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26 agosto, 2021

Sant' Alessandro di Bergamo

 Sant' Alessandro di Bergamo


Nome:
 Sant' Alessandro di Bergamo

Titolo: Martire
Nascita: III secolo , Tebe
Morte: 26 agosto 303, Bergamo
Ricorrenza: 26 agosto
Tipologia: Commemorazione




Ai primi giorni d'autunno, l'esercito di Massimiano Cesare si trovava nelle valli svizzere, non lontano dalla conca del lago Lemano. Più che una guerra guerreggiata, lo aspettava una insidiosa guerriglia contro i fieri montanari del paese, sempre ribelli e costantemente inquieti.

Le Alpi, tutt'intorno, erano già incappucciate di neve. Faceva freddo. I soldati della legione risognavano la calda sabbia della loro terra natale. Era infatti una legione di soldati egiziani, detta Legione Tebana perché reclutata nella Tebaide, attorno alla città di Tebe.

Ad Agaunia, il primicerius Maurizio ordinò l'alt ai suoi legionari. Fece disporre il campo, in attesa di ordini da Octodurum. Da Octodurum, Massimiano Cesare ordinò che, in attesa di attaccar battaglia, si celebrasse un sacrificio propiziatorio agli dei.

I soldati cristiani della Legione Tebana si rifiutarono di eseguire l'ordine sacrilego. Massimiano minacciò rappresaglie, ma nessuno cedette. Giunse allora un reparto di littori per le misure disciplinari. Un soldato su ogni dieci della Legione Tebana cadde sotto il gladio. Ma i superstiti non si lasciarono intimorire, e si fecero vicendevolmente animo, spronati dal primicerius Maurizio. A Massimiano, mandarono a dire che la loro fedeltà agli insegnamenti del Signore era la più sicura garanzia della lealtà anche verso l'Imperatore. Seguì una seconda decimazione; poi una terza, finché tutti i legionari della cristiana legione furono giustiziati, ad Agaunia, in quell'autunno della fine del III secolo.

Anche il Sant'Alessandro festeggiato oggi, vien detto soldato della Legione Tebana, come molti altri Santi venerati nell'Italia settentrionale, perché aver appartenuto alla legione dei Martiri, per un cristiano e un soldato, appariva come il maggior titolo di nobiltà d'animo e di eroismo.

Egli sarebbe stato uno di quei pochi legionari i quali, trovandosi momentaneamente distaccati in altre località, sfuggirono all'eccidio di Agaunia, per subire poi il martirio in altri luoghi dove fiori la loro devozione.

Sant'Alessandro, per esempio, è l'amatissimo Patrono della città di Bergamo: perciò la leggenda lo fa morire a Bergamo, dopo essere sfuggito due volte al carcere e avere infranto gli idoli davanti al suo comandante e persecutore, Massimiano Cesare.

A lui, primo Martire e Patrono di Bergamo, è dedicata la Cattedrale della città, che sembra proteggere con la sua mole gli altri due bellissimi monumenti di Bergamo antica: la Chiesa di Santa Maria Maggiore, e la Cappella Colleoni, nel suggestivo e silenzioso scenario della Città Alta.

Al glorioso Patrono son dedicate poi altre due chiese nella Città Bassa: Sant'Alessandro della Croce e Sant'Alessandro in Colonna, tutt'e due ricche di antiche memorie. Il soldato egiziano, il superstite della Legione Tebana, ha dunque in Bergamo la sua seconda e più vera patria, dove al calore del sole si sostituisce il tepore dell'affetto, nell'estate della fede, che non conosce autunni.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Bergamo, sant’Alessandro, martire.






Pensiero del 26 Agosto 2021

 Meditazione sul Vangelo di Mt 24,42-51

“State pronti!”.

Il brano evangelico di oggi esorta alla vigilanza, nell’attesa del Signore che può apparire da un momento all’altro, senza preavviso. Dobbiamo comportarci come servi fedeli e saggi, che lavorano con coscienza e impegno, in attesa del ritorno del padrone lontano. Da tale attesa saggia e attiva dipende la fiducia e il premio che il padrone ci darà. Agire diversamente è da sommi imprudenti, fa correre il rischio di buttar via la vita, per un calcolo improvvido. Dobbiamo sempre ricordare che non possiamo calcolare nulla, poiché non siamo noi a decidere del tempo e delle sue evenienze e, in particolare, del momento della venuta di Cristo.

