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18 ottobre, 2022

✝ Pensiero del 18 ottobre 2022

 


S. T. D. E DELLA B. V. M.
Beato Rosario Angelo Livatino_GIUDICE UOMO LAICO_MARTIRE PER LA GIUSTIZIA E PER LA VERITÁ in_Odio_ alla_Fede

Nella Memoria Liturgica, San Luca Evangelista.

Oggi, sarebbe stato l'onomastico di Luca Carissimi, auguri di cuore, e salutaci, tutti in cielo.

Martedì – 29.a Tempo Ordinario – SAN LUCA EVANGELISTA (f)
Meditazione sul Vangelo di Lc 12, 13-21
Il medico evangelista.
Quasi tutto ciò che sappiamo dell’evangelista Luca è contenuto negli Atti degli Apostoli e nelle lettere di san Paolo; egli, infatti, accompagnò l’Apostolo delle Genti in alcuni viaggi. La tradizione riporta che proveniva dalla comunità cristiana di Antiochia. Medico di origine non ebraica, dotato di una vasta cultura ellenistica, fu profondo conoscitore delle usanze ebraiche e della Bibbia greca. La sua personalità letteraria è rispecchiata nelle sue due opere contenute nel Nuovo Testamento: il terzo Vangelo e gli Atti degli Apostoli.
La parabola del buon samaritano, quella del figlio prodigo o il racconto del buon ladrone, mostrano la sensibilità di Luca nel narrare la compassione che Gesù prova per i peccatori e gli emarginati. Grazie a questo magnifico evangelista, possiamo conoscere meglio alcuni tratti del Cuore di Gesù: la misericordia, il perdono, la pietà: “Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che e incappato nei briganti?”. Quegli rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: “Va’ e anche tu fa’ lo stesso”» (Lc 10, 36-37). «Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano, il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò» (Lc 15,20). «Gesù gli disse: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”» (Lc 23,43). Quante cose possiamo imparare da questo buon medico, Luca, che abbandonò la medicina del corpo per dedicarsi a quella spirituale. Se lo scopo del suo messaggio è mostrarci la misericordia del Maestro, non possiamo trascurare questi insegnamenti. Incominciamo ad essere misericordiosi e compassionevoli. Solo così mostreremo al mondo il cuore compassionevole e misericordioso del Signore. La figura del Padre che attende ansioso il ritorno del figlio prodigo è l’immagine più bella di quel Dio che non vuole che il peccatore muoia e sia condannato, ma viva e si salvi. Non importano le cadute o i fallimenti dovuti alla fragilità e nemmeno quelli dovuti alla malizia; a Dio interessano solo gli atteggiamenti di pentimento, di confessione, di rinnovamento, di sincerità, di impegno, perché il Signore benedice le anime che si ravvedono e le sospinge, con maggior vigore, verso la mèta della santità.

Martedì 18 Ottobre                                       

S. LUCA evangelista (f); S. Pietro d’Alcantara; S. Amabile

29.a del Tempo Ordinario

2Tm 4,9-17b; Sal 144; Lc 10,1-9

I tuoi santi, Signore, dicono la gloria del tuo regno

Io ho scelto voi, dice il Signore, perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga.

(Giovanni 15,16)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 144)
Rit: I tuoi santi, Signore, dicano la gloria del tuo regno.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.

Per far conoscere agli uomini le tue imprese
e la splendida gloria del tuo regno.
Il tuo regno è un regno eterno,
il tuo dominio si estende per tutte le generazioni.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.

Io ho scelto voi, dice il Signore, perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga.

(Giovanni 15,16)

17 ottobre, 2022

Buon compleanno a Papa Giovanni Paolo I_Beato e nella Memoria del Battesimo

Buon compleanno a Papa Giovanni Paolo I_Beato, e nella Memoria del Battesimo

Auguri di cuore, ci protegga tutti dal cielo.

17 ottobre 1912



16 ottobre, 2022

16 ottobre 1943 per non dimenticare mai

 16 ottobre 1943 per non dimenticare mai




Buon compleanno cara Marietta

 Buon compleanno cara Marietta, piccola grande DONNA DELLA PUREZZA

Ti voglio tanto bene.
Tanti auguri di cuore a SANTA MARIA TERESA GORETTI
Proteggi, da lassù.
16 ottobre 1890



15 ottobre, 2022

Santa Teresa d'Avila

 Santa Teresa d'Avila (di Gesù)

Nome: Santa Teresa d'Avila
Titolo: Vergine e Dottore della Chiesa
Nascita: 28 marzo 1515, Gotarrendura, Spagna
Morte: 4 ottobre 1582, Alba de Tormes, Spagna
Ricorrenza: 15 ottobre
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Memoria liturgica


S. Teresa di Gesù nacque ad Avila (Spagna) il 28 marzo dell'anno 1515, da nobile ed antica famiglia.

Teresa si distinse fin da bambina per un grande amore alla lettura di buoni libri, e specialmente della Sacra Scrittura.

Leggendo ad un suo fratellino le gesta dei Martiri, tutti e due furono accesi di santo ardore di morire per il nome di Gesù, ed un giorno, non visti, fuggirono per andare tra i Mori infedeli: « Così, dicevano, voleremo subito in Paradiso! ».

Mirabile ingenuità! Ma un loro zio li ricondusse alla casa paterna. Allora pensarono di condurre una vita solitaria e si costruirono una celletta nel giardino, dove si ritiravano in preghiera.

