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27 maggio, 2022

✝ Pensiero del 27 maggio 2022

 

‎S. T. D. E DELLA B. V. M.‎‎ ‎

‎Beato Rosario Angelo Livatino_GIUDICE UOMO LAICO_MARTIRE PER LA GIUSTIZIA E PER LA VERITÁ in_Odio_ alla_Fede‎

Portiamo già in noi, per il Battesimo, la novità del Regno che diventerà totalmente palese solo attraversando i dolori del tempo presente

Meditazione sul Vangelo di Gv 16,20-23

Un lampo nel cielo dell’eternità.

Ieri abbiamo letto come Gesù parla della tristezza della croce e della gioia della risurrezione. Oggi il Signore mostra agli apostoli che, nel fondo, fra le due non c’è comparazione: la gioia è incomparabilmente più grande della tristezza. E per far arrivare quest’idea al cuore degli apostoli, che adesso sono tristi, usa l’immagine della donna che partorisce: i dolori del parto sono intensissimi, ma durano soltanto per un breve tempo. Il bambino che nasce è, invece, dono per sempre. In più, Gesù dice non solo che la donna, dopo il parto, ormai non soffre più, ma che addirittura “non si ricorda più dell’afflizione”, nel senso che i dolori del parto non sono più un ricordo angoscioso, ma quasi gioioso. Poiché dal suo sacrificio è scaturito un dono prezioso ed eterno, per il suo cuore, quelli sono dolori che valeva la pena patire. Lo stesso dirà più tardi san Paolo: “lo ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi”. Quando Gesù parla della gioia che “nessuno vi potrà togliere”, non parla più della gioia per la sua risurrezione, ma della vita eterna, del cielo. La vita è breve; a volte è colma di difficoltà e sofferenze, sì, ma è solo un lampo nel cielo dell’eternità. Trascorre fugace. Ciò che conta è l’eternità. E lì l’unica cosa che avrà importanza sarà quello che avremo fatto per Dio e per i nostri fratelli. Quanto più grande il sacrificio, tanto più grande la ricompensa. Da questa intima certezza origina la serenità che deve permeare la vita del cristiano fedele.

Venerdì 27 Maggio 
S. Agostino di Canterbury (mf); S. Restituo; S. Eutropio
6.a di Pasqua
At 18,9-18; Sal 46; Gv 16,20-23a
Dio è re di tutta la terra

Cristo doveva patire e risorgere dai morti, ed entrare così nella sua gloria.

(Luca 24,46.26)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 46)
Rit: Dio è re di tutta la terra.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra.

Egli ci ha sottomesso i popoli,
sotto i nostri piedi ha posto le nazioni.
Ha scelto per noi la nostra eredità,
orgoglio di Giacobbe che egli ama.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni.

Cristo doveva patire e risorgere dai morti, ed entrare così nella sua gloria.

(Luca 24,46.26)

26 maggio, 2022

San Filippo Neri

 San Filippo Neri

autore: Mario Balassi anno: 1659 titolo: San Filippo Neri che adora la Madonna col Bambino luogo: Collezione privata

Nome: San Filippo Neri
Titolo: Sacerdote
Nome di battesimo: Filippo Romolo Neri
Nascita: 21 luglio 1515, Firenze
Morte: 26 maggio 1595, Roma
Ricorrenza: 26 maggio
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione
Protettore:giovani


Nacque a Firenze da ricca famiglia nel 1515. Ebbe un carattere singolarmente mite, così da essere chiamato "Pippo il Buono".

Studiata umanità, per poter farsi sacerdote rinunziò all'eredità dello zio e partì per Roma, ove fu accolto da un suo concittadino. Visse in questa famiglia vita illibata e mortificata, cautissimo nello stringere amicizie. Il demonio gli suscitava violenti moti della carne, che egli vinceva coll'orazione e coi digiuni, fin che il Signore in premio di tanta lotta gli concesse la grazia di esserne per sempre immune.

Finiti gli studi e fatto sacerdote, si diede con tutte le forze alla propria santificazione.