Il brano parla di un servo fedele nella prima parte e infedele nella seconda. Ogni discepolo, infatti, deve scegliere ogni giorno se vivere nella fedeltà, nell’infedeltà o nella pigrizia che gli impedisce di vivere un’attiva attesa. Qui si parla di un ricco padrone che ha preposto alla sua servitù un incaricato delle mense, affinché non manchi mai ai servi il cibo al momento stabilito. Un incarico piccolo ma importante in una comunità; assolverlo bene non è sempre facile. La parabola, però, non si sofferma su come quel servo organizza il suo servizio alla servitù, ma viene subito alla conclusione e si immagina che, al ritorno del padrone, quel servo venga trovato nel compimento fedele dell’incarico che gli è stato affidato. Ebbene, il padrone lo dichiara “beato” e gli affida l’amministrazione di tutti i suoi beni. Diversa è la situazione se quel servo, invece di fare il buono, fa il cattivo. E “fare il cattivo” significa trattar male gli altri e godersela, spendendo male i beni del suo padrone, con gli ubriaconi. Motivo del suo agire è la convinzione che “il padrone tarda a venire”. Ha dimenticato che questo padrone può tornare da un momento all’altro: non è più in atteggiamento di attesa. E, invece, il padrone giunge proprio nel giorno in cui meno se l’aspetta, a un’ora che egli non conosce. Quel che avviene è triste: il padrone lo separa, assegnandogli la sorte degli ipocriti. Ipocriti sono coloro la cui vita non corrisponde alla loro fede, perciò nel giorno della venuta del Signore saranno cacciati via, verranno per sempre separati da Lui. Tale dato essenziale la teologia lo chiama “inferno” e, servendosi di immagini, Matteo descrive la situazione con una frase che indica la sofferenza terribile, continua ed eterna, della separazione da Dio per l’eternità: “là sarà pianto e stridor di denti”.

26 Agosto

 Saziaci, Signore, con il tuo amore

Vegliate e tenetevi pronti, perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.

 (Matteo 24,44)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 89)
Rit: Saziaci, Signore, con il tuo amore.

Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo».
Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.

Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi!

Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda.

Vegliate e tenetevi pronti, perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.

 (Matteo 24,44)


25 agosto, 2021

Pensiero del 25 Agosto 2021

 Meditazione sul Vangelo di Mt 23,27-32

“Senza alcuna ipocrisia”.
In questo brano evangelico è sottolineato il fatto che l’ “aspetto esteriore” della condotta dei farisei appare impeccabile, mentre quello interiore è pieno di ogni sorta di iniquità. Come è di un sepolcro, “bello” soltanto a vedersi. Tale è il rimprovero di Gesù, che giunge ad assimilare i farisei, che lo ascoltano e che non lo accolgono, ai loro padri, che hanno ucciso i profeti, salvo onorarli dopo la morte. Ascoltare la parola di Dio e renderla principio di condotta concreta, infatti, significa istituire il vero vincolo di comunione con Gesù. E non dimentichiamo che proprio dallo spirito farisaico verrà la spinta per l’eliminazione di Cristo.
Dall’uomo può uscire solo quello che ha dentro, ed è solo questo ciò che lo rende puro, ovvero vicino a Dio, o impuro, ovvero lontano da Dio. Secondo Matteo, i farisei e gli scribi si limitano a considerare la situazione esterna, mentre è quello che hanno dentro che li rende impuri secondo la legge, perché li rende simili ai sepolcri (Nm 19,16). Fuori possono sembrare belli fin che si vuole, ma è solo un inganno. In realtà sono sempre un oggetto impuro, esternamente e internamente. Ebbene, tali sono i farisei i quali, avendo rifiutato Cristo, il solo e vero Maestro, sono diventati guide cieche, non possono quindi insegnare quello che Dio realmente vuole. Perciò, il contatto con loro rende impuri. Il loro esterno non corrisponde a quello che hanno dentro: sono pieni di ipocrisia e di iniquità. L’ultima parola significa disprezzo, inosservanza avvertita della legge. Iniquo, infatti, è colui che agisce contro la legge di Dio e ha il suo cuore lontano da Lui. L’agire di scribi e farisei è tutto falso anche il costruire e rendere belle le tombe dei profeti. In realtà essi ripetono il passato e affossano per sempre la voce dei profeti, che si è fatta sentire in Gesù e stanno per affossarla pure nei suoi inviati, uccidendoli e colmando l’opera dei loro padri. Noi cristiani che leggiamo oggi questi versetti evangelici, dobbiamo rileggere insieme anche Mt 6,1-6.16-18, dove Gesù, per tre volte, dice ai suoi discepoli di non fare come gli ipocriti; così anche Mt 7,1-5, dove Gesù chiama “ipocrita” quel discepolo che pretende dagli altri quello che lui non vuole fare. È sempre presente, infatti, nella comunità, il pericolo di essere come i farisei. Per questo Matteo ci ricorda tali parole di Gesù.

