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16 luglio, 2022

✝ Pensiero del 16 luglio 2022

 


S. T. D. E DELLA B. V. M.

Beato Rosario Angelo Livatino_GIUDICE UOMO LAICO_MARTIRE PER LA GIUSTIZIA E PER LA VERITÁ in_Odio_ alla_Fede


Meditazione sul Vangelo di Mt 12, 14-21

La via scelta da Dio.

Dopo aver compiuto il miracolo nella sinagoga, Gesù si ritira in un luogo solitario e chiede che la notizia non venga divulgata. Egli chiede questo silenzio non perché non voglia più operare guarigioni – infatti guarisce tutti i malati che gli vengono portati – bensì perché non vuole apparire. Egli non è venuto per essere lodato e ammirato dalla folla, come talora i discepoli sono tentati di fare, seguendo in questo i farisei. Con una lunga citazione di Isaia, Gesù si presenta appunto come un “servo”, buono, umile, mite.

Nei confronti di Gesù e del messaggio che egli annuncia, momenti di rifiuto si alternano ad altri di corale e cordiale accoglienza. Molti lo seguono, ma alcuni cercano invece di toglierlo di mezzo. Gesù non si ferma davanti alle minacce degli uomini, persevera nella volontà di compiere la sua missione di sanare e guarire. Egli è quell’umile “servo” di cui parla Isaia, colui che deve annunciare il diritto e la giustizia alle genti. Gode delle compiacenze del Padre ed è stato da Lui prescelto per essere luce delle nazioni, per annunciare a tutti la verità che sgorga dallo stesso Spirito, ma compirà tutto ciò, come è sempre stato, secondo lo stile di Dio nei nostri confronti: «Non contenderà, né griderà, né si udrà sulle piazze la sua voce». Il parlare divino non è mai violento, ma assomiglia al «mormorio di un vento leggero» . Il suo nome diventerà motivo di salvezza per tutti; nel suo nome spereranno le genti. Il “servo” patirà la sua passione, subirà la condanna degli uomini che tenteranno di “toglierlo di mezzo” definitivamente, ma in quel gesto insano il Signore troverà la via della vittoria finale e il motivo del nostro definitivo riscatto nel trionfo della risurrezione. Questa via è segnata dal desiderio di sollevare con cura e con misericordia chi giace a terra, di sanare con prontezza le ferite di chi è colpito, di rianimare chi è lasciato nell’abbandono, di chinarsi su tutti perché si realizzi la giustizia di Dio. La via del Servo è la via stessa di Dio, quella dell’abbassamento dell’amore che giunge sino a lavare i piedi, sino a morire per salvare gli altri. È la via che Gesù indica ai discepoli di ogni tempo.

Sabato 16 Luglio 

B.V. Maria del M. Carmelo (mf); B. Irmengarda; S. Antioco
15.a del Tempo Ordinario 

Mi 2,1-5; Sal 9; Mt 12,14-21 

Non dimenticare i poveri, Signore! 

Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo, affidando a noi la parola della riconciliazione.

(II Corinzi 5,19)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 9)
Rit: Non dimenticare i poveri, Signore!

Oppure:
Ascolta, Signore, le suppliche dei poveri.

Perché, Signore, ti tieni lontano,
nei momenti di pericolo ti nascondi?
Con arroganza il malvagio perseguita il povero:
cadano nelle insidie che hanno tramato!

Il malvagio si vanta dei suoi desideri,
l’avido benedice se stesso.
Nel suo orgoglio il malvagio disprezza il Signore:
«Dio non ne chiede conto, non esiste!»;
questo è tutto il suo pensiero.

Di spergiuri, di frodi e d’inganni ha piena la bocca,
sulla sua lingua sono cattiveria e prepotenza.
Sta in agguato dietro le siepi,
dai nascondigli uccide l’innocente.

Eppure tu vedi l’affanno e il dolore,
li guardi e li prendi nelle tue mani.
A te si abbandona il misero,
dell’orfano tu sei l’aiuto.

Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo, affidando a noi la parola della riconciliazione.