A 12 anni le morì la madre e Teresa provò tale dolore da non trovare conforto sulla terra.

Pensò allora che le rimaneva un'altra madre ben più amorosa e potente: la Madonna, e a Lei si affidò. Intanto andava preparandosi pel chiostro e a 20 anni seguì la divina chiamata. Si ritirò nel monastero dell'Incarnazione del Monte Carmelo in Avila, dove ben presto rifulse per ogni virtù.

Per una grave malattia dovette lasciare il monastero e ritornare in famiglia: guarì, ma perdette il primitivo fervore.

Una visione la fece ritornare in sè ed allora si diede con tutte le forze alla propria santificazione. Così si preparò a quella grande riforma dei monasteri Carmelitani, che fu accettata non solo da tutti i monasteri delle suore, ma anche da parecchi conventi dei frati. Aveva conosciuto S. Giovanni della Croce, tenuto in grande fama di dotto e santo, e se ne servi come del più valido aiuto.

Santa Teresa d'Avila e i Carmelitani


Indicibili furono i dolori fisici, le penitenze e le discipline, ma sostenne tutto colla più dolce serenità di spirito. Gesù la ricompensava con sublimi estasi, rivelandole verità altissime che ella tramandò nelle sue mirabili « Opere ».

Statua Santa Teresa d'Avila
autore Gian Lorenzo Bernini
titolo Transverberazione di santa Teresa d'Avila



Non conosceva altro bene in questa vita che quello d'imitare Gesù Cristo paziente e crocifisso, e si sforzava di acquistare, per mezzo dei patimenti, nuovi meriti per l'eternità. Ammirabile la sua preghiera: « Signore, o patire o morire ». Il suo cuore, infiammato dell'amor di Dio, altro non sospirava che di uscire da questa valle di pianto e di unirsi per sempre al suo diletto Sposo, nella gloria celeste. Il Signore esaudì i fervidi voti e, nel monastero di Alba di Tormes, alla età di 67 anni, passò da questa vita. Era il 13 ottobre del 1582.

PRATICA. Leggiamo le « Opere » e l'« Autobiografia » di questa Santa.

PREGHIERA. Esaudiscici, Dio nostro Salvatore, affinchè come ci allietiamo per la festa della tua beata vergine Teresa, così siamo nutriti dalla sua celeste dottrina e formati al sentimento di una tenera devozione.

MARTIROLOGIO ROMANO. Memoria di santa Teresa di Gesù, vergine e dottore della Chiesa: entrata ad Ávila in Spagna nell’Ordine Carmelitano e divenuta madre e maestra di una assai stretta osservanza, dispose nel suo cuore un percorso di perfezionamento spirituale sotto l’aspetto di una ascesa per gradi dell’anima a Dio; per la riforma del suo Ordine sostenne molte tribolazioni, che superò sempre con invitto animo; scrisse anche libri pervasi di alta dottrina e carichi della sua profonda esperienza.

✝ Pensiero del 15 ottobre 2022

 ✝


S. T. D. E DELLA B. V. M.

Beato Rosario Angelo Livatino_GIUDICE UOMO LAICO_MARTIRE PER LA GIUSTIZIA E PER LA VERITÁ in_Odio_ alla_Fede

Tu sei, come un soffio caldo, che riscalda le mie giornate.

Barbara

Dio vuole salvare tutti, ma ci lascia liberi anche di rifiutare il Suo Perdono. 


Nella Memoria, liturgica Santa Teresa d'Avila (di Gesù).

Sabato – 28.a Tempo Ordinario – SANTA TERESA DI GESU’ – Dottore della Chiesa
Santa spagnola del secolo XVI, seppe conciliare il senso dell’ironia con la fermezza, la dolcezza con la forza, la simpatia con la determinazione. ln gioventù si sentì fortemente attratta dallo spirito mondano, come confesso lei stessa, ma superò quella tendenza grazie alla lettura e all’esempio di alcuni santi, come san Girolamo, sant’Agostino, santa Maria Maddalena. La sua conversione avvenne a quarant’anni, dopo un lungo periodo di vita religiosa presso il monastero dell’Incarnazione di Avila. Si dedicò alla fondazione e alla riforma dei conventi carmelitani, non senza difficoltà e grandi contrasti, che affrontava avendo fiducia in Dio. Donna dotata di grande ingegno e magnanimità, di grazia naturale e viva sensibilità femminile, c’insegna che per raggiungere la santità “non occorre pensare molto, quanto piuttosto amare molto”. Seppe essere maestra di vita spirituale, descrivendo nelle sue opere l’esperienza mistica di cui Dio le fece dono. Morì ad Alba de Tormes (Spagna) il 4 ottobre 1582. Paolo VI le conferì nel 1970 il titolo di Dottore della Chiesa.
Meditazione sul Vangelo di Lc 12, 8-12
Fiducia nelle prove.
Gesù prepara i suoi discepoli a rimanergli fedeli testimoni in tempo di persecuzione. Nella prova non saremo lasciati soli, ci sosterrà lo Spirito del Risorto. Lo Spirito Santo, però, non costringe la libertà di nessuno: chi, pur avendo la luce e la grazia della fede, negherà l’evidenza della Verità (bestemmierà, cioè, contro lo Spirito Santo), causerà da se stesso la propria condanna.
Il Vangelo odierno ben si adatta alla celebrazione della memoria di santa Teresa d’Avila che la Chiesa ci propone oggi. Abbiamo ascoltato, infatti, come il Signore prepara i suoi discepoli a rimanergli fedeli testimoni, anche quando saranno perseguitati. La grande santa spagnola, con il suo indomito coraggio e la sua grande fede nel Signore, superò prove e persecuzioni confidando nella provvidenza di Dio. In lei è prevalsa la certezza d’essere amata dal Cristo, nonostante le sue miserie, anzi, proprio attraverso di esse.
Poesia mistica composta da Santa Teresa d’Avila.
Sapienza eterna, Altezza inaccessibile, Signor dell’alma mia, non ti sdegnar se, del suo nulla immemore, oggi il mio cuor vorrà a Te dolce innalzare inno d’amore. Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore! Son tutta tua; la tua bontà ineffabile m’ha dal nulla creata, m’ha redenta e chiamata in questo Ospizio, ed io fui sempre ingrata’… Ma di dannarmi mai ti resse il cuore… Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore! La mia vita, il mio cuor, il corpo e l’anima quanta, Signor, io sono, tutta ai tuoi piedi, o Sposo mio dolcissimo, tutto depongo e dono, ed in ostia mi sacro a Te d’amore. Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore! Vita o morte, trionfo oppur infamia, infermità o salute, sia che in pace Tu mi voglia o in orride pene continue e acute, tutto accetta e gradisce questo cuore. Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore! Dammi ricchezza o povertà riservami, inferno dammi o cielo, vita sepolta fra più dense tenebre o sole senza velo:

«A tutto mi sommetto, o dolce Amore. Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore! Se vuoi che vita spensierata godermi, vo’ qui per Te gioire; se vuoi che assidua nel lavor m’estenui, vo’ nel lavor morire: quanto a Te piace, tutto accetta il cuore. Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore!».

Sabato 15 Ottobre                                         

S. Teresa d’Avila (di Gesù) (m); S. Barsen; S. Tecla

28.a del Tempo Ordinario

Ef 1,15-23; Sal 8; Lc 12,8-12

Hai posto il tuo Figlio sopra ogni cosa

Lo Spirito della verità darà testimonianza di me, dice il Signore, e anche voi date testimonianza.
(Giovanni 15,26)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 8)
Rit: Hai posto il tuo Figlio sopra ogni cosa.

O Signore, Signore nostro,
quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!
Voglio innalzare sopra i cieli la tua magnificenza,
con la bocca di bambini e di lattanti.

Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell’uomo, perché te ne curi?

Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.
Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi.

Lo Spirito della verità darà testimonianza di me, dice il Signore, e anche voi date testimonianza.

(Giovanni 15,26)

13 ottobre, 2022

✝ Pensiero del 13 ottobre 2022


S. T. D. E DELLA B. V. M.

Beato Rosario Angelo Livatino_GIUDICE UOMO LAICO_MARTIRE PER LA GIUSTIZIA E PER LA VERITÁ in_Odio_ alla_Fede

Nella memoria dell'ultima Apparizione della Madonna a Fatima ai tre Pastorelli Lucia, Giacinta e Francisco  
13 ottobre 1917

Nella Memoria, dell'Anniversario di Matrimonio Rosalia Corbo, e Vincenzo Livatino

Auguri di cuore, proteggeteci da lassù.
13 ottobre 1951
 


Giovedì – 28.a Tempo Ordinario

Meditazione sul Vangelo di Lc 11, 47-54

Proclamare la verità. 

Gesù denuncia la malvagità di coloro che opprimevano il popolo, sapendo perfettamente la sorte che spetta a chiunque osi farlo. Molti profeti dell’Antico Testamento finirono i propri giorni in esilio o per morte violenta. Il Maestro ha così ben presente tutto questo che, tra le invettive contro i farisei, ha voluto ricordare che l’essere cristiani implica l’essere pure disposti a versare il proprio sangue per difendere e proclamare la verità. Cristo predicò la verità ai farisei, e questi cominciarono a molestarlo e ad insidiarlo ostinatamente. Oggi, ogni cristiano vive in un ambiente nel quale dichiararsi fedele a Cristo è ragione sufficiente per esser messo da parte e venir trattato ignobilmente. Noi cristiani dobbiamo difendere ardentemente Gesù e le cose del suo Regno. E non solo con le nostre parole, ma con tutta la nostra vita. Molti nemici si leveranno come belve, cercando la “preda” delle nostre cattive azioni, per dimostrarci la nostra incoerenza. Non solo ci additeranno, il che potrebbe essere perfino motivo di sano orgoglio, ma cercheranno di tentarci e di metterci continuamente alla prova. Sì, essere fedele alla moglie o al marito non va di moda, anzi, è visto come impresa impossibile. È ora di dare tutto per Cristo, di essere disposti perfino a morire, piuttosto che mancare ai nostri impegni di fedeltà. Sì, essere onesti è cosa non comune, e pare impossibile vivere onestamente su questa terra. Proprio per questo chi lo è sarà oggetto di accuse, di attacchi, perché la sua gestione della vita non è orientata secondo criteri pragmatici. Dare la vita per Cristo non significa finire nell’arena e morire sbranati dalle belve. Essere cristiani vuol dire uscire ogni giorno nel grande “Colosseo” del mondo, ed essere disposti a vincere le mille tentazioni e i mille inganni contro la nostra lealtà a Cristo.