25 Agosto

Signore, tu mi scruti e mi conosci

Chi osserva la parola di Gesù Cristo, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.

(I Giovanni 2,5)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 138)
Rit: Signore, tu mi scruti e mi conosci.

Dove andare lontano dal tuo spirito?
Dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei;
se scendo negli inferi, eccoti.

Se prendo le ali dell’aurora
per abitare all’estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.

Se dico: «Almeno le tenebre mi avvolgano
e la luce intorno a me sia notte»,
nemmeno le tenebre per te sono tenebre
e la notte è luminosa come il giorno.

Chi osserva la parola di Gesù Cristo, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.

(I Giovanni 2,5)

24 agosto, 2021

L'Ancella di Maria Adoratrice di Gesù Eucaristico Adelaide Roncalli

 L'Ancella di Maria  Adoratrice di Gesù Eucaristico Adelaide Roncalli 


Mia dolce cirenea, intercedi, presso il Padre e la Madre Celeste, per tutti coloro che soffrono per malattie e sofferenze varie, tu che nella tua vita hai sofferto molto e hai curato i sofferenti, tienici sempre per mano ed aiutaci ad accettare la volontà del Divin Maestro e della Divina Madre come hai fatto tu.

T'amo, immensa dolcezza!


L'Ancella di Maria Adoratrice di Gesù Eucaristico Adelaide Roncalli

23 Aprile 1937 24 Agosto 2014

San Bartolomeo

 San Bartolomeo

autore Pompeo Batoni anno 1749 titolo Martirio di San Bartolomeo

Nome: San Bartolomeo
Titolo: Apostolo
Nascita: I sec, Cana, Galilea
Morte: I sec, Albanopolis, Caucasia
Ricorrenza: 24 agosto
Tipologia: Festa




L'apostolo S. Bartolomeo era galileo e probabilmente pescatore come la maggior parte degli Apostoli. Scelto da Gesù, Natanaele, il suo nome originario, ebbe anch'egli la felice sorte di nutrire l'anima sua delle parole di vita che uscivano dal labbro benedetto del Divin Maestro per tutto il tempo della sua predicazione, e di essere testimonio dei suoi miracoli.

Insieme con gli altri Apostoli, predicò il Vangelo nella Giudea, operando miracoli e cacciando i demoni dagli ossessi. Nel giorno di Pentecoste ricevette egli pure la pienezza dello Spirito Santo, dopo di che annunziò intrepidamente il S. Vangelo agli Ebrei e soffrì come gli altri Apostoli obbrobri e battiture per amore di Gesù Cristo.

Rigettato dai Giudei, S. Bartolomeo si portò prima nella Libia, poi nell'Arabia, nelle Indie Orientali e nell'Armenia Maggiore. La sua parola, congiunta ad una vita mortificata e allo spirito di preghiera, operò un bene immenso.

Celebre è specialmente la conversione del re Polimio e della regina sua consorte.

Però tanto zelo eccitò la gelosia e il furore degli idolatri, i quali, spinti da odio diabolico, tramarono contro di lui. Per meglio riuscire nel sacrilego intento, attirarono dalla loro parte il fratello del re, Astiage, che incatenato il santo Apostolo lo condannò ad essere scorticato vivo.

Mentre essi compivano quest'opera, San Bartolomeo scongiurava il Signore perchè volesse perdonare ai suoi carnefici. I manigoldi, dopo avergli tolta la pelle, lo decapitarono.

