chiesa dovrebbe essere “comunità di servizio e amore”. Anche se questo non significa che tutti sono uguali. Non lo siamo per caratteristiche naturali e non lo siamo per vocazione. Dio ama ciascuno, perché dinnanzi a lui non conta se siamo uomini o donne, schiavi o liberi… e non conta se siamo professori, politici, cantanti o attori, o se facciamo lavori umili. Dio non vede quanto è “grande” agli occhi umani una persona, anzi, Lui ha una predilezione per i più piccoli. Al punto che si identifica con il “bambino” dicendo: chi accoglie un “piccolo” – non necessariamente un bambino – accoglie Cristo. Perché allora siamo sempre e solo attenti a vedere chi è il più grande?

02 Ottobre

Darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutte le tue vie

Benedite il Signore, voi tutte sue schiere, suoi ministri, che eseguite la sua volontà.

 (Samo 102,21)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 90)
Rit: Darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutte le tue vie.

Chi abita al riparo dell’Altissimo
passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente.
Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio in cui confido».

Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dalla peste che distrugge.
Ti coprirà con le sue penne,
sotto le sue ali troverai rifugio;
la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza.

Non temerai il terrore della notte
né la freccia che vola di giorno,
la peste che vaga nelle tenebre,
lo sterminio che devasta a mezzogiorno.

Non ti potrà colpire la sventura,
nessun colpo cadrà sulla tua tenda.
Egli per te darà ordine ai suoi angeli
di custodirti in tutte le tue vie.

Benedite il Signore, voi tutte sue schiere, suoi ministri, che eseguite la sua volontà.

(Samo 102,21)

01 ottobre, 2021

Santa Thérése di Liseux

 Santa Thérése di Liseux


Nome: Santa Teresa di Lisieux
Titolo: Vergine e dottore della Chiesa
Nascita: 3 gennaio 1873, Alençon
Morte: 30 settembre 1897, Lisieux
Ricorrenza: 1 ottobre
Tipologia: Commemorazione
Patrona di:Pescate




Il 2 gennaio 1873 verso mezzanotte, la casa di Giuseppe Stanislao Martin e di Zelia Guerin fu rallegrata da un nuovo olezzante fiorellino: Maria Teresa, che univasi a completare il mazzo di fiori di quei fortunati genitori. La bambina crebbe delicata, vispa e graziosa, bella agli occhi di Dio e degli uomini. Nei primi anni della sua esistenza rimase orfana della mamma, e fu educata dal padre e dalle sorelle.

Nel 1887 a 14 anni, Teresa chiese di entrare nel monastero delle Carmelitane, ma non le fu concesso perché era ancora troppo giovane.

Non si scoraggiò, e nell'anno appresso partì con suo padre per Roma, e là inginocchiata ai piedi del Pontefice, gli disse: « Santo Padre, per onorare il vostro giubileo, permettetemi di entrare nel Carmelo a 15 anni ». « Entrerete se il buon Dio vorrà », rispose il Papa. Il 9 aprile 1888, dopo giorni di preghiere e di mortificazioni, le porte del Carmelo di Lisieux si aprirono a ricevere la giovanetta.

Il 10 giugno 1890 vestiva l'abito del Carmelo; e 1'8 settembre del 1890 emetteva i santi voti prendendo il nome di Suor Teresa del Bambin Gesù. Entusiasta del bello, avrebbe voluto dipingere e comporre versi: essere la suora sagrestana per rimanere vicina a Gesù ed occuparsi dei sacri lini; invece l'ubbidienza la incaricò di lavare e rammendare gli abiti. Il freddo era intenso, i cibi molto comuni. Teresa, di delicata costituzione, soffriva ma non si lamentava con la semplicità d'una bambina diceva di essere il giocattolo di Gesù. Così trascorse nove anni in religione: ubbidienza, preghiera, sacrificio erano il suo programma. Nell'aprile del 1895 ebbe come un presentimento della sua partenza: « Io morrò presto, diceva. Non ho offerto al buon Dio che l'amore, ed Egli mi restituirà l'amore. Dopo la mia morte farò cadere sul mondo una pioggia di rose. Voglio insegnare la mia piccola via agli uomini, voglio dir loro che vi è una piccola ma una gran cosa da fare quaggiù: gettare a Gesù i fiori dei piccoli sacrifici ».