(II Corinzi 5,19)

15 luglio, 2022

✝ Pensiero del 15 luglio 2022

S. T. D. E DELLA B. V. M.
Beato Rosario Angelo Livatino_GIUDICE UOMO LAICO_MARTIRE PER LA GIUSTIZIA E PER LA VERITÁ in_Odio_ alla_Fede

Nella MEMORIA del ritrovamento del corpo di Santa Rosalia

15 luglio 1624 15 luglio 2022

Nessun atto religioso, raggiunge Dio, perché è lui, che viene a noi con la Sua Misericordia.


Meditazione sul Vangelo di Mt 12, 1-8

La misericordia del Signore.

L’evangelista Matteo, sempre attento al legame tra l’Antico e il Nuovo Testamento, pone sulle labbra di Gesù la profezia di Osea: «Andate dunque e imparate che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrificio”. Il Signore cita il profeta dell’Antico Testamento nel contesto di una polemica con i farisei dell’osservanza del sabato per affermare che la misericordia è più importante delle opere di culto (sacrifici) e vale più dell’osservanza del sabato.

Nel capitolo 9 del suo Vangelo, Matteo riferisce che Gesù aveva citato il medesimo passo del profeta Osea e, anche in quel caso, mentre si rivolgeva ai farisei. In quell’occasione – un pranzo forse offerto dallo stesso Matteo, l’ex esattore di tasse che il Maestro aveva appena chiamato alla sua sequela – Gesù aveva suggerito ai suoi interlocutori, i farisei, di impegnarsi a capire e imparare che significato avesse l’espressione del profeta: “Andate a imparare cosa significhi…”. Nel brano proclamato oggi, col suo rimprovero Gesù sembra far notare ai farisei che il suo invito a comprendere meglio quella frase è stato inutile: “se aveste compreso…”. Gesù sembra voler dire: “Vi avevo già detto di capire bene quanto vi dice il profeta Osea, ma non ci siete riusciti!”. I farisei si mostrano così duri di cuore a comprendere la Parola che Dio aveva indirizzato al popolo. Sono incapaci di comprendere la Parola di Dio che essi pretendevano di insegnare al popolo! Non capiti anche a noi di comportarci come i farisei: pretendere di insegnare ad altri quel che a noi stessi non è ancora per nulla chiaro, soprattutto quando ci facciamo maestri nelle cose della fede. Né ci capiti di avere un cuore indurito dal nostro orgoglio e dalla nostra poca capacità di misericordia verso il prossimo. “Misericordia” è l’atteggiamento di chi si mette nei panni dell’altro: «Non avreste condannato persone senza colpa». Gesù rimprovera i farisei di essere insensibili, incapaci di solidarietà, capaci però di giudicare dall’esterno senza partecipazione. Gesù, che è capace di questa solidarietà, di questa condivisione della vita con l’altro, è in grado di capire che l’atteggiamento dei discepoli non è peccaminoso. Il sacrificio è l’atteggiamento rituale, il rito celebrativo liturgico, ufficiale. La misericordia è la partecipazione personale, il coinvolgimento del cuore, mentre il rito è l’atteggiamento esterno, magari “freddo”, e che può non coinvolgere l’interiorità dell’uomo.

Venerdì 15 Luglio 
S. Bonaventura da Bagnoregio; S. Vladimiro di Kiev; S. Ansuero
15.a del Tempo Ordinario
Is 38,1-6.21-22.7-8; Cant. Is 38,10-12.16; Mt 12,1-8
Tu, Signore, hai preservato la mia vita dalla fossa della distruzione

Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore, ed io le conosco ed esse mi seguono.

 (Giovanni 10,27)

SALMO RESPONSORIALE (Is 38,10-12.16)
R: Tu, Signore, hai preservato la mia vita dalla fossa della distruzione.


Io dicevo: «A metà dei miei giorni me ne vado,

sono trattenuto alle porte degli inferi
per il resto dei miei anni». 

Dicevo: «Non vedrò più il Signore
sulla terra dei viventi,
non guarderò più nessuno
fra gli abitanti del mondo. 

La mia dimora è stata divelta e gettata lontano da me,
come una tenda di pastori.
Come un tessitore hai arrotolato la mia vita
mi hai tagliato dalla trama. 

Il Signore è su di loro: essi vivranno.
Tutto ciò che è in loro
è vita del suo spirito.
Guariscimi e rendimi la vita».

Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore, ed io le conosco ed esse mi seguono.