Il corpo del santo Apostolo venne seppellito in Albanopoli, ove restò fino a quando l'imperatore Ottone II lo fece trasportare a Roma.

Gli fu edificata una chiesa nell'Isola Tiberina e il suo corpo si trova sotto l'altar maggiore, in un sarcofago di porfido.

PRATICA. Tutte le avversità, quando si mettono a confronto dei premi eterni che per esse ci saranno resi, non sono che ragnatele, ombra e fumo (S. Giovanni Crisostomo).

PREGHIERA. O Dio onnipotente ed eterno, che in questo giorno ci concedi di celebrare la festa del tuo beato Apostolo Bartolomeo e per questo ci riempi di santa gioia, deh! da' alla tua Chiesa d'amare ciò che egli credette e di praticare ciò che insegnò.

MARTIROLOGIO ROMANO. Festa di san Bartolomeo Apostolo, comunemente identificato con Natanaele. Nato a Cana di Galilea, fu condotto da Filippo a Cristo Gesù presso il Giordano e il Signore lo chiamò poi a seguirlo, aggregandolo ai Dodici. Dopo l’Ascensione del Signore si tramanda che abbia predicato il Vangelo del Signore in India, dove sarebbe stato coronato dal martirio.

Pensiero del 24 agosto 2021

 Meditazione sul Vangelo di Gv 1,45-51

“Inviato a testimoniare”.
La visione mistico-apocalittica del tempio, in cui dodici pilastri sostengono le mura della città fatta di oro e di gioielli, è la visione del cielo. Nel Vangelo, Natanaèle, riceve l’invito di Filippo ad incontrare e riconoscere il Messia. L’iniziale diffidenza di Natanaèle, venata di ironia, viene presto dissipata e rimpiazzata da un atteggiamento di sincera e riverente ammirazione nei confronti del Maestro proveniente da Nazaret, che aveva dimostrato di saper leggere nel cuore del nuovo discepolo.
Le spoglie di san Bartolomeo sono conservate nella Basilica a lui dedicata sull’Isola Tiberina, a Roma, non molto distante dalla tomba di Pietro. Sull’isola sorge anche l’ospedale “Fatebenefratelli”. Lì, sulla sponda sinistra del Tevere, c’è la magnifica Sinagoga romana. I trafficatissimi “Lungotevere” scortano il fiume lungo il suo percorso, attraverso il cuore della Capitale. Appena un poco più a monte, si trova l’antichissimo Ponte Rotto. Se è vero che pochi sono i dati certi sulla vita di san Bartolomeo, queste “coordinate” possono forse aiutarci a conoscere l’apostolo di cui Gesù disse: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». L’ospedale: dopo l’incontro con Gesù, Bartolomeo diventò “medico di anime” e, come apostolo, dispensò la “medicina” che guarisce sempre, Cristo. La tradizione lo vorrebbe pellegrino fino in India: Bartolomeo guarì i ciechi offrendo la luce di Cristo. Anche noi siamo stati inviati da Cristo ad illuminare il nostro angolo di mondo con la verità del Vangelo. La sinagoga: rivela le sue origini ebraiche. Le nostre radici, le radici della nostra cultura europea, sono cristiane. Sapere da dove veniamo ci dice anche da che parte dobbiamo andare: veniamo da Cristo, siamo suoi seguaci e siamo in cammino verso il Cielo. In Cristo siamo nati mediante il battesimo e, se saremo fedeli a Cristo, nell’ultimo giorno saremo uniti a lui per l’eternità. Il “Lungotevere”: è una delle arterie più trafficate di Roma: un’inesauribile via vai di persone che hanno bisogno di Dio. Bartolomeo lasciò la sua terra e testimoniò Cristo lungo la via della sua missione: pellegrino instancabile, la tradizione dice che morì lontano dalla sua terra, in India. Il “Ponte Rotto”: sottolinea il distacco con cui dovremmo vivere. La coerenza di fede dovrebbe portarci a rompere tutti i ponti che ci collegano al nostro egoismo, alla nostra indifferenza di fronte alle sofferenze altrui.

24 Agosto

I tuoi santi, Signore, dicono la gloria del tuo regno

Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!

(Giovanni 1,49)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 144)
Rit: I tuoi santi, Signore, dicono la gloria del tuo regno.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.

