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08 giugno, 2021

Pensiero del 08 giugno 2021

 Il Signore, ha scelto di rivelarsi attraverso noi cristiani. Responsabilità immensa per ciascuno, la cui missione ed è essere la sua trasparenza.

Meditazione sul Vangelo di Mt 5,13-16

Il coraggio di vivere con lui.

Il credente che decide di accogliere l’invito di Gesù e vivere le beatitudini, diventa il sale della terra e la luce del mondo. Il Signore sottolinea il “voi”, riferito ai suoi discepoli e forse in contrasto con la condotta degli scribi e dei pagani, che di quella luce e di quella testimonianza hanno invece bisogno. La responsabilità del cristiano ha un’importanza che coinvolge tutta l’umanità e tutto il creato. Il sale è ciò che dà sapore e conserva, e richiama la sapienza (Mc 9,50) con la quale diamo significato al nostro parlare. I discepoli sono anche la luce del mondo, così come Gesù (Gv 8,12). La luce deve illuminare, il sale serve per dare sapore: il cristiano deve portare Cristo al mondo con le sue parole, con la testimonianza di una vita santa.

Paolo ricorda agli Efesini che l’uomo è stato creato per compiere le buone opere e per illuminare il mondo della luce di Cristo che lo ha illuminato. Gesù, poi, esorta e incoraggia. Ha appena dato ai suoi discepoli dei precetti nuovi che superano l’antica legge mosaica e subito dopo ha affermato che essi devono essere il sale della terra e la luce del mondo. In tal modo mostra che i precetti che ha trasmesso non sono solo per la vita personale dei discepoli ma per la liberazione e la salvezza di tutto il mondo. Come farà poi alla fine, prima di ascendere in cielo, in qualche modo anche ora li esorta a prendere coscienza che il suo messaggio è universale, che la testimonianza di vita di un discepolo ha una valenza universale, che il credente, il discepolo fedele è una benedizione per tutti coloro che entrano contatto con lui. Il discepolo fedele è chiamato a camminare lungo le strade del mondo corroso e annebbiato dal peccato per risanare e illuminare, per convertire e incoraggiare. Per questo Gesù esige dai suoi discepoli quelle virtù necessarie per portare il suo messaggio di salvezza a molti altri. Vivere con i piedi per terra ed il cuore in cielo, praticare le virtù cristiane e nel contempo risanare e illuminare il creato. Adempiere i propri compiti con semplicità, dilatare i confini dello spirito fino ad includere nel nostro cuore tutti gli uomini del mondo, quelli che non hanno mai conosciuto Gesù e quelli che, pur avendolo conosciuto, se ne sono in qualche modo allontanati. Chi ha il cuore puro, chi è pacifico, chi subisce persecuzioni a causa della verità, pone la sua vita per il bene di tutti.

08 Giugno

Risplenda su di noi la luce del tuo volto, Signore

Risplenda la vostra luce davanti agli uomini,
perché vedano le vostre opere buone
e rendano gloria al Padre vostro.

(Matto 5,16)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 118)
Rit: Risplenda su di noi la luce del tuo volto, Signore.

Meravigliosi sono i tuoi insegnamenti:
per questo li custodisco.
La rivelazione delle tue parole illumina,
dona intelligenza ai semplici.

Apro anelante la mia bocca,
perché ho sete dei tuoi comandi.
Volgiti a me e abbi pietà,
con il giudizio che riservi a chi ama il tuo nome.

Rendi saldi i miei passi secondo la tua promessa
e non permettere che mi domini alcun male.
Fa risplendere il tuo volto sul tuo servo
ed insegnami i tuoi decreti.


Ti risponda il Signore nel giorno dell’angoscia, ti protegga il nome del Dio di Giacobbe.

(Salmo 20,2)

07 giugno, 2021

Pensiero del 07 giugno 2021

 La felicità, è un cammino a volte facile, a volte difficile, ma Dio non ci  inganna mai e chi lo accoglie scopre le beatitudini delle Sue Parole che rendono felice chi le mette in pratica.

Meditazione sul Vangelo di Mt 5, 1-12

Il programma della vita cristiana.

L’evangelista Matteo considera Cristo come il nuovo Mosè, colui che comunica la “nuova legge” sul Monte delle Beatitudini – la montagna – di cui è immagine anticipatrice il Sinai. Quello in esame è uno dei cinque grandi discorsi pronunciati dal Signore nel primo Vangelo e inizia con la proclamazione delle otto beatitudini del Regno. L’imminenza del Regno si fa appello alla conversione; la prospettiva escatologica, che sembra dominare la proclamazione delle beatitudini, si traduce in messaggio di salvezza e si risolve in imperativo morale poiché traccia un modello perfetto di vita cristiana.

