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23 maggio, 2023

MEMORIA 23 maggio 1992 23 maggio 2023

 MEMORIA


23 maggio 1992 23 maggio 2023

DI CAPACI GIUDICE FACONE SUA MOGLIE FRANCESCA MORVILLO E LA SUA SCORTA



22 maggio, 2023

A SANTA RITA DA CASCIA

 A SANTA RITA DA CASCIA

Santa degli impossibili
Santa Rita, Tu hai fatto cessare la guerra ridonando la Pace e la Speranza a chi l'aveva ormai persa.
Santa Rita, Tu hai convertito con la Tua incessante preghiera in non credenti in Dio in credenti, hai ricolmato i loro cuori pieni d’odio e di vendetta verso il prossimo in Amore.
Santa Rita, Tu hai reso tutto ciò che era impossibile, possibile fa che possiamo vivere in un mondo migliore di questo senza guerre ne odio e fa che la Pace e l'Amore prevalga su tutto e su tutti noi. Amen.

21 maggio, 2023

Memoria Compleanno di Yara Gambirasio

 Memoria

Compleanno di Yara Gambirasio AUGURI DI CUORE PICCOLA STELLA.



Ascensione di Gesù

 Ascensione di Gesù

Ascensione di Gesù
autore: Benjamin West anno: 1801 titolo: L'Ascensione luogo: Museo d'arte di Denver

Nome: Ascensione di Gesù
Titolo: Ascesa corporea di Gesù al cielo.
Ricorrenza: 21 maggio e 18 maggio
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Solennità


Gesù dopo la risurrezione, nei 40 giorni che rimase ancora in terra, confortò gli Apostoli e con diverse prove li convinse di essere veramente risuscitato. Li istruì intorno al regno di Dio, sul modo di governare la Chiesa, d'amministrare i Sacramenti, di salvare le anime. Avvicinandosi il giorno dell'addio: « Bisogna che me ne vada, disse, perchè se io non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore ». Ordinò quindi agli Apostoli che dalla Galilea si recassero a Gerusalemme.Il momento solenne era vicino.Fece con essi il banchetto d'addio, durante il quale apri loro maggiormente le menti, mostrando ad essi come la Sacra Scrittura parla di Cristo, della sua passione, morte e risurrezione. Comandò di predicare il Vangelo, diede loro il potere di rimettere i peccati e li mandò ad annunziare il regno di Dio a tutte le genti.Finita la sua istruzione si incamminò, seguito dagli Apostoli e Discepoli, al monte dell'ascensione. Giunto alla vetta, diede l'addio alla Madre, alle pie donne, a tutti i presenti, e alzando il braccio li benedisse.Mentre li benediceva, per propria virtù si alzò verso la maestà dei cieli davanti a quegli occhi che meravigliati lo guardavano, finchè mia nube lo nascose.Quei Giudei stavano ancora inginocchiati a braccia aperte e con gli occhi rivolti al cielo meravigliati e commossi, quando comparve un Angelo giulivo in volto e dall'aspetto maestoso dicendo: « O uomini di Galilea, che state a guardar in cielo? Quello stesso Gesù che fu tolto a voi, ritornerà nella stessa gloria con cui salì ».Gli Apostoli a quell'avviso ritornarono a Gerusalemme comprendendo le parole che Gesù aveva detto: « Vado a preparare un luogo per voi. Vi manderò il Consolatore ».Oggi la Chiesa celebra una delle sue feste più belle facendo riflettere ai Cristiani quale sia la loro patria. Gesù non salì al cielo solo per ricevere la corona della virtù, ma anche per preparare un posto per noi. Cristiani, il cielo è la nostra patria, non questa misera terra!Alziamo gli occhi, contempliamo come è meraviglioso quel cielo! Lassù Gesù sale per prepararci un posto. Egli ci attende: non badiamo alle difficoltà, ma ricordiamo che non i pigri ma i violenti lo rapiscono, cioè quelli che lottando vincono se stessi.Il cielo s'acquista combattendo le nostre passioni, la nostra carne, la malvagia inclinazione al male.Nei momenti in cui ci sembrerà di esser sopraffatti dal male, quando intorno a noi sarà buio, alziamo gli occhi e le mani al Cielo, chiedendo aiuto a Colui che è la luce che rischiara le tenebre, a Colui che è nostro Re, nostro Salvatore, nostro Avvocato e nostro Mediatore; egli ci libererà.PRATICA. Pensiamo sovente alla nostra vera, eterna patria, il paradiso. PREGHIERA. Deh! concedi, Dio onnipotente, che come crediamo che il tuo Unigenito, nostro Redentore, è asceso al cielo, così anche noi con la mente abitiamo in cielo. MARTIROLOGIO ROMANO. Solennità dell’Ascensione del Signore nostro Gesù Cristo, in cui egli, a quaranta giorni dalla risurrezione, fu elevato in cielo davanti ai suoi discepoli, per sedere alla destra del Padre, finché verrà nella gloria a giudicare i vivi e i morti. 