 (Giovanni 10,27)

14 luglio, 2022

✝ Pensiero del 14 luglio 2022



S. T. D. E DELLA B. V. M.

Beato Rosario Angelo Livatino_GIUDICE UOMO LAICO_MARTIRE PER LA GIUSTIZIA E PER LA VERITÁ in_Odio_ alla_Fede

Gesù, si è riposato solo sulla Croce, e da lì per Sua obbedienza, al Padre è stato glorificato.

Meditazione sul Vangelo di Mt 11,28-30

La croce divenuta leggera.

Gesù contrappone il suo Vangelo e la morale delle Beatitudini che ne consegue – che egli chiama «il mio giogo», – alle numerose e cavillose prescrizioni con cui i farisei avevano appesantito l’osservanza della Legge mosaica, così da renderla impraticabile. Il Signore si rivolge proprio agli esclusi, promettendo loro «il ristoro», se accettano come legge il suo Vangelo. Anzi, egli stesso descrivendosi come «mite ed umile di cuore», si identifica con questi “piccoli” che rimangono «miti» anche se angariati da tutti. A loro, nella terza beatitudine, aveva promesso «l’eredità della terra»; adesso chiede di accettare, con fede, il suo appello alla sequela, per avere, finalmente, «ristoro» in lui.

Non è facile accogliere senza un’istintiva diffidenza l’invito di Gesù a seguirlo, portando «il suo giogo», cioè la croce. Questo soprattutto quando ci sentiamo «stanchi ed oppressi» per le troppe prove della vita, che rischiano di farci percepire “pesante” la mano di Dio. Eppure, l’invito che Gesù rivolge a tutti i sofferenti è sincero, ed egli che è la Verità, non può davvero illudere quei poveri con i quali s’identifica. E’ vero, la croce non è stata «leggera» neanche per Cristo, tanto che la Via Crucis ce lo fa contemplare mentre cade tre volte sotto il suo peso; e, comunque, dai Vangeli sappiamo che i soldati romani dovettero obbligare Simone di Cirene a portare la croce di Gesù, perché egli non soccombesse ancor prima d’arrivare in cima al Golgota. Anche il calice della sua sofferenza fu tutt’altro che «dolce», tanto che il Signore chiese al Padre che esso «passasse da lui». Gesù, dunque, è troppo rispettoso dell’uomo che soffre, per banalizzare la fatica e la paura che tutti abbiamo di fronte al mistero del dolore. Allora, tenuto conto di ciò, in che modo possiamo comprendere come veri gli aggettivi «dolce e leggero» riferiti alla croce di Cristo e ad ogni croce? La risposta ci viene da Gesù stesso, il quale c’invita ad imitarlo nel suo essere “mite ed umile di cuore” davanti a Dio e agli uomini. Di fatto, siamo rimandati alle beatitudini, nelle quali il Signore ci assicura che, se perseveriamo nel rimanere anche noi «miti ed umili» come lui, nel momento della prova, «quando saremo nel pianto, Dio stesso ci consolerà». Gesù si farà nostro Cireneo, portando con noi il peso maggiore della nostra croce. E questa, pur avendo la stessa pesantezza oggettiva, sarà “sentita” da noi «dolce e leggera», perché percepiremo d’essere sostenuti dall’amore del Padre e dall’efficace solidarietà di Cristo, nostro Fratello.

Giovedì 14 Luglio 
S. Camillo de Lellis (mf); S. Toscana; B. Angelina da Marsciano
15.a del Tempo Ordinario
Is 26,7-9.12.16-19; Sal 101; Mt 11,28-30
Il Signore dal cielo ha guardato la terra

Venite a me, voi tutti che siete stanchi ed oppressi, ed io vi darò ristoro, dice il Signore.

(Matteo 11,28)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 101)
Rit: Il Signore dal cielo ha guardato la terra.

Oppure:
Il popolo che hai creato, benedice il tuo nome.

Tu, Signore, rimani in eterno,
il tuo ricordo di generazione in generazione.
Ti alzerai e avrai compassione di Sion:
è tempo di averne pietà, l’ora è venuta!
Poiché ai tuoi servi sono care le sue pietre
e li muove a pietà la sua polvere.

Le genti temeranno il nome del Signore
e tutti i re della terra la tua gloria,
quando il Signore avrà ricostruito Sion
e sarà apparso in tutto il suo splendore.
Egli si volge alla preghiera dei derelitti,
non disprezza la loro preghiera.