Il Verbo Divino si rivolge a noi non più come in passato, attraverso intermediari, ma di persona, prendendo la parola, e con il suo insegnamento vuole restituire l’uomo a se stesso, vuole insegnare l’uomo all’uomo. La nuova legge che Gesù proclama sulla montagna inizia sostituendo l’orgoglio, triste retaggio del peccato originale, con l’umiltà, che è principio e condizione della beatitudine. Qui sta il paradosso che attraversa tutto il sermone delle beatitudini, quale vero codice di rinascita e libertà, rifiutato e disatteso da quello che Paolo indica come l’uomo naturale che è incapace di percepire le cose di Dio e vede nelle beatitudini il sovvertimento dei propri valori e la sconfitta delle proprie ambizioni. Le beatitudini evangeliche toccano l’agire e la sofferenza del credente, che riceve in eredità il titolo regale di figlio di Dio. Il discorso della montagna è una guida alla cui luce possiamo accostare la nostra vita. Forse vale la pena porsi alcune domande. Mi riconosco bisognoso nei confronti del Signore, considero me stesso, il mio cuore, la mia vita come una terra promessa da conquistare per il Signore? Sono davvero convinto che la povertà di spirito sia l’atteggiamento di colui al quale è riservato il possesso della terra promessa, fin da quaggiù? So vedere nella consolazione il dono messianico, il dono dello Spirito di Dio e nella giustizia l’adempimento della volontà divina? Credo che la misericordia sia l’elemento che qualifica il discepolo di Cristo? So vedere nel cuore puro, semplice, senza ipocrisie e doppiezze, la condizione della visione di Dio? Credo davvero nella pace, nell’operare la pace, quale frutto dello Spirito Santo, pegno della figliolanza divina? So vedere nella persecuzione a causa della giustizia, a causa del Figlio dell’uomo, il prezzo e il segno della testimonianza evangelica e il pegno della risurrezione e della gioia senza fine?

07 Giugno

Gustate e vedete com’è buono il Signore

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

(Matteo 5,12)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 33)
Rit: Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.

L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.

Coraggio, figlia!

(Tobia 7,17)

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Ⓒ Blog Site official di Canzano Barbara : 1921: 07 giugno come oggi nasceva Jacob Brilleslijper:  1921: 07 giugno come oggi nasceva Jacob Brilleslijper Fratello minore di Lien ed Janny Brilleslijper 

1921: 07 giugno come oggi nasceva Jacob Brilleslijper


La sua memoria sia una benedizione



05 giugno, 2021

David Dushman, l’ultimo liberatore di Auschwitz

 David Dushman, l’ultimo liberatore di Auschwitz

Aveva 98 anni, era stato lui ad abbattere, a bordo di un carrarmato sovietico, la recinzione elettrificata del campo di sterminio di Auschwitz:
La conferma è arrivata da un portavoce della Comunità ebraica di Monaco, il quale ha precisato che la morte è avvenuta nella notte tra venerdì e sabato in un ospedale della capitale bavarese.
Quel che Dushman, allora appena 21enne, vide nel campo di sterminio non l’abbandonò mai: “Montagne di cadaveri, persone mezze morte di fame, una sofferenza senza fine. Ma in un certo senso non sapevo cosa fosse Auschwitz. L’ho capito davvero solo dopo la guerra”.“ La biografia di Dushman è materiale per i libri di storia”, sottolinea il giornale Juedische Allgemeine.
Originario dell’Unione sovietica, alla guida del suo carrarmato “aveva visto numerose volte la morte in faccia”. Tra le tante battaglie alle quali aveva partecipato, giovanissimo, anche quella di Stalingrado: per il coraggio dimostrato in prima linea ottenne numerose onorificenze, paradossalmente non per la liberazione di Auschwitz.
Lo scorso aprile, proprio in occasione del suo 98esimo compleanno, Dushman è stato nominato membro onorario della comunità ebraica tedesca.
Dopo la guerra è stato – per quasi quattro decenni, ossia dal 1952 al 1988 - l’allenatore della squadra femminile di scherma dell’Urss. In questa veste fu anche testimone
del sanguinario attentato terrorista contro la squadra olimpionica israeliana del 1972 a Monaco di Baviera.
Le esperienze della sua vita l’ha raccontate per decenni nelle scuole, dalla guerra ai campi di sterminio fino alle Olimpiadi. Sono molte le atlete portate da Dushman al podio dei campioni mondiali così come a quelli dei Giochi olimpici.
In Germania Dushman ci arrivò dopo la caduta del Muro di Berlino e la dissoluzione dell’Unione sovietica. La discriminazione e la diffamazione verso gli ebrei la visse anche là, oltre la cortina di ferro.
Il padre curava le vittime delle epurazioni staliniste
Suo padre, un medico, era stato una delle innumerevoli vittime delle epurazioni staliniste, e finì i suoi giorni un campo di lavoro.
Un ricordo d’orrore fu anche l’Olimpiade di sangue del 1972: “Eravamo alloggiati proprio di fronte a dove stava la squadra israeliana. Sentivamo gli spari e il rumore degli elicotteri di fronte a noi. Il terrore che l’attentato scatenò tra tutti gli atleti presenti non lo scorderò mai”.
Quando compì 95 anni, fu l’allora presidente della Comunità ebraica tedesca, Charlotte Knobloch, a rendergli omaggio: “Basta per almeno tre vite quel che lei ha dovuto soffrire nel corpo e nell’anima– disse rivolto al veterano – ma anche ciò che è riuscito a conquistare di straordinario e i successi fuori dal comune che ha potuto celebrare”.
L’ultimo liberatore di Auschwitz ha continuato a maneggiare fino all’ultimo la spada ed il fiorino. In Germania arrivò dopo la dissoluzione della cortina di ferro, dopo un breve passaggio in Austria. Ma, come non si stancò mai di raccontare, non ebbe mai risentimenti verso la sua nuova patria, la Germania: “Non combattevamo contro i tedeschi, combattevamo contro il fascismo“.