Favorito della più sublime contemplazione, le ineffabili dolcezze spirituali lo facevano esclamare: « Basta, Signore, basta! perchè questo mio cuore è sì piccolo per amare Voi così amabile! ».

Amava molto i poveri ed era di continuo a contatto con il popolo; visitava gli ammalati nelle loro case e negli ospedali, e li serviva di giorno e di notte. Però prediligeva i giovani, e la sua stanza era divenuta il loro ritrovo gradito. La sua parola era ricca di facezie e comunicava agli astanti l'allegria santa che traboccava dal suo cuore: i suoi detti ai giovani sono passati alla posterità come proverbi di grande sapienza.

Nella celebrazione della santa Messa era spesso rapito in dolci estasi, sollevato in aria e circonfuso da ogni parte di luce celestiale: un angelo in carne!

Al confessionale passava le intere giornate ed era tanta la sua abilità che non andava a lui peccatore, per ostinato che fosse, senza rimettersi sulla retta via; taluni appunto lo evitavano per non avere a convertirsi!

Il Signore lo visitò anche con prove e contrarietà gravissime: fino allo scherno sopra le sue opere di bene, fino alla calunnia più vile, fino alla ribellione di qualcuno dei suoi confratelli; prove che egli vinceva colla dolcezza e colla confidenza filiale in Dio.

A S. Maria della Vallicella fondò la Congregazione dell'Oratorio che di tanto aiuto fu ed è alla Chiesa nell'educazione della gioventù.

Filippo, semplice ed umile, rifuggì sempre gli onori e dignità ecclesiastiche, più volte offertegli. E Dio lo favorì col dono della profezia, dei miracoli e con frequenti visioni.

Morì il 26 maggio del 1595, in età di anni 80. I medici gli trovarono due costole adiacenti al cuore inarcate a causa dei violenti battiti di amor di Dio.

CITAZIONE. State buoni se potete.

PRATICA. « Paradiso! Paradiso! Attendete a vincervi nelle piccole cose, se volete vincervi nelle grandi » (S. Filippo Neri).

PREGHIERA. Signore, che sublimasti alla gloria dei tuoi Santi il tuo beato confessore Filippo, concedici, propizio, che mentre ci rallegriamo per la sua festa approfittiamo dell'esempio delle sue virtù.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Roma san Filippo Neri, Prete e Confessore, Fondatore della Congregazione dell'Oratorio, insigne per la verginità, per il dono della profezia e pei miracoli.

✝ Pensiero del 26 maggio 2022

 

S. T. D. E DELLA B. V. M.

Beato Rosario Angelo Livatino_GIUDICE UOMO LAICO_MARTIRE PER LA GIUSTIZIA E PER LA VERITÁ in_Odio_ alla_Fede

State buoni se potete.

San Filippo Neri

Meditazione sul Vangelo di Gv 16,16-20

Tristezza e gioia.
Dopo aver istruito i discepoli riguardo a tempi ancora lontani – quelli, cioè, che seguono l’Ascensione e la Pentecoste, quando lo Spirito Santo prenderà il posto di Gesù – il Signore torna adesso alla realtà del momento presente: la passione e morte che sta per affrontare, e la risurrezione. Ma, come parlare adesso, che i discepoli ormai non possono sopportare di più, del venerdì santo in tutta la sua crudeltà, e del miracolo della risurrezione?
Gesù decide di preannunciare questi fatti con un linguaggio velato, che possa in qualche modo attenuare l’impatto della cruda realtà, rivelando comunque l’essenziale del fatto: “Ancora un poco e non mi vedrete’ un po’ ancora e mi vedrete”. Subito gli apostoli, agitati, cominciano a bisbigliare fra loro: “Che cos’è mai questo ‘un poco’ di cui parla?”. Intuiscono che qualcosa di molto serio sta per accadere, e che avverrà presto. E Gesù si affretta a dire: “Voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia”. La croce di Gesù getta la sua ombra su o ni cristiano e lo coinvolge; ma così anche la luce della risurrezione. “Se il chicco di grano non cade in terra e muore, resta solo. Se invece muore, porta molto frutto”. Ciononostante, “a ciascun giorno basta la sua pena”. Non bisogna oggi angosciarsi per le possibili croci del domani, basta accettare le difficoltà del giorno presente, con la certezza che anch’esse avranno la loro ‘piccola risurrezione’. “Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia”. Signore, anche nei fatti dolorosi d’ogni giorno, Tu mi parli. Ed io voglio abbracciarti, e stringere la Tua mano soprattutto quando la vita mi ferisce, per lasciarmi sommergere non dall’amarezza, ma dal Tuo amore.
Giovedì 26 Maggio 
S. Filippo Neri (m); S. Lamberto di Vence; B. Andrea Franchi
6.a di Pasqua
At 18,1-8; Sal 97; Gv 16,16-20
Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia

Non vi lascerò orfani, dice il Signore; vado e ritorno a voi, e il vostro cuore sarà nella gioia.
 (Giovanni 14,18)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 97)
Rit: Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

Oppure:
La tua salvezza, Signore, è per tutti i popoli.

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

Non vi lascerò orfani, dice il Signore; vado e ritorno a voi, e il vostro cuore sarà nella gioia.
 (Giovanni 14,18)

25 maggio, 2022

✝ Pensiero del 25 maggio 2022

 

S. T. D. E DELLA B. V. M.

Beato Rosario Angelo Livatino_GIUDICE UOMO LAICO_MARTIRE PER LA GIUSTIZIA E PER LA VERITÁ in_Odio_ alla_Fede

Lo Spirito, fa nuove tutte le cose, e lì dove viene accolto ritorna la vita, l'inizio di un nuovo cammino.


Meditazione sul Vangelo di Gv 16,12-15

V'insegnerà ogni cosa.
A questo punto del Vangelo, sentiamo nuovamente che il discorso si avvicina alla sua fine. Gesù dice: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”. Forse Gesù vedeva che gli apostoli, per stanchezza e tristezza, stavano perdendo il filo del discorso; e forse vedeva che loro stessi si angosciavano per questo: cercando di assimilare al massimo le ultime parole del Maestro, ma sopraffatti dalla quantità di concetti e dalle emozioni, sentivano nuovamente confusione e scoraggiamento. E il Signore taglia corto questo sentimento: non vi preoccupate se non capite tutto, se non rammentate tutto. “Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera” ed “egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv. 14,26). L’azione dello Spirito Santo nella storia, nella Chiesa, in ogni cristiano, è vasta e profonda. Il Catechismo della Chiesa Cattolica scrive: “La missione di Cristo e dello Spirito Santo si compie nella Chiesa, corpo di Cristo e tempio dello Spirito Santo. Questa missione congiunta associa ormai i seguaci di Cristo alla sua comunione con il Padre nello Spirito Santo: lo Spirito prepara gli uomini, li previene con la sua grazia per attirarli a Cristo. Manifesta loro il Signore risorto, ricorda loro la sua parola, apre il loro spirito all’intelligenza della sua morte e risurrezione. Rende loro presente il mistero di Cristo, soprattutto nell’Eucaristia, al fine di riconciliarli e di metterli in comunione con Dio perché portino “molto frutto”. In questo modo la missione della Chiesa non si aggiunge a quella di Cristo e dello Spirito Santo, ma ne è il sacramento: con tutto il suo essere e in tutte le sue membra essa è inviata ad annunziare e testimoniare, attualizzare e diffondere il mistero della comunione della Santa Trinità. Poiché lo Spirito Santo è l’Unzione di Cristo, è Cristo, Capo del Corpo, a diffonderlo nelle sue membra per nutrirle, guarirle, organizzarle nelle loro mutue funzioni, vivificarle, inviarle per la testimonianza, associarle alla sua offerta al Padre e alla sua intercessione per il mondo intero. È per mezzo dei sacramenti della Chiesa che Cristo comunica alle membra del suo Corpo il suo Spirito Santo e santificatore» (cf. CCC nn.737-739). Bisogna dunque lasciar agire lo Spirito in noi, e riconoscere la sua azione nella Chiesa.