Per far conoscere agli uomini le tue imprese
e la splendida gloria del tuo regno.
Il tuo regno è un regno eterno,
il tuo dominio si estende per tutte le generazioni.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.

Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!

(Giovanni 1,49)

23 agosto, 2021

Pensiero del 23 agosto 2021

 Stiamo attenti, all'ipocrisia. Dove vi è umiltà e semplicità, lì vi è sempre la Luce e la Pace di DIO.

Meditazione sul Vangelo di Mt 23,13-22

“Non perdere di vista l’essenziale”.

ln questo brano evangelico Gesù rimprovera severamente una pratica della Legge divina che si esaurisce in atteggiamenti esteriori ipocriti, che lasciano sfuggire l’anima profonda della pietà. In tal modo si impongono ai fratelli pesi insopportabili che, anziché favorire il cammino verso Dio e l’esercizio fattivo della carità, intralciano solamente. L’ipocrisia, nella religione, è sempre in agguato e occorre essere attenti a vivere in profondità e nelle opere la dedizione a Dio. L’avvertimento è sempre grave: il giudizio divino non si ferma a ciò che appare e che può tranquillamente ingannare gli uomini. Il nostro valore è basato unicamente sull’essere.

Gli scribi e i farisei vengono presentati come gente integralista, piaga questa da cui non è andata esente, spesso, neppure la Chiesa durante i secoli: l’altro o è come me, o deve essere emarginato. Siamo ben lontani dal modo di fare di Gesù, che predica con radicalità le esigenze del Regno, ma poi lascia l’uomo libero di fronte alla proposta di salvezza. Nei versetti del Vangelo di oggi, Gesù vede gli esperti della Legge come un ostacolo enorme all’annuncio del Regno, e li ravvisa responsabili della perdita di tanti. E tale è una delle accuse più gravi lanciate loro dal Signore! La legge, come si può ben vedere nel Discorso della Montagna (5,33-37), non comandava a nessuno di giurare, ma solo di mantenere i giuramenti fatti. Proprio tutti? “No!”, rispondeva la casistica, “ma solo quelli validi”! Così, secondo scribi e farisei, era valido il giuramento fatto per l’oro del tempio, o per l’offerta che c’era sull’altare, mentre non lo era se la formula si limitava a nominare il tempio o l’altare. Gesù li definisce “stolti e ciechi”. Con la loro casistica, essi non riescono più a capire che cosa è veramente essenziale! Punti fondamentali della legge sono quelle norme che si riferiscono all’amore del prossimo: la giustizia, che indica quel comportamento verso l’uomo comprendente tutto il campo del sociale, da cui scaturisce la misericordia, che a sua volta, rimanda alla fedeltà, intesa come vero compimento della volontà di Dio. Solo una volta che si è assicurata l’osservanza di questi comandamenti si può scendere alle minuzie! Gesù non le disprezza, non dice di trascurarle, ma non vuole che finiscano con l’ostacolare l’essenziale nell’azione pastorale. Egli ci aiuta ad andare a ciò che conta davvero: «Amare Dio e il prossimo!».

23 Agosto

Il Signore ama il suo popolo

Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore, ed io le conosco ed esse mi seguono.

(Giovanni 10,27)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 149)
Rit: Il Signore ama il suo popolo.

Cantate al Signore un canto nuovo;
la sua lode nell’assemblea dei fedeli.
Gioisca Israele nel suo creatore,
esultino nel loro re i figli di Sion.

Lodino il suo nome con danze,
con tamburelli e cetre gli cantino inni.
Il Signore ama il suo popolo,
incorona i poveri di vittoria.

Esultino i fedeli nella gloria,
facciano festa sui loro giacigli.
Le lodi di Dio sulla loro bocca:
questo è un onore per tutti i suoi fedeli

Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore, ed io le conosco ed esse mi seguono.

(Giovanni 10,27)

22 agosto, 2021

Pensiero del 22 Agosto 2021

 Solo la Sapienza, che viene dall'alto ci dà la vita.

Meditazione sul Vangelo di Gv 6,60-69

“Noi abbiamo creduto”.