Pensiero del 05 giugno 2021

 A Gesù non si dà il superfluo, a Gesù si dà il cuore , la sede della volontà, dell'intelligenza. É l'unica cosa che ci è indispensabile.

Meditazione sul Vangelo di Mc 12, 38-44
Tutto quello che aveva.
L’evangelista Marco conclude gli episodi del tempio narrando quello che accade attraverso gli occhi di Gesù. Prima ci dà una panoramica rapida sui personaggi che passano: scribi, che ostentano lunghe preghiere e passeggiano con solennità per essere ammirati, e ricchi, che gettano monete sonanti nel tesoro. Poi coglie in primo piano una figura considerata insignificante: una povera vedova che getta due spiccioli. La condizione sociale della vedova in Palestina, dai tempi più antichi fino all’epoca di Gesù, era drammatica. Morto il marito, che le garantiva il mantenimento e il riconoscimento dei diritti, la donna rimaneva relegata ai margini della comunità, finendo in povertà. Qui si ferma lo sguardo di Gesù, per trarne un insegnamento per i discepoli.
Gesù è ormai nell’imminenza della sua morte e da questa prospettiva guarda e legge ciò che gli accade attorno. Nell’obolo della vedova vede la profezia del gesto che lui dovrà compiere. Il testo greco dice che “nella sua povertà vi ha messo tutto quello che aveva, tutta la sua vita”. Nella sua situazione ella era tenuta a versare un solo leptà, invece aveva deciso di offrire tutto, senza preoccupazioni per il domani e riponendo in Dio, difensore degli orfani e delle vedove, tutta la propria fiducia. Gesù guarda in profondità, con attenzione, e porta in luce questa offerta silenziosa in cui egli si riconosce. Quella della vedova, come la sua, è una vita che sa consegnarsi nell’amore. Questo è ciò che rimane e che ha valore agli occhi di Dio. Due versetti dopo, all’inizio del capitolo 13, Marco introduce il grande discorso escatologico: lo sguardo, a questo punto, si allunga su ciò che rimane in tutto ciò che passa e si fissa sul compimento definitivo della storia. Nel piccolo gesto della vedova Gesù vede racchiusa proprio la qualità eterna dell’amore: esso, a differenza delle belle pietre del tempio che saranno distrutte e delle ostentazioni effimere dei ricchi e degli scribi, non passa. Non trova forse proprio qui uno di quei frutti maturi che era venuto a cercare al suo arrivo a Gerusalemme?

05 Giugno

Benedetto Dio che vive in eterno

SALMO RESPONSORIALE (Tobia 13)
Rit: Benedetto Dio che vive in eterno.

Benedetto Dio che vive in eterno,
benedetto il suo regno;
egli castiga e ha compassione,
fa scendere agli inferi, nelle profondità della terra,
e fa risalire dalla grande perdizione:
nessuno sfugge alla sua mano.

Quando vi sarete convertiti a lui
con tutto il cuore e con tutta l’anima
per fare ciò che è giusto davanti a lui,
allora egli ritornerà a voi
e non vi nasconderà più il suo volto.

Ora guardate quello che ha fatto per voi
e ringraziatelo con tutta la voce;
benedite il Signore che è giusto
e date gloria al re dei secoli.

Io gli do lode nel paese del mio esilio
e manifesto la sua forza e la sua grandezza
a un popolo di peccatori.
Convertitevi, o peccatori,
e fate ciò che è giusto davanti a lui;
chissà che non torni ad amarvi
e ad avere compassione di voi.

 L’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore.