Giovedì 13 Ottobre                                           

S. Romolo; S. Chelidona; S. Venanzio

28.a del Tempo Ordinario

Ef 1,1-10; Sal 97; Lc 11,47-54

Il Signore ha rivelato la sua giustizia

Io sono la via, la verità e la vita, dice il Signore.
Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

(Giovanni 14,6)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 97)
Rit: Il Signore ha rivelato la sua giustizia.

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.


Io sono la via, la verità e la vita, dice il Signore.
Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

(Giovanni 14,6)


12 ottobre, 2022

Beato Carlo Acutis

 Beato Carlo Acutis


Nome: Beato Carlo Acutis
Titolo: Adolescente
Nascita: 3 maggio 1991, Londra, Inghilterra
Morte: 12 ottobre 2006, Monza, Monza e Brianza
Ricorrenza: 12 ottobre
Tipologia: Commemorazione
Protettore:del web


Carlo Acutis nacque a Londra il 3 maggio 1991 da Andrea Acutis e Antonia Salzano, milanesi provvisoriamente in città per lavoro. Carlo fin da piccolo manifesta un'indole particolarmente devota tanto che tornati in Italia a soli 7 anni chiese di poter ricevere la Prima Comunione.

Richiesta insolita ma che venne accolta dopo averla sottoposta a Monsignor Pasquale Macchi il quale diede il suo benestare dopo aver interrogato il ragazzo, ritenendolo idoneo. Carlo ricevette così l'Eucaristia il 16 giugno 1998, giovanissimo, e restò un punto fermo nella sua breve vita assieme alla messa quotidiana alla quale assisteva.

La sua esistenza si svolgeva come quella di tutti i ragazzi della sua età, ma sempre caratterizzata dalla sua voglia di aiutare gli altri e dalla sua gioia, diceva infatti “La tristezza è lo sguardo rivolto verso se stessi, la felicità è lo sguardo rivolto verso Dio. La conversione non è altro che spostare lo sguardo dal basso verso l’alto. Basta un semplice movimento degli occhi”. La sua fede fu talmente coinvolgente da spingere il collaboratore domestico di casa, un bramino induista, a convertirsi al cristianesimo, colpito proprio da “la sua profonda fede, la sua carità e la sua purezza”.

Carlo era anche bravo in informatica tantochè è stato proclamato patrono del web, e così dopo aver assistito ad un incontro di presentazione del Piccolo Catechismo eucaristico decise di dare vita ad una mostra sui miracoli eucaristici, per testimoniare la vera presenza di Gesù nell'ostia. Dopo tre anni di ricerche in giro per l'Europa con in genitori la mostra era pronta e talmente ben fatta da essere richiesta dalle diocesi di tutto il mondo.

Il sogno di Carlo era di farsi sacerdote, ma purtroppo all'età di 15 anni fu stroncato da una leucemia fulminante, e dopo aver dedicato la sua vita “al suo amico Gesù” torna alla casa del Padre il 12 ottobre 2006. Venne sepolto ad Assisi e successivamente dal cimitero viene traslato nel Santuario della Spogliazione: attraverso una speciale procedura di imbalsamazione viene esposto alla visita dei pellegrini.

Dichiarato venerabile nel 2008 è stato beatificato il 10 ottobre 2020 dopo averne accertato almeno un miracolo, ovvero la guarigione di un ragazzo brasiliano avvenuta dopo averne toccato le reliquie.

La madre: «Vi racconto il suo miracolo»

Intervista realizzata da Stefano Lorenzetto alla madre di Carlo, Antonia Salzano, e pubblicata dal Corriere

Intercede. Salva. Guarisce. Converte. Appare. I devoti di quello che già viene chiamato il patrono di Internet, almeno 1 milione nei cinque continenti, vedono la sua presenza ovunque. L’ultimo segno, il 15 agosto. Scrivono i fan su Facebook: Questa notte, nella solennità della Santissima Vergine Maria Assunta, Carlo venuto a prendersi la sua cagnolina Briciola di quasi 17 anni. Ora corre e gioca anche lei nei meravigliosi giardini del Paradiso assieme agli altri animali di Carlo che l’hanno preceduta, i cani Poldo, Stellina e Chiara, i gatti Bambi e Cleopatra. Non le pare eccessivo che associno l’Assunzione alla morte di una bestiola? Sorride indulgente Antonia Salzano, mamma di Carlo Acutis, stroncato a 15 anni da una leucemia fulminante nel breve volgere di 72 ore.

Prima che ci lasciasse, gli dissi: se in cielo troverai i nostri amici a quattro zampe, compari con Billy, il cane della mia infanzia. Lui non lo conosceva. Un giorno zia Gioia, ignara del nostro accordo, mi telefonò: “Stanotte in sogno ho visto Carlo. Teneva fra le braccia Billy”.

Ma sono ben altri i segni per cui lo studente milanese, già venerabile dal 2018, verrà proclamato beato dalla Chiesa il 10 ottobre ad Assisi, ultima tappa prima di diventare santo. Quando il 23 gennaio 2019 si eseguì la ricognizione canonica sulle spoglie mortali del giovanissimo servo di Dio, la sua salma fu trovata intatta.

Io stavo lì, mio marito non volle vedere. Era ancora il nostro ragazzone, alto 1,82, solo la pelle un po’ più scura, con tutti i suoi capelli neri e ricci. E lo stesso peso, quello che si era predetto da solo. Pochi giorni dopo il funerale, all’alba fui svegliata da una voce: “Testamento”. Frugai in camera sua, pensavo di trovarvi uno scritto. Nulla. Accesi il pc, lo strumento che preferiva. Sul desktop c’era un filmato brevissimo che si era girato da solo ad Assisi tre mesi prima: “Quando peserò 70 chili, sono destinato a morire”. E guardava spensierato il cielo.