Mercoledì 25 Maggio
S. Beda (mf); S. Gregorio VII (mf); S. Maria M. de’ Pazzi (mf)
6.a di Pasqua
At 17,15.22 – 18,1; Sal 148; Gv 16,12-15
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre.
(Giovanni 14,16)
SALMO RESPONSORIALE (Salmo 148)
Rit: I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.
Lodate il Signore dai cieli,
lodatelo nell’alto dei cieli.
Lodatelo, voi tutti, suoi angeli,
lodatelo, voi tutte, sue schiere.
I re della terra e i popoli tutti,
i governanti e i giudici della terra,
i giovani e le ragazze,
i vecchi insieme ai bambini
lodino il nome del Signore.
Perché solo il suo nome è sublime:
la sua maestà sovrasta la terra e i cieli.
Ha accresciuto la potenza del suo popolo.
Egli è la lode per tutti i suoi fedeli,
per i figli d’Israele, popolo a lui vicino.
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre.
(Giovanni 14,16)


25 maggio 1887 nasceva Padre Pio da Pietrelcina

 25 maggio 1887 nasceva Padre Pio da Pietrelcina

Auguri di cuore.



24 maggio, 2022

✝ Pensiero del 24 maggio 2022

S. T. D. E DELLA B. V. M.

Beato Rosario Angelo Livatino_GIUDICE UOMO LAICO_MARTIRE PER LA GIUSTIZIA E PER LA VERITÁ in_Odio_ alla_Fede

Meditazione sul Vangelo di Gv 16,5-11

Colui che è chiamato vicino.

Gesù annuncia agli apostoli qualcosa di molto importante, di trascendente, di portata cosmica e storica. Qualcosa che, tuttavia, nella vita del cristiano rischia di passare quasi inosservato: la venuta dello Spirito. Lo Spirito Santo è spesso il “grande sconosciuto”. E tuttavia, è lui la persona che viene a sostituire Gesù, che prende in un certo senso il posto di Gesù come nostro compagno. E Gesù stesso fa ogni sforzo per suscitare nei discepoli la massima considerazione per lui. Con grande umiltà, Gesù invita gli apostoli a rallegrarsi per questa ‘sostituzione’: “È bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore”. Gesù chiama lo Spirito Santo il “Consolatore”. La parola greca è “paraclitòs” in latino “advocatus” che significa letteralmente “colui che è chiamato vicino” (cfr. CCC 692). Cioè, la missione dello Spirito è quella di starci vicino. Ma lo Spirito Santo è un amico silenzioso: che ci sta sempre accanto e ci aiuta, ma spesso non ce ne rendiamo conto. Lo Spirito è colui che conosce i segreti di Dio e ce li rivela, ma non manifesta se stesso (cfr. CCC 687). È, per usare un’altra parola del Catechismo, un compagno molto “discreto”. Il nostro atteggiamento verso di lui, però, dev’essere di riconoscenza e gratitudine, e di apertura piena alle sue ispirazioni, giacché lui c’illumina e suscita in noi tutti i buoni propositi. Ed ancor più perché ci sostiene con la grazia dei suoi doni, veri fermenti di vita cristiana, a completa disposizione di chi, camminando sulla via della fede, sente il bisogno di ricevere conforto, forza, consiglio. Tutto ciò che solo un amico vero può donare, perché ci conosce intimamente e ci ama sinceramente, come solo Dio può essere in grado di fare, dato che è lui che ha creato ognuno di noi, e conosce ogni nostro pensiero, così come il numero dei nostri capelli. E se si cura amorevolmente d'ogni giglio del campo, e d'ogni uccello del cielo, cosa non farà per noi?

Martedì 24 Maggio 
B.V. Maria Ausiliatrice; S. Vincenzo di Lerins; S. Servulo
6.a di Pasqua
At 16,22-34; Sal 137; Gv 16,5-11
La tua destra mi salva, Signore

Manderò a voi lo Spirito della verità, dice il Signore; egli vi guiderà a tutta la verità.

(Giovanni 16,7.13)

SALMO RESPONSORIALE (Salmi 137)
Rit: La tua destra mi salva, Signore.

Oppure:
Signore, il tuo amore è per sempre.