(I Giovanni 4,17-18)




04 giugno, 2021

Pensiero del 04 giugno 2021

 Meditazione sul Vangelo di Mc 12, 35-37

Di chi è figlio il Messia?
Terminate le dispute e ottenuto il riconoscimento di “Maestro” (cfr. Mc 12,34b), Gesù può ora parlare liberamente, presentando il suo insegnamento sull’identità del Messia. Questa volta è lui a formulare una domanda. Gesù si confronta con un versetto del salmo 110, facendo emergere una contraddizione tra quanto insegnano gli scribi e quanto qui viene affermato: come può il Messia atteso essere figlio di Davide, suo discendente, come essi affermano, se nella Scrittura Davide, a cui è attribuita la stesura del libro dei Salmi, lo chiama “mio Signore”? Di chi è figlio il Messia? A prima vista è una questione tecnica, per pochi esperti di Bibbia, ma Marco ci riferisce che «la numerosa folla lo ascoltava volentieri»: la sua domanda è per tutti. Gesù stimola una riflessione intelligente ed attenta a proposito di ciò che afferma la Scrittura. Il testo evangelico si ferma qui, non prosegue nella narrazione: ci mette in cuore questo interrogativo perché anche noi facciamo la fatica di confrontare questo brano con quanto l’intero Evangelo ci narra e con la nostra vita, per dare una risposta personale. Se avremo la pazienza di ripercorrere le pagine di Marco, scopriremo che la comprensione dell’identità di Gesù quale Messia e Figlio di Dio è cruciale: è la domanda che attraversa tutto il testo di Marco per trovare risposta piena solo alla fine. La sua identità di Figlio di Dio ci è annunciata fin dal primo versetto (Mc 1,1). Poco oltre, al momento del Battesimo di Gesù, quando il cielo “si squarcia” (così dice il testo originale), udiamo la voce stessa del Padre affermare: «Tu sei il Figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto» (Mc 1,11). Il cielo è aperto: a ciascuno è dato di ascoltare e comprendere. Il lettore del vangelo di Marco, dunque, sa fin dall’inizio chi è realmente Gesù. Ma per arrivare a una conoscenza esperienziale e personale, che sappia dare risposta con la vita alla fede in Gesù, quale Cristo e Figlio di Dio, siamo invitati a percorrere la sua stessa strada: «Se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mc 8,34). Chi avrà deciso di seguirlo fino in fondo, imparando da lui a perdere la vita per causa sua e del Vangelo, avrà occhi per vedere e riconoscere il Figlio di Dio in quell’uomo che muore sulla croce. E, quasi alla fine del Vangelo di Marco, potrà confessare con il centurione romano: «Veramente quest’uomo era figlio di Dio»

04 Giugno

Loda il Signore, anima mia

Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore,
ed il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.

(Giovanni 14,23)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 145)
Rit: Loda il Signore, anima mia.

Loda il Signore, anima mia:
loderò il Signore finché ho vita,
canterò inni al mio Dio finché esisto.

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.


L’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore.

(I Giovanni 4,17-18)




03 giugno, 2021

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Corpus Domini 03 giugno 2021





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3 giugno 1963 - 3 giugno 2021 Papa Giovanni XXIII



Solennità del Corpus Domini


Corpus Domini

autore Miguel Cabrera anno 1705 titolo Allegoria della Santa Eucaristia


Nome: Corpus Domini

Titolo: Solennità del corpo e sangue di Cristo
Ricorrenza: 3 giugno
Tipologia: Solennità




« Così Dio amò il mondo, da darci il suo Figlio Unigenito ».

Queste mirabili parole le vediamo brillare sulla capanna dell'Infante di Betlemme ove Cristo nacque su di un giaciglio di foglie.

Le vediamo impresse sulla povera casetta di Nazaret ove Gesù lavorò per amor nostro.

Le vediamo là nel pretorio di Caifa, di Erode, di Pilato, ove l'innocente Gesù soffrì per amor nostro.

Senza dubbio se Nostro Signore ci avesse amato soltanto fino alla croce, fino a dare la vita per noi, sarebbe già stata una prova di immenso amore, ma il Signore volle far più. Il Cuore di Gesù è Cuore divino, e Dio è eterno ed anche il suo amore non può morire: « Io sarò con voi sino alla consumazione dei secoli ».

Ma in che modo, o Gesù, resterai con noi? Se tu stesso hai predetto la tua morte, la tua partenza da questa terra?

Nella notte stessa nella quale uno dei suoi amici più intimi, un suo apostolo, Giuda, lo tradiva, nella notte in cui i suoi nemici aizzavano la plebe, radunavano falsi accusatori, armavano soldati per la sua cattura, mentre i Giudei gridavano : « Non deve regnare sopra di noi, è degno di morte... dobbiamo toglierlo dal mondo... », Gesù, là, nel Cenacolo, circondato dai suoi Apostoli dà una prova solenne di tutto il suo amore per gli uomini.