ICONOGRAFIA


L’Ascensione fu quindi il momento del ricongiungimento di Cristo al Padre: un addio al mondo terreno inteso come un “andare verso Dio”, come l'abbandono della dimensione umana in cui si era calato per recuperare quella divina da cui proveniva.La tipica iconografia dell’Ascensione prevede che la scena venga divisa in due parti ben distinte: quella superiore con Cristo a volte seduto su un trono o avvolto dalla luce o racchiuso da una mandorla, talvolta affiancato da angeli; quella inferiore con gli apostoli spesso tutti tranne Giuda e con la Vergine. Maria non è ricordata dalle fonti ma tuttavia, Ella è spesso presente nelle immagini dell’Ascensione, incarnando la figura della Chiesa stessa come madre, destinata a proseguire l’azione salvifica di Cristo nel Mondo. Infatti, Maria è quasi sempre in preghiera con le braccia quasi conserte, almeno sino al XV secolo, e non mostra né stupore né turbamento, reazioni tipicamente umane al manifestarsi del divino tra gli uomini. Un esempio classico della scena è sicuramente la tela di Ercole Ramazzani che rispecchia molto fedelmente l'evento.

L'Ascensione
titolo L'Ascensione autore Ercole Ramazzani anno 1594


Una delle più antiche raffigurazioni dell’Ascensione è una miniatura presente nell’Evangelario di Rabbula, detto anche Vangeli di Rabbula, un manoscritto del VI secolo riportante i Vangeli in lingua siriaca, ed è considerato tra le più preziose testimonianze della prima arte bizantina.
 
Ascensione
titolo Ascensione autore Vangeli di Rabbula anno VI sec.

In Occidente, fu Giotto a rompere con questo consolidato modello iconografico. Nella sua Ascensione, dipinta tra gli affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova, infatti, decise di mostrare Cristo di profilo sospinto verso l’alto da una nuvola.

Ascensione di Gesù
titolo Ascensione di Gesù autore Giotto anno 1303


Tra gli artisti più influenti del Rinascimento è sicuramente Andrea Mantegna ad eseguire una delle opere più belle in uno dei pannelli di un trittico ubicato agli Uffizi, che comprende anche l’Adorazione dei Magi e la Circoncisione.

Ascensione
titolo Ascensione autore Andrea Mantegna anno 1463-64
 

Adorazione dei Magi
titolo Adorazione dei Magi autore Andrea Mantegna anno 1463-64


Circoncisione del Signore
titolo Circoncisione del Signore autore Andrea Mantegna anno 1463-64


Anche il grande Perugino, noto maestro umbro, dipinse un’Ascensione come parte dello smembrato Polittico di San Pietro, purtroppo soggetto a furti napoleonici durante la campagna d’Italia. Sopra l'ascensione vi è una cimasa semicircolare che rappresenta Dio Padre benedicente con cherubini e angeli. Come voleva la tradizione, Cristo ascende al cielo nella sua mandorla di cherubini, circondato da angeli musicanti. In basso, Maria e gli apostoli, compostamente e affettuosamente atteggiati, si stagliano sul sereno paesaggio umbro.   