Questo si scriva per la generazione futura
e un popolo, da lui creato, darà lode al Signore:
«Il Signore si è affacciato dall’alto del suo santuario,
dal cielo ha guardato la terra,
per ascoltare il sospiro del prigioniero,
per liberare i condannati a morte».

Venite a me, voi tutti che siete stanchi ed oppressi, ed io vi darò ristoro, dice il Signore.

(Matteo 11,28)


13 luglio, 2022

✝ Pensiero del 13 luglio 2022

  

S. T. D. E DELLA B. V. M.

Beato Rosario Angelo Livatino_GIUDICE UOMO LAICO_MARTIRE PER LA GIUSTIZIA E PER LA VERITÁ in_Odio_ alla_Fede

Nella giustizia contemplerò il tuo volto, al mio risveglio mi sazierò della tua presenza. (Salmo 17,15)


Meditazione sul Vangelo di Mt 11, 25-27

I veri sapienti sono i piccoli.
Il brano del Vangelo odierno lancia un forte richiamo alla conversione rivolto a tutti, ma soprattutto a coloro che il mondo considera “sapienti”. La rivelazione della sapienza di Dio non incontra l’uomo nella sua sapienza e assennatezza terrene, ma solo quando questi smette di fare affidamento su di esse. Il cuore dell’uomo trova riposo quando accoglie come dono la bontà e l’amore di Dio e quando percorre deciso il cammino della croce.
Il Vangelo d'oggi ci richiama alla condizione di discepolo che ogni credente deve vivere. Questo è quanto emerge dalle parole della preghiera di Gesù al Padre. Con le quali benedice e ringrazia il Padre perché ha fatto conoscere il Vangelo del Regno ai “piccoli”. Del fatto che è questa la volontà di Dio Gesù se ne rende conto osservando quel gruppetto di uomini e di donne che lo seguono. Tra di loro non ci sono molti potenti e intelligenti; sono per lo più pescatori, umili lavoratori o, comunque, persone di ceto basso o non molto elevato. Se qualche personaggio di rilievo, per censo o preparazione culturale, si è avvicinato a Gesù (pensiamo al saggio Nicodemo), si è sentito dire che doveva “rinascere di nuovo”, cioè tornare ad essere “piccolo”, altrimenti non sarebbe potuto entrare nel Regno dei Cieli. Solo ai “piccoli”, infatti, appartiene il Regno. “Piccolo” è chi riconosce il proprio limite e la propria fragilità, chi sente il bisogno di Dio, lo cerca e a lui si affida. Il testo evangelico, pertanto, quando parla con tono dispregiativo dei “colti e intelligenti” non si riferisce a coloro che con fatica ricercano la verità e il miglioramento della vita personale e collettiva. Tutt’altro. Intende piuttosto quell’atteggiamento che trova il suo prototipo negli scribi e nei farisei. Costoro si sentono a posto davanti a Dio, “ricchi” delle proprie buone opere; si ritengono a tal punto “colti” delle cose di Dio da non aver la minima inquietudine; sono così pieni di sé che non sentono il bisogno di nessuno, né di Dio né dei fratelli. Questa autosufficienza, inoltre, si accompagna al disprezzo per gli altri, come Gesù stesso ci mostra nella parabola del fariseo e del pubblicano: il primo prega in piedi davanti all’altare, mentre il secondo si prostra nel fondo del tempio e, pentito, si batte il petto. Eppure, aggiunge Gesù, è proprio quest’ultimo ad essere giustificato.

Mercoledì 13 Luglio 
S. Enrico (mf); S. Clelia Barbieri; S. Esdra
15.a del Tempo Ordinario
Is 10,5-7.13-16; Sal 93; Mt 11,25-27
Il Signore non respinge il suo popolo

Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.

(Matteo 11,25)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 93)
Rit: Il Signore non respinge il suo popolo.

Calpestano il tuo popolo, Signore,
opprimono la tua eredità.
Uccidono la vedova e il forestiero,
massacrano gli orfani.

Dicono: «Il Signore non vede,
il Dio di Giacobbe non intende».
Intendete, ignoranti del popolo:
stolti, quando diventerete saggi?

Chi ha formato l’orecchio, forse non sente?
Chi ha plasmato l’occhio, forse non vede?
Colui che castiga le genti, forse non punisce,
lui che insegna all’uomo il sapere?