« Non vi lascerò orfani, esclama, ma sarò sempre con voi ». Ancora una volta quel Cuore adorabile, pieno d'amore, si commuove, pensa alle anime che avranno bisogno di nutrimento spirituale; che avranno bisogno di Lui e della sua forza ed allora decide di darsi come cibo.

Verso la metà della cena, prese il pane, alzò gli occhi al cielo, lo benedisse, lo spezzò e lo distribuì agli Apostoli dicendo: « Prendete e mangiate; questo è il mio Corpo ». Similmente fece del vino che distribuì dicendo: « Prendete e bevete, questo è il mio Sangue; ogni qualvolta farete questo, fatelo in mia memoria ».

Ecco compiuta l'istituzione del Sacramento dell'amore, l'Eucarestia, il Sacramento che fa vivere in mezzo a noi Gesù, anche dopo la sua ascesa al cielo.

I nemici uccisero Gesù, suscitarono persecuzioni di ogni genere, cercarono ogni mezzo per toglierlo di mezzo agli uomini, ma tutto fu inutile.

Cristiani, quante volte là da quel tabernacolo Gesù ci invita al banchetto divino! accostiamoci a lui. Rallegriamoci di essere nel numero dei fedeli convitati che il Padrone ha introdotto nella sua casa. Là dimenticheremo le nostre tristezze ed ascolteremo dal Cuore di Cristo i suoi divini consigli, là riceveremo la forza, il vigore per vincere i nostri nemici e camminare più speditamente per la via della virtù.

Gesù Eucaristico, sole splendente ed ardente d'amore, brilla nella nostra mente, nel nostro cuore, nelle nostre famiglie, nel mondo intero, e facci amare Iddio sopra ogni cosa e il prossimo come noi medesimi!

PRATICA. Accostiamoci sovente al banchetto divino.

PREGHIERA. O Signore, che sotto questo mirabile Sacramento ci hai lasciato un ricordo della tua passione, deh, concedici di venerare così i sacri misteri del Corpo e del Sangue tuo, da sentire continuamente in noi il frutto della tua redenzione.

MARTIROLOGIO ROMANO. Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo: con il suo sacro nutrimento egli offre rimedio di immortalità e pegno di risurrezione.

ORIGINI DELLA FESTA



La ricorrenza deve le sue radici nell'ambiente della Gallia belgica grazie alle rivelazioni della Beata Giuliana di Retìne priora nel Monastero di Monte Cornelio a Liegi che nel 1208 vide durante un'estasi il disco lunare risplendente di luce candida, deformato però da un lato da una linea rimasta in ombra: da Dio intese che quella visione significava la Chiesa del suo tempo, che ancora mancava di una solennità in onore del SS. Sacramento. Il direttore spirituale della beata, il Canonico di Liegi Giovanni di Lausanne, ottenuto il giudizio favorevole di parecchi teologi in merito alla suddetta visione, presentò al vescovo la richiesta di introdurre nella diocesi una festa in onore del Corpus Domini. La richiesta fu accolta nel 1246 e venne fissata la data del giovedì dopo l'ottava della Trinità.

Tuttavia nel 1262 salì al soglio pontificio, col nome di Urbano IV, l'antico arcidiacono di Liegi e confidente della beata Giuliana, Giacomo Pantaleone. Ed è a Bolsena, proprio nel Viterbese, la terra dove è stata aperta la causa suddetta che in giugno, per tradizione si tiene la festa del Corpus Domini a ricordo di un particolare miracolo eucaristico avvenuto nel 1263.

Si racconta che un prete boemo, in pellegrinaggio verso Roma, si fermò a dir messa a Bolsena ed al momento dell'Eucarestia, nello spezzare l'ostia consacrata, fu pervaso dal dubbio che essa contenesse veramente il corpo di Cristo. A fugare i suoi dubbi, dall'ostia uscirono allora alcune gocce di sangue che macchiarono il bianco corporale di lino liturgico e alcune pietre dell'altare tuttora custodite in preziose teche presso la basilica di Santa Cristina.

Venuto a conoscenza dell'accaduto Papa Urbano IV istituì ufficialmente la festa del Corpus Domini estendendola dalla circoscrizione di Liegi a tutta la cristianità. La data della sua celebrazione fu fissata nel giovedì seguente la prima domenica dopo la Pentecoste (60 giorni dopo Pasqua). Così, l'11 Agosto 1264 il Papa promulgò la Bolla "Transiturus" che istituiva per tutta la cristianità la Festa del Corpus Domini dalla città che fino allora era stata infestata dai Patarini i quali negavano il Sacramento dell'Eucaristia.