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo.

Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:

«Hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza».


La tua destra mi salva.
Il Signore farà tutto per me.
Signore, il tuo amore è per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani.

Manderò a voi lo Spirito della verità, dice il Signore; egli vi guiderà a tutta la verità.

(Giovanni 16,7.13)

23 maggio, 2022

Memoria Capaci TRENT'ANNI DOPO

 In memoria di chi 30 anni fa ha sacrificato la propria vita in nome del dovere e della legalità, impegniamoci ogni giorno ad educare i nostri figli a vivere con i valori e il coraggio degli onesti.


La strage di Capaci alle ore 17.58 Il giudice Falcone sua moglie Francesca Morvillo e la loro scorta.

✝ Pensiero del 23 maggio 2022

  

S. T. D. E DELLA B. V. M.

Beato Rosario Angelo Livatino_GIUDICE UOMO LAICO_MARTIRE PER LA GIUSTIZIA E PER LA VERITÁ in_Odio_ alla_Fede

Abbiamo bisogno, della Verità, per vivere, e la Verità è l'Amore.

Meditazione sul Vangelo di Gv 15,26-16,4

Dio cerca testimoni.

In questa scena, durante l’Ultima Cena, Gesù fa ancora una volta esplicito riferimento alla Trinità: Egli, il Figlio, ci invierà lo Spirito Santo che procede dal Padre. Questo Spirito di verità – e Dio è la Verità – verrà agli apostoli come a noi, così che possiamo vivere nella Verità e la Verità in noi.

Viviamo in una società che, sempre più frequentemente, rifiuta Gesù e il Suo messaggio. Ogni giorno che passa c’è sempre meno spazio per il Signore, come per i Suoi seguaci. “Vi scacceranno dalle sinagoghe, anzi, verrà l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me”. Anche se i “tolleranti” hanno spesso poca tolleranza per il messaggio di salvezza di Cristo, proprio questo è il messaggio che Egli ci affida. Il nostro compito di battezzati – è sempre bene ricordarlo è dare testimonianza, portare e diffondere fedelmente il suo messaggio, perché Lui così ce l’ha consegnato: esso non appartiene a noi, non ci è stato dato per conservarlo per noi, né per alterarlo o deformarlo. Gesù ci manda lo Spirito di Verità, così che possiamo rendere testimonianza alla verità. “Martire”, in greco, significa “testimone”. Il Signore ha bisogno di “martiri” della verità. Egli si aspetta che gli rendiamo testimonianza con i nostri pensieri, con le nostre parole e le nostre azioni, non importa come viene accolto il Suo messaggio. Un cristiano che tiene fede alla dignità della sua vocazione può aspettarsi numerosi “piccoli martirii”: derisione, rifiuto, incomprensione o anche peggio. Ma non c’è da preoccuparsi: Dio si prende cura dei Suoi testimoni. Egli benedirà il loro operato e riempirà delle sue grazie chi Lo segue con cuore sincero, che custodisce nel cuore la Sua Parola e con generosità la mette in pratica.

Lunedì 23 Maggio 
S. Desiderio; S. Onorato; S. Giovanni B. de Rossi
6.a di Pasqua (anno C)
At 16,11-15; Sal 149; Gv 15,26-16,4
Il Signore ama il suo popolo

Lo Spirito della verità darà testimonianza di me, dice il Signore, ed anche voi date testimonianza.

 (Giovanni 15,26.27)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 149)
Rit: Il Signore ama il suo popolo.

Cantate al Signore un canto nuovo;
la sua lode nell’assemblea dei fedeli.
Gioisca Israele nel suo creatore,
esultino nel loro re i figli di Sion.

Lodino il suo nome con danze,
con tamburelli e cetre gli cantino inni.
Il Signore ama il suo popolo,
incorona i poveri di vittoria.

Esultino i fedeli nella gloria,
facciano festa sui loro giacigli.
Le lodi di Dio sulla loro bocca.
Questo è un onore per tutti i suoi fedeli.

Lo Spirito della verità darà testimonianza di me, dice il Signore, ed anche voi date testimonianza.