Ascensione del Signore
titolo Ascensione del Signore autore Perugino anno 1496-1500


Bellissima è anche l’Ascensione di Benvenuto Tisi da Garofolo, detto il Garofalo, un pittore della scuola ferrarese che amava firmarsi con una piccola riproduzione del fiore (il garofalo o garofano) che aveva assunto per nome d’arte. Dipinta per la chiesa di Santa Maria in Vado a Ferrara, si caratterizza per la saldezza delle sue forme dove Cristo, sospeso in cielo, ostenta un corpo perfetto; gli apostoli, in basso, si accalcano severi seguendo uno schema piramidale. Manca la Vergine. I colori, freddi e sfumati, mostrano l’influenza della scuola veneta.

 
Ascensione
titolo Ascensione autore Garofalo anno 1510-1520

✝ Pensiero del 21 maggio 2023

 ✝

SUB TUTELA DEI

S. T. D. E DELLA B. V. M.

GIUDICE ROSARIO ANGELO LIVATINO UOMO LAICO MARTIRE PER LA GIUSTIZIA INDIRETTAMENTE ANCHE DELLA FEDE_Beato


Caro Rosario Angelo, grazie di cuore, di costudirmi, nell’Amore di Cristo, e nell’amore della Vergine Maria.

Barbara


Versetto del Giorno

Lodate il Signore ed invocate il suo nome, proclamate tra i popoli le sue opere.