MARTIROLOGIO ROMANO. Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo: con il suo sacro nutrimento egli offre rimedio di immortalità e pegno di risurrezione.

Pensiero del 03 giugno 2021 SOLENNITÀ DEL CORPUS DOMINI

 Signore sono qui davanti a Te per adorarTi. Nel Tuo nascondimento Tu dai Vita e Amore a me, così io nascondendomi in Te. Posso donare Vita e Amore agli altri.


Commento su Marco 14,12-16.22-26

...E dopo la Trinità, l'Eucaristia, il secondo grande mistero della nostra fede.
Evocando una nota legge aritmetica, potrei dire - e infatti lo dico! - che Eucaristia sta a Trinità come la tesi all'ipotesi, la dimostrazione al postulato, la manifestazione al dogma, la realizzazione storica alla promessa,...
Nella celebrazione del sacramento dell'altare, le tre Persone divine si fanno presenti, ciascuna con il ruolo che le è proprio: il Padre offre il Figlio, il Figlio obbediente si lascia donare, lo Spirito Santo consacra il dono e coloro che lo offrono al Padre, per la salvezza del mondo.
Naturalmente anche noi partecipiamo al mistero - cioè al sacramento - nella persona del ministro ordinato che ha ricevuto dall'Alto la potestas consecrandi e il popolo che con-celebra. Da questo, dal popolo, è stato scelto colui che sarebbe diventato sacerdote; e per il popolo, il sacerdote offre il sacrificio dell'altare.
È un copione articolato, l'Eucaristia, nel quale gli attori sono tanti, non uno soltanto, ciascuno con la sua parte da recitare, consapevole che la chiesa non è un palcoscenico, e che quivi si recita la vita, non una commedia drammatica.
Nessuna spettacolarità, nessun protagonismo, nessuna platea plaudente,...
Qui si fa sul serio! il pane non è più (solo) pane, ma diventa davvero carne di Cristo; il vino non è più (solo) vino, ma diventa davvero sangue di Cristo; ricevere quel pane, bere quel vino, significa partecipare davvero al corpo del Signore. Che cosa significa tutto questo? significa mangiare Lui per essere trasformati in Lui.
Questa fede nell'efficacia performante e trasformante dell'Eucaristia è testimoniata già dai primi scrittori sacri, i quali ci hanno lasciato dei trattati che sono vere e proprie storie di vita vissuta nella contemplazione e nella celebrazione del SS. Sacramento, non tanto e non solo in ginocchio davanti all'ostensorio,... ma soprattutto nel quotidiano della vita.
È un'esperienza, quella raccontata dai due discepoli di Emmaus, ma anche da san Leone Magno, Gaudenzio da Brescia, Tommaso d'Aquino, che può diventare la nostra. Difficile, di non immediata comprensione... Ma vi garantisco, leggere certe pagine sulla spiritualità eucaristica - spiritualità incarnata, sia ben chiaro! -, fa venir voglia di viverla questa esperienza, e di viverla regolarmente.
Entrando ora con l'immaginazione, pardon, con la fede, nel cenacolo, a tavola con Gesù e i Dodici, in punta di piedi, e il cellulare spento, assistiamo alla scena dell'Istituzione: mi raccomando, massima attenzione alle parole! nessun gesto (liturgico) sarebbe sacramentale, cioè efficace, se non fosse accompagnato dalle parole.
Lo so, è difficile liberare queste parole dalla prigione della tiritera nella quale i preti - non tutti, ma molti sì - le hanno condannate e rinchiuse...
Già, la liturgia può anche essere una prigione... A proposito, sapete come nell'800 chiamavano il SS. Sacramento custodito nel tabernacolo? no? "il Divin Prigioniero". Questa definizione, concepita da preti e religiose, certamente ispirati dalle migliori intenzioni - dicono che l'Inferno sia lastricato di buone intenzioni -, non ha reso un buon servizio al corpo di Cristo, al contrario.
È necessario precisare immediatamente che Gesù non ha concepito l'Eucaristia perché si adorasse, ma perché si mangiasse, per nutrire il corpo e lo spirito.
Detto questo, un po' di storia non fa male: nel II sec. san Giustino cita l'uso pastorale già consolidato di inviare ai fedeli assenti dalla Messa per motivi di lontananza dalla chiesa, o perché infermi, la particola consacrata, per potersi comunicare. Nelle parrocchie si conservava il SS. Sacramento in un luogo diverso dall'aula eucaristica.
Al tempo della Controriforma, si affermò l'uso del Tabernacolo, collocato nei pressi dell'altare, per sottolineare che la presenza reale non finisce con la fine della celebrazione, ma è irreversibile, una verità alla quale molte confessioni protestanti non credono tutt'oggi.
La pratica dell'adorazione eucaristica nacque formalmente l'11 settembre del 1226, ad Avignone, come segno di ringraziamento per la vittoria ottenuta contro i Catari e gli Albigesi; in quell'occasione il Re Luigi VII di Francia ordinò che le Sacræ Species fossero esposte in cattedrale. Tale fu il concorso di fedeli, che il Vescovo Pierre de Corbie continuò l'adorazione in modo perpetuo.
Grande impulso alla devozione eucaristica fu dato dal famoso miracolo di Torino. Nel luogo ove si era verificato venne edificata l'omonima chiesa del Corpus Domini, e Papa Clemente VIII, il 25 novembre del 1592, istituiva le Quarant'ore perpetue, usanza inizialmente solo romana, poi estesati in tutta la chiesa. Nel 1792 la pia devozione fu violentemente interrotta dal caos della Rivoluzione Francese, e venne ripristinata definitivamente trent'anni dopo.
Ripeto per l'ultima volta che altro è la liturgia eucaristica, altro la devozione al SS. Sacramento: ricordando sempre il motivo che ha portato nostro Signore a donarci l'Eucaristia, preghiamo e alimentiamo la speranza che i fedeli che partecipano al banchetto del Corpo e del Sangue di Cristo vivano poi coerentemente alla Comunione che hanno ricevuto, intessendo relazioni improntate ad autentica comunione vicendevole.
Preghiamo anche affinché vengano al più presto abbattute le barriere architettoniche - consentitemi l'espressione -, a causa delle quali non tutti i fedeli possono ricevere questo grande Sacramento, cibo indispensabile per la vita di ogni cristiano.
(fr. Massimo Rossi)