Il libro di Giosuè ci presenta oggi il momento della libera scelta di Dio salvatore da parte del suo popolo. Gli Israeliti hanno ricevuto da Lui tutto quello che hanno. Ora devono sceglierlo liberamente, devono stringere un patto. Nel Vangelo, anche Gesù mette i Dodici di fronte alla possibilità di scegliere se continuare a seguirlo o meno. Pietro, mosso dallo Spirito, dà espressione a ciò che sente nel suo cuore. In Cristo, Dio stesso ha sposato la Chiesa, amandola con tutto se stesso fino a dare la sua vita per essa. Con queste parole, che sono spirito e vita, Gesù ha sigillato con la sua vita.

«Concedi al tuo popolo di amare ciò che comandi e desiderare ciò che prometti, perché fra le vicende del mondo là siano fissi i nostri cuori dove è la vera gioia». Amare, desiderare, gioire: questo è quanto la Chiesa universale chiede a Dio per ogni cristiano nell’orazione colletta. Nel buddismo la liberazione dell’uomo deriva dal non amare, dal non desiderare, dal non gioire: se l’uomo riuscisse a sradicare il suo cuore da ogni desiderio, dovrebbe trovare la via più breve per la liberazione. Ma non è così. Nel cuore dell’ uomo c’è un profondo, triplice desiderio: il desiderio di amare, il desiderio di gioire e il desiderio di “desiderare” o, detto altrimenti, il desiderio di sperare. Amare: nel cuore di ogni uomo c’è l’insaziabile desiderio di amare ed essere amato. Senza amore tutto perde di senso. L’amore riconosce il bene ricevuto: perciò Giosuè decise di consacrare la sua famiglia al servizio di Dio, e non si sentì sminuito all’idea di servire il Signore. Perché chi ama serve con gioia. Gioire: tutti vogliamo gioire, e le gioie più grandi si vivono nella propria famiglia. Perciò san Paolo sottolinea che il marito deve amare la propria moglie «come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa». Sperare: questa è la grande virtù cristiana. La speranza apre il nostro cuore ad una realtà che va al di là del tangibile. La quotidianità e l’esperienza possono illuderci che non sia possibile cambiare. Ma se apriremo il cuore alla fede, percepiremo il sussurro di Dio: “Sì, è possibile, con la mia grazia tutto è possibile”. La nostra speranza, la speranza dei cristiani è ben radicata in quell’affermazione di Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”. E allora potremo dire con il salmista: «Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode».

22 Agosto 

Gustate e vedete com’è buono il Signore

Le tue parole, Signore, sono spirito e vita; tu hai parole di vita eterna.

(Giovanni 6,63.68)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 33)
Rit: Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo.

Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce.
Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti.

Molti sono i mali del giusto,
ma da tutti lo libera il Signore.
Custodisce tutte le sue ossa:
neppure uno sarà spezzato.

Il male fa morire il malvagio
e chi odia il giusto sarà condannato.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia.

Le tue parole, Signore, sono spirito e vita; tu hai parole di vita eterna.

(Giovanni 6,63.68)

Ⓒ Blog Site official di Canzano Barbara : Beata Maria Regina 22 agosto

Ⓒ Blog Site official di Canzano Barbara : Beata Maria Regina 22 agosto:  Beata Maria Regina 22 agosto  Beata Vergine Maria, Regina dell'universo, conduci tutti noi con Te alle gioie del cielo.