Salmo 105:1

Memoria

Compleanno di Yara Gambirasio

Domenica – 7.a di Pasqua – ASCENSIONE
Con la solennità dell’Ascensione celebriamo il mistero di Cristo che, avendo assunto la natura umana con l’incarnazione, dopo la sua morte e risurrezione, fa ritorno nella gloria del Padre. Con l’ascesa al Cielo di Gesù termina la sua missione terrena ed ha inizio quella della Chiesa. La prima è durata solo pochi anni, inquadrati da due eventi: il battesimo di Gesù di Nazaret, nelle acque del Giordano e, appunto, la sua ascesa al Padre. La missione della Chiesa, invece, durerà fino al ritorno glorioso del Signore e fino alla costituzione del Regno di Dio, alla fine dei tempi. La scelta del giorno e dell’ora in cui tutto questo avverrà è riservata alla sovrana libertà del Padre. Gesù stesso lo ha detto chiaramente agli Apostoli (cfr. At 1,7). I fedeli cristiani devono vivere nel presente, impegnandosi a compiere la missione che il Signore ha lasciato a ciascuno di loro: lavorare all’avvento del Regno di Dio. Per quanto lunga sia l’attesa, la vita va avanti e, per realizzare il compito che il Signore ci ha affidato, il tempo è breve.
Meditazione sul Vangelo di Mt 28,16-20
Con Lui, in cielo.
Non ho mai vissuto con facilità i distacchi dalle persone. Separarmi fisicamente da qualcuno a cui voglio bene mi costa sofferenza. Immediatamente avverto la nostalgia del volto, della presenza, delle parole dell’altro. Il corpo, per quanto segnato dal limite, è un grande luogo di incontro. Così credo di comprendere lo smarrimento dei discepoli di fronte all’ascesa al cielo di Gesù, quei loro guardare in alto, disorientati, tristi. E penso a quanto nell’esperienza umana sia consolante recuperare la presenza di chi non è più con noi nei ricordi, nelle esperienze condivise, nel bene scambiato, sentire che l’altro continua a vivere in noi.
Gesù dona ai discepoli e a noi una grande speranza. Anche a noi tocca lo stesso destino di salire in cielo con Lui, cioè partecipare della stessa vita di Dio. In ciascuno di noi, infatti, il Signore continua a farsi carne, a risorgere, ad ascendere. Nella nostra vita, ci dice l’Ascensione, c’è una forza che viene dall’alto e sospinge in alto Gesù, noi, il mondo. «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?». Alla vista di Gesù che scompare i discepoli già avvertono la nostalgia di Lui, del cielo, cioè di una vita piena in Dio. Anche noi, come i discepoli, non conosciamo i tempi e i luoghi del ritorno del Signore. Ma Egli ci invita ad attendere, a suscitare tra gli uomini il desiderio di Lui, a tener viva la speranza dentro le difficoltà quotidiane, a essere, con la nostra vita, profezia, prefigurazione di cieli nuovi e di terre nuove. Nell’Ascensione Cristo non è andato oltre le nubi o le stelle, ma è disceso in noi, perché l’uomo e il cielo di Dio, dandoci la forza di annunciarLo fino agli estremi confini della terra. La nostalgia di Dio non ci esonera dall’impegnarci già qui, oggi, a costruire e a realizzare il Regno. Il cielo non è la ricompensa di una vita giusta e buona, non è un alibi allo spendersi già su questa terra a diffondere il vangelo, ad accompagnare gli uomini e le donne che incontriamo lungo il nostro cammino all’ incontro con Lui. Nella debolezza del nostro andare ci rincuorano le parole di Gesù. Egli ci precede, egli è già oltre i nostri ristretti confini, oltre le nostre capacità, oltre le nostre paure. La Sua forza ci illumina, ci sostiene, ci solleva in alto.
Elisa Carrà
Il Signore risorto è ritornato nella Galilea pagana. È qui che egli aveva cominciato ad annunciare la conversione e il Vangelo del Regno (cf. Mt 4,15.17.23). È qui, in questo luogo di frontiera, che egli aveva dato appuntamento ai suoi discepoli, che si erano dispersi quando egli, il pastore, era stato ferito (cf. Mt 28,8-10). È ritornato sui luoghi dell’inizio, per dare loro la pienezza: il Risorto è la luce decisiva che rischiara tutti coloro che camminano nelle tenebre e nell’ombra della morte.
Egli ha convocato i discepoli - in numero di undici - su una montagna, come all’inizio li aveva condotti sulla montagna, quando parlò loro per annunciare la via della felicità del regno dei cieli (cf. Mt 5,1). Dio ha anche convocato il popolo ai piedi del Sinai quando ha voluto fare di lui la sua “ecclesia” (cf. Es 19). Il Risorto è su questa montagna in Galilea, che simboleggia l’incontro tra il cielo e la terra, dichiarandosi, solennemente, come colui che ha ricevuto tutta l’autorità nei cieli e sulla terra (cf. Mt 28,18).
Da questa montagna egli invia i discepoli - e in loro, e con loro, noi tutti che li seguiamo lungo la storia - a convocare la Chiesa per riunirla dai quattro punti cardinali del mondo nel regno; nessuno è escluso dalla parola e dalla partecipazione alla vita della famiglia divina: la comunione del battesimo con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo (cf. Mt 28,19-20).
Oggi noi, come gli undici discepoli sulla montagna, lo adoriamo e riaffermiamo la nostra obbedienza al suo comando missionario. Egli sembra assente ma è in realtà sempre presente tra di noi (cf. Mt 28,20). È per questo che si è fatto uomo nel seno della Vergine Madre: per essere l’Emmanuele, il Dio con noi (cf. Mt 1,23), fino alla fine del mondo.

Domenica 21 Maggio                                          

ASCENSIONE DEL SIGNORE (anno A)

Ss. Cristoforo Magallanes e c. (mf); S. Carlo Eugenio de Mazenod

At 1,1-11; Sal 46; Ef 1,17-23; Mt 28,16-20

Ascende il Signore tra canti di gloria

Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.