03 Giugno

Alzerò il calice della salvezza ed invocherò il nome del Signore.

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore,
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.
(Giovanni 6:51)

Salmo responsoriale (salmo 115)
Alzerò il calice della salvezza ed invocherò il nome del Signore.
Che cosa renderò al Signore,
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore.
Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.
Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.
A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo.

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore, se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.
(Giovanni 6:51)

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Corpus 03 giugno 2021



Buona solennità del Corpus Domini - don Tonino Bello, Vescovo

 «Purtroppo, l’opulenza appariscente ci fa scorgere facilmente il corpo di Cristo nell’Eucarestia dei nostri altari. Ma ci impedisce di scorgere il corpo di Cristo nei tabernacoli scomodi della miseria, del bisogno, della sofferenza, della solitudine. Credo che la festa del Corpo e Sangue di Cristo esiga la nostra conversione. Non l’altisonanza delle nostre parole. Né il fasto vuoto delle nostre liturgie».

(don Tonino Bello, Vescovo)
Buona solennità del Corpus Domini



02 giugno, 2021

Pensiero del 02 giugno 2021

Dio è fuori da ogni logica umana e conosce pienamente il segreto della vita perché è Lui la Vita. Nessuno è perduto, tutti saremo vivi in Lui.

Meditazione sul Vangelo di Mc 12,18-27

Non conoscete né le Scritture né la potenza di Dio.

Nel brano evangelico di oggi compaiono sulla scena i sadducei i quali interpretavano la Torah in modo letterale e ritenevano ispirati solo i primi cinque libri della Bibbia. In questo brano li vediamo presentare a Gesù un caso paradossale per mettere in ridicolo la fede nella risurrezione, che essi negavano dal momento che non se ne parla nel Pentateuco. Secondo loro il cognato (levìr, in latino) era tenuto a sposare la moglie del fratello morto senza figli per garantirgli una discendenza, dando alla prole il nome del defunto. In questo modo era garantita la trasmissione dell’eredità all’interno del medesimo gruppo familiare.

Gesù risponde, anche in questo caso, alla maniera dei rabbini del tempo, con una controdomanda che rimprovera ai suoi interlocutori di non conoscere le Scritture di cui si fanno autorevoli interpreti e, perciò, di non conoscere neppure la potenza di Dio che esse rivelano. I sadducei dicono di credere in Dio, ma dimostrano di non conoscerlo e nemmeno di conoscere chi sono loro agli occhi di Dio. Il loro sguardo è “basso”, totalmente chiuso nella sfera materiale delle cose che si vedono e si possiedono (la donna è qualcosa che “appartiene” all’uomo), incapaci di aprirsi alla potenza di Dio che li oltrepassa. La legge del levirato a cui si appellano rientra in questa prospettiva: e un tentativo umano di realizzare il desiderio di vita senza fine, oltre la morte, che l’uomo porta in sé, attraverso la generazione di figli e la sopravvivenza del proprio nome. Quello che l’uomo desidera ma non può darsi da sé gli è rivelato e donato dall’alto: Gesù apre uno squarcio nel loro e nostro piccolo e angusto orizzonte e con la sua parola prima e la sua stessa persona il mattino di Pasqua, ci annuncia che la vita da risorti, a cui aneliamo, c’è e comporta una trasformazione completa dell’uomo, della sua corporeità («saranno come angeli») e perciò anche dei rapporti che ha vissuto. E’ una nuova creazione che solo Dio può operare. A fondamento del proprio discorso pone proprio la Torah, citando il passo dell’Esodo (3,6) che narra l’episodio di Mosè e il roveto: «Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe». Si tratta di una teofania in cui Dio si rivela a Mosè come il “Dio dei padri”: a loro appartiene e loro appartengono a lui. Come può il Vivente legarsi per sempre a uomini che non sono più? Non farà piuttosto vivere per sempre coloro ai quali per sempre si è legato in alleanza?