La vita di Carlo durò solo 5.641 giorni.

In realtà 5.640. Entrò in coma alle 14 dell’11 ottobre 2006, con il sorriso sulle labbra. Credevamo che si fosse addormentato. Alle 17 fu dichiarata la morte cerebrale, la mattina del 12 quella legale. Avremmo voluto donare i suoi organi, ma non fu possibile, ci dissero che erano compromessi dalla malattia. Un bel paradosso, perché il cuore, perfetto, ora sarò esposto in un ostensorio nella basilica papale di San Francesco ad Assisi.

Quand’ stato prelevato?

Durante la ricognizione del 2019. Con atto notarile abbiamo voluto donare il corpo al vescovo di Assisi. Era giusto che appartenesse alla Chiesa universale.

In che modo Carlo scoprì la fede?

Non certo per merito di noi genitori, lo scriva pure. In vita mia ero stata in chiesa solo tre volte: prima comunione, cresima, matrimonio. E quando conobbi il mio futuro marito, mentre studiava economia politica a Ginevra, non che la domenica andasse a messa.

Allora come spiega questa religiosità?

Un ruolo lo ebbe Beata, la bambinaia polacca, devota a papa Wojtyla. Ma c’era in lui una predisposizione naturale al sacro. A 3 anni e mezzo mi chiedeva di entrare nelle chiese per salutare Gesù. Nei parchi di Milano raccoglieva fiori da portare alla Madonna. Volle accostarsi all’eucaristia a 7 anni, anziché a 10. Lo lasciammo libero. Ci pareva una cosa bella, perciò chiedemmo una deroga. Per me fu una “Dio-incidenza”. Carlo mi salvò. Ero un’analfabeta della fede. Mi riavvicinai grazie a padre Ilio Carrai, il padre Pio di Bologna, altrimenti mi sarei sentita screditata nella mia autorità genitoriale. un percorso che dura tuttora. Spero almeno di finire in purgatorio.

Carlo fu precoce solo nella preghiera?

In tutto. Era un mostro di bravura. A 6 anni già padroneggiava il computer, girava per casa con il camice bianco e il badge “Scienziato informatico”. A 9 scriveva programmi elettronici grazie ai testi acquistati nella libreria del Politecnico.

Non era troppo piccolo per usare il pc?

I promotori della causa di beatificazione hanno analizzato in profondità la memoria del suo computer con le tecniche dell’indagine forense, senza riscontrare la minima traccia di attività sconvenienti. Sognava di adoperare il pc e il web per diffondere il Vangelo. Papa Francesco nella Christus vivit cita Carlo come esempio per i giovani. “Sapeva molto bene”, spiega, “che questi meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati”, ma lui ha saputo uscirne “per comunicare valori e bellezza”. Il suo sguardo spaziava ben oltre Internet. Alle mense dei poveri, quelle delle suore di Madre Teresa di Calcutta a Baggio e dei cappuccini in viale Piave, dove prestava servizio come volontario. La sera partiva da casa con recipienti pieni di cibo e bevande calde. Li portava ai clochard sotto l’Arco della Pace, per i quali con i risparmi delle sue mance comprava anche i sacchi a pelo. Lo accompagnava il nostro cameriere Rajesh Mohur, un bramino della casta sacerdotale indù, che si convertì al cattolicesimo vedendo come Carlo aiutava i diseredati.

Avrebbe mai detto che un giorno sarebbe salito all’onore degli altari?

Ero certa che fosse santo gi in vita. Fece guarire una signora da un tumore, supplicando la Madonna di Pompei.

Il miracolo riconosciuto dalla Chiesa?

No, solo uno dei tanti che nemmeno sono entrati nel processo di canonizzazione. Quello che lo far proclamare beato accadde in Brasile nel settimo anniversario della morte, il 12 ottobre 2013, a Campo Grande. Matheus, 6 anni, era nato con il pancreas biforcuto e non riusciva a digerire alimenti solidi. Padre Marcelo Tenrio invitò i parrocchiani a una novena e appoggi un pezzo di una maglia di Carlo sul piccolo paziente, che l’indomani cominci a mangiare. La Tac dimostrò che il suo pancreas era divenuto identico a quello degli individui sani, senza che i chirurghi lo avessero operato. Una guarigione istantanea, completa, duratura e inspiegabile alla luce delle attuali conoscenze mediche.

Suo figlio come si ammalò?

Sembrava una banale influenza. Dopo alcuni giorni comparvero forte astenia e sangue nelle urine. Lui se ne uscì con una delle sue frasi: “Offro queste sofferenze per il Papa, per la Chiesa e per andare dritto in paradiso senza passare dal purgatorio”, ma in famiglia non vi demmo troppo peso. Chiamai il professor Vittorio Carnelli, che era stato il suo pediatra. Ci consigli l’immediato ricovero nella clinica De Marchi. E l avemmo la diagnosi infausta: leucemia mieloide acuta M3. Carlo ne fu informato dagli ematologi. Reagì con dolcezza e commentò: “Il Signore mi ha dato una bella sveglia”. Fu trasferito all’ospedale San Gerardo di Monza. Appena giuntovi, scosse la testa: “Da qui non esco vivo”.