 (Giovanni 15,26.27)

22 maggio, 2022

Santa Rita da Cascia

 Santa Rita da Cascia

Nome: Santa Rita da Cascia
Titolo: Vedova e religiosa
Nascita: 1381, Roccaporena
Morte: 22 maggio 1457, Cascia
Ricorrenza: 22 maggio
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione
Patrona di:CasciaBorgocarbonara


Nacque Rita a Rocca Porena, paesello nei pressi di Cascia nell'Umbria, l'anno 1381.

Sotto la vigile cura dei genitori la bimba cresceva giudiziosa e pia, come un fiore di serra, con particolar tendenza alla solitudine ed alla preghiera.

Era suo vivo desiderio di consacrare a Dio la sua verginità, ma i genitori vollero che si sposasse. Lo sposo era burbero e collerico, ma Rita, armata di pazienza, tutto seppe sopportare, ricambiando bene per male, senza che in diciott'anni di matrimonio la concordia venisse infranta in quella casa.

Uomini pessimi le trucidarono il 'consorte. Ella, anzichè pensare a farne vendetta, pregava Dio per quegli infelici, non solo, ma si studiava di istillare nei suoi due figliuoli l'eroismo del perdono cristiano. Scorgendo che crescevano tuttavia bramosi della vendetta pregò istantemente il Signore che li volesse prendere in cielo prima che avessero tempo a macchiarsi di sangue. Dio l'esaudì.

Libera da ogni cura di famiglia, pregò di essere accolta nel monastero delle Agostiniane. Per ben due volte ricevette un brusco diniego, finché il Signore volle appagare il suo desiderio con un prodigio.

Stando nel cuore della notte in orazione, le comparvero S. Giovanni Battista, S. Agostino e S. Nicola da Tolentino, che le rivolsero parole di conforto, la invitarono a seguirli e miracolosamente la introdussero nel monastero. Quelle vergini, ammirate e commosse, non esitarono più a riceverla per loro consorella.

Non tardò molto la buona vedova a divenire lo specchio di ogni virtù. Ubbidiva colla semplicità di una fanciulla; la Superiora le ordinò un giorno di innaffiare un legno secco ed ella non esitò un istante a farlo.

Rita era l'innamorata del Crocifisso. La passione di Gesù era la sua meditazione prediletta e ne rimaneva così infiammata da versar abbondanti lacrime.

Un giorno, mentre pregava con più intenso fervore e supplicava l'amato Gesù ad associarla alla sua passione, un raggio di luce partì dal Crocifisso, si riflettè sul capo di Rita, poi una spina si staccò dal capo adorabile di Gesù e venne a trafiggere la sua fronte; vi produsse una profonda ferita seguita da un'insanabile piaga, che rimase fino alla morte; piaga che oltre ad acuti dolori esalava un grande fetore, per cui ella per non infastidire le sorelle amava restare solitaria e conversare con Dio.

Gesù la faceva davvero patire a sua imitazione. L'ultima sua malattia durò quattro anni: anni di acuto e lento martirio, che fornirono la misura della sua eroica pazienza e insaziabile brama di patire. Gesù, con un miracolo, mostrò quanto gli fosse caro il suo patire.

Era un rigidissimo inverno; il gelo e la neve erano abbondanti. Rita pregò una donna di Rocca Porena che andasse al suo antico orto e le portasse ciò che v'era di maturo e di fiorito. Si credette scherzasse: però, passando di là, quella signora scorse due freschi fichi ed una bella ed olezzante rosa era un regalo del suo Gesù.

Vicina a morire udì Gesù e la sua santa Madre che la invitavano alla celeste dimora, alla quale volò il 22 maggio del 1439.

I fedeli la chiamano la « Santa degli impossibili ».

PRATICA. Gesù comanda ad ogni cristiano di perdonare e pregare per i propri nemici: ecco il vero eroismo!