Poiché il Signore non respinge il suo popolo
e non abbandona la sua eredità,
il giudizio ritornerà a essere giusto
e lo seguiranno tutti i retti di cuore.

Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.

(Matteo 11,25)

12 luglio, 2022

✝ Pensiero del 12 luglio 2022

  

S. T. D. E DELLA B. V. M.

Beato Rosario Angelo Livatino_GIUDICE UOMO LAICO_MARTIRE PER LA GIUSTIZIA E PER LA VERITÁ in_Odio_ alla_Fede

Seminiamo il bene, per raccogliere già da oggi, la Vera Vita

Meditazione sul Vangelo di Mt 11, 20-24

Guai!
I contemporanei di Gesù, che non hanno voluto credere alle sue parole, non si sono lasciati persuadere neppure dalle sue opere. Il rifiuto della città del lago strappa a Gesù un’esclamazione di sofferenza e di indignazione, come un lamento che sale alle labbra di fronte ad una disgrazia che poteva essere evitata.
Nello stile e nel linguaggio evangelico, i “guai”, cioè le invettive di Gesù, si contrappongono alle beatitudini. Esse indicano il sopraggiungere di un male imminente colpevolmente meritato. Oggi Gesù lancia i suoi rimproveri e preannuncia guai a quelle città «nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli». La sua predicazione, accompagnata da segni e miracoli, mirava a indurre a conversione gli abitanti di quelle città; invece, non solo essi non si erano convertiti, ma avevano respinto la stessa presenza di Cristo. A nulla erano valse le reiterate promesse di salvezza, erano cadute nel vuoto o sul “terreno arido” dei loro cuori le parole dei profeti. Più volte essi avevano infranto i reiterati patti di alleanza, o avevano volto lo sguardo a divinità pagane e, al posto dell’Altissimo che voleva regnare sul suo popolo, essi si erano modellati un idolo d’oro. Emerge dalle parole di Gesù l’angoscia e la tristezza infinita per un amore gratuito che è stato così colpevolmente rifiutato. E’ la storia dell’assurda presunzione umana, che prima ci induce al peccato e poi ci fa rinnegare la salvezza. Solo Dio conosce il dolore che da tale rinnegamento deriva. Noi sperimentiamo talvolta l’amara delusione di veder rifiutato un generoso soccorso, ma non riusciamo a comprendere quanta amarezza un simile atteggiamento possa ingenerare in Colui che esprime verso di noi un amore infinito e gratuito. È determinante accorgersi di lui, farlo entrare e accoglierlo come si addice al nostro re e Signore. Dovremmo tremare di spavento al solo pensiero di poter scandire un diniego, di far sentire il nostro “no” al Signore. È la presunzione a guidarci nei nostri percorsi assordanti, sono le cose del mondo a distoglierci dai valori del cielo, gli abbagli delle false chimere che ci oscurano la visione di Dio e non ci consentono di “vedere”. Occorre, con l’aiuto di Dio, elevare la mente e il cuore verso le cose di Dio, per accorgerci di lui e non lasciarlo passare invano.

Martedì 12 Luglio 

Ss. Nabore e Felice; S. G. Gualberto; S. Leone I
15.a del Tempo Ordinario

Is 7,1-9; Sal 47; Mt 11,20-24

Dio ha fondato la sua città per sempre


Oggi non indurite il vostro cuore, ma ascoltate la voce del Signore.

(Salmo 94)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 47)
Rit: Dio ha fondato la sua città per sempre.

Grande è il Signore e degno di ogni lode
nella città del nostro Dio.
La tua santa montagna, altura stupenda,
è la gioia di tutta la terra.

Il monte Sion, vera dimora divina,
è la capitale del grande re.
Dio nei suoi palazzi
un baluardo si è dimostrato.

Ecco, i re si erano alleati,
avanzavano insieme.
Essi hanno visto:

«Atterriti, presi dal panico, sono fuggiti».

Là uno sgomento li ha colti,
doglie come di partoriente,
simile al vento orientale,
che squarcia le navi di Tarsis.

Oggi non indurite il vostro cuore, ma ascoltate la voce del Signore.