02 Giugno 

A te, Signore, io mi rivolgo, in te confido

Io sono la risurrezione e la vita, dice il Signore;

chiunque crede in me non morirà in eterno.

(Giovanni 11:25)


SALMO RESPONSORIALE (Salmo 24)
Rit: A te, Signore, elevo l'anima mia.

Mio Dio, in te confido:
che io non resti deluso!
Non trionfino su di me i miei nemici!
Chiunque in te spera non resti deluso.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Ricordati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricordati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.


Giuseppe d’Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù.

(Marco 15,43)

01 giugno, 2021

Pensiero del 01 giugno 2021

 Meditazione sul Vangelo di Mc 12,13-17

Rendete a Dio ciò che è di Dio.
I farisei e gli erodiani si odiano. I primi, zelanti per la legge, non sopportano la presenza romana e mal si adattano al pagamento del tributo all’imperatore. Gli erodiani, invece, riconoscono il diritto dell’imperatore a riscuotere le tasse. Per la seconda volta nel suo Vangelo Marco li presenta uniti. Già all’inizio del suo racconto, dopo la guarigione dell’uomo dalla mano inaridita in giorno di sabato nella sinagoga di Cafarnao, ci dice che «i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire» (Mc 3, 6). Nel testo di oggi compare di nuovo questa alleanza tra nemici che si uniscono contro Gesù.
L’evangelista ci avvisa che quella posta a Gesù è una domanda trabocchetto. Gesù conosce la doppiezza dei suoi interlocutori e li smaschera con una risposta che non solo dirime la questione, mettendo ordine fra la sfera politica e quella religiosa, ma soprattutto dice qualcosa di fondamentale sull’uomo in relazione a Dio: «Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio». Gesù usa la parola eikon, icona, immagine: l’immagine sulla moneta romana, il denàrion, è di Cesare; a lui appartiene e dunque a lui va restituita. Ma cosa è di Dio? Cosa o chi porta in sé l’immagine di Dio cosicché a lui debba essere restituito? Gesù non risponde direttamente, lascia aperta la questione. San Lorenzo da Brindisi (sacerdote vissuto tra il 1559 e il 1619) in un’omelia su questo Vangelo dice: «A Cesare dobbiamo dare la moneta che porta l’immagine e l’iscrizione di lui, a Dio invece ciò su cui è impressa l’immagine e la somiglianza divina. Noi siamo creati a immagine e somiglianza di Dio. Tu, o cristiano, sei uomo: sei dunque moneta del tesoro divino, sei denaro che porta impressa l’immagine e l’iscrizione del re divino. Con Cristo io ti chiedo: “Di chi è questa immagine e l’iscrizione?”. Tu dici: di Dio. Osservo: e perché non dai a Dio ciò che è suo? Se vogliamo essere immagine di Dio, dobbiamo essere simili a Cristo, perché egli è l’immagine della bontà di Dio. Chi pertanto nella vita, nei costumi e nelle virtù è simile e conforme a Cristo, manifesta davvero l’immagine di Dio, e il pieno splendore di questa divina immagine consiste in una perfetta giustizia: “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”: a ciascuno il suo».

01 Giugno 2021

Saldo è il cuore del giusto che confida nel Signore

Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo
illumini gli occhi del nostro cuore
per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati.

(Efesini 1:17,18)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 111)
Rit: Saldo è il cuore del giusto che confida nel Signore.

Beato l’uomo che teme il Signore
e nei suoi precetti trova grande gioia.
Potente sulla terra sarà la sua stirpe,
la discendenza degli uomini retti sarà benedetta.

Cattive notizie non avrà da temere,
saldo è il suo cuore, confida nel Signore.
Sicuro è il suo cuore, non teme,
finché non vedrà la rovina dei suoi nemici.

Egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua fronte s’innalza nella gloria.

 La loro difesa li ha abbandonati, mentre il Signore è con noi. Non ne abbiate paura.

(Numeri 14,9)