PREGHIERA. O Signore, che ti sei degnato di conferire a Rita tanta grazia da amare i suoi nemici e da portare nel cuore e in fronte i segni della tua carità e della tua passione, deh! concedici per l'intercessione e i meriti di lei di amare i nostri nemici e contemplare dolori della tua santa passione, così che conseguiamo il premio promesso agli amanti.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Càscia, in Umbria, santa Rita Vedova, Monaca dell'Ordine degli Eremiti di sant'Agostino, la quale, dopo le nozze del secolo, amò unicamente l'eterno sposo Cristo.

PROVERBIO. Per Santa Rita ogni rosa è fiorita.

SUPPLICA A SANTA RITA





Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

O' eccelsa Taumaturga del mondo cattolico, o' gloriosa S. Rita da Cascia, come sale bel la a te, dal nostro cuore, la preghiera in questo giorno, dedicato dalla Chiesa, alla tua solennità.

In quest'ora solenne in cui, mille e mille cuori, a te si rivolgono fidenti e pieni di santa speranza nella tua celeste protezione, anch'io unisco la mia umile preghiera perché dal Cuore Sacratissimo di Gesù, per i meriti della sua Madre Immacolata, mi ottenga le grazie di cui ho bisogno.

O gran Santa della Chiesa di Dio, non sarà possibile che la mia fiducia, nel tuo patrocinio, resti delusa! Non sei tu che i popoli chiamano la Santa degli impossibili, l’Avvocata dei casi disperati? Ed io appunto mi trovo in tante infelici condizioni per le mie colpe! Tu non vorrai allontanare da me il tuo sguardo: non sarà per me chiuso il tuo cuore; che anzi sono certo che sperimenterò la tua potente intercessione. Capisco, che ne sono indegno per i miei peccati; ebbene si rifulgerà la tua celeste carità, il tuo grande amore, ottienimi la salvezza dell’anima mia.

È questa la grazia che principalmente domando a Dio, per la tua intercessione in questo giorno sacro al tuo Natale in Paradiso; e con questa le altre grazie necessarie al mio stato.

O buona Santa Rita, appaga i miei voti, ascolta i miei gemiti, asciuga le mie lacrime, ed anche io proclamerò al mondo, che chi vuol grazia e la domanda a Dio, per mezzo di Santa Rita da Cascia, sicuramente sarà esaudito.

In questo giorno di gloria, in cui maggiore e più viva si ridesta la comune fiducia nel tuo patrocinio, ti prego di ottenere da Dio la benedizione, che imploro su me, sui presenti, sul Vicario di Gesù Cristo, sul cattolico Episcopato e Sacerdozio, sui tuoi Religiosi Confratelli e Consorelle, che formano l’eletta figliolanza del grande Sant'Agostino, sui benefattori del tuo Monastero di Cascia, sui promotori del tuo culto, sugli infermi, sui poveri, sui derelitti, sui peccatori, su tutti ed anche sulle Anime sante del Purgatorio.

O Santa Rita, Sposa amabilissima di Gesù Crocifisso, dal quale avesti in dono una delle spine della sua sacratissima corona, in questo giorno del tuo trionfo, aiutami e la tua protezione non mi venga mai meno nella vita e nel punto della mia morte. Amen.

Tre Padre nostro, Ave e Gloria.
D) Segnasti o Signore, la Tua serva Rita.
R) Col suggello della tua carità e della tua passione.


Orazione

O Dio, che Ti degnasti elargire a Santa Rita tanta grazia da amare i nemici, e da portare in cuore e in fronte i segni della Tua carità e passione, per l’intercessione ed i meriti di lei, Ti preghiamo concedici di perdonare i nostri nemici, e di meditare i dolori della Tua passione così che noi otteniamo il premio promesso ai miti e piangenti. Amen.

ICONOGRAFIA


Nell'iconografia Santa Rita è spesso rappresentata con l’abito agostiniano, l’attributo iconografico più importante è la stigmate in fronte, un segno della corona di spine di Cristo, che ricevette come sigillo della sua santità e ricompensa del suo grande amore, come nella tela di Tito Troja nel santuario di Santa Rita .