(Salmo 94)

11 luglio, 2022

Nel 1981 11 luglio come oggi finalmente il corpicino di Alfredino ritorno alla luce ormai senza vita

 Alle 15 dell’11 luglio il recupero. Sarà Spartaco Stacchini, 37 anni all’epoca, a separare il corpo di Alfredino dalla terra indurita dall’azoto liquido. «Quando arrivò in superficie - sottolineò Stacchini nelle cronache dell’epoca - era ridotto a un blocco di ghiaccio, fu un momento molto emozionante».


Quarantuno anni fa

San Benedetto da Norcia

 San Benedetto da Norcia

autore: Hans Memling anno: 1487 titolo: Trittico di Benedetto Portinari luogo: Galleria degli Uffizi
Nome: San Benedetto da Norcia
Titolo: Abate, patrono d'Europa
Nascita: 480, Norcia
Morte: 21 marzo 547, Montecassino, Frosinone
Ricorrenza: 11 luglio
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Festa
Sito ufficiale:ora-et-labora.net


S. Benedetto, padre del monachismo d'Occidente, restauratore dello spirito cristiano dei suoi tempi, nacque a Norcia, nell'Umbria, dalla nobile famiglia Anicia nel 480. Inviato a Roma per addottorarsi nelle discipline liberali, tosto si ritirò dal mondo. Prese dimora nello speco di Subiaco ove rimase per tre anni nascosto e ignoto a tutti, conducendo vita penitente e angelica. Essendosi sparsa la fama della sua santità, alcuni monaci si posero sotto la sua guida sapiente ed illuminata. Ma la sua condotta era un continuo rimprovero e uno stridente contrasto con la loro vita rilassata. Non volendo essi sottomettersi ai suoi richiami, tentarono di avvelenarlo: però, fatto egli, come era suo costume, il segno della croce, ii bicchiere che gli veniva presentato si spezzò.

Allora ii nostro Santo si ritirò nuovamente nella solitudine, e accorrendo a lui gran numero di discepoli, dovette costruire dodici monasteri. Si trasferì poi a Montecassino, ove, abbattuta la statua di Apollo, fondò quel celebre monastero, meraviglia di bellezza e di arte, da cui partirono i primi apostoli benedettini. Qui creò la sua nota regola nella quale si organizzava nei minimi particolari la vita dei monaci all'interno di una "corale", questa filosofia dava nuova ed autorevole sistemazione alla complessa, ma spesso vaga e imprecisa, precettistica monastica precedente. I concetti principali erano due stabilitas loci (l'obbligo di risiedere per tutta la vita nello stesso monastero) e la conversatio(la buona condotta morale, la pietà reciproca e l'obbedienza all'abate), il "padre amoroso" (il nome deriva proprio dal siriaco abba, "padre") mai chiamato superiore, e cardine di una famiglia ben ordinata che scandisce il tempo nelle varie occupazioni della giornata durante la quale la preghiera e il lavoro si alternano nel segno del motto ora et labora ("prega e lavora").

S. Benedetto fu dotato da Dio del dono della profezia: predisse. tra l'altro le gesta e il tempo della morte a Totila, re del Goti. Pochi mesi prima predisse la propria morte: sei giorni innanzi si fece aprire il sepolcro; il sesto giorno, portatosi in chiesa a ricevervi l'eucarestia, spirò tra le braccia dei suoi monaci. La sua anima fu vista salire al cielo su un fulgore di luci mentre un uomo diceva: «Questa è la via per cui Benedetto ascende al cielo ». Aveva oltre sessanta anni.

« S. Benedetto, scrive D. Guéranger, è il padre dell'Europa perché egli per mezzo dei suoi figli numerosi come le stelle del cielo e l'arena del mare, ha rialzato gli avanzi della società romana, schiacciata sotto l'invasione dei barbari; ha presieduto allo stabilimento del diritto pubblico e privato delle nazioni, ha portato il Vangelo e la civiltà nell'Inghilterra, nella Germania, tra i popoli del Nord e perfino tra gli Slavi; ha distrutto la schiavitù, insegnata l'agricoltura e salvato infine il deposito delle lettere e delle arti dal naufragio che sembrava inghiottirle senza speranza di salvezza ».

Tanto fu grande il suo spirito di mortificazione ed estrema e delicata la sua purezza, che non esitò a ravvolgersi tra le spine per vincere una violenta tentazione.