PREGHIERA di PIO XII a MARIA REGINA
Dal profondo di questa terra di lacrime, ove la umanità dolorante penosamente si trascina; tra i flutti di questo nostro mare perennemente agitato dai venti delle passioni; eleviamo gli occhi a voi, o Maria, Madre amatissima, per riconfortarci contemplando la vostra gloria, e per salutarvi Regina e Signora dei cieli e della terra, Regina e Signora nostra. Questa vostra regalità vogliamo esaltare con legittimo orgoglio di figli e riconoscerla come dovuta alla somma eccellenza di tutto il vostro essere, o dolcissima e vera Madre di Colui, che è Re per diritto proprio, per eredità, per conquista. Regnate, o Madre e Signora, mostrandoci il cammino della santità, dirigendoci e assistendoci, affinché non ce ne allontaniamo giammai.
Come nell'alto del cielo Voi esercitate il vostro primato sopra le schiere degli Angeli, che vi acclamano loro Sovrana; sopra le legioni dei Santi, che si dilettano nella contemplazione della vostra fulgida bellezza; così regnate sopra l'intero genere umano, soprattutto aprendo i sentieri della fede a quanti ancora non conoscono il vostro Figlio. Regnate sulla Chiesa, che professa e festeggia il vostro soave dominio e a voi ricorre come a sicuro rifugio in mezzo alle calamità dei nostri tempi. Ma specialmente regnate su quella porzione della Chiesa, che è perseguitata ed oppressa, dandole la fortezza per sopportare le avversità, la costanza per non piegarsi sotto le ingiuste pressioni, la luce per non cadere nelle insidie nemiche, la fermezza per resistere agli attacchi palesi, e in ogni momento la incrollabile fedeltà al vostro Regno.
Regnate sulle intelligenze, affinché cerchino soltanto il vero; sulle volontà, affinché seguano solamente il bene; sui cuori, affinché amino unicamente ciò che voi stessa amate. Regnate sugl'individui e sulle famiglie, come sulle società e le nazioni; sulle assemblee dei potenti, sui consigli dei savi, come sulle semplici aspirazioni degli umili. Regnate nelle vie e nelle piazze, nelle città e nei villaggi, nelle valli e nei monti, nell'aria, nella terra e nel mare; e accogliete la pia preghiera di quanti sanno che il vostro è regno di misericordia, ove ogni supplica trova ascolto, ogni dolore conforto, ogni sventura sollievo, ogni infermità salute, e dove, quasi al cenno delle vostre soavissime mani, dalla stessa morte risorge sorridente la vita. Otteneteci che coloro, i quali ora in tutte le parti del mondo vi acclamano e vi riconoscono Regina e Signora, possano un giorno nel cielo fruire della pienezza del vostro Regno, nella visione del vostro Figlio, il quale col Padre e con lo Spirito Santo vive e regna nei secoli dei secoli. Così sia!
(Sua Santità PIO PP. XII, 1954)

21 agosto, 2021

Pensiero del 21 agosto 2021

 Meditazione sul Vangelo di Mt 23,1-12

“Chi si abbasserà sarà innalzato”.
In questo brano evangelico Gesù rimprovera gli scribi ed i farisei, i capi e i maestri del popolo. Non per quello che dicono, che deve essere accolto, ma per la loro incoerenza, infedeltà, ipocrisia e per la loro volontà d'apparire perfetti senza esserlo. Essi amano primeggiare e sono esigenti e rigidi nei riguardi degli altri, ma estremamente accondiscendenti con se stessi. La verità della vita non è affidata all’esteriorità, o a un’osservanza formalistica. È più esigente e più essenziale, ed è l’intimo del cuore che deve essere puro e non, invece, pieno di ogni sorta di sozzura. Si è poi veramente mondi se si pratica la carità.
Gesù contesta coloro che al momento, nella comunità, siedono sulla cattedra di Mosè e non fanno ciò che insegnano. Un giorno Egli ha detto dei falsi profeti, che si presentano in vesti di pecore, cioè come dei veri discepoli: “Li riconoscerete dai loro frutti…” (Mt 7,16); qui raccomanda di considerare quello che essi in realtà desiderano e fanno: mettono in pratica il messaggio, o cercano piuttosto soltanto d'apparire, d'avere i primi posti, d'essere salutati e riconosciuti come veri maestri? A volte anche il modo di vestire è significativo: qui è segno che essi vogliono imporsi, e che non sono veri pastori del gregge. Di qui il comando di Gesù a tutta la comunità, fedeli e soprattutto pastori, di non farsi chiamare, maestri, o guide, o padri, seguito dall’affermazione: “Voi siete tutti fratelli”. Ciò che conta nella comunità è questo: sentirsi tutti fratelli. L’essere fratelli riunisce tutti, sia chi ascolta, sia chi deve predicare o insegnare, nel mutuo ascolto e nell’obbedienza a quanto ha detto l’unico Maestro, l’unica Guida, inviato dall’unico Padre. Fare forza su quello che ci unisce, costruisce comunione; mentre, invece, si sottolinea quello che ci distingue: l’essere maestri, guide, padri: ciò causa divisione. Il ministero ha senso se visto come servizio: “Il più grande tra voi, sia vostro servo”. Così l’ha inteso san Paolo quando dice ai Corinzi: “Che cosa è Apollo? Che cosa è Paolo? Servi, mediante i quali siete venuti alla fede e ciascuno come il Signore gli ha concesso” (ICor 3,5). Questo significa capire la parola di Gesù. Chi, invece, fa della propria autorità un motivo di onore o di privilegio, sarà umiliato da Dio. Nulla può essere paragonato all’umiltà, perché tale virtù è troppo importante per il bene della comunità.