Lei invocò un miracolo per suo figlio?

Sì, da Gesù, dalla Madonna e dal venerabile fra Cecilio Maria, al secolo Pietro Cortinovis, il cappuccino fondatore dell’Opera San Francesco per i poveri di Milano. Ma i piani di Dio erano altri. Quelli che avevo proposto a Carlo prima che spirasse: chiedi al Signore di manifestarci un segno della sua presenza.

E suo figlio che cosa le rispose?

“Non preoccuparti, mamma. Ti darò molti segni”. Nove giorni dopo la sua morte, a Tixtla, in Messico, un’ostia si arrossì di sangue. Una commissione composta anche da scienziati non credenti accertò che era del gruppo AB, lo stesso presente nella Sindone e nel miracolo di Lanciano, e che si trattava di cellule del cuore. A distanza di quattro anni, negli strati sottostanti alla coagulazione restava ancora presente del sangue fresco.

Suo figlio aveva allestito Segni, una mostra sui miracoli eucaristici.

Sì, sta girando tutti i santuari del mondo. Negli Stati Uniti l’hanno ospitata 10.000 parrocchie. Sono eventi soprannaturali come quello accaduto il 12 ottobre 2008, nel secondo anniversario della sua morte, a Soklka, in Polonia. Un’ostia caduta a terra durante la comunione, e conservata in cassaforte, una settimana dopo divenne un pezzo di carne di origine miocardica, gruppo sanguigno AB.

Ha avuto solo questi, di segni?

Anche altri. Carlo mi predisse che sarei diventata di nuovo madre, benché stessi per compiere 40 anni. E nel 2010, quando gi ne avevo 43, diedi alla luce due gemelli, Michele e Francesca.

Perché fu sepolto ad Assisi?

Abbiamo una casa in Umbria. Un cartello avvertiva che c’erano in vendita nuovi loculi nel cimitero comunale. Chiesi a Carlo che cosa ne pensasse. “Sarei felicissimo di finire qua”, rispose. Il suo corpo intatto stato poi traslato nel santuario della Spogliazione, dove ora i fedeli potranno venerarlo per sempre.

Che cosa le manca di più di suo figlio?

L’allegria. Appena morì, ricordo d’aver pensato: e ora chi mi far ridere? e chi mi aiuterò con il computer? Mi restano i suoi pensieri, detti e scritti: “Non io, ma Dio!”. “Da qualunque punto di vista la si guardi, la vita sempre fantastica”. “Tutti nascono originali, ma molti muoiono come fotocopie”.

L’ultimo rende bene l’idea dei social.

Così, gli uomini d’oggi sono ripiegati su sè stessi. La loro felicità fatta solo di like. Ma Carlo l’influencer di Dio.

Non vorrebbe che fosse ancora qui con lei, anziché avere un santo in cielo?

Ho fatto mia l’invocazione di Giobbe: “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!”. I figli non ci appartengono, ci sono affidati. Sento Carlo più presente di quando era in vita. Vedo il bene che fa. Mi basta.

✝ Pensiero del 12 ottobre 2022

 


S. T. D. E DELLA B. V. M.

Beato Rosario Angelo Livatino_GIUDICE UOMO LAICO_MARTIRE PER LA GIUSTIZIA E PER LA VERITÁ in_Odio_ alla_Fede

Nella memoria della Nascita Celeste, Memoria Liturgica e, diocesana del Beato Carlo Acutis Laico Adolescente, protettore dell'Informatica, 12 ottobre 2006.

Nella Memoria, della scoperta dell'America, scoperta da Cristofero Colombo.
12 ottobre 1492.


Mercoledì – 28.a Tempo Ordinario 

Meditazione sul Vangelo di Lc 11, 42-46

La legge uccide, lo Spirito dà vita.

Nel libro del Talmud si legge che alcuni farisei vivevano solo per adempiere la legge, e che sapevano solo cercare nuovi precetti da osservare e da fare osservare. Gesù non li critica perché rispettano la legge, dato che è Lui il primo ad osservarla, ma perché essi hanno dimenticato che le leggi hanno senso solo nella prospettiva dell’amore, e hanno lo scopo di aiutarci ad essere migliori.

Il Maestro non critica i farisei per il fatto che osservano la legge e hanno buone abitudini igieniche, bensì per il legalismo schiavizzante che costoro imponevano a se stessi e pretendevano dagli altri. Se amiamo Dio, osserviamo le sue leggi volentieri, e sentiamo che ci rendono liberi dall’oppressione e dalla schiavitù delle passioni. Viviamo con la felicità di chi ama e si sente amato. Quando trascuriamo di amare il Signore, ci complichiamo la vita, e vediamo come un peso orribile tutto ciò che è dono di Dio. Un vero innamorato non si lamenta di quanto fa per prestare le attenzioni che dedica all’amata. Il cristiano che fa l’esperienza dell’amore, sperimenta la libertà autentica che solo Cristo può dare. La morale cristiana è la conformità del nostro essere con quello della persona di Gesù, non la stretta osservanza di norme. Per questo sant’Agostino dice “ama e fa’ quel che vuoi”. È vero che l’amore non è solo un sentimento, o una verità teorica. Deve essere dimostrato con i fatti, ed è attraverso di essi che si ha prova della sua esistenza. Ma non possiamo dimenticare di che pasta siamo fatti: siamo esseri fragili, e spesso ci accorgiamo che le nostre debolezze rappresentano un ostacolo per i nostri buoni propositi. E l’ora di ricorrere al Signore e di chiedergli di aiutarci, di guarirci dai nostri peccati, di sanare la nostra anima debole, di dirgli che desideriamo amare Lui e i nostri fratelli, ma che da soli non ce la facciamo.