Grandissima fu la sua prudenza di legislatore e di direttore di anime: egli è uno dei quattro grandi patriarchi d'Occidente e le sue regole sono tutt'ora adottate e seguite da molte famiglie religiose.

L'ordine religioso fondato da S. Benedetto si estese in tutto il mondo, e diede un numero grandissimo di santi, papi, vescovi e personaggi illustri. Tra i santi benedettini più celebri si annoverano S. Mauro Abate e S. Placido Martire, S. Willibrodo, S. Vifrido, S. Ruberto, S. Bonifazio, S. Gregorio Magno, S. Agostino di Canterbury, per non dire di tanti altri.

Le comunità benedettine e il calendario della Forma straordinaria lo ricordano il 21 marzo, mentre la Chiesa cattolica invece lo celebra l'11 luglio, da quando Papa Paolo VI il 24 ottobre 1964 con il breve Pacis nuntius proclamò san Benedetto da Norcia patrono d'Europa in onore della consacrazione della Basilica di Montecassino.

PRATICA. Da questo Santo impariamo la prontezza e l'estrema decisione nello scacciare le tentazioni.

PREGHIERA. Deh! Signore, ci renda accetti l'intercessione del San Benedetto, affinché quello che non possiamo con i nostri meriti, lo conseguiamo per il suo patrocinio

MARTIROLOGIO ROMANO. A Montecassino il natale di san Benedétto Abate, il quale restaurò e meravigliosamente propagò nell'Occidente la disciplina monastica, che era quasi estinta. La sua vita, gloriosa per virtù e per miracoli, fu scritta dal beato Gregório Papa.

ICONOGRAFIA


Nell'iconografia San Benedetto è raffigurato solitamente come un anziano barbuto vestito con il saio nero da abate, sostituito poi dal XV secolo da quello bianco dell’ordine riformato. Suoi attributi sono il libro della regola, il bastone abbaziale e talvolta un fascio di verghe, simbolo di disciplina e penitenza, come nella splendida tavola di Bernardo Daddi, artista fiorentino attivo agli inizi del XIV sec.

San Benedetto da Norcia
titolo San Benedetto da Norcia
autore anno


San Benedetto da Norcia
titolo San Benedetto da Norcia
autore Bernardo Daddi anno XIV sec


In alcune rappresentazioni è presente anche santa Scolastica, sua sorella gemella, badessa del monastero di Subiaco.

San Benedetto e Santa Scolastica
titolo San Benedetto e Santa Scolastica
autore Giuseppe Santini anno XVII sec


Oltre le classiche riproduzioni del santo di Norcia esistono anche altre opere caratterizzate da due attributi importanti: la coppa e il corvo. Si tratta di episodi ritratti nell'agiografia che redige papa Gregorio Magno nel secondo libro dei suoi Dialoghi, interamente dedicato al santo di Norcia.

La coppa, quasi sempre contenente un serpente, è il simbolo di un tentativo di avvelenamento che vide come protagonisti Benedetto da Norcia e alcuni monaci, presso Vicovaro (Roma). Questi ultimi, vedendo «che sotto la sua direzione le cose illecite non erano assolutamente permesse e d’altra parte le inveterate abitudini non se la sentivano davvero di abbandonarle» (Gregorio Magno, Dialoghi, II, 3), decisero di liberarsi di san Benedetto mediante una coppa di vino avvelenato. Quando il santo tracciò un segno di croce sopra la coppa, nell’intento di benedirla, questa si infranse, «come se al posto di una benedizione vi fosse stata scagliata una pietra» (ibidem).

San Benedetto da Norcia
titolo San Benedetto da Norcia
autore Ricardo Cinalli anno XXI sec


L’immagine del corvo rimanda anch'essa ad un secondo tentativo di avvelenamento, «tristo costume dei cattivi» (ibidem), ai danni di Benedetto. L’episodio narra di come il sacerdote Fiorenzo, «istigato dallo spirito maligno e bruciante d’invidia per i progressi virtuosi dell’uomo di Dio», (ivi, II, 8) inviò a Benedetto un pane avvelenato. Avvedutosi dell’inganno, Benedetto comandò ad un corvo che «veniva abitualmente dalla vicina selva […] e beccava poi il pane dalle mani di lui» di raccogliere quel pane e gettarlo in un luogo dove nessun altro avrebbe potuto cibarsene. Il corvo «l’afferrò col becco, lo sollevò e volò via» (ibidem). Secondo alcune interpretazioni, l’episodio del corvo e del pane rimanderebbe ad Elia, cui i corvi «portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera» (1Re 17,6).