(Matteo 28,19.20)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 46)
Rit: Ascende il Signore tra canti di gioia.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.

Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.

(Matteo 28,19.20)

19 maggio, 2023

Memoria Riccardo Rampi

 Memoria


Nel 2015, in questo giorno, RICCANDO RAMPI, raggiungeva in cielo, il suo caro fratellino Alfredino.



18 maggio, 2023

Memoria compleanno del giudice Giovanni Salvatore Augusto Falcone

 Memoria compleanno del giudice Giovanni Salvatore Augusto Falcone auguri di cuore

18 maggio 1939 18 maggio 2023
Chi ricorda, fa vivere le persone in Eterno.




16 maggio, 2023

Memoria del compleanno della signora Rosalia Corbo

 Memoria del compleanno della signora Rosalia Corbo 

Salga a te o Dio, la nostra preghiera come augurio per una donna speciale come Rosalia Corbo.



Rosalia, insieme alla sua cara famiglia in cielo, ci protegga, perché ne abbiamo bisogno.  

AUGURI DI CUORE Grazie di cuore.

Sant'Ubaldo da Gubbio

 Sant' Ubaldo da Gubbio


Nome: Sant' Ubaldo di Gubbio
Titolo: Vescovo
Ricorrenza: 16 maggio
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione


Ubaldo nacque a Gubbio intorno al 1085. Orfano di entrambi i genitori, venne educato da uno zio molto religioso, il quale tuttavia ostacolò il suo progetto, manifestato quando aveva quindici anni, di ritirarsi a vita solitaria; gli consentì, però, di associarsi ai canonici di San Secondo.

Ordinato nel 1114 sacerdote dal vescovo Giovanni, Ubaldo intraprese r opera di riforma della chiesa ritirandosi, come già aveva fatto san Pier Damiani, nel monastero di Fonte Avellana. A Gubbio fece ritorno nel 1129 per reggere come vescovo la diocesi su preciso ordine dello stesso papa Onorio II.

Gubbio era allora una città piuttosto inquieta, divisa da feroci discordie che contrapponevano fazione a fazione, casato a casato. E sulle strade cittadine spesso correva il sangue. 11 vescovo Ubaldo si offrì a fare da paciere e un giorno mise a repentaglio la propria vita nel tentativo di sedare una delle tante violente sommosse. Si era gettato tra i contendenti supplicandoli di desistere, ma era stato travolto. Solo quando gli eugubini si accorsero d'averlo lasciato malconcio sul terreno, posero fine alla rissa, preoccupati della sorte del loro vescovo e pentiti della loro insensatezza. Da quel giorno gli animi si calmarono. Ubaldo, amato dal popolo perché era sempre pronto a difenderlo dall'arroganza dei potenti, resse la città per oltre trent'anni, salvandola dalla distruzione minacciata da Federico Barbarossa.

Come papa Leone aveva fatto con Attila, il vescovo Ubaldo andò incontro all'imperatore, armato solo della forza della fede e del prestigio della sua dignità episcopale. Barbaross, colpito da tanto coraggio, mutò proposito e risparmiò la città.

Ubaldo morì il 16 maggio 1160. Trent'anni dopo sull'onda della sincera venerazione tributata degli eugubini al loro santo vescovo eletto anche a patrono della città. Ubaldo venne incluso nell'albo dei santi.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Gubbio in Umbria, sant’Ubaldo, vescovo, che si adoperò per il rinnovamento della vita comunitaria del clero.


✝ Pensiero del 16 maggio 2023

 ✝


SUB TUTELA DEI

S. T. D. E DELLA B. V. M.

GIUDICE ROSARIO ANGELO LIVATINO UOMO LAICO MARTIRE PER LA GIUSTIZIA INDIRETTAMENTE ANCHE DELLA FEDE_Beato


Caro Rosario Angelo, fai tanti auguri di cuore, tanti alla tua cara mamma Rosalia, per il suo compleanno dalle un bacio da parte mia, anche al tuo caro papà Vincenzo Grazie di cuore.