La giovane carmelitana sul letto della sua ultima malattia era affranta dal dolore: « Soffro » diceva semplicemente. È l'agonia senza mescolanza di consolazioni. « Mi manca l'aria della terra; quando respirerò l'aria del Paradiso? Madre mia, il calice è al colmo. Non avrei creduto poter soffrire tanto ». Era sera e la campana del Carmelo suonava l'Angelus: Suor Teresa fissò lo sguardo' sull'Immacolata e sul Crocifisso, e dopo una breve pausa esclamò: « Oh! Dio, vi amo... », e le sue labbra tacquero per sempre.

PRATICA. S. Teresina ha scritto il libro della sua vita, « Storia di un'anima », ove insegna la sua « piccola via»: leggiamolo.

PREGHIERA. O Signore, che hai detto: Se non diverrete come fanciulli, non entrerete nel regno dei cieli, concedi, te ne preghiamo, che seguendo le orme della vergine Teresa nell'umiltà e nella semplicità del cuore, possiamo conseguire i premi eterni.

MARTIROLOGIO ROMANO. Memoria di santa Teresa di Gesù Bambino, vergine e dottore della Chiesa: entrata ancora adolescente nel Carmelo di Lisieux in Francia, divenne per purezza e semplicità di vita maestra di santità in Cristo, insegnando la via dell'infanzia spirituale per giungere alla perfezione cristiana e ponendo ogni mistica sollecitudine al servizio della salvezza delle anime e della crescita della Chiesa. Concluse la sua vita il 30 settembre, all'età di venticinque anni.

Citazione di Papa Francesco

Santa Teresa di Gesù Bambino diceva che lei doveva fermarsi sempre davanti allo spirito di curiosità. Quando parlava con un'altra suora e questa suora raccontava una storia, qualcosa della famiglia, della gente, alcune volte passava ad un altro argomento e lei aveva voglia di conoscere la fine di questa storia. Ma sentiva che quello non era lo spirito di Dio, perché era uno spirito di dispersione, di curiosità. Il Regno di Dio è in mezzo a noi: non cercare cose strane, non cercare novità con questa curiosità mondana. Lasciamo che lo Spirito ci porti avanti, con quella saggezza che è una soave brezza. Questo è lo Spirito del Regno di Dio, di cui parla Gesù. Così sia

Preghiera a Santa Thérése di Liseux
"Cara piccola Thérése del Bambino Gesù, grande Santa del puro amor di Dio, vengo oggi a confidarti il mio ardente desiderio. Sì, molto umile vengo a sollecitare la tua potente intercessione per... " 🙏
Cara piccola Thérése del Bambino Gesù, grande Santa del puro amor di Dio, vengo oggi a confidarti il mio ardente desiderio. Sì, molto umile vengo a sollecitare la tua potente intercessione per la grazia seguente… (esprimere la grazia).
Poco tempo prima di morire, hai chiesto a Dio di poter trascorrere il tuo Cielo facendo del bene sulla terra. Hai anche promesso di spandere su di noi, i piccoli, una pioggia di rose. Il Signore ha esaudito la tua preghiera: migliaia di pellegrini lo testimoniano a Lisieux e nel mondo intero. Forte di questa certezza che tu non rigetti i piccoli e gli afflitti, vengo con fiducia a sollecitare il tuo aiuto. Intercedi per me presso il tuo Sposo Crocifisso e glorioso. Digli il mio desiderio. Egli ti ascolterà, perché tu non gli hai mai rifiutato nulla sulla terra.
Piccola, Thérése vittima d’amore per il Signore, patrona delle missioni, modello delle anime semplici e confidenti, mi rivolgo a te come una grande sorella molto potente ed amorevolissima. Ottienimi la grazia che ti chiedo, se questa è la volontà di Dio. Sii benedetta, piccola Thérése, per tutto il bene che ci hai fatto e ti auguri di prodigarci ancora fino alla fine dei mondo.
Sì, sii mille volte benedetta e ringraziata di farci così toccare in qualche modo la bontà e la misericordia dei nostro Dio! Amen.