Santa Rita da Cascia
titolo Santa Rita da Cascia
autore Tito Troja anno 1888


Nel dipinto Santa Rita è rappresentata vestita da monaca, in ginocchio mentre riceve dal Salvatore la stigmate sulla fronte. L’ambiente richiama l’epoca e la cella monastica: il pavimento di mattoni a lisca di pesce, l’inginocchiatoio ligneo gotico, il crocifisso e il vangelo aperto. Alla base dell’inginocchiatoio è presente un flagello di corda, simbolo della penitenza. In alto, affiorano angeli con in mano un ramo di fichi e delle rose, attributi iconografici della Santa.

Anche nel dipinto di un autore bergamasco poco conosciuto è un classico esempio dell'iconografia classica di Santa Rita.

Santa Rita
titolo Santa Rita
autore Andreini A. anno sec. XX


Lo stesso stile lo possiamo notare anche nella grande tela di autore ignoto presente nella Chiesa di Santa Rita da Cascia alle Vergini a Roma dove Rita riceve la stimmate in fronte e un angelo che le pone una corona di fiori sul capo che a volte è fatta di spine come segno di devozione al Signore visibile nel dipinto successivo anch'esso di un autore ignoto.

Santa Rita da Cascia


Santa Rita da Cascia

✝ Pensiero del 22 maggio 2022

 

S. T. D. E DELLA B. V. M.

Beato Rosario Angelo Livatino_GIUDICE UOMO LAICO_MARTIRE PER LA GIUSTIZIA E PER LA VERITÁ in_Odio_ alla_Fede

Meditazione sul Vangelo di Gv 14,23-29

Amici, dimora di Dio.

I testi biblici di questa domenica si sovrappongono in parte a quelli della settimana, come accade per la prima lettura e per il Vangelo. La seconda lettura prosegue il libro dell’Apocalisse, come nelle precedenti domeniche di Pasqua. Viene presentata l’opera conclusiva di Gesù, cioè la Chiesa, nuova Gerusalemme che scende dal cielo come “Città santa”, costruita sul fondamento degli Apostoli, bene ordinata e adornata, abitata e illuminata dalla presenza dell’Onnipotente e dell’Agnello, che è Gesù stesso. Il Paradiso è una città santa e gloriosa, nella quale abita il Signore.

Il Signore non abita soltanto la Gerusalemme celeste del Paradiso, ma continua ad abitare tra gli uomini attraverso la vita dei suoi seguaci. Dopo aver preso dimora tra le case degli uomini, in un determinato territorio e in un determinato tempo, Dio vuole abitare nel loro cuore. Le parole del Vangelo di Giovanni rappresentano una vetta dell’opera che Gesù è venuto a compiere per noi. Egli è venuto a farci amici, legandoci a sé non tanto in un rapporto esteriore, ma in modo tale che diventassimo sua dimora, dimora del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo: “Verremo a lui e faremo dimora presso di lui”. Dimora di Dio erano la tenda e l’arca, era il tempio, era il grembo di Maria. Dimora di Dio è la Chiesa. Dimora di Dio è il battezzato. Papà Leonida baciava il petto del piccolo Origene dicendo: “Qui abita la Trinità”. Ridiventiamo dimora di Dio quando accogliamo il corpo di Cristo nell’Eucaristia. Dio Padre vuole ancora trovare la sua compiacenza in noi, suoi figli. Gesù ci vuole amici in modo tale da diventare con lui un solo cuore e una sola

anima. Lo Spirito Santo viene su di noi per condurre a compimento l’opera di Gesù: “Vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”, affinché Gesù non sia un avvenimento del passato, ma una presenza viva ed attiva. Il miracolo della grazia trasforma il cuore delle persone e ne conforma la vita nell’azione di carità e nello slancio della missione. È la novità che vediamo nei santi, quelli più contemplativi e quelli più attivi la percepiamo anche in alcuni cristiani che ci vivono accanto, ed a volte abbiamo la grazia d'apprezzarla nella nostra stessa vita.

Domenica 22 Maggio 
S. Rita da Cascia; S. Giulia
6.a di Pasqua (anno C)
At 15,1-2.22-29; Sal 66; Ap 21,10-14.22-23; Gv 14,23-29
Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti

Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.

(Giovanni 14,23)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 66)
Rit: Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.

(Giovanni 14,23)