San Benedetto da Norcia
titolo San Benedetto da Norcia
autore Tommaso Bona anno XVI sec

✝ Pensiero del 11 luglio 2022

  

S. T. D. E DELLA B. V. M.

Beato Rosario Angelo Livatino_GIUDICE UOMO LAICO_MARTIRE PER LA GIUSTIZIA E PER LA VERITÁ in_Odio_ alla_Fede

Nella Memoria, del recupero del corpicino del piccolo Alfredino Rampi, finalmente, grazie ai minatori, dopo quasi un mese viene alla luce, purtroppo senza vita.  

Meditazione sul Vangelo di Mt 19, 27-29

Essere poveri per guadagnare il Regno dei Cieli.

Nel brano evangelico, Gesù chiarisce che “molto difficilmente un ricco entrerà nel Regno di Cieli”. Questo insegnamento non viene compreso dai Dodici, perché la Bibbia pareva dire il contrario: la ricchezza è segno di benedizione divina (cfr. Abramo, Giobbe,…) e così domandano al Maestro: “Allora chi potrà salvarsi?”. Di fronte allo sgomento dei Dodici Gesù non addolcisce minimamente il suo insegnamento, ma aggiunge: “Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile”. In altre parole, nessuno può entrare nel Regno dei cieli se la porta non gli viene aperta da Dio stesso. È anche molto importante notare che Gesù non descrive una contrapposizione tra i poveri e i ricchi. Nel brano evangelico non si parla di poveri, bensì di coloro che, per seguire Gesù, si fanno poveri e non hanno più altro che se stessi. Il rapporto tra povertà e regno di Dio non è automatico, perché può esserci chi è povero, ma ha anche un cuore avido di ricchezze. Il povero cui appartiene il Regno dei Cieli è colui che diventa povero di cuore e nella vita, allo scopo di essere più libero per seguire Gesù. Questo modo di essere povero  non è opera umana, ma pura gratuità, puro dono di Dio. Chi vive questo stile di povertà diventa uno strumento idoneo nelle mani di Dio.

Lunedì 11 Luglio 
S. Pio I; S. Leonzio; S. Olga
S. Benedetto, patrono d’Europa (f) – P
Pr 2,1-9; Sal 33; Mt 19,27-29
Gustate e vedete come è buono il Signore

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

 (Matteo 5,3)

SALMO RESPONSORIALE (Sal 33)
Rit: Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.

L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.

Temete il Signore, suoi santi:
nulla manca a coloro che lo temono.
I leoni sono miseri e affamati,
ma a chi cerca il Signore non manca alcun bene.

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

 (Matteo 5,3)

10 luglio, 2022

STA MORENDO UNA GENERAZIONE IMPORTANTE

 STA MORENDO UNA GENERAZIONE IMPORTANTE

Sta morendo la generazione che senza studi ha educato i suoi figli.
Quella che, nonostante la mancanza di tutto, non ha mai permesso di far mancare l'indispensabile in casa.
Coloro che ha insegnato i valori, iniziando dall'amore e dal rispetto. Coloro che hanno insegnato e tramandato tradizioni che rischiano di essere dimenticate. Coloro che ci parlavano delle nostre origini e della storia. Coloro che hanno vissuto la guerra e patito la fame, andando avanti lo stesso con forza. Coloro che tramandavano la tradizione della famiglia e e che facevano molti figli. Le persone che insegnano agli uomini il valore di una donna e alle donne il rispetto per gli uomini. Stanno morendo coloro che potrebbero vivere con pochi lussi senza sentirsi frustrati per questo. Quelli che hanno lavorato fin da piccoli e hanno insegnato il valore delle cose, non il prezzo. Chi ha vissuto mille difficoltà e senza arrendersi ci ha insegnato a vivere con dignità. Quelli che dopo una vita di sacrifici e problemi hanno le mani rugose, ma la fronte alzata.
La generazione che ci ha insegnato a vivere senza paura sta morendo. Sta morendo la generazione che ci ha dato la vita.
Questa generazione di ferro ci ha preparato e dato un mondo migliore in tutti i sensi. Abbiamo il dovere di non essere da meno.