Barbara


Versetto del Giorno

Che dunque? Dobbiamo commettere peccati perché non siamo più sotto la legge, ma sotto la grazia? È assurdo!

Romani 6:15


Martedì – 6.a Tempo di Pasqua
Vangelo – Gv 16,5-11
Verrà a voi il Consolatore.
Gesù ha detto in modo chiaro ai suoi discepoli che Lui se ne sta andando, e la tristezza ha riempito il loro cuore. È una reazione che tutti conosciamo: quando siamo legati ad una persona, quando abbiamo immaginato che la nostra vita passa per la sua e il nostro futuro è legato al suo, siamo delusi e angosciati all’idea che ci abbandoni, interrompendo una storia su cui avevamo costruito un sogno. Restiamo senza parole, chiusi nella nostra solitudine in cui si mescolano senso di abbandono, paura e incertezza, delusione e risentimento. Gesù si fa carico dello stato d’animo dei suoi e dice loro: per il vostro bene! Così resto dentro di voi attraverso il Consolatore. Finché sono con voi, la mia vicinanza è legata al tempo e allo spazio. Ma quando il mio Spirito verrà, abiterà nel vostro cuore e Io sarò con voi sempre e ovunque: nel vostro lavoro, nella vostra famiglia, davanti ai tribunali e davanti a quelli che vi applaudiranno… così vi faccio diventare adulti”. La maturità, nella vita come nella fede, ha bisogno di distacchi, di responsabilità assunte in proprio, di capacità di dare le proprie ragioni. Così, ciò che abbiamo ricevuto diventa nostro: chi ci ha amato e aperto gli occhi è dentro di noi ed è vivo per sempre. Qualcosa di simile accade quando Gesù invia lo Spirito. Egli permetterà di capire del mistero di Gesù ciò che si può conoscere solo dall’interno, dal cuore, e che è incomprensibile fino a quando lo si guarda solo con occhi di carne. Con la luce dello Spirito, i discepoli potranno vedere il vero volto del mondo e contestarne il peccato radicale, che è nel non aver riconosciuto Gesù come Figlio di Dio. Potranno riconoscere che Gesù è il Giusto che si immerge nella volontà del Padre, che non lo abbandona; con la sapienza dello Spirito potranno capire e accogliere senza scandalo la croce e la persecuzione. Infine, la forza dello Spirito sosterrà i discepoli nel proclamare che il “principe di questo mondo”, il male, è stato sconfitto per sempre. Questa è la speranza di cui lo Spirito li rende testimoni nel mondo.

“Ci sono molti modi di essere presenti. Se due alberi si trovano l’uno vicino all’altro, sono presenti l’uno all’altro, ma in un senso del tutto esteriore ed imperfetto. Non sanno nulla l’uno dell’altro, non si preoccupano l’uno dell’altro e, nonostante la loro vicinanza, rimangono estranei l’uno all’altro.
La presenza nel vero senso della parola comincia solo nel momento in cui due esseri si conoscono spiritualmente e si mettono l’uno di fronte all’altro consapevolmente. Ciò permette loro di avere interiormente una sorta di immagine l’uno dell’altro, per cui l’altro ha, per così dire, una seconda esistenza in colui con il quale è in rapporto. E se una presenza di questo genere è mantenuta nella maggior parte delle persone che si incontrano, essa può diventare una realtà potente in chi ci conosce e ci ama. L’immagine dell’altro che ognuno porta in sé è, per così dire, carica di realtà. Anche la solitudine può essere piena della presenza dell’altro” (Balthasar).
Gesù risponde alla tristezza dei discepoli, provocata dal suo annuncio che presto se ne sarebbe andato, con la promessa dello Spirito: “È bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore”. Mandando loro il suo Spirito, Gesù sarà presente in loro. Ma la sua presenza non sarà puramente esteriore. Con la discesa dello Spirito, la sua assenza si trasformerà in una forma di presenza più profonda, più reale.
Questa nuova forma della presenza di Gesù nei suoi, tramite lo Spirito, porterà a compimento la sua vittoria definitiva sul mondo.
Nel corso della sua vita terrena, Gesù era stato respinto dagli Ebrei e stava per essere condannato a morte. Lo Spirito rivisiterà questo avvenimento, provando ai discepoli che il peccato è dalla parte del mondo (perché non ha creduto in lui), che la giustizia è dalla parte di Gesù (poiché la sua vita non termina nel sepolcro, ma ritorna al Padre) e che è il principe del mondo ad essere condannato. Testimoniando questa vittoria, lo Spirito Paraclito diventa un antidoto alla tristezza che attanaglia i cuori dei discepoli nel momento in cui Gesù se ne sta andando e, nello stesso tempo, alla persecuzione che si scatenerà contro di loro.