Pensiero del 01 ottobre 2021

 La pazienza, del Signore è infinita, è la nostra durezza di cuore a non riconoscerla.

Meditazione sul Vangelo di Lc 10,13-16

Chi ascolta voi, ascolta me.

ll brano evangelico di oggi ci ricorda che le città di Israele hanno visto i miracoli, eppure non hanno creduto in questi segni di Dio. E non si sono convertite. Per questo motivo il giudizio su di loro sarà estremamente rigoroso, più del giudizio riservato alle città pagane. Esse hanno rifiutato il Vangelo che i settantadue discepoli, quali a significare tutte le nazioni della terra, sono stati inviati ad annunziare a nome di Gesù Cristo. La Parola di Dio non è mai accolta da coloro che sono soddisfatti nel loro orgoglio, ma dagli umili, i quali, proprio per la loro fede, sono introdotti a comprendere il mistero del Padre e del Figlio.

Gesù dice ai suoi discepoli a quale triste situazione si espongono coloro che li rifiutano: ad essere trattati più severamente di Sodoma, nel giorno del giudizio finale, cioè non adesso. Al rifiuto, dunque, non segue immediatamente il castigo, la condanna. Dio è paziente e continua ad offrire tempo ai peccatori per convertirsi. Il tempo della storia è il tempo della pazienza di Dio! E questo vale anche per Corazin, Betsaida, Cafarnao, le tre città situate a nord del lago di Tiberiade, le più evangelizzate da Gesù, nelle quali egli ha compiuto prodigi, e dove più è stato circondato dalle folle. Eppure la maggioranza degli abitanti non l’ha accolto. Gesù li ha messi di fronte alla possibilità di salvarsi e ora si accorge che essi corrono il pericolo di condannarsi. Per questo, quale profeta, lancia i suoi “guai”. Non sono “guai” di condanna, ma piuttosto costituiscono un pressante avvertimento e non l’ultimo, a ritornare sui propri passi e a riflettere sulla Parola ascoltata. E’ sempre questo il senso che i “guai” hanno nei profeti. Gesù soffre di fronte al rifiuto e lo contempleremo lamentarsi e piangere su Gerusalemme. (Lc 3, 34-35). Qui dice che se tutti quei prodigi si fossero compiuti a Tiro e Sidone, i loro abitanti “già da lungo tempo si sarebbero seduti, coperti di sacco e cenere per fare penitenza”. Il brano si chiude sottolineando ancora le due note, positiva e negativa, di cui si è parlato: “Chi ascolta voi, ascolta me; chi disprezza voi, disprezza me; chi disprezza me, disprezza Colui che mi ha mandato”. Lasciando il negativo, guardiamo il positivo: Gesù sente i suoi discepoli intimamente uniti a Lui e uniti al Padre. In questo consiste, per Gesù, la loro dignità.

01 Ottobre 

Salvaci, Signore, per la gloria del tuo nome

Oggi, non indurite il vostro cuore, ma ascoltate la voce del Signore.

 (Salmo 94,8)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 78)
Rit: Salvaci, Signore, per la gloria del tuo nome.

O Dio, nella tua eredità sono entrate le genti:
hanno profanato il tuo santo tempio,
hanno ridotto Gerusalemme in macerie.
Hanno abbandonato i cadaveri dei tuoi servi
in pasto agli uccelli del cielo,
la carne dei tuoi fedeli agli animali selvatici.

Hanno versato il loro sangue come acqua
intorno a Gerusalemme
e nessuno seppelliva.
Siamo divenuti il disprezzo dei nostri vicini,
lo scherno e la derisione di chi ci sta intorno.
Fino a quando sarai adirato, Signore: per sempre?
Arderà come fuoco la tua gelosia?

Non imputare a noi le colpe dei nostri antenati:
presto ci venga incontro la tua misericordia,
perché siamo così poveri!
Aiutaci, o Dio, nostra salvezza,
per la gloria del tuo nome;
liberaci e perdona i nostri peccati
a motivo del tuo nome.

Oggi, non indurite il vostro cuore, ma ascoltate la voce del Signore.

 (Salmo 94,8)