Mercoledì 12 Ottobre                                       

S. Rodobaldo; S. Serafino da Montegranaro

28.a del Tempo Ordinario

Gal 5,18-25; Sal 1; Lc 11,42-46

Chi ti segue, Signore, avrà la luce della vita

Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore, ed io le conosco ed esse mi seguono.

(Giovanni 10,27)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 1)
Rit: Chi ti segue, Signore, avrà la luce della vita.

Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,
non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,
ma nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte.

È come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che dà frutto a suo tempo:
le sue foglie non appassiscono
e tutto quello che fa, riesce bene.

Non così, non così i malvagi,
ma come pula che il vento disperde;
poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti,
mentre la via dei malvagi va in rovina.

Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore, ed io le conosco ed esse mi seguono.

(Giovanni 10,27)

11 ottobre, 2022

San Giovanni XXIII

 San Giovanni XXIII


Nome: San Giovanni XXIII
Titolo: Papa
Nome di battesimo: Angelo Giuseppe Roncalli
Nascita: 25 novembre 1881, Sotto il Monte, Bergamo
Morte: 3 giugno 1963, Vaticano
Ricorrenza: 11 ottobre
Tipologia: Commemorazione
Patrono di:Valsamoggia


«Figlioli... tornando a casa, troverete i bambini, date loro una carezza e dite: questa è la carezza del papa. Troverete, forse, qualche lacrima da asciugare. Abbiate per chi soffre una parola di conforto. Dite che il papa è con loro...».

Era una tiepida serata d'autunno e Giovanni XXIII congedava così la gente accorsa in piazza San Pietro per celebrare l'avvio del concilio Vaticano II (11 ottobre 1962). Quelle parole, intrise di umanità e di poesia, commossero il mondo e furono il miglior preludio della grande assise ecumenica destinata a rinnovare profondamente la chiesa e che fece di Giovanni XXIII, come scrisse Frainois Mauriac, il papa che ha gettato «un ponte sui nove secoli che ci dividono dai cristiani dell'oriente e sui quattro che ci separano dai fratelli dell'occidente». Insomma: il papa del dialogo, delle aperture, delle audaci novità che in pochi anni servirono ad avvicinare la chiesa al mondo moderno. Quando lo elessero, ormai prossimo agli ottant'anni, tutti pensarono che sarebbe stato un papa di transizione, per consentire alla chiesa di riordinare le idee di fronte alle sfide che la società le stava imperiosamente ponendo. Invece il suo pontificato fu sì di breve durata, ma come pochi altri significativo e incidente.

L'idea di finire lui stesso sul soglio di Pietro non l'aveva neppure sfiorato quando, il 12 ottobre 1958, lasciava Venezia per andare a Roma a eleggere il successore di Pio XII. Era certo che a Venezia, la città del santo papa Pio X di cui si sentiva onorato di continuare l'opera, si sarebbe conclusa la parabola della sua vita.

La domenica 15 marzo 1953 si era presentato ai veneziani con semplicità, e con stile confidenziale aveva fatto il punto della sua vita: «Desidero parlarvi con la più grande apertura di cuore e con molta franchezza di parola "aveva detto". Sono state dette e scritte cose che sorpassano di molto i miei meriti. Mi presento umilmente io stesso. Vengo dall'umiltà e fui educato a una povertà contenta e benedetta. Da quando nacqui io non ho mai pensato che a essere prete. Da giovane prete non aspiravo che a diventare curato di campagna nella mia diocesi, ma la Provvidenza ha voluto avviarmi per altre strade prima di giungere qui. Mi trasse dal mio villaggio natio e mi rete percorrere le vie del mondo in Oriente e in Occidente. Fui sempre preoccupato più di ciò che unisce che di quello che separa e suscita contrasti. Non guardate dunque al vostro patriarca come a un uomo politico, a un diplomatico: cercate il sacerdote, il pastore d'anime che esercita tra voi il suo ufficio nel nome di Dio».

Giovanni XXIII, Angelo Giuseppe Roncalli, era nato a Sotto il Monte, piccolo paese del bergamasco, il 25 novembre 1881. Alla povertà contenta e benedetta lo ha educato la sua patriarcale famiglia contadina che viveva nella cascina «La Colombera», alternando lavoro e preghiera, sotto la guida saggia dello zio Saverio.

Di indole buona e sensibile, sentì presto il desiderio di consacrare la propria vita a Dio per poter servire meglio gli altri nella carità. Nel seminario di Bergamo iniziò la lunga strada di preparazione al sacerdozio, che si concluse a Roma il 10 agosto 1904.

Pretino novello, invece che nella desiderata parrocchietta di campagna, fu mandato a fare il segretario del nuovo vescovo di Bergamo, monsignor Radini Tedeschi, al fianco del quale rimase dieci anni, imparando che un uomo di chiesa deve essere soprattutto buono e caritatevole. Una lezione, accompagnata dall'esempio, che non scorderà mai più. Intanto viveva la terribile esperienza della prima guerra mondiale, alla quale partecipò come sergente di sanità e cappellano militare.