Martedì 16 Maggio 

S. Ubaldo; S. Luigi Orione; S. Onorato; B. Simone Stock

6.a di Pasqua

At 16,22-34; Sal 137; Gv 16,5-11

La tua destra mi salva, Signore


Manderò a voi lo Spirito della verità, dice il Signore; egli vi guiderà a tutta la verità.

(Giovanni 16,7.13)


SALMO RESPONSORIALE (Salmo 137)
Rit: La tua destra mi salva, Signore.

Oppure:
Signore, il tuo amore è per sempre.

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
«Hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo».


Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
«Hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza».


La tua destra mi salva.
Il Signore farà tutto per me.
Signore, il tuo amore è per sempre:
«Non abbandonare l’opera delle tue mani».


Manderò a voi lo Spirito della verità, dice il Signore; egli vi guiderà a tutta la verità.

(Giovanni 16,7.13)


















15 maggio, 2023

Memoria della santa Cresima di Antonietta Meo.

 Memoria della santa Cresima di Antonietta Meo.

Antonietta, nel giorno della sua Santa Cresima sabato 15 maggio 1937. Vigilia di Pentecoste, fu l'ultima foto che fece.



14 maggio, 2023

Auguri a tutte le mamme che aiutano i propri figli a crescere e che crescono con loro. Buona festa della mamma!

 AUGURI A TUTTE LE MAMME!

I nostri più cari auguri vanno alle mamme di tutto il mondo.
Di ieri, oggi e domani.
A tutte quelle mamme che ogni giorno si sacrificano per i propri figli, a chi sogna di diventare mamma, a chi ha perso il proprio figlio ma rimarrà sempre una mamma.
Auguri alle mamme biologiche, adottive, affidatarie…a tutte le mamme.
A chi ogni giorno con amore e coraggio mette una gamba davanti all’altra per i propri figli. A chi lotta per arrivare a fine mese, a chi non mette niente sotto ai denti pur di dare da mangiare ai propri bambini. A chi scappa dalla guerra portandosi il proprio figlio in braccio, alle mamme che conoscono meglio gli ospedali pediatrici delle loro case. Alle mamme che nascondono le lacrime dietro un sorriso, che vanno a dormire stanche ma appagate sapendo che il loro figlio dorme sereno.
Auguri a tutte le mamme che aiutano i propri figli a crescere e che crescono con loro.
Buona festa della mamma! Con amore.
Un ponte per Anne Frank
FOTO Anne Frank, Edith Frank e Margot Frank
© legittimi proprietari



Buona festa della mamma, alla mamma di Cristo la mamma di tutta l'Umanità intera.

 Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 19,25-34

In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Vergine felice, che hai generato il Signore; beata Madre della Chiesa che fai ardere in noi lo Spirito del tuo Figlio Gesù Cristo.
MADRE DI CRISTO E MADRE DELLA CHIESA, PREGA PER NOI E CON NOI.
Buona festa della mamma, alla mamma di Cristo la mamma di tutta l'Umanità intera.