21 Agosto

Benedetto l’uomo che teme il Signore

Uno solo è il Padre vostro, quello celeste e uno solo è la vostra Guida, il Cristo.

(Matteo 9,23)

SALMO RESPONSORIALE (Sal 127)
Rit: Benedetto l’uomo che teme il Signore.

Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.

La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.

Ecco com’è benedetto
l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita!

Uno solo è il Padre vostro, quello celeste e uno solo è la vostra Guida, il Cristo.

(Matteo 9,23)



20 agosto, 2021

Pensiero del 20 agosto 2021

 Meditazione sul Vangelo di Mt 22,34-40

“Chi ama compie tutta la legge”.

Il brano evangelico odierno ci ricorda che il cristiano fondamentalmente è un uomo libero. Nel senso che non lo impaccia nessun giogo che non sia quello liberante dell’amore. E proprio l’amore costituisce la sintesi della S. Scrittura e della Rivelazione. In esso vi si risolvono tutti gli altri comandamenti. L’amore a Dio, anzitutto. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. Ma l’amore al prossimo ne deriva e vi si assimila. E non importa tanto definire chi è il nostro prossimo, conta invece comportarsi da prossimo; e si comporta come tale chi lo introduce nel corso della sua vita, e se ne fa carico con intimo e operoso amore.

Il primo e più importante comandamento è amare il Signore Dio con tutto il cuore, e amarlo così significa tendere alla perfezione del Padre che è nei cieli; e vi è un solo criterio per sapere se c’è in noi questa tensione: l’amore al prossimo. Ora, “prossimo” è anche il nemico. Gesù conclude dicendo: “Da questi due comandamenti dipende tutta la legge e i profeti”. Sono due comandamenti inseparabili, non c’è la pratica dell’uno senza quella dell’altro. Anzi, il secondo è l’unico criterio per sapere se osserviamo il primo. Lo dice San Paolo che in questo comandamento sono contenuti tutti gli altri: “Chi ama compie tutta la legge” (Rm 13,40). Ma il commento più bello a questo brano evangelico l’ha fatto sant’Agostino, quando cerca di spiegare la frase del Signore che dice: “Il mio carico è leggero” (Mt 11,30). Egli paragona questo carico alle ali e dice: “Un’ala è: amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente. Ma non rimanere attaccato a una sola ala, poiché se credi di averne una, non hai neppure quella. Amerai il prossimo tuo come te stesso. Poiché se non ami tuo fratello che vedi, come potrai amare Dio che non vedi? (lGv 4,20). Aggiungi anche un’altra ala; in tal modo potrai volare, così estirperai la cupidigia delle cose terrene e potrai porre stabilmente la carità nei beni celesti. In quanto ti appoggerai a queste due ali, frattanto avrai il tuo cuore in alto, affinché il cuore, tenuto alto, a suo tempo trascini in alto anche il tuo corpo. Non devi nemmeno credere che avere tutte le penne ti sia difficile: di questo amore veramente si possono cercare nelle Scritture molteplici precetti che potranno essere meditati da chi legge e da chi ascolta, ma tutta la Legge e i Profeti si compendiano in essi” (Discorso 68).

20 Agosto 

Loda il Signore, anima mia

Insegnami, Signore, i tuoi sentieri, guidami nella tua fedeltà ed istruiscimi.

(Salmo 24,4)

SALMO RESPONSORIALE (Samo 145)
Rit: Loda il Signore, anima mia.

Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe:
la sua speranza è nel Signore suo Dio,
che ha fatto il cielo e la terra,
il mare e quanto contiene.

Egli rimane fedele per sempre,
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.

Insegnami, Signore, i tuoi sentieri, guidami nella tua fedeltà ed istruiscimi.

(Salmo 24,4)

19 agosto, 2021

Rosario Livatino

 «Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere, quanto siamo stati credenti, ma credibili».

(Rosario Livatino)