Neppure alla morte del monsignore si aprirono per don Angelo le porte di una canonica. Lo vollero a Roma, all'Opera della propagazione della fede, diretta dal cardinale von Rossum, il quale vide nell'intelligente e saggio prete bergamasco l'uomo giusto da inviare nelle capitali del mondo a intessere rapporti con le chiese e con gli stati. «Dovrete viaggiare, viaggiare molto. Sarete il viaggiatore di Dio», gli disse papa Benedetto XV nell'affidargli l'incarico.

Consacrato vescovo il 15 marzo 1925, cominciò il suo lungo viaggio che lo porterà in missione come visitatore apostolico in Bulgaria, poi delegato apostolico in Turchia e in Grecia e poi nunzio apostolico a Parigi, ultima tappa prima dell'approdo a Venezia.

Partendo per la Bulgaria, annotava nel diario (Giornale dell'anima): «La chiesa mi vuole vescovo per mandarmi in Bulgaria, a esercitare un ministero di pace. Forse nella mia vita mi attendono molte tribolazioni. Con l'aiuto del Signore mi sento pronto a tutto». E con l'aiuto del Signore invocato nella preghiera, e con le sue doti di pazienza, di bontà, di tenacia, di rispetto delle posizioni degli altri, ottenne in Bulgaria, dove i rapporti con la chiesa ortodossa non erano dei migliori, ottimi risultati. Come avvenne poi anche in Grecia e in Turchia.

Il suo spirito ecumenico si formò da quelle parti, sul campo: certi pregiudizi incrostatisi nel tempo cominciarono qua e là a sciogliersi al calore della bontà e della carità di questo insolito rappresentante della chiesa di Roma. Spesso, tra la sorpresa e l'ammirazione dei presenti, gli incontri di monsignor Angelo Roncalli con i vescovi ortodossi si concludevano con un abbraccio, a suggellare un'amicizia che cancellava, nei loro rapporti, secoli di divisioni e di incomprensioni. Fu per questo il primo dignitario della chiesa cattolica a visitare il celebre, e inavvicinabile per i cattolici, monastero del monte Athos in Grecia. E l'ecumenismo sarà un punto forte del suo programma pastorale anche a Venezia, città da sempre considerata ponte tra occidente e oriente.

Eletto papa, al cardinale Tisserant che gli chiedeva con quale nome volesse essere chiamato, disse: «Mi chiamerò Giovanni, un nome dolce e nello stesso tempo solenne». Il 28 ottobre 1958, l'umile figlio della terra bergamasca, a settantasette anni, cominciava il servizio che la provvidenza gli aveva assegnato; lo svolgerà con il suo stile accattivante di bontà, di umiltà, di comprensione che faranno di lui il «papa buono». Una bontà sempre condita dal buon umore, dall'ottimismo della fede.

Monsignor Loris Capovilla, segretario personale, racconta: «Don Gelmo, amico da settant'anni, visita papa Giovanni in Vaticano, s'inchina per baciargli i piedi. Il vecchio amico papa lo richiama, guardandolo negli occhi: "Don Gelmo che cosa fai? Siamo pur sempre gli stessi figlioli delle nostre buone mamme". Don Gelmo si giustifica: "Ma voi siete il vicario di Cristo". E papa Giovanni, abbracciandolo: "Sono però, ancora, il tuo antico compagno di scuola e amico. Ricordati che dal Vaticano e da Seriate [paese di don Gelmo] la strada per giungere al paradiso è la stessa"».

Ad attirare la simpatia della gente, la devozione, l' ammirazione per papa Giovanni, è soprattutto la sua umiltà: «Il Signore mi ha fatto nascere da povera gente e ha pensato a tutto. Io l'ho lasciato fare. Mi sono lasciato condurre in perfetta conformità alle disposizioni della provvidenza, veramente: Voluntas Dei pax nostra (nella volontà di Dio sta la nostra pace)».

A monsignor Giovan Battista Montini (il futuro Paolo VI), che nel novembre del 1952 dalla Segreteria di stato gli comunicava l'intenzione di Pio XII di trasferirlo da Parigi alla sede patriarcale di Venezia, scriveva: «Assicuri Sua Santità che io ho pochissima stima di me stesso: per me tutto è superiore al mio merito; ma avendo da tempo rinunziato a tutto quel che riguarda la mia persona, ciò mi rende tutto più facile e tranquillo, e mi assicura in ogni evento una grande pace».

Riusciva a unire la pazienza al coraggio: «Il coraggio si esercita quando sono in pericolo i supremi interessi dell anima e non meschine rivalità di casta o il desiderio, sia pur legittimo, di personale soddisfazione». L:anziano papa è stato una primavera per la chiesa e, per il mondo intero, una porta aperta alla speranza. Non hanno avuto ragione quanti avevano ravvisato nelle sue aperture la rovina della chiesa.

Il 3 giugno 1963, alle ore 19.45, in Vaticano, si spegneva una grande luce sul mondo. Il suo nome era Giovanni. Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato il 3 settembre 2000 ed è stato canonizzato il 27 aprile 2014 da Papa Francesco.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Roma, San Giovanni XXIII, papa: uomo dotato di straordinaria umanità, con la sua vita, le sue opere e il suo sommo zelo pastorale cercò di effondere su tutti l'abbondanza della carità cristiana e di promuovere la fraterna unione tra i popoli; particolarmente attento all'efficacia della missione della Chiesa di Cristo in tutto il mondo, convocò il Concilio Ecumenico Vaticano II.